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SENTENZA
Molestie sessuali e licenziamento

Pubblicata da: Avv. Manuela Rinaldi


Corte di cassazione civile
sentenza 6621/07 del 20/03/2007

Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 20 marzo 2007 n. 6621

Il prestatore di lavoro che molesta una collega, millantando, altresì, una intima conoscenza con la stessa, può essere licenziato

Un lavoratore che compia molestie verso una collega di lavoro, “vantandosi”, altresì, del fatto di avere una intima conoscenza con quella stessa persona, può essere licenziato?

Per i giudici di legittimità la risposta a tale quesito deve essere positiva; infatti, la Suprema Corte, con la sentenza 6621/2007, delineando il sottile confine tra “avances” e molestie sessuali sul luogo di lavoro, ha sancito la legittimità del licenziamento del lavoratore che aveva posto in essere tale comportamento anche se in maniera infantile e grossolana.

Le molestie sessuali nell'ambiente lavorativo, incidono, in maniera pressante, sulla salute e sulla serenità, anche e soprattutto, professionale, del prestatore di lavoro; essendo intese in tale modo, l stesse, comportano, di conseguenza, l'obbligo di tutela a carico del datore di lavoro, così come sancito dall'articolo 2087 c.c.; pertanto,deve ritenersi legittimo il licenziamento irrogato al lavoratore che si fosse reso responsabile di tale comportamento, molestando sessualmente una collega, a nulla rilevando la mancata previsione di tale ipotesi nel codice disciplinare (cfr. Cass. N.5049/00; Trib. Milano 14/11/00; Trib Milano 17/10/00).

La vicenda in questione nasce dal licenziamento intimato ad un dipendente di una casa di cura in seguito alle molestie effettuate dallo stesso verso la sua superiore gerarchica, vantandosi, tra le altre cose con i propri colleghi di lavoro di avere con la stessa una stretta confidenza ed intima conoscenza.

I giudici di primo grado avevano revocato il licenziamento, annullato grazie al fatto che il Contratto collettivo della sanità privata (applicabile nel caso specifico) non prevedeva la perdita del posto di lavoro tra le misure previste nei confronti di colui che si fosse reso responsabile di molestie alle colleghe, prevedendo, in tali casi, solamente una sanzione quale, ad esempio, la sospensione temporanea del posto.

La Corte d'Appello, confermava, invece, la legittimità di tale licenziamento, ritenendo, peraltro, che il lavoratore fosse colpevole, in quanto aveva ripetutamente millantato una intima conoscenza con la collega, divulgato degli episodi personali ai colleghi di lavoro, ed, infine, aveva esternato l'intenzione di volere rivelare al legale rappresentante della clinica fatti compromettenti circa la sua superiore gerarchica.

La vicenda si spostava davanti ai giudici di legittimità, i quali, respingevano il ricorso del dipendente della casa di cura, sostenendo che il licenziamento fosse da ritenersi legittimo anche se il contratto collettivo di lavoro in tali casi prevede una sanzione disciplinare conservativa.

La Suprema Corte, con la sentenza in commento, sostiene legittimo tale licenziamento in quanto i giudici ritengono che “sia possibile discostarsi dalla previsione del contratto collettivo, nel caso in cui la condotta del prestatore di lavoro sia caratterizzata da elementi aggiuntivi estranei ed aggravanti rispetto alle molestie sessuali che lo stesso lavoratore aveva realizzato nei confronti della collega, vantando, nel contempo una intima conoscenza tra di loro”.





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