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SENTENZA
Legittimo inviare per posta l'opposizione a ingiunzione-ordinanza di pagamento

Pubblicata da: Redazione


Corte costituzionale
sentenza 98/04 del 18/03/2004

Con questa sentenza la Corte Costituzionale ritiene costituzionalmente illegittimo l' art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale),nel punto in cui proibisce l'utilizzo del servizio postale per la proposizione del ricorso in opposizione a ordinanza-ingiunzione.

La Corte Costituzionale evidenzia l'esigenza che le norme che regolano gli atti introduttivi dei giudizi, siano in totale armonia col sistema processuale a cui fanno riferimento, e non vadano a ostacolare in alcuno modo il diritto di difesa , nonostante si debba tutelare al meglio l'interesse pubblico del processo.

Tra l'altro lo stesso procedimento di opposizione all’ordinanza-ingiunzione di pagamento, e' caratterizzato di per se da una forma di semplicita' volta a facilitare l'accesso alla tutela giurisdizionale, che non puo' dunque essere ostacolato senza giustificato motivo.

Anche considerata dunque la semplicita del procedimento di opposizione, la Corte Costituzionale rileva che l'esclusione dai mezzi possibili per l'opposizione a decreto ingiuntivo del servizio postale, largamente utilizzato dalla stessa funzione pubblica per l'invio di notifiche e comunicazioni, appare incongrua, lesiva del canone di ragionevolezzam e dissuasiva nei confronti della tutela giurisdizionale.

E' dunque legittimo, in estrema sintesi, inviare per posta alla cancelleria l'opposizione a ordinanza-ingiunzione.

LA SENTENZA:

Corte Costituzionale
Sentenza 18 marzo 2004, n. 98

Ritenuto in fatto


La Corte di cassazione, con ordinanza del 18 dicembre 2002, depositata il 1° aprile 2003, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 22 della
legge 24 novembre 1981, n. 689
(Modifiche al sistema penale), nella parte in cui non consente l’utilizzo del servizio postale per la proposizione del ricorso in opposizione contro l’ordinanza-ingiunzione

Premette il giudice a quo che la sentenza – avverso la quale è stato proposto ricorso per cassazione – con la quale il Giudice di pace di Firenze ha dichiarato l’inammissibilità di un’opposizione ad un’ordinanzaingiunzione proposta a mezzo del servizio postale è coerente con il principio, consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui il ricorso in opposizione contro le ordinanze-ingiunzione che irrogano sanzioni amministrative non può essere inoltrato al giudice competente con plico postale, ma deve essere depositato presso la cancelleria, con consegna a mani del cancelliere.

E ciò in quanto il deposito di atti può essere effettuato a mezzo del servizio postale solo quando vi sia una norma che espressamente preveda tale modalità di presentazione.
Ritiene, peraltro, il medesimo giudice che la mancanza, nella specie, di una disposizione che consenta all’ingiunto di provvedere al deposito del ricorso mediante invio per posta, in plico raccomandato, si ponga in contrasto con i principi sanciti negli artt. 3 e 24 della Costituzione, sulla scorta delle medesime considerazioni in virtù delle quali la Corte costituzionale, nella sentenza n. 520 del 2002, è pervenuta alla
declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 22, commi 1 e 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art.
30 della legge 30 dicembre 1991, n. 413), in tema di deposito del ricorso alle commissioni tributarie.

Al riguardo il rimettente sottolinea che il modello procedimentale adottato dal legislatore in tema di opposizione all’ordinanza-ingiunzione è estremamente semplificato e che, in particolare, l’attività successiva al deposito del ricorso, indirizzata alla instaurazione del contraddittorio, è interamente devoluta alla cancelleria, che provvede a notificare alle parti il ricorso con il decreto di fissazione dell’udienza. Rispetto ad una struttura processuale così agile, la previsione della consegna brevi manu
quale unica modalità di presentazione del ricorso stesso appresenterebbe «un formalismo non solo inutile ed anacronistico, ma anche estremamente gravoso per l’opponente».

Si tratterebbe, in definitiva, di un modello procedimentale molto più simile a quello previsto per il ricorso per cassazione (nel quale è consentito il deposito del ricorso a mezzo del servizio postale) che a quello proprio del processo del lavoro (nel quale tale possibilità non è data), cosicché la diversità di disciplina rispetto al primo, in parte qua, risulterebbe, anche sotto tale aspetto, priva di ragionevolezza, tanto più che – per la natura stessa delle materie oggetto del procedimento in questione – l’ufficio competente a decidere sull’opposizione è spesso situato in un luogo diverso, e talvolta assai distante, da quello di residenza del ricorrente.

Considerato in diritto

1.– La Corte di cassazione dubita, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, della legittimità costituzionale dell’art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), nella parte
in cui non consente che il ricorso in opposizione contro l’ordinanza-ingiunzione possa essere proposto a mezzo del servizio postale, in alternativa al deposito presso la cancelleria del giudice competente.
La previsione, quale unica modalità di introduzione del giudizio, della consegna personale del ricorso in mani del cancelliere sarebbe – ad avviso del rimettente – non coerente con la struttura semplificata del
procedimento e tale da ostacolare irragionevolmente l’esercizio del diritto alla tutela giurisdizionale da parte del destinatario della sanzione.

2.– La questione è fondata.
Questa Corte ha costantemente affermato l’esigenza, di carattere costituzionale, che le norme che determinano cause di inammissibilità degli atti introduttivi dei giudizi siano in armonia con lo specifico
sistema processuale cui si riferiscono e non frappongano ostacoli all’esercizio del diritto di difesa non giustificati dal preminente interesse pubblico ad uno svolgimento del processo adeguato alla funzione ad
esso assegnata (si veda, da ultimo, la sentenza n. 520 del 2002).

Non vi è dubbio, d’altra parte, che il procedimento di opposizione all’ordinanza-ingiunzione di pagamento, quale disciplinato dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981, si caratterizzi per una semplicità di forme del tutto peculiare, all’evidenza intesa a rendere il più possibile agevole l’accesso alla tutela giurisdizionale nella specifica materia.
Una volta introdotto il giudizio, mediante il deposito in cancelleria del ricorso con l’allegata ordinanza (art. 22, terzo comma), l’opponente – cui è data facoltà di stare in giudizio personalmente (art. 23, quarto comma) – non è infatti gravato da alcun ulteriore incombente al fine della nstaurazione del contraddittorio, essendo fatto carico alla cancelleria di provvedere alla notificazione alle parti del ricorso stesso e del decreto del giudice contenente la fissazione dell’udienza di comparizione (art. 23, secondo comma).

All’udienza i mezzi di prova necessari sono disposti dal giudice anche d’ufficio e la citazione dei testimoni – cui pure si provvede d’ufficio, così come ad ogni comunicazione e notificazione nel corso del processo (art. 23, nono comma) – può essere disposta anche senza formulazione di capitoli (art. 23, sesto comma). Gli atti del processo e la decisione – ad ulteriore conferma della volontà legislativa di favorire il ricorso alla tutela giurisdizionale, nella materia delle sanzioni amministrative, nonostante il
valore generalmente modesto della controversia – sono infine esenti da ogni tassa e imposta (art. 23, decimo comma).
In relazione a tale semplificata struttura processuale, la previsione del necessario accesso dell’opponente (o del suo procuratore) alla ancelleria del giudice competente al fine di depositare personalmente il ricorso – con esclusione della possibilità di utilizzo, a tale scopo, del servizio postale, viceversa largamente impiegato dalla parte pubblica per le proprie comunicazioni e notifiche – appare non solo incongrua nel suo formalismo, e perciò lesiva del generale canone di ragionevolezza, ma altresì tale da rappresentare – in palese contrasto con la ratio legis – fattore di dissuasione anche di natura economica dall’utilizzo del mezzo di tutela giurisdizionale, in considerazione tra l’altro dei costi, del tutto estranei alla funzionalità del giudizio, che l’intervento personale può comportare nei casi, certamente non infrequenti, in cui il foro dell’opposizione non coincida con il luogo di residenza dell’opponente.
Le esigenze di certezza che il deposito personale mira a realizzare riguardo all’instaurazione del rapporto processuale, possono d’altra parte essere allo stesso modo garantite attraverso l’utilizzo del plico raccomandato, espressamente previsto ad analoghi fini dallo stesso codice di rito (art. 134 disp. att. cod. proc. civ.).

Con la precisazione che – alla stregua dei principi enunciati in tema di procedimenti notificatori nelle sentenze di questa Corte n. 28 del 2004 e n. 477 del 2002 – l’opposizione dovrà ritenersi tempestiva purché la spedizione del plico sia intervenuta entro il termine previsto dal primo comma dell’art. 22 in esame.

3.– In ragione del rilevato contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, va conclusivamente dichiarata l’illegittimità costituzionale della norma denunciata, nella parte in cui non consente l’utilizzo del servizio postale al fine del deposito del ricorso in opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione.

PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), nella parte in cui non consente l’utilizzo del servizio postale per la proposizione dell’opposizione.





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