Sentenze

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Data es: 01/01/2005
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Sentenza
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» INFORTUNIO SUL LAVORO - INFORTUNIO IN ITINERE
Corte costituzionale . . ordinanza del 11/01/2005 N° 1/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» MERCATO DEL LAVORO – LEGGE BIAGI
Corte costituzionale . . ordinanza del 28/01/2005 N° 50/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» PROCESSO TRIBUTARIO – COMPENSAZIONE SPESE
Corte costituzionale . . ordinanza del 29/01/2005 N° 68/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» CODICE DELLA STRADA - PARCHEGGI A PAGAMENTO
Corte costituzionale . . ordinanza del 29/01/2005 N° 66/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» PROCESSO PENALE – REATI SESSUALI – MAGGIORENNE INFERMO DI MENTE –TESTIMONIANZA - MODALITA’ PROTETTE E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 398, comma 5 bis, c.p.p. nella parte in cui non prevede che il giudice, nel corso dell’incidente probatorio, possa procedere all’assunzione della prova con modalità particolari (scelta di un luogo esterno al tribunale, presso strutture specializzate o presso il domicilio dell’interessato) nei confronti del maggiorenne infermo di mente, quando le esigenze di questi lo rendano necessario o opportuno. E’ pure illegittimo l’art. 498, comma 4 ter, c.p.p. nella parte in cui non prevede che nel dibattimento l’esame del maggiorenne infermo di mente vittima del reato sia effettuato, su richiesta sua o del difensore, mediante l’uso di un vetro specchio unitamente ad un impianto citofonico. La Corte, richiamando la propria giurisprudenza (sent. n. 283 del 1997), ha così esteso al maggiorenne infermo di mente le garanzie previste per il minore infrasedicenne e per il minore, sulla base delle esigenze di tutela della personalità particolarmente fragile dell’infermo di mente chiamato a testimoniare nei processi penali per reati sessuali. Infine, nel rigettare analoga questione di costituzionalità dell’art. 498, comma 4 bis, ha precisato che, esaurendosi tale ultima disposizione nel rendere applicabili in sede di dibattimento le modalità di assunzione della prova previste dall’art. 398, comma 5 bis, dalla illegittimità dichiarata di questo risulta automaticamente ampliato l’ambito di applicabilità di quello.
Corte costituzionale . . ordinanza del 29/01/2005 N° 63/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» LEGGE PINTO – EQUO INDENNIZZO PER IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO – TERMINE DI DECADENZA Con ordinanza n. 74 del 2005 la Corte costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità di una questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, «nella parte in cui subordina l’ammissibilità della domanda all’osservanza del termine decadenziale di sei mesi, decorrente “dal momento in cui la decisione, che conclude il procedimento, è divenuta definitiva”». A dubitare della legittimità costituzionale di questa norma, in riferimento agli artt. 24 e 101 della Costituzione, il giudice remittente era stato indotto dal rilievo che nel processo civile non esisterebbe alcuno strumento di verifica dell’avvenuta notificazione della sentenza e, quindi, della decorrenza del termine breve per la proposizione dell’eventuale gravame. La Corte costituzionale si mostra di diverso avviso, e ritiene che il giudice a quo non abbia scrutinato la possibilità di fornire di essa un’interpretazione diversa da quella sulla cui base la questione è stata prospettata. Il giudice delle leggi ricorda al riguardo che, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’onere di provare la sussistenza della condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione richiesta dalla norma censurata incombe alla parte istante, e l’eventuale decadenza è rilevabile d’ufficio dal giudice. E rileva come un ausilio ermeneutico per risolvere la questione può derivare dall’art. 3, comma 5, della medesima legge n. 89 del 2001, il quale prevede, tra l’altro, che «le parti hanno facoltà di richiedere che la corte disponga l’acquisizione in tutto o in parte degli atti e dei documenti del procedimento in cui si assume essersi verificata la violazione di cui all’articolo 2 ed hanno diritto, unitamente ai loro difensori, di essere sentite in camera di consiglio se compaiono». Inoltre, ai sensi dell’art. 124 disp. att. cod. proc. civ., «a prova del passaggio in giudicato della sentenza il cancelliere certifica, in calce alla copia contenente la relazione di notificazione, che non è stato proposto, nei termini di legge, appello o ricorso per cassazione, né istanza di revocazione per i motivi di cui ai numeri 4) e 5) dell’art. 395 del codice» (primo comma), e «ugualmente il cancelliere certifica in calce alla copia della sentenza che non è stata proposta impugnazione nel termine previsto dall’art. 327 del codice» (secondo comma).
Corte costituzionale . . ordinanza del 11/02/2005 N° 74/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» Non è favoreggiamento riaccompagnare la prostituta
Corte di cassazione penale . . sentenza del 21/02/2005 N° 1716/05
Ludovico T.
» La parentela col pregiudicato non chiude l’azienda
Tar . . sentenza del 23/02/2005 N° 1232/05
Ludovico T.
» La Corte Costituzionale dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468).Nota a cura di Luigi Viola.
Tribunale . . ordinanza del 08/03/2005 N° 92/05
Prof. Avv. Luigi Viola
» I “disturbi della personalità” possono costituire causa idonea ad escludere o grandemente scemare, in via autonoma e specifica, la capacità di intendere e di volere del soggetto agente ai fini degli articoli 88 e 89 c.p., sempre che siano di consistenza, intensità, rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla stessa; invece, non assumono rilievo ai fini della imputabilità le altre “anomalie caratteriali” o gli “stati emotivi e passionali”, che non rivestano i suddetti connotati di incisività sulla capacità di autodeterminazione del soggetto agente.
Corte di cassazione penale . . sentenza del 08/03/2005 N° 9163/05
Prof. Avv. Luigi Viola

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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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