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Deontologia forense: breve commento agli articoli 17 e 17-bis del Codice Deontologico Forense

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Pubblicato da : Avv. Alessandro Amaolo

Data: 10/07/2007

I nuovi articoli 17 1 e 17bis del Codice Deontologico Forense sono stati di recente ridefiniti dal Consiglio Nazionale Forense proprio per poter rispondere alle mutate esigenze ed istanze della società civile dove la comunicazione è alla base delle relazioni sociali. In un contesto di mutate concezioni sociali dominanti si deve, così, inserire il ruolo da protagonista dell'Avvocatura che deve orientare la propria attività professionale per mediare i conflitti sociali e per essere coartefice delle decisioni giudiziali. Le norme deontologiche che, a mio modesto parere, hanno natura normativa non vivono isolate nel tempo ed è proprio questo che ha indotto il Consiglio Nazionale Forense verso una loro sostanziale modifica onde permettere all'Avvocatura di essere pronta a rispondere maggiormente alle necessità della parte assistita, dei clienti.

Il problema della pubblicità ha suscitato da sempre nella categoria professionale vivaci polemiche, ma da ultimo il Consiglio Nazionale Forense ha deciso di innovare il proprio ordinamento giuridico optando per alcune importanti modifiche che rendono più libero l'esercizio della professione di avvocato.

Pertanto, dall'articolo 17 è stato eliminata la necessità della previa approvazione del Consiglio dell'ordine per organizzare e sponsorizzare, a fini non lucrativi, seminari di studio, convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati , associazioni o società di avvocati.

Inoltre, dall'articolo 17 sono stati espunti, di recente, due commi che qui si riportano in completo:

“E'vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

È altresì vietato all'avvocato offrire, senza esserne richiesto, una prestazione personalizzata e, cioè, rivolta a una persona determinata per uno specifico affare”.

Il contenuto precettivo dell'articolo 17 C .D.F. è, in sintesi, quello di consentire la pubblicità per il professionista se rispetta i seguenti limiti:

● quanto alla forma ed al contenuto l'informazione non può ledere, in alcun modo, l'affidamento riposto dalla collettività mortificando la percezione sociale del ruolo dell'Avvocato all'interno della società civile; inoltre, deve essere sempre anche trasparente e veridica.

● quanto al contenuto dell'informazione c'è da sottolineare, altresì, che questo deve essere corretto, non deve riguardare notizie riservate o coperte da segreto professionale. Inoltre, l'Avvocato non può rivelare i nomi dei clienti pur con il loro consenso e non può comparare le proprie prestazioni professionali con quelle di altri colleghi.

Dopo le recenti modifiche il nuovo testo dell'articolo 17 – Codice Deontologico Forense – è, così, il seguente:

17. Informazione sull'attività professionale. – L'avvocato può dare informazioni sulla propria attività professionale.

Il contenuto e la forma dell'informazione devono essere coerenti con la finalità della tutela dell'affidamento della collettività e rispondere a criteri di trasparenza e veridicità, il rispetto dei quali è verificato dal competente Consiglio dell'ordine.

Quanto al contenuto, l'informazione deve essere conforme a verità e correttezza e non può avere ad oggetto notizie riservate o coperte dal segreto professionale. L'avvocato non può rivelare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorché questi vi consentano.

Quanto alla forma e alle modalità, l'informazione deve rispettare la dignità e il decoro della professione.

In ogni caso, l'informazione non deve assumere i connotati della pubblicità ingannevole, elogiativa, comparativa.

Sono consentite, a fini non lucrativi, l'organizzazione e la sponsorizzazione di seminari di studio, di corsi di formazione professionale e di convegni in discipline attinenti alla professione forense da parte di avvocati o di società o di associazioni di avvocati.

È consentita l'indicazione del nome di un avvocato defunto, che abbia fatto parte dello studio, purché il professionista a suo tempo lo abbia espressamente previsto o abbia disposto per testamento in tal senso, ovvero vi sia il consenso unanime dei suoi eredi.

Altra importante e significativa modifica si è avuta nel testo dell'articolo 17bis – Codice Deontologico Forense – che, adesso, è rubricato “Modalità dell'informazione” e non più come “Mezzi di informazione consentiti”.

In sintesi, il nuovo 2 articolo 17bis prescrive che ogni mezzo di informazione è consentito sempre che l'informazione rispetti la dignità ed il decoro della professione di Avvocato.

Inoltre, con le nuove tecnologie portate dall'utilizzo sempre più diffuso della telematica (e-commerce, internet, etc..) nel caso in cui l'Avvocato utilizzi un sito web occorre che questi crei un proprio dominio a sé direttamente riconducibile, previa comunicazione al Consiglio dell'Ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso. Tuttavia, tale sito web non può, in alcun modo, contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l'indicazione diretta o tramite banner o pop-up.

Nel caso in cui si intenda dare informazioni sull'attività professionale, l'Avvocato ha la facoltà di indicare i titoli accademici, i diplomi di specializzazione universitari, l'abilitazione all'esercizio presso Magistrature superiori, i settori di esercizio (Avvocato civilista, penalista, d'affari, pratiche ereditarie etc..). Inoltre, l'ordinamento forense concede, altresì, all'Avvocato la facoltà di indicare le lingue estere conosciute, il logo dello studio, gli estremi della polizza per la copertura di responsabilità professionale e l'eventuale certficazione di qualità.

Inoltre, è fatto tassativo obbligo all'Avvocato di indicare la denominazione dello studio con i nominativi dei componenti, il Consiglio dell'Ordine di iscrizione di ciascun componente con la sede principale, secondarie e recapiti telefonici, fax, etc…Infine, si deve indicare (ipotesi alquanto rara e poco diffusa, fatta eccezioni per le grandi città) il titolo che consente all'Avvocato straniero l'esercizio in Italia della professione.

Tuttavia, non potrà essere indicato il possesso del titolo di Giudice onorario trattandosi di un'informazione che non attiene alla professione di Avvocato, ma all'esercizio di un'attività profondamente diversa, tanto da risultare del tutto incompatibile nel medesimo ambito territoriale.

Infatti, l'aggiunta sulla carta intestata dello studio legale del titolo di Giudice onorario costituisce un illecito disciplinare per l'Avvocato poiché contrasta con la ratio della norma deontologica che è finalizzata ad evitare che informazioni non attinenti alla professione di Avvocato possano alterare i limiti della concorrenza. In estremi sintesi, con tale ultimo comportamento verrebbero, altresì, del tutto violate le norme poste a garanzia della par condicio tra i professionisti (in tal senso si veda la sentenza Corte di Cassazione, sezioni unite, 13 gennaio 2006. , n. 486 3).

Il testo dell'articolo 17-bis “Modalità dell'informazione” è, ora, il seguente:

17-bis. Modalità dell'informazione. – L'avvocato che intende dare informazione sulla propria attività professionale deve indicare:

- la denominazione dello studio, con la indicazione dei nominativi dei professionisti che lo compongono qualora l'esercizio della professione sia svolto in forma associata o societaria;

- il Consiglio dell'ordine presso il quale è iscritto ciascuno dei componenti lo studio;

- la sede principale di esercizio, le eventuali sedi secondarie ed i recapiti, con l'indicazione di indirizzo, numeri telefonici, fax, e-mail e del sito web, se attivato;

- il titolo professionale che consenta all'avvocato straniero l'esercizio in Italia, o che consenta all'avvocato italiano l'esercizio all'estero, della professione di avvocato in conformità delle direttive comunitarie.

Può indicare:

•  i titoli accademici;

•  i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari;

•  l'abilitazione a esercitare davanti alle giurisdizioni superiori;

•  i settori di esercizio dell'attività professionale e, nell'ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente;

•  le lingue conosciute;

•  il logo dello studio;

•  gli estremi della polizza assicurativa per la responsabilità professionale;

•  l'eventuale certificazione di qualità dello studio; l'avvocato che intenda fare menzione di una certificazione di qualità deve depositare presso il Consiglio dell'ordine il giustificativo della certificazione in corso di validità e l'indicazione completa del certificatore e del campo di applicazione della certificazione ufficialmente riconosciuta dallo Stato.

L'avvocato può utilizzare esclusivamente i siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipa, previa comunicazione al Consiglio dell'ordine di appartenenza della forma e del contenuto in cui è espresso.

Il professionista è responsabile del contenuto del sito e in esso deve indicare i dati previsti dal primo comma.

Il sito non può contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l'indicazione diretta o tramite banner o popo-up di alcun tipo.

#autore#


Note:

1 L'articolo 17 del Codice Deontologico Forense è stato modificato dalla delibera del 27 gennaio 2006.

2 Con la delibera del C.N.F. del 14 dicembre 2006 l'articolo 17bis è stato modificato in modo sostanziale.

3Avvocato - Giudizi disciplinari - Dati personali utilizzabili nella carta intestata - Indicazione del titolo di giudice onorario

Il possesso del titolo di giudice onorario non è compreso tra i dati che l'art. 17, comma secondo, lettera a), del codice deontologico forense consente all'avvocato d'inserire nella carta intestata utilizzata per lo svolgimento dell'attività professionale, trattandosi di un'informazione che non attiene alla professione di avvocato, ma all'esercizio di un'attività profondamente diversa, tanto da risultare incompatibile nel medesimo ambito territoriale. Tale notizia, riguardando l'appartenenza - sia pure temporanea - ad un ordine che ha un ruolo e compiti istituzionali sicuramente diversi rispetto a quelli che svolge l'avvocatura, ed aggiungendo un quid pluris alla posizione di chi la comunica, costituisce illecito disciplinare, in quanto contrasta con la ratio della norma citata, volta ad evitare che informazioni non attinenti alla professione di avvocato possano alterare i limiti di una concorrenza che deve svolgersi secondo regole ben precise, poste a garanzia della par condicio tra i professionisti.

*Cass. civ., sez. un., 13 gennaio 2006, n. 486 Ric. Porfilio - c. Cons. Ord. Avv. Trani ed altro. (RDL, 27 novembre 1933, n. 1578, art. 12; RD, 30 gennaio 1941, n. 12, art. 42). [RV585613]


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