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ESAME DI AVVOCATO 2011: TRACCE E SOLUZIONI SCHEMATICHE
15/12/2011 Autore : Redazione

Indice
Traccia 1 di diritto civile
Traccia 2 di diritto civile
Traccia 1 di diritto penale
Traccia 2 di diritto penale
Atto giudiziario


Traccia n. 1 di diritto civile

Traccia di diritto civile n. 1 del 13.12.2011

L'agenzia immobiliare Beta, aveva ricevuto da Mevia, un mandato per la vendita di un immobile di sua proprietà. L'incarico era stato conferito in forma scritta con validità di un anno.
Alla scadenza, non avendo l' agenzia immobiliare reperito un acquirente per detto immobile, Mevia aveva revocato per iscritto il mandato.
Mevia concludeva successivamente la vendita del suo bene, a mezzo dell'intervento di altra agenzia immobiliare, l’agenzia Delta, alla quale la vendita era stata segnalata dalla agenzia Beta.
Il candidato assunta la veste di difensore della agenzia Beta, rediga motivato parere esponendo le problematiche sottese alla fattispecie in parola, in particolare l' eventuale riconoscimento parziale della provvigione.



Soluzione schematica

Possibile soluzione schematica (civile 1) di
Luigi Viola

Il quesito sotteso alla traccia sembra così enucleabile: Beta ha diritto alla provvigione ex art. 1758 c.c.?
Si potrebbe rispondere negativamente in quanto Beta ha agito al di fuori del mandato ad alienare, ovvero in una fase successiva alla revoca.
Tuttavia era preferibile rispondere positivamente, con la conseguenza che Beta potrà agire per ottenere una quota della provvigione; ciò in quanto:
-Beta ha contribuito causalmente alla conclusione dell’affare: infatti, come richiesto dall’art. 1758 c.c., è necessario un “intervento” ai fini del riconoscimento della provvigione, e ciò è avvenuto nel caso de quo, visto che “la vendita era stata segnalata dall’agenzia Beta”;
-inoltre, con riferimento al contributo di più mediatori nella conclusione dell’affare, non è richiesto uno specifico ed espresso accordo tra i mediatori (Beta e Delta) e neanche con il mandante (Mevia); ciò che conta è dare un contributo causale (l’inciso “è concluso per l’intervento”, ex art. 1758 c.c., non richiede un previo accordo);
-l’inciso “intervento” di cui all’art. 1758 c.c. rende ammissibile un contributo causale anche in forma “susseguente” o “antecedente” e non necessariamente contestuale
Alla luce di tali rilievi, Beta avrà diritto ad una quota della provvigione ex art. 1758 c.c. (normalmente calcolata in misura del contributo causale fornito).

E’ sostenibile il collegamento tra l’art. 1758 c.c. e l’art. 1173 c.c. laddove si parla di “altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico”.



Traccia di diritto civile n. 2 del 13.12.2011

A Caio che abita in un condominio, viene richiesto dalla ditta gamma che fornisce il combustibile utilizzato nell'impianto di riscaldamento condominiale centralizzato del pagamento dell'intera fornitura di gasolio.
Il candidato assunta la veste di legale di Caio rediga parere, illustrando gli istituti sottese alla fattispecie, e soffermandosi sulla solidarietà fra condomini delle obbligazioni contratte dal condominio.


Possibile soluzione schematica (civile 2) di
Luigi Viola

Il problema sotteso è: l’obbligazione condominiale (c.d. esterna) ha natura giuridica solidale, oppure parziaria? Si applica l’art. 1294 c.c. oppure l’art. 1314 c.c.?
Se si ritiene abbia natura solidale, allora Caio dovrà certamente pagare ed, eventualmente, agire in regresso; se, diversamente, si ritiene che la natura sia parziaria, allora Caio sarà tenuto a pagare solo la sua quota.
La tesi classica della solidarietà si basa su tre rilievi, rendendo predicabile l’art. 1294 c.c.:
1) se nulla è detto, allora l’obbligazione è solidale, in base all’art. 1294 c.c.; poichè la legge nulla dice in ordine alle obbligazioni condominiali, allora queste sono avvinte dalla solidarietà;
2) il condominio è un ente di gestione e, come tale, dovrebbe essere assoggettato alla solidarietà, come gli altri enti di gestione (es. società);
3) emergono i 3 requisiti classici dell’obbligazione solidale :
a) pluralità soggettiva, cioè vi sono più soggetti coinvolti quali i condomini;
b) l’eadem causa obbligandi, cioè la stessa fonte dell’obbligazione (il fatto è unitario);
c) l’idem debitum (tutti i condomini sono tenuti a pagare lo stesso debito).
Diversamente, secondo altra tesi preferibile (condivisa dalla giurisprudenza a Sezioni Unite con la pronuncia 9148/2008) l’obbligazione de qua sarebbe parziaria; ciò in quanto:
1) l’obbligazione è divisibile perchè è possibile calcolare la “debenza” di ciascun condomino con la conseguenza logico-applicativa che trova applicazione l’art. 1314 c.c. (si dice quando l’obbligazione è divisibile è parziaria);
2) non è un ente di gestione il condominio perchè questi godono di autonomia patrimoniale, diversamente da quanto avviene nel condominio (al più c’è un mandato con rappresentanza);
3) non emergono i 3 requisiti classici dell’obbligazione solidale; manca, infatti, l’idem debitum perchè ciascun condomino è tenuto a debiti diversi perchè proporzionati alle tabelle millesimali
Alla luce dei suddetti rilievi, Caio sarà tenuto a pagare solo pro quota.

DATI INERENTI IL CORSO ONLINE TENUTO DA LUIGI VIOLA SU OVERLEX.COM:

Per la traccia 2 di diritto civile del 13.12.2011, il relativo caso:
-è stato affrontato nella lezione audio del 4.10.2011 (pure trascritta);
-con soluzione schematica è reperibile a pag. 3 dei Casi di Diritto Civile 2009, resi disponibili ai corsisti (2011) già da settembre;
-si era detto di studiare la collegata sentenza il giorno 1.10.2011 (rinviando espressamente a pag. 3 dei Casi di Diritto Civile 2009), con assegno di studi mirato;
-era stato indicato come argomento probabile nella c.d. black list (ribattezzata da alcuni violet list).



Traccia di diritto penale n. 1 del 14.12.2011

Sempronio, maresciallo della stazione dei carabinieri del comune di Delta, avvalendosi della propria casella di posta elettronica non certificata, con dominio riferito al proprio ufficio e accesso riservato, mediante password, invia all'ufficio dell'anagrafe del comune una e-mail, da lui sottoscritta con la quale chiede che gli siano forniti tutti gli elenchi di tutti gli individui di sesso maschile e femminile nati negli anni 1993 e 1994, precisando che tale informazioni sono necessarie per lo svolgimento di un’indagine di polizia giudiziaria, indicando il numero di procedimento penale di riferimento della locale procura della repubblica.

Di tale richiesta viene casualmente a conoscenza il comandante della stazione, il quale intuisce immediatamente, come poi effettivamente si accerterà, che non esiste alcuna indagine che richiede quel genere di accertamento.

Si accerta altresì che Caia, moglie del maresciallo Sempronio è titolare di un'autoscuola, sicché l'acquisizione dei nominativi dei residenti nel comune che da poco hanno compiuto o si accingono a compiere la maggiore età è finalizzata ad indirizzare mirate proposte pubblicitarie per i corsi di guida.

Di tanto il maresciallo Sempronio rende un ampia confessione mediante memoria scritta indirizzata al pubblico ministero. In seguito temendo le conseguenze penali del fatto commesso, Sempronio si rivolge ad un avvocato.

Il candidato, assunte le vesti del legale, analizzato il fatto valuti le fattispecie eventualmente configurabili redigendo motivato parere.


Indicazioni circa la soluzione di penale 1

La prima traccia poteva essere inquadrata nell'ambito del tentato abuso d'ufficio, ex artt. 56 - 323 (323bis attenuato) c.p.; si poteva aggiungere il tema del
peculato, ex art. 314 c.p., e falsità ideologica, ex art. 479 c.p., verificando poi l'eventuale concorso di reati.

Non era tecnicamente sbagliato inquadrare il fatto nell'art. 615ter c.p.
……..
Tribunale di Brescia, Sentenza N. 304/2008 N. 20603/04 R.G.MOD. Unico N. 4379/07 R.G.G.I.P., Sentenza N. 348/08

In data 11/03/2008

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


IL GIUDICE PER L'UDIENZA PRELIMINARE DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI BRESCIA Dr. L. B.

Ha pronunciato la seguente
SENTENZA Ex art. 442 cpp

Nella causa penale contro: C. T. nato il X a XXX
Difeso di fiducia dall'avv. A. S. e dall'avv. P. S. del foro di Brescia

IMPUTATO

A) per i reati p. e p. dagli artt. 476 e 479 c.p. perché, nella sua qualità di Maresciallo Capo in servizio presso il Nucleo Operativo -Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di XXX, avendo accesso, per ragioni d'ufficio, al programma per l'invio della posta elettronica installato in uno dei p.c. presenti negli uffici del predetto Nucleo Operativo, nell'esercizio delle sue funzioni formava e inviava alla Stazione dei Carabinieri di Dello una falsa e-mai! del seguente tenore letterale: "nr. 86/26-1 di prot.llo. PER INDAGINI DI P.G., SI PREGA TRASMETTERE ALL 'A TTENZIONE DEL M.LLO C., GLI ELENCHI DEI RESIDENTI NEI COMUNI DI L. E M., CLASSI 1987 E 1988 DI SESSO FEMMINILE E MASCHILE. FINE MAGG. R.” così
1. formando un atto pubblico falso nella parte in cui riportava la sottoscrizione del Maggiore M. R., Comandante del reparto;
2. formando un atto pubblico falso nella parte in cui riportava un numero di protocollo inesistente;
3. attestando falsamente che le informazioni richieste inerivano indagini di p.g. in corso.
In Brescia, il 30.9.2004

B) per il reato p. e p. dagli artt. 56, 323 c.p. perché, nella sua qualità di Maresciallo Capo in servizio presso il Nucleo Operativo – Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di XXX, con le con le condotte meglio descritte al capo A), in violazione di norme di legge (in particolare e tra l'altro am. 347 e 357 c.p.p., artt. 476, 479 c.p.) poiché l'attività di acquisizione di notizie non ineriva indagini in corso, non era stata verbalizzata e comunque non era stata portata a conoscenza dell' A.G., compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale a G.A. o comunque ad altro titolare di autoscuola mediante la indebita acquisizione e la trasmissione degli elenchi di soggetti potenziali clienti delle autoscuole, che cosi potevano essere raggiunti da apposite informazioni pubblicitarie, non riuscendo nell'intento per fatti indipendenti dalla sua volontà.
In Brescia, il 30.9.2004

C) per i reati p. e p. dagli ant. 81 co. 2 c.p., 9 e 12 L. 121/1981 perché, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di Maresciallo Capo in servizio presso il Nucleo Operativo - Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di XXX, avendo accesso per ragioni del suo ufficio alla banca dati SDI, faceva uso dei dati e delle informazioni ivi conservati per finalità diverse da quelle previste dall'art. 6 lett. a) L. 121/1981, operando numerose interrogazioni (in particolare e tra l'altro in relazione a G.B.U. e a C.V.) non attinenti ad indagini o accertamenti di polizia.
In Brescia, fino al 7.11.2005

CONCLUSIONI
Il P.M. chiede la condanna capi A) e B) continuazione attenuanti generiche anni 1 mesi 6 di reclusione. Per capo C) assoluzione perché il fatto non sussiste.
Il difensore chiede assoluzione in relazione al capo A) per non aver commesso il fatto, e perché il fatto non sussiste e capo B) chiede l'assoluzione perché il fatto non sussiste
Capo C) assoluzione perché il fatto non sussiste.
In subordine chiede una pena nel minimo e concessione attenuanti.

TRIBUNALE DI BRESCIA SEZIONE INDAGINI PRELIMINARI E UDIENZA PRELIMINARE

MOTIVI DI FATTO E DI DIRITTO


A seguito della richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pubblico ministero si giungeva all'udienza preliminare, ove l'imputato chiedeva che il giudizio fosse definito allo stato degli atti subordinatamente ad una integrazione probatoria. Rigettata la richiesta, essa veniva riproposta senza condizioni e così ammessa dal Giudice, che fissava successiva udienza per la discussione.
Ritiene il Giudice che gli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico ministero impongano di ritenere quanto di seguito esposto.
E' in atti la stampa di un messaggio di posta elettronica, proveniente da ...omissis...
Dell'esistenza di tale messaggio il Comandante Magg. R.M. venne in realtà a conoscenza il successivo 1/10/04, informato dal Comandante della compagnia di V. Ten. F.P., da cui dipende la Stazione di D., poiché il comandante di questa era stato colpito dalla anomalia della richiesta (fg 4).
Come risulta dalla nota 16/11/04, il Magg. R.M. appurava che non era in atto alcuna indagine concernente la richiesta formulata nel messaggio; che il numero di protocollo non corrispondeva ad alcuna pratica; lui stesso, apparente autore del messaggio, non era a conoscenza di alcunché.
A seguito di tale nota il Mar.llo capo C. T. veniva iscritto nel registro degli indagati per i delitti di cui all'art. 494, 326 e 232 c.p., e invitato dal Pubblico ministero a presentarsi per essere interrogato; in tale sede si avvaleva della facoltà di non rispondere.
Il Magg. R.M. veniva quindi assunto a sommarie informazioni, e riferiva che l'imputato, temporaneamente applicato al N.O. in un periodo feriale anteriore al 30/9, era venuto sicuramente a conoscenza delle parole chiave per l'utilizzo del personal computer presente presso il Nucleo e del programma di posta elettronica ivi funzionante.
Il Mar. G.L., comandante della Stazione di D., ha confermato di avere ricevuto il messaggio nella data del 30/9/04, proveniente dall'indirizzo di posta elettronica del R.O. del Comando provinciale di Brescia, e di avere informato il Capitano F.P..
Nessun dubbio vi può essere sull'identificazione del Mar. C.T. nell'autore del messaggio. In primo luogo, gli elenchi dei nati nel 1987 e 1988 dovevano essere trasmessi alla sua attenzione; in secondo luogo, il Mar. G.L. ricorda che lo stesso imputato in precedenza gli aveva indirizzato verbalmente la medesima richiesta, motivata da non meglio precisate ragioni di ufficio, e non evasa.
Fu quindi l'odierno imputato, il quale aveva accesso al personal computer del N.O. e disponeva della parola chiave, ad inviare il messaggio in data 30/9/04; ed appaiono a questo punto irrilevanti le allegazioni di cui alla consulenza tecnica della difesa circa l'impossibilità di identificare la postazione da cui il messaggio è stato spedito sulla sola base della sua stampa.
L'imputato, interrogato ex art. 415-bis c.p.p. dal Pubblico ministero in data 7/7/06, ha ammesso il proprio interesse per le informazioni richieste nel messaggio 30/9/05. Egli ricorda di aver parlato con alcuni colleghi dell' eventualità di chiedere informazioni ai Comuni di L. e M. circa in nati negli anni 1987 e 1988 per sviluppare un'indagine che aveva intenzione di svolgere.
Ritiene questo Giudice di dover escludere che la richiesta sia stata mossa da finalità istituzionali.

...omissis...

Pare evidente che il fine della raccolta di dati era diverso, certamente diretto a favorire soggetti privati, che avrebbero potuto indirizzare mirate proposte pubblicitarie ai soggetti prossimi alla maggiore età e residenti in quei comuni. Il beneficiario di tali informazioni non è stato identificato con certezza; G.A., titolare della Autoscuola XXX di XXX., dichiara peraltro di avere conosciuto l'imputato al tempo in cui comandava la Stazione di YYY, e, con sospetta reticenza, dice di non poter affermare né escludere di avere mai avuto, da lui o da altri carabinieri, elenchi di giovani.
Ritiene il Giudice che tale comportamento integri gli estremi del tentativo di abuso di ufficio. La violazione di norme di legge e di regolamento, consistente nel sostituirsi al Comandante del N.O. simulando l'esistenza di un'indagine di polizia giudiziaria, è fuori discussione; e fuori discussione è il fatto che questo sia stato posto in essere esclusivamente per arrecare al privato utilizzatore degli elenchi l'ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nella loro utilizzazione a fini commerciali. Il fatto non è stato portato a compimento a causa dei legittimi sospetti nati nel destinatario della richiesta Mar. G.L. Va quindi pronunciata sentenza di condanna.
Deve invece pronunciarsi sentenza di proscioglimento per gli altri reati ascritti.
Con riguardo al reato contestato al capo A), si ritiene indispensabile, ai fini della configurazione del delitto di falso in atto pubblico, la riconoscibilità dell'autore dell'atto; cosa che si ottiene normalmente con la sottoscrizione.
È certo vero che la sottoscrizione vergata a mano può essere sostituita da stampiglie personali, laddove la legge non richieda l'autografia come garanzia formale per l'individuazione dell'autore; tanto che la Corte di Cassazione ha affermato che “È ravvisabile il delitto di falso ideologico in atto pubblico, anche se il documento sia privo di intestazione e di sottoscrizione, purché risulti incontestata l'esatta individuazione dell'organo cui esso risale” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 13578 del 26/04/1989).
Va però sottolineato che il messaggio di posta elettronica (non certificato ai sensi del D.P.R. Il febbraio 2005, n. 68, e privo di firma digitale a crittografia asimmetrica ai sensi del D.Lg. 7 marzo 2005, n. 82) non può fornire alcuna certezza circa la propria provenienza o sull'identità dell'apparente sottoscrittore, bastando intervenire sul programma di posta elettronica perché chi riceve il messaggio lo veda come se fosse inviato da diverso indirizzo.
L'assenza di sottoscrizione e di esatta individuazione dell'organo da cui l'atto promana non consentono di qualificare il messaggio di posta elettronica privo dei requisiti di cui sopra alla stregua di atto pubblico; non sussiste quindi il delitto di cui al capo a).
Venendo da ultimo al delitto di cui al capo C), si rammenta come la norma incriminatrice di cui all'art. 211. 121/1981 punisca non la semplice interrogazione della Banca dati delle forze di polizia per ragioni estranee all'ufficio, ma la comunicazione e l'utilizzazione dei dati da questa estratti; e dell'esistenza di tale condotta non emerge neppure un semplice indizio.
Con riguardo alla commisurazione della pena per il capo B), vanno senz'altro concesse le attenuanti di cui all'art. 62-bis c.p. all'imputato, in considerazione dell'incensuratezza e del corretto contegno processuale (si ricordano le ammissioni rese in sede di interrogatorio ex art. 415-bis c.p.p.). Può essere inoltre riconosciuta l'attenuante di cui all'art. 323-bis c.p., stante la particolare tenuità del fatto.
La pena base di mesi sei di reclusione va quindi ridotta ex art. 56 c.p. a mesi tre di reclusione, e ulteriormente ridotta ex art. 321-bis c.p. a mesi due di reclusione, ed ex art. 62-bis c.p. a giorni quarantacinque di reclusione.
La pena, come sopra determinata tenendo conto di ogni circostanza, viene diminuita di un terzo ai sensi dell'art. 442, comma 2 c.p.p. in considerazione della scelta del rito.
Sussistono i presupposti soggettivi ed oggettivi per sostituire la pena detentiva con pena pecuniaria di specie corrispondente ai sensi dell'art. 53 l. 689/81. Può essere anche concesso al condannato il beneficio della sospensione condizionale della pena, non avendone egli in precedenza fruito e potendosi presumere che egli si asterrà dal commettere ulteriori reati.

P.Q.M.

Il Giudice, visti gli artt. 442 e 533 c.p.p. dichiara l'imputato responsabile del reato a lui ascritto al capo B), e, ritenuta l'attenuante di cui all'art. 323-bis c.p., concesse le attenuanti di cui all'art. 62 bis c.p., ed applicata la diminuente per il rito, lo condanna alla pena di giorni trenta di reclusione; sostituita la pena detentiva con Euro 1.140,00 di multa ai sensi dell'art. 53 l. 689/81.





Traccia di diritto penale n. 2 del 14.12.2011

Il 20 gennaio del 2011 Tizio riceve da Caio della merce in conto vendita. I contraenti convengono che Tizio debba esporre la merce nel proprio negozio, al fine di venderla ad un prezzo preventivamente determinato, nel termine di 4 mesi. L'accordo negoziale prevede che, alla scadenza stabilita, Tizio debba corrispondere a Caio il prezzo concordato, ovvero restituire la merce rimasta invenduta. Nel corso dei 4 mesi Tizio e Caio continuano ad intrattenere regolarmente rapporti commerciali, nonché di personale frequentazione sicché, alla scadenza del termine pattuito per la eventuale restituzione della merce rimasta invenduta, Caio non domanda nulla in merito alla esecuzione del primitivo contratto, ne' Tizio lo rende edotto del fatto che la merce e' rimasta totalmente invenduta. Soltanto agli inizi del mese di luglio, a seguito di una discussione per divergenze di opinione in merito ad altri affari, Caio chiede conto della avvenuta esecuzione del contratto, ricevendo da Tizio risposte evasive. Alla fine del mese di luglio i rapporti tra i due si rompono definitivamente. Al rientro dalle vacanze estive Caio fa un ulteriore tentativo di contattare Tizio per la restituzione della merce ovvero del corrispettivo e apprende dalla segretaria di Tizio che la merce e' rimasta invenduta. Decide quindi di tutelare le proprie ragioni in sede penale. Il candidato assunte le vesti di legale di Caio rediga motivato parere analizzando la fattispecie configurabile nel caso esposto, soffermandosi in particolare sulle problematiche correlate alla procedibilità dell'azione penale.

Possibile soluzione schematica (penale 2) di
Luigi Viola

La traccia andava scomposta in due segmenti:
-uno sostanziale, attinente al reato configurabile (appropriazione indebita ex art. 646 c.p.);
-l’altro procedurale, attinente alla procedibilità dell’azione penale (su iniziativa di parte oppure d’ufficio, ex art. 61 n. 11 c.p.).
Sussiste il reato ex art. 646 c.p. in capo a Tizio?
Si poteva rispondere positivamente perché:
-l’art. 646 c.p. richiede che l’agente abbia a qualsiasi “titolo il possesso” (possesso da intendere non in senso civilistico) e Tizio ha il possesso, avendo ricevuto la merce in conto vendita;
-altresì, l’art. 646 c.p. pretende “l’altruità” del bene di cui ci si appropria; nel caso de quo la merce è di altri (Caio, in particolare), data la previsione contrattuale della restituzione (si restituisce una cosa di altri), con la conseguenza che la proprietà è sempre rimasta in capo a Caio.
Ne segue, come corollario logico-deduttivo, che Tizio ha commesso il reato ex art. 646 c.p.
E’ applicabile l’aggravante ex art. 61 n. 11 c.p.?
In caso positivo, l’azione penale sarà procedibile d’ufficio ex art. 646 comma 3 c.p. (relativamente al rinvio all’art. 61 n. 11 c.p. e non al deposito necessario, non configurabile per difetto di “necessarietà”); in caso negativo, lazione sarà procedibile su iniziativa di parte.
Si ritiene applicabile l’art. 61 n. 11 c.p. (relativamente all’abuso di relazioni di prestazione d'opera) perché:
-Tizio ha abusato della sua relazione (di matrice contrattuale), visto che non ha “restituito la merce rimasta invenduta”, diversamente da quanto pattuito;
-l’abuso si è basato su una prestazione d’opera, da intendere in senso stretto come “facere”.
Pertanto, Tizio ben potrà essere chiamato a rispondere del reato di appropriazione indebita aggravata, con procedibilità d’ufficio.


DATI INERENTI IL CORSO ONLINE TENUTO DA LUIGI VIOLA SU OVERLEX.COM:
Per la traccia 2 di diritto penale del 14.12.2011, il reato di appropriazione indebita è stato:
-affrontato con il caso n. 12 assegnato il giorno 6.11.2011, con soluzione schematica e giurisprudenza correlata, sotto il profilo dell’altruità del bene;
-indicato come argomento probabile nella black list.





ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO CIVILE del 15.12.2011
Tizia e sempronio citano in giudizio l’impresa Gamma esponendo di aver acquistato con preliminare e successivo contratto definitivo un appartamento destinato a civile abitazione e di aver versato alla parte venditrice la somma di euro 140.000 mentre il prezzo indicato nei suddetti atti era di 95.000.
Chiedono, pertanto la restituzione della somma pagata in eccedenza oltre agli accessori di legge.
L’impresa edile Gamma sostiene, per contro, l’esistenza di un precedente preliminare di compravendita che recava il prezzo effettivo di euro 140.000 e che i contratti successivi erano stati simulati indicandosi il minor prezzo di euro95.000 e ritiene inoltre di poter fornire prova testimoniale di tale simulazione.
Il candidato, assunte le vesti di avvocato dell’impresa edile Gamma rediga l’atto giudiziario più opportuno illustrando gli istituti e le problematiche sottese alla fattispecie.

--l’atto di comparsa di

ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO PENALE del 15.12.2011
Caio, dipendente del comune di Beta, viene sorpreso dal sindaco mentre, per mezzo del computer dell’ufficio naviga in internet visitando siti non istituzionali dai quali scarica, su archivi personali, immagini e filmati non attinenti alla pubblica funzione. Viene denunciato e sottoposto a procedimento penale.
Il computer viene sottoposto a sequestro. Nel corso delle indagini si accerta, grazie alla consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero sul computer sequestrato, che la citata attività si è protetta per circa un anno, e che il numero dei file scaricati è di circa 10 mila. Rinviato a giudizio Caio viene condannato alla pena di 3 anni di reclusione per il reato di
peculato. Il candidato, assunta la veste di difensore di Caio, analizzato il caso della fattispecie giuridica, evidenziando, tra l’altro, che le indagini difensive definitivamente svolte hanno dimostrato che l’ente gestore del servizio telefonico aveva stipulato con il comune di Beta un contratto con tariffa forfettaria denominato “tutto incluso”.

ATTO GIUDIZIARIO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO del 15.12.2011 L’università degli studi di Alfa acquistava la totalità delle quote della società privata Zeta, proprietaria dell’immobile zeta, per destinarlo a sede universitaria. Modificato l’oggetto sociale di Zeta, includendovi anche attività di progettazione (architettonica ed urbanistica) e costruzione, l’università deliberava di procedere alla scissione della società zeta in due distinti enti: la società gamma, destinata alla gestione del patrimonio immobiliare posseduto, e la società delta cui si attribuivano compiti di progettazione e costruzione, previa cessione del ramo di azienda. I locali ordini degli architetti e degli ingegneri impugnavano gli atti con i quali era stata deliberata ed approvata la scissione della società Zeta, nonché quello con cui si attribuivano alla neo-costituita società delta i compiti di progettazione e costruzione, richiedendo, tra l’altro, la decisione del ricorso ai sensi dell’art 119 c.p.a. lamentando lo svolgimento di attività concorrenziale nei confronti dei professionisti da loro tutelati. Il candidato, assunte le vesti di legale dell’università, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla tutela degli interessi della propria assistita illustrando le problematiche e gli istituti sottesi alla fattispecie in esame, con particolare riguardo alle questioni relative alla giurisdizione e all’interesse ad agire.

Redazione
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