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SENTENZA
Riduzione parziale momentanea dell'assegno di mantenimento non e' reato art. 570 c.p.

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Nola
sentenza del 14/12/2005

Il caso

La moglie sporge denunzia a carico del suo ex marito dal quale si è separata consensualmente, in quanto lo stesso per due mensilità le aveva, di sua iniziativa, ridotto l'assegno mensile di Euro 400,00 in luogo della maggiore somma stabilita in sede legale di separazione di Euro 820,00.

Al riguardo sosteneva la denunciante che il marito, titolare peraltro di una impresa edile, a far data dalla separazione, aveva sempre provveduto con regolarità al versamento dell'assegno mensile in conformità agli accordi sanciti dal Tribunale tranne che nei mesi di settembre ed ottobre 2004, quando rappresentando alla beneficiaria una sua temporanea difficoltà economica ridusse sua sponte l'importo dovuto. Ciò costituì per la parte offesa un sicuro aggravio per le condizioni economiche precarie tenuto conto dei costi sostenuti per l'affitto dell'abitazione il cui canone era di euro 280,00 e delle esigenze dei minori alle quali contribuiva con l'aiuto della famiglia di origine.

Il Giudice monocratico all'esito del giudizio nella scia dell'insegnamento del Supremo Collegio assolveva l'imputato operando una necessaria distinzione della diversa finalità dell'assegno stabilito dal giudice civile da quello richiesto in sede penale per soddisfare le primarie esigenze di vita. Infatti, sostiene correttamente il Giudicante che il reato, pur avendo come presupposto l'esistenza di un'obbligazione alimentare, l'inadempimento della stessa non riveste carattere meramente sanzionatorio in quanto il provvedimento del giudice civile non fa stato nel giudizio penale nè con riferimento allo stato di bisogno del destinatario nè alle capacità economiche dell'obbligato, circostanze queste che devono essere tutte verificate in concreto nella sede penale. Da ciò ne discende che il comportamento del marito - di aver ridotto per due mesi la somma statuita dal Tribunale - non ha pregiudicato le primarie esigenze di vita della ex coniuge e dei figli.

Massima

VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE:
La riduzione parziale dell'assegno mensile per un lasso di tempo circoscritto e limitato a causa di una temporanea difficoltà economica dell'obbligato e la successiva puntuale corresponsione sia delle somme dovute mensilmente sia di quelle ulteriori da imputarsi ai periodi temporali oggetto di contestazione, sono elementi fattuali pienamente indicativi di una condotta del tutto episodica ed occasionale incompatibile con la volontà di sottrarsi agli obblighi familiari ed inidonea ad integrare il reato essendo state comunque soddisfatte le primarie esigenze familiari.
[ Sentenza emessa il 12.12.2005 e dep. il 14.12.05 dal G.M. del Tribunale di Nola Dr.ssa Diana Bottillo]

Avv. Angelo Pignatelli


TRIBUNALE PENALE DI NOLA

(omissis)
MOTIVAZIONE

Svolgimento del processo

Con decreto di citazione emesso dal G.I.P. in data 7/02/2005 a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, Imputato veniva tratto a giudizio dinanzi al Giudice monocratico presso il Tribunale di Nola per rispondere del reato in rubrica.
Instaurato il dibattimento, celebrato in presenza dell'imputato, all'udienza del 23/05/2005 il Giudice, verificata la regolare costituzione delle parti e revocato il decreto penale di condanna opposto, rinviava il processo per l'assenza dei testimoni.
All'odierna udienza, dichiarato aperto il dibattimento e pronunciata l'ordinanza di ammissione delle prove documentali e testimoniali, si ascoltava la persona offesa Parte offesa e si acquisiva la prova documentale (provvedimento del Tribunale di Nola del 30/06/2004 di modifica delle condizioni della separazione consensuale omologata con decreto del 23/10/2003; nr.2 assegni bancari emessi dall'imputato dell'importo di Euro 400,00; matrici degli assegni emessi dall'imputato in favore del coniuge nell'anno 2004/2005). Si procedeva infine all'esame dell'imputato il quale si dichiarava disponibile a rendere dichiarazioni in merito ai fatti del processo.
Terminata l'istruttoria e data lettura degli atti acquisiti al fascicolo, le parti rassegnavano le rispettive conclusioni in epigrafe trascritte.
All'esito della camera di consiglio, il Giudice dava pubblica lettura del dispositivo di sentenza.

Fatto

Osserva il Giudicante che le risultanze processuali non consentono di pervenire all'affermazione della penale responsabilità dell'imputato per l'ascritto.

Ed invero, alla luce della testimonianza raccolta e della prova documentale acquisita, il fatto storico può essere così brevemente sintetizzato.
In data 15/10/2004 Parte offesa si presentò presso la Stazione C.C. di XXX per sporgere denuncia nei confronti del coniuge Imputato dalla stessa legalmente separato dal 19/05/2003. In particolare, premesso che in sede di separazione consensuale omologata dal Tribunale di Nola in data 23/10/2003 modificata con decreto del Tribunale di Nola del 30/06/2004, fu disposto l'affidamento dei figli Tizio e Caio nati in costanza di matrimonio al padre Imputato e dei minori Mevio e Sempronio alla madre Parte offesa con versamento reciproco mensile della somma di Euro 1000 da parte del Prevenuto per il mantenimento dei minori affidati alla madre e di Euro 180,00 da parte della Parte offesa per il mantenimento della prole affidata al padre, esponeva la denunciante che, in relazione ai mesi di settembre ed ottobre 2004, il coniuge si era limitato a versare la somma mensile di Euro 400,00 in luogo di quella stabilita in sede legale di Euro 820,00. Al riguardo affermava che il Prevenuto, titolare di una impresa edile, a far data dalla separazione, aveva sempre provveduto con regolarità al al versamento dell'assegno mensile in conformità agli accordi sanciti dal Tribunale. Diversamente, in relazione ai mesi di settembre ed ottobre 2004, ridusse autonomamente l'importo dovuto rappresentando alla beneficiaria una sua temporanea difficoltà economica. Ciò costituì un aggravio per le condizioni economiche precarie tenuto conto dei costi sostenuti per l'affitto dell'abitazione (il canone di locazione è di euro 280,00) e delle esigenze dei minori alle quali contribuiva con l'aiuto della famiglia di origine. Precisava infine che il Prevenuto effettuò successivamente i versamenti integrali delle somme dovute. In particolare, oltre a corrispondere regolarmente nei periodi successivi la somma mensile dovuta, in relazione ai mesi di giugno, luglio ed agosto 2005 le consegnò assegni bancari di importo superiore e, segnatamente, dell'importo di Euro 1.500 e di Euro 1.000 (cfr.in atti le matrici degli assegni bancari prodotte dall'imputato) a copertura delle somme ancora non corrisposte.

In sede di esame l'imputato confermava le circostanze esposte dalla persona offesa, precisando di essere stato costretto a versare un importo parziale per i mesi di settembre ed ottobre 2004 a motivo di una difficoltà economica temporanea e di aver provveduto tuttavia a saldare il debito nei mesi successivi consegnando al coniuge assegni bancari di importi superiori rispetto alla cifra stabilita in sede legale come documentato dalle matrici prodotte in dibattimento.

Diritto e valutazione delle prove

Alla luce di tali risultanze processuali, non può ritenersi raggiunta la prova della penale responsabilità dell'imputato per l'ascritto.
In punto di diritto si osserva che il reato p. e p. dall'art.570 c.p., nella fattispecie più grave ed autonoma di cui al comma secondo (Cass.pen.sez.VI°, 5/01/1998 nr.14 imp.Coviello), ha natura permanente e sanziona la condotta del soggetto che abbia fatto mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore ovvero agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato per sua colpa. Il reato, che ben può sussistere anche nelle ipotesi di omissione o autoriduzione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile, richiede in ogni caso, quali elementi per la sua configurabilità, la disponibilità di risorse da parte dell'obbligato e lo stato di bisogno effettivo del soggetto passivo. Pertanto, premesso che va tenuto distinto l'assegno stabilito dal giudice civile dal concetto -più limitato- di mezzi di sussistenza richiamato dalla norma penale i quali sono del tutto indipendenti dalla valutazione del giudice civile ed attengono ai mezzi economici minimi necessari per soddisfare le esigenze elementari di vita, la violazione del provvedimento giudiziale con cui è stato fissato l'obbligo del versamento della somma in favore dei figli minori e del coniuge non necessariamente è sufficiente ad integrare di per sè il reato, potendo costituire solo un punto di partenza per l'accertamento della responsabilità dal momento che la previsione giudiziale del versamento dell'assegno dimostra in re ipsa la verosimile sussistenza di uno stato di bisogno dei beneficiari.
Il reato, pur avendo dunque come presupposto l'esistenza di un'obbligazione alimentare, non ha carattere meramente sanzionatorio dell'inadempimento del provvedimento del giudice civile il quale infatti non fa stato nel giudizio penale nè quanto allo stato di bisogno del destinatario nè quanto alle capacità economiche dell'obbligato, circostanze queste che devono essere verificate in concreto. Ne discende quindi che il giudice del merito è tenuto ad accertare con indagine rigorosa, se, per effetto della condotta omissiva ovvero del versamento di somme irrisorie rispetto a quelle prefissate nel provvedimento, siano mancati ai beneficiari i mezzi di sostentamento nel senso che non risultano soddisfatte da parte dell'obbligato le più elementari e primarie necessità familiari, sempre che ne abbia la capacità economica e sussista lo stato di bisogno dei destinatari (fra le altre cfr. Cass.pen.sez.VI° 4/06/1996 nr.5523; Cass.pen.sez.VI° 9/07/1997 nr.6679; Cass.pen.sez.VI° 18/09/1997 nr.8419; Cass.pen.sez.VI° 19/03/1998 nr.3450; Cass.pen.sez.VI° 28/01/1999 nr.1172; Cass.pen.sez.VI° 11/07/2001 nr.27851).
Pertanto, il versamento di una somma inferiore rispetto a quella stabilita in sede civile per il mantenimento non è sufficiente ad integrare il reato de quo. Diversamente, laddove non venisse corrisposta alcuna somma ovvero venissero corrisposte somme irrisorie, si configura la violazione degli obblighi di assistenza familiare sanzionati dall'art.570 c.p. giacchè l'obbligato non sovviene alle più elementari esigenze di vita degli aventi diritto (Cass.pen.sez.VI° 20/09/1989 nr.12670).
Quanto alla capacità economica dell'obbligato, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il reato può non sussistere solo quando le difficoltà economiche dell'obbligato si siano tradotte in uno stato di vera e propria assoluta indigenza economica tale da renderlo totalmente incapace a provvedere, con la conseguenza che lo stato di disoccupazione non è di per sè automaticamente idoneo ad escludere il reato, gravando in ogni caso sull'obbligato l'onere probatorio di allegazione di elementi convincenti in tal senso (cfr.Cass.pen.sez.VI° 2/02/2000 nr.1283).
Inoltre, l'incapacità economica del soggetto obbligato e l'impossibilità assoluta di adempiere assumono rilevanza laddove non siano state volontariamente determinate da condotta colpevole dello stesso ma derivino da fattori esterni che rendono inevitabile l'inadempimento in forza del principio ad impossibilia nemo tenetur (cfr.Cass.pen.sez.VI° 20/11/1997 nr.10539).
Nè, infine, deve ritenersi escluso l'obbligo di mantenimento e dunque il reato per il solo fatto che alle necessità del beneficiario vi provvedano eventualmente altri prossimi congiunti ovvero terze persone (cfr.Cass. pen.sez.VI° 17/09/1990 nr.12400).
Quanto al profilo psicologico del delitto, esso richiede il mero dolo generico consistente nella volontà cosciente e libera di sottrarsi, senza giusta causa, agli obblighi inerenti alla propria qualità genitoriale e nella consapevolezza del fabbisogno in cui versa il soggetto passivo, senza che sia necessario il fine specifico di far mancare intenzionalmente i mezzi di sussistenza (Cass.pen.sez.VI° 13/0171994 nr.185).
Alla luce di tali premesse di diritto e valutato il materiale probatorio raccolto, ritiene il Giudicante che non sussistono gli elementi costitutivi del reato ascritto.
Invero, pur non dubitandosi dello stato di bisogno dei minori (in re ipsa nella stessa minore e nella mancata percezione di redditi costanti ed adeguati da parte della madre affidataria da cui l'incapacità di far fronte autonomamente alle primarie esigenze di vita), l'"inadempimento" posto in essere dal Prevenuto è consistito nella mera riduzione dell'assegno mensile in relazione ad un periodo temporale circoscritto e limitato. In particolare, come emerge dalla stessa testimonianza della persona offesa, soggetto processualmente portatore di un interesse sfavorevole per l'imputato, il Prevenuto versava la somma autoridotta di Euro 400,00 in luogo della somma di Euro 820,00 stabilita in sede legale in relazione ai mesi di settembre ed ottobre 2004. Ebbene, richiamando i principi consolidati della giurisprudenza in materia, la norma incriminatrice di cui all'art.570 c.p. non ha carattere meramente sanzionatorio della violazione del provvedimento emesso dal Giudice civile in merito all'assegno di mantenimento, dovendosi accertare in concreto se la condotta omissiva o inadempiente dell'obbligato abbia determinato la mancanza dei mezzi minimi ed elementari di sussistenza nei confronti degli aventi diritto.
Nel caso di specie, dal momento che la violazione si è concretizzata nella mera riduzione di sole due mensilità dovute e non invece nel versamento prolungato di somme irrisorie ovvero nel totale inadempimento reiterato, non può affermarsi che tale condotta abbia inciso sensibilmente -modificandolo- sul tenore di vita dei beneficiari ai quali sono stati comunque garantiti i mezzi di sostentamento elementari per attendere alle primarie e necessarie esigenze di vita proprio in ragione dell'importo versato che non può ritenersi esiguo e della breve durata dell'adempimento parziale.
In altri termini, la riduzione parziale dell'assegno mensile per un lasso di tempo circoscritto e limitato, la temporanea difficoltà economica dell'obbligato di cui il coniuge beneficiario veniva informato dal Prevenuto e la successiva corresponsione puntuale sia delle somme dovute mensilmente sia di quelle ulteriori da imputarsi ai periodi temporali oggetto di contestazione, sono elementi fattuali (riscontrati anche documentalmente) pienamente indicativi di una condotta del tutto episodica ed occasionale incompatibile con la volontà di sottrarsi agli obblighi familiari ed inidonea ad integrare il reato nella accezione delineata dal legislatore. Non può infatti ritenersi "significativa" sotto il profilo penale la mera riduzione dell'assegno mensile dal momento che, trattandosi di una riduzione di modesta entità e circoscritta nel tempo, la stessa non appare intrinsecamente idonea a privare i beneficiari dei mezzi elementari di sostentamento che la norma mira a tutelare e garantire.
Alla luce delle argomentazioni svolte, l'imputato va prosciolto con la formula di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Letto l'art.530 c.p.p. assolve l'imputato dal reato ascritto perchè il fatto non sussiste.
NOLA, 12/12/2005
Il Giudice
Dott.ssa diana Bottillo





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