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SENTENZA
Responsabilita dell'appaltatore - Omicidio colposo – Posizione di garanzia

Pubblicata da: Avv. Vittorio Mirra


Corte di cassazione penale
sentenza 14817/06 del 02/03/2006

Corte di Cassazione, sezione IV penale, Sentenza n. 14817 del 2 marzo 2006.

Omicidio colposo – Posizione di garanzia – Responsabilità dell'appaltatore


Con la sentenza in oggetto, la Suprema Corte affronta la problematica dei compiti e delle responsabilità connesse alla posizione dell'appaltatore.

È noto che con il contratto di appalto “ una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro ” (articolo 1655 c.c.).

Per il suo particolare ruolo e per la sua posizione, l'appaltatore assume, di conseguenza, determinate responsabilità per la corretta realizzazione dell'opera, nonché per l'incolumità dei propri dipendenti, nonché dei terzi.

Spesso, infatti, l'analisi e la valutazione dei rischi derivanti dalla realizzazione di un'opera implica un'attività conoscitiva da svolgersi con l'uso di particolari mezzi tecnici: l'appaltatore, quale soggetto obbligato a mantenere il comportamento diligente dovuto per la realizzazione dell'opera commessagli, ha anche il conseguente obbligo di adottare tutte le misure e le cautele necessarie ed idonee per l'esecuzione della prestazione secondo il modello di precisione e di abilità tecnica richieste dal caso concreto.

Tale compito deve essere assolto mettendo a disposizione la propria organizzazione, atteso che lo specifico settore di competenza in cui rientra l'attività esercitata dall'appaltatore si richiede la specifica conoscenza ed applicazione delle cognizioni tecniche che sono tipiche dell'attività necessaria per l'esecuzione dell'opera, sicché è onere del medesimo predisporre un'organizzazione della propria impresa che assicuri la presenza di tali competenze per poter adempiere l'obbligazione di eseguire l'opera immune da vizi e difformità (così Cass. civ. Sez. III, 31 maggio 2006, n. 12995).

Considerata, pertanto, la maggiore idoneità di tale soggetto nella valutazione e nella prevenzione dei rischi derivanti dalle attività in questione, in capo all'appaltatore sussisterà una posizione di garanzia penalmente rilevante per tutelare al meglio soggetti che, nel caso specifico, non sono in grado di “difendersi” da eventuali conseguenze negative che possano derivare dall'esecuzione di un'opera.

Perché sussista una posizione di garanzia penalmente rilevante, tale da poter fondare la responsabilità ex articolo 40, comma 2, del c.p., occorre, infatti, che il soggetto abbia l'obbligo giuridico di impedire l'evento, cosicché, relazione all'inosservanza di tale obbligo, laddove l'evento sia ravvisabile in un reato commesso da terzi, possa configurarsi a carico del titolare della posizione di garanzia la responsabilità a titolo di concorso omissivo (per tutte vedasi Cass. pen. Sez. III, 22 settembre 2004, n. 40618).

Secondo il principio del neminem laedere , infine, tale posizione di garanzia è estesa non solo alla fase di esecuzione dell'opera, bensì anche a quella successiva, in quanto qualora, pur ultimati i lavori, l'appaltatore conservi comunque il controllo dell'area, egli ha l'obbligo di non lasciarla incustodita ed è tenuto altresì a prevenire, adottando gli opportuni accorgimenti, che nessuno possa subire dei danni alla persona.

La giurisprudenza ha avuto modo di affermare al riguardo che l'esistenza di un'ipotesi speciale di responsabilità non fa venir meno l'applicabilità della norma generale dell'art. 2043 c.c. rispetto agli eventi indicati nell'art. 1669, almeno nei casi in cui non ricorrano le condizioni previste da quest'ultima norma (Cass. civ. Sez. III, 7 aprile 1999, n. 3338).

Quanto sopra detto giustifica l'affermazione, da parte della Cassazione, della responsabilità dell'appaltatore per la morte di una donna a seguito della caduta da un balcone dal quale, dopo l'esecuzione dei lavori di tinteggiatura esterna del fabbricato, erano stati rimossi i listelli in legno fissati sui montanti del parapetto, in attesa che altra impresa, a tal fine incaricata, apponesse le nuove ringhiere.

La colpa per comportamento omissivo dell'appaltatore risultava altresì dalla circostanza che non si era raggiunta nessuna prova che, con il termine dei lavori, l'appaltatore avesse delegato ad altri il controllo e la sorveglianza dell'area, tanto che egli stesso si recava spesso sul posto. In ogni caso, poi, la sua responsabilità deriva dall'avere lasciato i balconi privi di ogni protezione, senza ringhiere e senza neppure le assi, che, nel corso dei lavori, impedivano ai residenti di accedere all'esterno.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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