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SENTENZA
Atipicità e contratto a favore di terzo

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 1150/05 del 20/01/2005

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE III CIVILE
SENTENZA 20-01-2005, n. 1150

Svolgimento del processo

Con citazione notificata l'1.6.1994 la s.n.c. Camping I Pini conveniva davanti al Pretore di Torre Annunziata, sez. distaccata di Sorrento, il Comune di Meta e C. Antonino, assessore delegato, nonchè C. Giorgio assumendo che il Comune le aveva chiesto di sistemare presso la sua struttura turistica, in un bungalow e per due mesi C. Giorgio e la sua famiglia, sfrattati da alloggio comunale; che scaduto il termine di due mesi, nonostante la diffida, la famiglia C. continuava a detenere il bungalow, senza che nessun pagamento fosse mai stato effettuato nei confronti di essa attrice. Pertanto l'attrice chiedeva la condanna del C.al rilascio del bungalow e dei convenuti in solido al pagamento di una somma pari al corrispettivo dell'uso dell'alloggio, nonchè al risarcimento dei danni.

Il Pretore di Sorrento, con sentenza n. 95 del 1996, condannava il C. a rilasciare l'immobile e condannava il Comune a pagare all'attrice la somma di L. 41.700.000. Proponeva appello il Comune di Meta ed appello incidentale l'attrice.

Si costituivano e resistevano il C. ed il C.. Il tribunale di Torre Annunziata, con sentenza depositata il 21.6.2000, rigettava la domanda nei confronti del Comune di Meta e condannava il C. al pagamento nei confronti dell'attrice della somma di L. 1.200.000.

Riteneva il tribunale che, per effetto della richiesta di alloggio inoltrata all'attrice dall'assessore C. il 9.2.1994, in favore del C. era stato stipulato un contratto atipico di locazione, inquanto avente ad oggetto un locale all'interno di una struttura alberghiera ed avente una durata limitata a soli due mesi; che, giusta la disposizione di cui all'art. 35 del d.lgs n. 77 del 1995, in mancanza di atto deliberativo dell'organo collegiale, il rapporto obbligatorio si era perfezionato tra l'assessore C. e l'attrice, per cui il primo andava condannato al pagamento del corrispettivo per soli due mesi, pari al tempo di alloggio indicato nella predetta lettera, non potendosi far carico allo stesso della permanenza del C. nel bungalow per altri 655 giorni.

Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l'attrice.

Resistono con controricorso il Comune di Meta ed Antonino C..

Quest'ultimo ha anche presentato ricorso incidentale.

Motivi della decisione

1. Preliminarmente vanno riuniti i ricorsi a norma dell'art. 335 c.p.c..

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1411, 1571, e 1591 c.c., in relazione all'art. 360 n. 3 e 5 c.p.c..

Assume la ricorrente che erratamente il giudice di appello, pur avendo condiviso che nella fattispecie sussistesse l'ipotesi di contratto a favore di terzo, in cui il contraente era l'assessore Cuccare ed il terzo beneficiario era il C. Giorgio e, pur avendo ritenuto che il contratto in questione fosse un contratto atipico di locazione, ha poi ritenuto che il contraente C. fosse tenuto al pagamento solo del corrispettivo per i primi due mesi di locazione e non anche per il periodo successivo, a titolo di indennità di occupazione a seguito della scadenza del contratto di locazione, nonchè al pagamento dei relativi danni a norma dell'art. 1591 c.c., essendo stato costituito in mora il contraente inadempiente con nota del 28.3.1994. Lamenta poi la ricorrente il vizio di motivazione dell'impugnata sentenza per aver omesso ogni motivazione in merito al mancato riconoscimento dei danni per la protratta occupazione del bungalow.

2.1. Ritiene questa Corte che il motivo è fondato e che lo stesso va accolto.

La sentenza impugnata ha ritenuto che il contratto in questione fosse un contratto atipico di locazione a favore di terzo, in quanto lasocietà attrice gestiva un complesso alberghiero ed oggetto della locazione era un bungalow; che detto contratto era stato stipulato dall'assessore C. e che il terzo beneficiario era il C..

Osserva questa Corte che il contratto in questione più propriamente va qualificato come contratto di albergo, proprio sulla base dell'attività svolta dall'attrice (società turistico-alberghiera) e dall'oggetto del contratto (un bungalow della struttura turistico- alberghiera).

2.2. Il "contratto di albergo" non può in se considerarsi un contratto tipico, non trovando alcuna specifica regolamentazione nel c.c. (il quale agli art. 1783 e 1785 disciplina solo il deposito delle cose portate in albergo o consegnate all'albergatore), nè nella legislazione speciale. Esso è, invece, un contratto atipico o misto, con cui l'albergatore si obbliga a prestazioni, molteplici ed eterogenee, che vanno dalla locazione dell'alloggio, alla fornituradi servizi, al deposito, senza che la preminenza riconoscibile alla locazione dell'alloggio possa valere, sotto il profilo causale, a far assumere alle altre prestazioni carattere meramente accessorio (Cass. 28 novembre 1994, n. 10158, Cass. 24 luglio 2000, n. 9662).

2.3. Quanto alla disciplina da applicare a detto contratto, salve le norme specifiche,si applicano i principi formulati in tema di contratto misto.

In caso di contratto misto, il negozio deve essere assoggettato alla disciplina unitaria dell'uno o dell'altro contratto, in base alla prevalenza degli elementi che concorrono a costituirla. Siffatto criterio, tuttavia, non vale certamente ad escludere ogni rilevanza giuridica agli elementi del contratto non prevalente, i quali sono regolati con norme proprie se queste non sono incompatibili con quelle del contratto prevalente (Cass. 02/12/1997, n. 12199; 12/04/1999, n. 3578).

Nella fattispecie il carattere prevalente è stato ritenuto dalla sentenza impugnata e dalle parti negli elementi propri della locazione, poichè con il contratto si mirava a dare un alloggio al C. ed alla sua famiglia.

Ciò comporta che la disciplina da applicare sia appunto quella della locazione, in relazione alle questioni sollevate.

Tra gli obblighi del conduttore vi è quello della restituzione del bene locato ( art. 1590 c.c.), ed in caso di ritardata restituzione egli è tenuto a dare al locatore il corrispettivo convenuto fino alla riconsegna, salvo l'obbligo di risarcire il maggior danno (art. 1591 c.c.).

2.4. Occorre ora esaminare quali riflessi abbia nella fattispecie il fatto che detto contratto di albergo, con prevalenza degli elementidella locazione, fosse stato stipulato in favore di un terzo, e cioè del C..

Anzitutto va osservato che non vi sono ragioni preclusive alla possibilità che il contratto in favore di terzo sia costituito da un contratto di albergo (oppure di locazione), purchè, ovviamente, lo stipulante vi abbia un interesse, che può essere non solo economico o istituzionale, ma anche morale (Cass. 28/11/1994, n. 10158, per l'ipotesi di contratti di albergo stipulati da un Comune in favore di famiglie di sfrattati).

Stante la struttura e la disciplina del contratto in favore di terzo (art. 1411 e segg.), lo stipulante rimane parte contrattuale.

Il terzo, in quanto tale, non è parte del contratto nè deve poterlo divenire successivamente (ciò distingue il contratto a favore di terzo dal contratto per persona da nominare, Cass. N. 3115/1995).

Il terzo deve limitarsi a riceve gli effetti di un rapporto giàvalidamente costituito ed operante, mentre non è concepibile che discendano per il terzo obbligazioni verso il promittente (Cass. N. 5699/1978).

2.5. Da ciò consegue che anche nel caso di contratto di locazione (o di albergo) a favore di un terzo è sempre lo stipulante il contratto ad essere obbligato nei confronti del locatore alla restituzione della cosa locata da parte del terzo ed alla corresponsione della somma dovuta come corrispettivo fino alla data dalla consegna, salvo il maggior danno, in caso di ritardo, a norma dell'art. 1591 c.c..

Pertanto nella fattispecie la sentenza impugnata, che ha ritenuto che lo stipulante C. non fosse tenuto ad altra somma che quella relativa ai due mesi di canone, e non anche al pagamento dello stesso corrispettivo fino al momento consegna del bene da parte del terzobeneficiario all'attrice, salvo il maggior danno, ha violato le norme di cui agli artt. 1411 e 1591 c.c..

3. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 28 Cost., in relazione all'art. 1337 c.c., nonchè la violazione e falsa applicazione del combinato disposto dell'art. 35 e 37 d.lgs n. 77 del 1995.

Assume la ricorrente che il Tribunale - nell'escludere la responsabilità del Comune - ha effettuato una lettura parziale della normativa di cui al d.lgs. n. 77/1995, non avendo tenuto conto che l'art. 37 della predetta norma prevede il riconoscimento di legittimità dei debiti fuori bilancio per l'acquisizione di beni e servizi, in violazione degli obblighi dell'art. 35 d.lgs n. 77/1995.

In ogni caso ritiene la ricorrente che sussiste la responsabilità precontrattuale della p.a., per aver essa fatto affidamento sulla conclusione del contratto.

4.1. Ritiene questa Corte che il motivo è in parte infondato ed in parte inammissibile.

Osserva preliminarmente questa Corte che, per pacifica giurisprudenza, l'azione di responsabilità, a norma dell'art. 23d.l. n. 66 del 1989 (riprodotto senza sostanziali modifiche dall'art. 35 d. lgs n. 77/1995, ed attualmente a seguito dell'abrogazione delle predette norme, dall'art. 191 dal d.lgs. 18.8.2000, n. 267), è esperibile dai privati contro amministratori ed i funzionari di province, comuni e comunità montane per prestazioni e servizi resi senza il rispetto delle prescritte formalità, (Cass. 6.2.1999, n. 1045; Cass. 2.9.1996, n. 8025, Cass. 22.11.2000, n. 15096).

4.2. A norma dell'art. 23 d.l. n. 66/1989, - che regola la fattispecie ratione temporis - a tutte le amministrazioni ivi indicate l'effettuazione di qualunque spesa è consentita esclusivamente se sussistano la deliberazione autorizzativa nelle forme previste dalla legge, divenuta (o dichiarata) esecutiva, nonchè l'impegno contabile registrato dal ragioniere sul competentecapitolo del bilancio. Tale normativa ha profondamente inciso sulla disciplina del rapporto tra gli enti locali suindicati ed i loro funzionari ed amministratori, nonchè tra questi ultimi ed i privati contraenti, delineando una frattura ope legis del rapporto organico tra detti soggetti e l'Amministrazione, e quindi escludendo la riferibilità a quest'ultima delle iniziative adottate al di fuori dello schema procedimentale previsto, allo scopo evidente di garantire un più rigoroso rispetto dei principi di legalità, correttezza e trasparenza nella gestione, di assicurare che la volontà contrattuale sia espressa dagli organi istituzionalmente competenti, ed al tempo stesso di contenere la spesa pubblica e prevenire il formarsi del disavanzo finanziario degli enti stessi, attraverso la previsione che ad ogni obbligazione assunta faccia riscontro l'impegno contabile registrato sul competente capitolo di bilancio.

5.3. Il Giudice delle leggi (sia pure in tema di lavori di somma urgenza) ha rilevato che la disciplina in esame configura un rapporto contrattuale unicamente tra il terzo contraente ed il funzionario (o l'amministratore) che ha autorizzato l'esecuzione dei lavori, tale da rendere meramente apparente l'acquisizione di beni e servizi all'ente locale, e che la conseguente scissione del rapporto di immedesimazione organica tra agente e Pubblica Amministrazione vale a rendere l'ente locale estraneo agli impegni di spesa assunti, così da non consentire neppure di invocare il parametro dell'art. 28 Cost.

(come ha fatto nel presente motivo la ricorrente) il quale, nel configurare la responsabilità della Pubblica Amministrazione accanto a quella dei funzionari, presuppone in via di principio che l'attività posta in essere sia alla stessa riferibile (cfr. Corte,Cost. n. 446 del 1995 e n. 295 del 1997).

5.4. Stante la predetta configurazione giuridica dei contratti stipulati in assenza di impegno contabile, è agevole rilevare come il riconoscimento di legittimità di debiti fuori bilancio, di cui all'art. 37 del d.lgs n. 77 del 1995 costituisce una facoltà discrezionale dell'ente locale, che va esercitata con il procedimento di cui alla predetta norma e che solo all'esito dello stesso impegna l'ente pubblico dal quale promana, entro i limiti della somma riconosciuta (Cass. 29/01/2003, n. 126.5, Cass. 14/01/2002, n. 355).

Infatti l'art. 5 d.lg. 15 settembre 1997 n. 342, che ha sostituito la lett. e) del comma 1 dell'art. 37 d.lg. 25 febbraio 1995 n. 77 - disposizione poi trasfusa nell'art. 194, comma 1, lett. e), d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 - ammette la possibilità di un riconoscimento aposteriori della legittimità dei debiti fuori bilancio, subordinandolo ad una formale deliberazione di riconoscimento del debito da parte dell'ente nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l'ente stesso, nell'ambito dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza, fermo restando che (a norma degli art. 35 d.lg. n. 77 del 1995 e 191 d.lg. n. 267 del 2000), in caso di mancato riconoscimento, il rapporto contrattuale intercorre unicamente tra il terzo contraente e il funzionario o l'amministratore che ha autorizzato la prestazione.

Avuto riguardo al tenore letterale e alla "ratio" delle norme indicate, la relativa valutazione spetta all'amministrazione e il giudice non può ad essa sostituirsi affermando l'esistenza di un diritto al riconoscimento del debito assunto fuori bilancio, nella ricorrenza delle condizioni indicate dal legislatore perchè l'entepossa procedere al riconoscimento.

5.5. Ne consegue che, in assenza nella fattispecie di un riconoscimento del debito fuori bilancio secondo il procedimento di cui all'art. 37 del d.lgs. n. 77 del 1995, la censura in esame della ricorrente è infondata.

6. Inammissibile è la censura con cui la ricorrente lamenta che il giudice di appello non abbia accolto la domanda nei confronti del Comune sotto il profilo della responsabilità precontrattuale ex art. 1337 c.c..

Trattasi infatti di domanda nuova, proposta per la prima volta in questa sede, e, quindi, come tale inammissibile.

7. Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 82 r.d. 22.1.1934 n. 37, ai sensi dell'art. 360 n. 3 c.p.c..

Lamenta la ricorrente che nell'intestazione della sentenza è stato indicato come domicilio eletto dal Comune di Meta e dall'assessore C. Antonino quello corrispondente al recapito professionale del loro procuratore costituito in Napoli, mentre, ai sensi dell'art. 82 del r.d. 22.1.1934, non essendo stato eletto domicilio nella sede del tribunale di Torre Annunziata, doveva essere indicata come domicilio, la cancelleria dello stesso tribunale.

8. Ritiene questa Corte che il motivo sia anzitutto inammissibile, per carenza di interesse, essendo stata l'impugnazione di questa sentenza regolarmente notificata ed essendosi costituiti i predetti due intimati.

9. Con l'unico motivo del ricorso incidentale C. Antonino lamenta la violazione degli artt. 1571, 1325, 1346 e 1362 e segg. c.c..

Assume il ricorrente che la lettera da lui inoltrata all'attrice non costituiva una proposta contrattuale, poi accettata dall'attrice, di locazione del bungalow in favore del terzo C., ma solo "una raccomandazione", non essendo stato indicato il corrispettivo e quale dovesse essere il bungalow.

10.1. Ritiene questa corte che il motivo sia in parte infondato ed in parte inammissibile e che lo stesso vada rigettato.

Il tribunale ha ritenuto trattarsi di contratto di locazione, proprio perchè, essendo indirizzata ad una società che gestiva l'attività commerciale attinente ad una struttura turistico-alberghiera, una richiesta di tal fatta secondo l'id quod plerumque accidit, integrava una proposta contrattuale di locazione (rectius: di contratto di albergo).

Sotto il profilo dell'assunta violazione degli artt. 1571, 1325 e1346 c.c. per omessa determinazione dello specifico bungalow e del corrispettivo, va osservato che, proprio perchè trattasi di contratto di albergo (sia pure con elementi prevalenti della locazione), non sussiste l'indeterminatezza dei predetti due oggetti, in quanto il corrispettivo è determinabile sulla base delle tariffe praticate per quel periodo e comunicate agli uffici di competenza, mentre il locale da destinare all'alloggio è quello messo a disposizione dall'albergatore, purchè facente parte della struttura alberghiera e destinato all'alloggio dei clienti, ciò proprio secondo quell'id quod plerumque accidit, cui sinteticamente si riporta la sentenza impugnata.

10.2. Sotto il profilo dell'assunta violazione degli artt. 1362 e segg., il motivo di ricorso è inammissibile per genericità.

Infatti la parte che denunzi in cassazione l'erronea determinazione della volontà negoziale effettuata dal giudice di merito in violazione degli artt. 1362 e segg. c.c., è tenuta ad indicare quali canoni o criteri interpretativi siano stati violati; in mancanza l'individuazione della volontà negoziale - che avendo ad oggetto una realtà fenomenica ed oggettiva, si risolve in un accertamento di fatto, istituzionalmente riservato al giudice di merito - è censurabile non già quando le ragioni addotte a sostegno sono diverse da quelle della parte, bensì allorchè esse sono insufficienti o inficiate da contraddittorietà logica o giuridica (Cass. 12.3.1994, n. 2415; Cass. 2.2.1996,n. 914; Cass. 25.2.1998,n. 3142).

11. In definitiva va accolto il primo motivo del ricorso principale e vanno rigettati i restanti, nonchè il ricorso incidentale.

Va cassata l'impugnata sentenza, in relazione al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese processuali del giudizio di Cassazione,alla corte di appello di Napoli, che si uniformerà al seguente principio di diritto: "Ritenuto possibile nel nostro ordinamento un contratto di albergo stipulato in favore di terzo, a norma dell'art. 1411 c.c., allorchè in detto contratto atipico o misto siano prevalenti gli elementi della locazione dell'alloggio, la ritardata restituzione di quest'ultimo da parte del terzo beneficiario all'albergatore comporta che lo stipulante sia tenuto verso l'albergatore a pagare il corrispettivo convenuto fino alla consegna, salvo il maggior danno, a norma dell'art. 1591 c.c.".

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo di ricorso e rigetta i restanti, nonchè il ricorso incidentale. Cassa, in relazione al motivo accolto, l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di Cassazione, alla corte di appello di Napoli.

Così deciso in Roma, il 4 novembre 2004.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2005.




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