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SENTENZA
Violenza sessuale - incesto - posizione della nonna materna

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Nola
sentenza del 22/03/2006

VIOLENZA SESSUALE - INCESTO
POSIZIONE DI GARANZIA RIVESTITA DALLA NONNA MATERNA
[Sentenza emessa in data 18.01.06 e dep. il 22.03.2006 dal Tribunale di Nola, I sez. Penale Coll. A): Pres. Bruno D'Urso, Est. - Giudici a Latere: Dr.ssa Federica Gaudino - Dr. Stefano Billet ]
(Massima a cura dell' Avv. Angelo Pignatelli )
- www.iussit.it 7.1.2007 -


VIOLENZA SESSUALE - INCESTO: POSIZIONE DI GARANZIA RIVESTITA DALLA NONNA MATERNA LA QUALE, PUR ESSENDO A CONOSCENZA DEI RAPPORTI INCESTUOSI DEL GENERO NEI CONFRONTI DELLA NIPOTE, NON INTERVENIVA PER IMPEDIRE L'EVENTO - CONCAUSAZIONE DELL'EVENTO PER OMISSIONE: SUSSISTENZA .

Massima

Con-causazione per omissione dell'evento: l'indagine dell'interprete deve articolarsi " alla stregua di un giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza …accertandosi quindi che ipotizzandosi come realizzata la condotta doverosa…l'evento dannoso non si sarebbe verificato…" .(In tal senso SS.UU.30328/02) . Alla stregua del giudizio controfattuale, nella fattispecie, è evidente come l'intervento dell'imputata, consapevole di quanto accadeva anche tra le anguste mura domestiche, sarebbe valso ad impedire l'evento o, quanto meno, il protrarsi della condotta criminale dell'imputato.

Fonte giuridica della posizione di garanzia della nonna: L'art.2 della nostra Carta fondamentale, nel momento in cui riconosce alla Repubblica la potestà di "richiedere l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà ( politica, economica e) sociale" , pone certamente la famiglia al centro di questa esigenza, con le connesse previsioni della normativa codicistica: valga in tal senso l'esempio, aderentissimo al fatto oggetto del presente procedimento della norma solidaristica di cui all'art.148 c.c. che fa obbligo agli "ascendenti legittimi" di ". .fornire ai genitori.. i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.. ", con un riflesso, che appare appena il caso di sottolineare, esprime la sua efficacia nei termini per i quali qui si discute, laddove, l'inadempimento si concretizzi in una criminale violazione dei doveri genitoriali.

[Sentenza emessa in data 18.01.06 e dep. il 22.03.2006 dal Tribunale di Nola, I sez. Penale Coll. A): Pres. Bruno D'Urso, Est. - Giudici a Latere: Dr.ssa Federica Gaudino - Dr. Stefano Billet] Avv. Angelo Pignatelli )


TRIBUNALE DI NOLA

(omissis)


Alle 19,43 del .. .., il dr. Tx, medico ecografista presso il "Centro medico . . ..", sito a .. .. , si presentava presso il Comando Stazione CC di .. .. e denunciava che, qualche ora prima, precisamente intorno alle 17, aveva sottoposto ad esame ecografico dell'addome la minore Tizia, in quel momento non ancora dodicenne (è nata infatti il .. ..), constatandone lo stato di gravidanza al quarto mese (v. il verb. della denuncia e la relazione diagnostica acquisite ex art.493 III comma c.p.p. allegati al verb. dell'ud. ..).
Iniziava, in tal modo, la parte giudiziaria della storia dell'incesto, portata all'esame di questo Tribunale.
Ed infatti, con encomiabile solerzia, i CC che avevano ricevuto la denunzia, nelle prime ore del giorno successivo, allertavano l'Ufficio Assistenza del Comune di .. .. che, attraverso l'assistente sociale Xx., prendeva immediato contatto con la bimba che, quella mattina, si trovava regolarmente (!) in classe, presso la scuola media ".. .. .." da lei frequentata.
Il colloquio che l'operatrice sociale, unitamente ad altra assistente, la sig.ra K, riusciva ad avere con Tizia, disvelava l'origine della gravidanza, in quanto la bambina "denunciava il papà per aver abusato di lei" (v. la relazione di servizio acquisita sempre ex 493 III c. all'udienza del ..).
Nel pomeriggio della stessa giornata, poi, veniva prima tentato presso la caserma dei CC e poi effettivamente attivato, presso gli uffici assistenza del Comune, analogo colloquio con il fratello quindicenne, Caio, che confermava la sconvolgente situazione della quale era vittima la sorellina.
Il ragazzo aggiungeva anche che, negli ultimi due anni il padre era diventato più irascibile, probabilmente per la perdita della madre e, quella precoce, di un fratello.
Successivamente assunto a S.I.T. dal PM di Nola, in data .. .., riferiva di essere stato "sempre a conoscenza degli atteggiamenti morbosi " del padre nei cfr. di Tizia che quello "toccava nelle sue parti intime…sia in cucina che in camera da letto…le metteva le mani sotto la magliettina e dentro la mutandina…" ; aggiungeva, inoltre, che " ..mia nonna sapeva tutto in quanto io già da .. .. le avevo confidato le molestie subite da mia sorella. Tale circostanza le ho dette a mia nonna più volte e lei mi ha sempre risposto me la vedo io.." (v. l'atto acquisito ex art.493 III comma all'udienza del .. ..).
L'attivazione, nell'immediatezza dell'acquisizione della notizia, dei servizi sociali del Comune di .. .. induceva l'immediato allontanamento dei due ragazzi dal nucleo "familiare" nel quale era, con evidenza, maturata la vicenda, tanto che, ai sensi dell'art. 403 c.c., essi venivano accolti presso la "Casa famiglia" di .. .. , dove trascorrevano la notte tra il 14 ed il 15 .. .. , in attesa di un ricovero ospedaliero per la bimba, nei cfr. della quale si prospettavano evidenti situazioni di pericolo per la salute.
Tizia, infatti, il giorno 16 .. . . successivo, anche a seguito dei dolori accusati all'addome, veniva accompagnata presso l'Ospedale .. .. .., dove il suo stato di gravidanza veniva accertato essere ormai alla ventesima settimana.
Tutto ciò, mentre il giorno prima e cioè quello successivo all'allontanamento dalla "famiglia" dei due minori la stessa assistente sociale A. C. incontrava e conosceva la madre e la nonna della bimba: Sempronia e Mevia. Le due donne, come riferito dalla funzionaria del Comune nella relazione acquisita all'udienza del .. .., esprimevano il proprio disappunto piuttosto per le rivelazioni della bimba sull'autore della violenza subita, che sul fatto accaduto ("… affermavano di essere dispiaciuto non per lo stato della minore Tizia, ma per il fatto che la stessa avesse dichiarato in presenza della scrivente la colpevolezza del padre..").
Tizia, intanto, dopo essere rimasta in Ospedale il giorno 17, nel corso della successiva giornata del 18.. .., veniva accolta, assieme al fratello, nella Casa famiglia di .. .. .
Il successivo 20.. .. il Tribunale per i Minorenni di Napoli, confermava il collocamento ex art. 403 dei due minori presso la prima nominata Casa Famiglia, nominava tutore provvisorio dei minori la sig.ra ….. del Servizio sociale di .. .. e dichiarava la decadenza dalla potestà genitoriale dell'imputato e della di lui moglie Sempronia (v. il provvedimento allegato al verb. ud. .. ..).
Nel frattempo, naturalmente, e precisamente il 14.., giorno successivo alla denuncia del dr. Tx, ricordata in premessa, gli stessi CC, dopo aver assunto a sommarie informazioni sia il fratellino che la mamma e la nonna della bimba, sottoponevano a fermo di PG l'imputato, nei cfr. del quale il GIP emetteva poi, il 16.., all'esito della relativa udienza di convalida, ordinanza con la quale imponeva la misura cautelare della detenzione in carcere, condizione in cui l'imputato è stato tratto a giudizio innanzi a questo Tribunale.
Le indagini preliminari si articolavano, eminentemente, attraverso:
la consulenza medico ginecologica affidata il 25 .. al dr. Fx. (v. il suo esame all'udienza del .. .. con l'acquisizione della relazione scritta);quella psicodiagnostica sulla minore abusata, che veniva affidata in data 26.. alla dr.ssa Zx (v. il suo esame e l'acquisizione della relazione scritta all'udienza del ..);
quella tecnica finalizzata all'accertamento della paternità biologica della creatura che il 24 .. Tizia diede alla luce nella clinica .. ..di .. .., a seguito della decisione che era stata presa dal tutore, sul parere anche dei medici che ne avevano seguito l'evoluzione, di portare a termine la gravidanza (v. il verbale di SIT del .. acquisito all'udienza del .. ..).
Tale accertamento, come riferito anche all'udienza del .. ..dal dr. Fx che ne fu l'affidatario, si articolò attraverso il prelievo di campioni di sangue dalla neonata, dalla madre e dal presunto padre, odierno imputato, con il risultato della certezza dell'attribuzione della paternità all'imputato.
Le altre due consulenze, come riferito nel corso dei rispettivi esami dallo stesso dr. Fx e dalla dr.ssa Zx (v. i verbb. ud. .. .., con le connesse acquisizioni documentali), consentirono di confermare :
--- da un lato ( per quello che era necessario!) la condizione fisica di "abusata" della bimba, che oltre ad una immaginabile "alterazione strutturale a livello della membrana imenale" presentava anche un'alterazione della funzionalità e della struttura dello sfintere anale con connessa "encompresi" , che il consulente del PM descriveva appunto come indicatore di abuso;
--- dall'altro che la bimba era "segnata" da una grave forma di PTSD (Post-Traumatic-Stress-Desorder), dipendente da vissuti emotivi esclusivamente compatibili con il grave e prolungato abuso sessuale ed i maltrattamenti patiti dal madre, oltretutto inseriti in un contesto familiare che il consulente del PM, attraverso anche i colloqui con la madre e la nonna della bimba, accertava essere di assoluto degrado, con caratteristiche assolutamente omogenee a quelle che la letteratura descrive come tipiche di una famiglia incestuosa.
La relazione della dr.ssa Zx , acquisita ex art.493 III comma c.p.p, costituisce, assieme al prima citato esame del DNA, il nucleo essenziale del presente procedimento: non solo nella direzione della prova della colpevolezza dell'imputato (l'esito dell'esame del DNA la evidenzia in maniera non equivoca, con l'unico limite della astrattamente ipotizzabile episodicità della violenza) ma soprattutto per la attitudine dell'attento lavoro della psicologa ad evidenziare come il terribile abuso subito da Tizia, non fosse che l'aspetto (fortunatamente reso eclatante dalla gravidanza) del girone infernale nel quale la bambina ed il fratello erano stati costretti a vivere; dove l'adulto "orco" era circondato da altri due adulti, entrambi privi, innaturalmente, di qualsiasi capacità protettiva; indifferenti o vittime, forse, loro stessi di un, per così dire, pater familias portatore di un comportamento sessuale gravemente ed assolutamente perverso che gli consentiva di alternare le violenze sessuali tra figlia, moglie e galline del pollaio….con il corredo di minacce alla stessa bimba ed al fratello( v. al riguardo la già citata relazione della consulente del P.M.).
Le verifiche, susseguenti ai colloqui con i protagonisti diversi dall'imputato, e le considerazioni conseguenti che il consulente del PM opera, sono idonee, altresì a corroborare i dati forniti dal fratellino della vittima e quelli desumibili dai "diari" della bimba
Ed è proprio in questo contesto che particolare gravità assume la posizione dell'altra imputata nel presente procedimento.
Mevia, oggi settantottenne nonna della sfortunata Tizia, è la madre adottiva della Sempronia e nonna convivente in questa famiglia, la cui vita, all'esterno, era caratterizzata da una sconvolgente normalità apparente : ragazzi regolarmente scolarizzati, pater familias con lavoro ( .. ..), auto e gite al mare in estate, cellulare….
Il primo contatto con il mondo esterno.. all'inferno, dell'anziana donna, è con i medici (quello di base prima- v. dichiarazioni dr.ssa Fx acquisite all'udienza del ..-, e l'ecografista poi) dai quali porta la nipotina, con una condotta apparentemente in contrasto con quanto sino a quel momento era accaduto, se a sua conoscenza : se non messa in relazione ad una supponibile subliminare volontà di trovare conferma ad un esercizio di esorcizzazione che la donna (esperta, reattiva e lucidamente presente, come ha dimostrato nel corso dell'esame cui ha consentito di sottoporsi a dibattimento) probabilmente operava in relazione alla prospettiva di una gravidanza incestuosa, frutto di una …relazione certamente a sua conoscenza.
Resta inesorabilmente coinvolta nella vicenda dalle dichiarazioni del nipote Caio: "…mia nonna sapeva tutto in quanto io già da febbraio le avevo confidato le molestie subite da mia sorella. Tale circostanza le ho dette a mia nonna più volte e lei mi ha sempre risposto ma la vedo io…ricordo di aver sentito in casa una discussione tra mia madre e mia nonna in ordine ad una probabile visita medica… ricordo una mattina di aver sentito mia madre e mia nonna parlare tra di loro e che avrebbero fatto sparire il bambino…" (v. l'acquisizione del verbale che riporta tali dichiarazioni, all'udienza del ..).
E' accusata dalla figlia che, nel corso del colloquio con il consulente del PM, afferma, a proposito del rapporto tra la madre ed il marito : "….andavano d'accordo su tutto….stava più attaccata a lui che a me…lei al mare l'aveva visto e mi aveva detto -guarda ci ha fatto il servizio a Tizia e se lei guardava ci piaceva pur a lei vedere…." (v. pag. . della relazione scritta Zx acquisita all'udienza del ..); sempre della figlia uno scritto, sul quale riferisce sempre il consulente del PM, fatto ritrovare tra gli effetti personali di Caio nel quale viene ribadita la consapevolezza dei fatti da parte della anziana donna, coinvolta, ancora una volta in accuse di voyerismo "..le piaceva anche a lei..".
Nega, anche se con le contraddizioni che poi vedremo, la propria consapevolezza dell'orrore che aleggiava nella casa dove conviveva con i protagonisti della tragedia, attestandosi, con la consulente del PM, dietro al ridicolo pretesto di un glaucoma che le avrebbe impedito di "vedere" (sic!) quanto accadeva.
Nell'esame reso a dibattimento, v. ud…, esprime tutta la sua "cultura" finalizzata a ricompattare, attraverso la negazione ed il silenzio, proprio quel patto collusivo che è tendenzialmente la culla in cui maturano e si protraggono le situazioni incenstuose; a proposito del genero dice "..è una persona normale.." ; nega di aver detto, sentita dal PM nel corso delle indagini preliminari, di aver appreso dal nipote Caio che "..il padre toccava la farfallina a Tizia .." ; ripete, quasi ossessivamente "non ho visto niente, non so niente. .io non lo so… non so niente.. .in casa mia non è successo niente…non ho visto mai niente..", salvo poi ad affermare, a proposito della gravidanza della bambina "mi è successo tutto questo guaio a me.." , con una significativa anteposizione del proprio "guaio" al dramma della nipotina ( ..il fatto che è successo…è successo che il padre ha violentato la figlia,questo..) del quale si sarebbe accorta solo "quando la bambina ha detto che le faceva male la pancia..".
La verità è che la Mevia era, anche alla luce degli elementi sopra elencati, assolutamente consapevole di ciò che accadeva in quella casa; tanto, per es., da non intraprendere alcuna iniziativa nel momento del disvelamento della gravidanza, che, evidentemente viene vissuta come il "guaio" che rompe l'equilibrio del clima di assoluta perversione creato nell'ambiente familiare dalle maniacali devianze a sfondo sessuale dell'indegno capofamiglia: dopo l'ecografia disvelatrice c'è sì lo svenimento della Sempronia, ma la piccola Tizia viene mandata (da mamma e nonna, sempre presente) regolarmente a scuola, a sottolineare, seppure ve ne fosse stato bisogno, la coesione del gruppo familiare nel suo mostrarsi all'esterno, quasi non scalfito dalla mera accidentalità di una situazione che costituiva, evidentemente, solo un deprecabile (il guaio) incidente di percorso.
E quindi la Mevia deve rispondere di quanto accaduto alla inerme Tizia , per la indubitabile posizione di garanzia che certamente rivestiva all'interno di quel nucleo familiare: dove ad un uomo deviato negli istinti primordiali era lei, in effetti, l'unica a potersi opporre: non i due bambini (eppure Caio tentò di far qualcosa!) non la figlia, la cui "debolezza" era a lei ben nota (…mia figlia è un po' infantile, infantile pesante …v. pag… verb. stent. ud…).
Al riguardo, sul delicato tema della (con)causazione per omissione dell'evento e su quello della definizione dell'ambito delle posizioni di "garanzia" che inducono la responsabilità dei relativi titolari , la Giurisprudenza di legittimità è stata costretta ad intervenire ripetutamente, attesa la complessità delle questioni che attengono sia alla individuazione del nesso di causalità tra una omissione ed un evento dannoso, sia alla esemplificazione dell'apparentemente angusto circuito dell' "obbligo giuridico di impedire " l'evento, indicato dal II comma dell'art.40 c.p.
Riguardo al primo problema un lodevole arresto giurisprudenziale è stato espresso dalla sentenza SS.UU. 30328/02 che, seppure con riferimento specifico alla colpa medica, ha, comunque, offerto una condivisibilissima traccia per l'identificazione del nesso causale tra l'evento e la condotta omissiva , affermando che l'indagine dell'interprete deve articolarsi " alla stregua di un giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza …accertandosi quindi che ipotizzandosi come realizzata la condotta doverosa…l'evento dannoso non si sarebbe verificato…" .
E' evidente, per il caso che qui occupa, come l'intervento dell'imputata, consapevole di quanto accadeva anche tra le anguste mura domestiche, sarebbe valso ad impedire l'evento o, quanto meno, il protrarsi della condotta criminale dell'imputato.
L'attenzione dell'interprete, allora, deve spostarsi sul "dovere" che aveva questa "nonna" di intervenire : non ovviamente quello etico o indotto dalla "pietas" che è legittimo aspettarsi da un essere umano, che, fortunatamente, non appartengono alle già vaste categorie cui la Giurisdizione deve prestare attenzione, ma quello, penalmente rilevante cui sopra si è fatto cenno.
Al riguardo particolarmente attinente appare il principio esposto da una datata decisione della SC (Cassaz. pen. sez.IV n.4793/91) che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di interpretare il principio espresso dal II comma dell'art.40 c.p. in termini solidaristici, costituzionalmente orientati .
L'art.2 della nostra Carta fondamentale, per es., nel momento in cui riconosce alla Repubblica la potestà di "richiedere l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà (politica, economica e) sociale" , pone certamente la famiglia al centro di questa esigenza, con le connesse previsioni della normativa codicistica: valga in tal senso l'esempio, aderentissimo al fatto oggetto del presente proc., della norma solidaristica di cui all'art.148 c.c. che fa obbligo agli "ascendenti legittimi" di "..fornire ai genitori..i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.." , con un riflesso, che appare appena il caso di sottolineare, esprime la sua efficacia nei termini per i quali qui si discute, laddove, l'inadempimento si concretizzi in una criminale violazione dei doveri genitoriali.
Ciò, tralasciando il dato parimenti centrale dell'analisi della condotta della Mevia, in relazione alle violenze patite dalla povera Tizia : e cioè quello della posizione di garanzia che, anche di fatto, la donna aveva nell'ambito del nucleo familiare sopra descritto (v. in tal senso la datatissima, ma non per questo superata, decisione della IV sez. pen. della Cassaz. n.9176/83).
In un contesto familiare caratterizzato da un evidente disequilibrio delle posizioni genitoriali e dalla soccombenza patrimoniale (che si configura spesso come una delle cause di acquiescenza a situazioni di sopruso) di figlia e nipoti nei cfr. dell'unico produttore di reddito (l'imputato ), ella, anche perché fruitrice di un autonomo reddito ( la pensione di .. .. € - v. pag. verb. esame all'udienza dell'.. ..), in una posizione di obiettiva neutralità nei cfr. delle perverse dinamiche endofamiliari, sicuramente testimone di quanto accadeva, anche per le caratteristiche logistiche della casa in cui i cinque attori di questa tragedia vivevano (v. i rilievi fotografici del Commissariato Polstato di … inseriti ex 431 c.p.p. nel fascicolo principale) costituiva l'unico, credibile, baluardo a tutela di diritti fondamentali violati.
E che la omissione di qualsiasi tipo di intervento oppositivo fosse espressione di consapevole partecipazione al martirio della piccola Tizia è dimostrato dalla condotta tenuta dalla donna nel corso dell'esame cui si è sottoposta e sulle allarmanti caratteristiche della quale già sopra si è riferito.
Pertanto la Mevia va ritenuta responsabile del grave reato per primo ascrittole in rubrica.
Quanto a quello di maltrattamenti, invece, nulla di penalmente rilevante appare emergere dal racconto dei due ragazzi nei cfr. della nonna, in aggiunta a quanto invece è stato ritenuto integrare la condotta omissiva di cui sopra si è detto.
All'imputata, comunque, questo Tribunale ritiene di dover concedere le circostanze attenuanti generiche, in relazione alla valutazione che è costretto a fare circa la ipotizzabilità di una non particolare intensità del dolo desumibile dalle devianze culturali che caratterizzano la personalità dei soggetti coinvolti in fatti del tipo per il quale qui si procede.
L'incesto, punito ancora, incredibilmente, nel nostro ordinamento solo se "ne derivi pubblico scandalo " appartiene alla categoria dei comportamenti tramandati dalla emarginazione contadina, non ancora elaborati come "tabù" dalla evoluzione della società contemporanea; con risvolti che ne impediscono la metabolizzazione come condotta criminale, anche quando tale ripugnante condotta si concretizza in atti di violenza pura nei cfr. di figli-bambini, come la vicenda oggetto del presente procedimento dimostra.
Solo per questo, e quindi per una credibile scarsa intensità del dolo, l'imputata diventa destinataria di un beneficio, a prima vista improprio per un fatto ripugnantemente grave, che va a bilanciare le aggravanti contestate, tanto da contenere, tenuto conto anche degli altri criteri di cui all'art.133 c.p., la pena nella misura di anni sei di reclusione (p.b. anni cinque aumentata per la contestata continuazione ad anni sei).
Per l'imputato, l'efferatezza e la comprovata protrazione dell'abuso, impediscono la prospettazione della concedibilità delle generiche.
La pena, tenuto sempre conto dei criteri di cui all'art.133 c.p., va irrogata nella misura di anni dieci (nell'ambito della previsione di cui all'ult.comma dell'art.609 ter c.p.) aumentata di due anni per la continuazione e, così, complessivamente di anni dodici.
Gli imputati vanno poi condannati al pagamento in solido delle spese processuali e l'imputato a quello delle spese di custodia cautelare.
La perdita della potestà genitoriale per l'imputato e l'interdizione in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela ed alla curatela e dai pubblici uffici, nonché quella legale per la durata della pena, per entrambi gli imputati, conseguono ex lege in relazione alle penne irrogate ed alla tipologia del reato.
Ai sensi del n.3 dell'art.609 nonies, entrambi gli imputati vanno dichiarati esclusi dal diritto agli alimenti e dalla successione della persona offesa.
Quanto al rapporto civilistico, introdotto nel presente procedimento con la costituzione di parte civile del tutore nominato nell'interesse dei minori coinvolti nella presente vicenda, la liquidazione del danno, semmai quantificabile, va rinviata a separata sede, con la concessione della richiesta provvisionale, che può essere quantificata nella misura sostanzialmente simbolica, tenuto conto delle condizioni economiche dei due condannati, di 500.000 €.
L'imputato e la Mevia vanno poi condannati al pagamento, pro capite, delle spese processuali a favore della parte civile, che vanno liquidate nella misura di € 1000,00 per onorario, spese forfettarie nella misura del 12,5%

P.Q.M.
(omissis)
Il Presidente estensore





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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