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SENTENZA
Misure cautelari personali e del riesame

Pubblicata da: Avv. Alessandro Amaolo


Corte di cassazione penale
sentenza 31205/03 del 24/07/2003

Il Tribunale del riesame è sempre legittimato ad operare una diversa ed autonoma valutazione sulla sussistenza dei cd.“gravi indizi di colpevolezza che legittimano l’applicazione di una misura cautelare”, anche a prescindere dalla disposta citazione dell’imputato a seguito del giudizio immediato

 

Cassazione penale, sezione IV, sentenza 24 luglio 2003, n. 31205

 

Avv. AlessandroAmaolo

 

In via del tutto preliminare si deve affermare che il riesame di una misura cautelare personale introduce un procedimento incidentale nel procedimento principale al fine di risolvereuna“questione cautelare”, con le garanzie del contraddittorio.

Inoltre, si deve rilevare che il tribunale del riesame è un istituto creato dal legislatore per far fronte a quella esigenza di sottoporre ad un controllo esterno, non solo di legittimità ma anche di merito, i provvedimenti restrittivi della libertà personale, caratterizzato da tempi rapidi e da una natura pienamente devolutiva. In sintesi, a mio avviso, la ratio-legis dell’istituto giuridico del riesame è quella di bilanciare, in via paritaria tra l’accusa e la difesa, i rapporti fra la libertà personale, le esigenze processuali ed il diritto di difesa. Pertanto, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 309, comma 1, c.p.p.“l’imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza che dispone una misura coercitiva”.

In questo contesto si inserisce la sentenza in oggetto che conferma un preesistente e non consolidato principio di diritto, già elaborato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 39915 del 30 ottobre 2002, in merito alle condizioni di applicazione dellemisure cautelaripersonali nel corso del processo penale. Pertanto, il caso in oggetto prende origine da un’ordinanza di un Tribunale, in funzione di giudice del riesame, che ha confermato l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere (art. 285 c.p.p.) nei confronti di un imputato, emessa dal Gip, in ordinealreato previsto e punito dagli artt. 73 e 80, comma 2, D.P.R. 309/90. Tuttavia, nel caso de quo, dopo la suindicata ordinanza del Gip, il difensore dell’imputato decide di proporre ricorso per Cassazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 606 lett. c) ed e) c.p.p. Più in particolare, nel ricorso, l’avvocato impugna la decisione del tribunale del riesame sostenendo che l’emissione del decreto che dispone il giudizio immediato, verificatosi nel caso de quo, non è in condizione di precludere, in senso assoluto, la rivalutazione della gravità indiziaria da parte del Tribunale del riesame.

Quindi, la Cassazione, con la sentenza del 24 luglio 2003 n. 31205, accoglie il ricorso del difensore dell’imputato ed annulla con rinvio l’ordinanza impugnata per un nuovo e successivo esame.

In sostanza, dalla lettura della sentenza in oggetto emerge il principio di diritto che sancisce e riconosce in capo al giudice del riesame il diritto-dovere di un’ineludibile ed analitico controllo nei confronti dei provvedimenti de libertate già adottati in precedenza. Pertanto, anche in presenza del giudizio immediato, di cui all’art. 453 c.p.p. (“se la prova appare evidente”), il tribunale del riesame è legittimamente chiamato a valutare, in ogni singolo caso, la specifica sussistenza o meno dei gravi indizi di colpevolezza con cui l’imputato viene tratto a giudizio. Inoltre, la locuzione dell’evidenza della prova di cui all’art. 453, primo comma, c.p.p. riguarda una valutazione di parte, che non include e non implica necessariamente la sicura ed inevitabile colpevolezza dell’imputato. Infatti, quest’ultima può derivare, soltanto, in conseguenza della celebrazione dell’udienza dibattimentale e non dalla gravità del quadro probatorio.

In sostenza, a mio avviso, l’evidenza della prova nel giudizio immediato deve essere intesa come una semplice valutazione di parte, non vincolante né per la definizione del giudizio di merito e né per il cd.“status libertatis”dell’imputato.

Quindi, con la sentenza in oggetto, la Suprema Corte ha stabilito che nei casi di cui all’art. 550 c.p.p, dove l’imputato viene tratto a giudizio a seguito di citazione diretta da parte del pubblico ministero, il giudice del riesame deve valutare obbligatoriamente ex novo i gravi indizi di colpevolezza. Di conseguenza, il giudice “de libertate” non può appiattirsi sulla richiesta immotivata di una parte processuale e né, tantomeno, ritenerla come una vera e propria “res iudicata”. Infatti, se così fosse si perpetuerebbe, in caso di errore, lo stato di sottoposizione alla misura cautelare per tutto l’iter del processo di primo grado. In conclusione, si deve affermare che la citazione diretta a giudizio immediato non è in condizione di precludere il riesame del provvedimento limitativo della libertà personale. Inoltre, si deve rilevare che il provvedimento di rinvio a giudizio del Gup, a seguito di giudizio immediato, è sempre sindacabile nel merito da parte del tribunale del riesame. E non potrebbe essere altrimenti in quanto il giudice “de libertate” deve operare un’autonoma e specifica valutazione del medesimo fatto per il quale l’imputato è stato citato a giudizio immediato ex art. 453 c.p.p.Più in dettaglio, la precedente valutazione del pubblico ministero in ordine all’evidenza della prova non deve essere considerata e ritenuta come preclusiva della rivisitabilità dei temi dei gravi indizi di colpevolezza posti a base della misura cautelare. In quest’ottica difensiva, infine, si deve rilevare come il giudizio di riesame sia preordinato anche a verificare i presupposti legittimanti la persistenza della misura cautelare personale a carico dell’imputato.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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