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SENTENZA
Esposizione all'amianto: benefici contributivi anche senza iscrizione INAIL

Pubblicata da: Avv. Manuela Rinaldi


Corte di cassazione civile
sentenza 1179/07 del 19/01/2007

Cassazione civile sentenza n. 1179 del 19 gennaio 2007

Anche i prestatori di lavoro che non siano iscritti all'INAIL hanno ugualmente diritto a tutti i benefici contributivi per la esposizione all'amianto

La Suprema Corte con la sentenza 1179 del 2007, entra nell'ambito del riconoscimento dei benefici per i lavoratori esposti al rischio amianto, stabilendo che anche se un lavoratore non risulta essere assicurato presso l'INAIL ha ugualmente diritto a tutti i benefici contributivi per la esposizione all'amianto.

La normativa di riferimento in materia di amianto parte dalla legge 27 marzo 1992 n. 257, recante “Norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto”, consolidata nel tempo poi sia dalla prassi amministrativa che dalle interpretazioni giurisprudenziali.

Il decreto legge 269 del 2003, convertito in legge 326 del 2003, ha introdotto, a partire dalla data del 2 ottobre 2003, un nuovo regime per la fruizione di benefici previdenziali per tutti i lavoratori esposti all'amianto (per la estensibilità dei benefici a tutti i lavoratori esposti all'amianto cfr. Sentenza Corte Costituzionale 127/2002).

Requisiti per poter accedere a tali benefici erano:

•  l'esposizione all'amianto per un periodo non inferiore ai dieci anni;

•  la concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore di lavoro al giorno;

•  per l'accertamento e la certificazione della sussistenza e della durata della esposizione competente era l'INAIL.

Una limitazione era posta dall'articolo 47 del decreto 269 del 2003, che concerneva la fruizione dei benefici solamente per i lavoratori che risultavano essere iscritti ed assicurati presso l'INAIL, previsione normativa che si poneva, tra l'altro, in contrasto con quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale 127 del 2002, che estendeva a tutti i lavoratori esposti all'amianto i benefici previdenziali e contributivi.

Ciò poneva una grande discriminazione per i lavoratori marittimi, assicurati presso l'IPSEMA, Istituto di previdenza per il settore marittimo, che notoriamente rappresentano una categoria fortemente esposta al rischio amianto, presente in maniera molto concentrata all'interno delle navi.

La sentenza della Suprema Corte in commento riguarda proprio il caso di un lavoratore marittimo, al quale l'INPS aveva respinto il ricorso per il riconoscimento dei benefici e le agevolazioni contributive per i lavoratori esposti all'amianto, basandosi, per il rigetto del ricorso, su ciò che stabiliva l'articolo 1 del decreto 5 giugno 1993 n. 9.

I giudici di legittimità, invece, con la loro interpretazione, e rigettando il ricorso, hanno ribaltato la decisione presa dall'INPS, tenendo in considerazione, ai fini della sentenza, il fatto che ciò che doveva avere rilievo per il riconoscimento dei benefici al lavoratore marittimo, era l'assoggettamento del lavoratore ad una forma di assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dalla esposizione all'amianto, a prescindere da quale fosse l'istituto che se ne facesse carico, quindi, l'INAIL oppure l'IPSEMA nel caso specifico.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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