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SENTENZA
Circolazione stradale, segnaletica stradale, tipicita'

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 13875/05 del 28/06/2005

Massima:
In tema di circolazione stradale, il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina sulla segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo (o divieto) di comportamento è legittimamente imposto all'utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge. In particolare, per potersi ritenere in capo agli automobilisti sussistente un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare, è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell'obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita aliunde dall'utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità-notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l'obbligo stesso scaturisce (In applicazione del suindicato principio la S.C. ha cassato la sentenza con la quale il giudice di pace aveva rigettato l'opposizione dell'ordinanza ingiunzione emessa dal Comandante del Porto di Salerno per violazione dell'art. 40 dell'ordinanza d.d. 15 gennaio 1996 di Compamare Salerno, sanzionata dall'art. 1140 cod. nav., osservando essere rimasto nel caso pacificamente accertato, in fatto, che ove lasciato in sosta il veicolo del ricorrente non vi era alcun divieto, ed evidenziando al riguardo che un segnale orizzontale relativo ad una zona destinata al parcheggio -esplicitamente disciplinante lo spazio fisico sul quale esso incombe- non può essere anche ad altro spazio ad essa esterno riferito ed applicato, non essendo possibile, in contrasto con il principio di tassatività della norma prescrittiva, estendere in via interpretativa la portata di un divieto). (Cass. Civ., sez. II, 28 giugno 2005, n. 13875).

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

– Con atto 17/7/2001 O. S. proponeva opposizione avverso l'ordinanza ingiunzione emessa dal Comandante del Porto di Salerno con la quale gli era stata irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria per violazione dell'articolo 40 dell'Ordinanza 15/1/1996 di Compamare Salerno sanzionata dall'articolo 1174 codice della navigazione. L'opponente sosteneva che nell'area portuale “Masuccio Salernitano” non era stata esposta al pubblico alcuna tabella o altro me770 di puhhlica7ione della citata ordinanza e che non vi era alcun segnale di divieto di costa.
La Capitaneria del Porto di Salerno, costituitasi, chiedeva il rigetto dell'opposizione.
Con sentenza 6/6/2002 l'adito giudice di pace di Salerno rigettava l'opposizione osservando: che l'ordinanza 15/1/1996 si doveva ritenere conosciuta dagli abituali frequentatori del porto in possesso, come l'opponente, di autorizzazione all'ingresso nell'area portuale: che lo stesso O. aveva riconosciuto di aver parcheggiato la propria autovettura al di fuoridelle strisce delimitanti l'area di parcheggio e la cui presenza faceva presupporre il divieto del parcheggio oltre tali strisce: che inoltre la menzionata ordinanza risultava segnalata su apposita tabella collocata all'entrata dell'area portuale rendendola così pubblica e quindi conoscibile mediante affissione all'albo dell'ufficio: che l'opponente avrebbe dovuto prendere visione dell'ordinanza disciplinante la circolazione e la sosta dei veicoli nell'ambito portuale.
La cassazione della detta sentenza e stata chiesta da O.S. con ricorso affidato a quattro motivi illustrati da memoria. La Capitaneria del Porto di Salerno non ha svolto attività difensiva in sede di legittimità.

MOTIVI DELLA DECISIONE

- Con il primo motivo di ricorso O.S. denuncia violazione degli articoli 5, 6 e 7 codice della strada secondo cui “nelle aree portuali la competenza a disciplinare la circolazione è riservata al Comandante del Porto il quale vi provvede a mezzo ordinanze in conformità alle norme del presente codice” ossia “con ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali”. Le dette ordinanze, pertanto, non possono ritenersi conoscibili “mediante affissione all'Albo dell'Ufficio” come affermato dal giudice di pace il quale ha errato nel rigettare il primo motivo dell'opposizione con il quale esso ricorrente aveva eccepito di aver sostato, come non contestato, in zona ove mancava qualsiasi segnale indicante il divieto di sosta.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione degli articoli 3, 7, 38, 39 e 157 codice della strada per aver il giudice di pace ignorato la diversa natura giuridica dei distinti istituti del “Parcheggio” e della “Sosta”: il primo è regolato da strisce orizzontali azzurre relativa all'area destinata alla sosta: la seconda si riferisce invece alla “sospensione della marcia dei veicolo protratta nel tempo con possibilità di allontanamento da parte del conducente” (sosta consentita in qualsiasi luogo ove non vietata da apposito cartello). E' in tale situazione di sosta non vietata “al di fuori dell'area di parcheggio” che esco ricorrente ha ammesso di aver legittimamente sostato.
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia l'omessa valutazione degli esibiti documenti fotografici e degli argomenti prospettati da esso O. sulla base di tali documenti e con i quali era stato segnalato che la tabella all'ingresso del Porto menziona l'Ordinanza 15/1/1996 con riferimento solo all'autorizzazione per l'accesso all'area portuale o all'indicazione di situazioni di pericolo e non a limitazioni o preclusioni di specifici luoghi di parcheggio o di divieto di sosta al di fuori di essi.
Con il quarto motivo il ricorrente denuncia vizi di motivazione in relazione al terzo motivo di opposizione con il quale era stata dedotta la nullità dell'ordinanza ingiunzione perché non erano state esposte le ragioni che avevano indotto l'Ufficio a disattendere le tesi difensive sviluppate nello scritto inviato da esso O. alla Capitaneria.
La Corte rileva la fondatezza delle dette censure che, per evidenti ragioni di ordine logico e per economia di trattazione, possono, essere esaminate congiuntamente per la loro stretta connessione ed interdipendenza riferendosi tutte a questioni collegate prospettate sotto profili diversi.
Occorre premettere che il quadro normativa cui far riferimento nella specie  è il seguente:
- articolo 5 n. 3 codice della strada: “I provvedimenti per la regolamentazione della circolazione sono emessi dagli enti proprietari, attraverso gli organi competenti a norma degli articoli 6 e 7, con ordinanze motivate e rese note al pubblico mediante i prescritti segnali”;
- articolo 6 n. 4 lett. d) codice della strada: “L'ente proprietario della strada può, con l'ordinanza di cui all'art. 5,. comma 3….. d) vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma il parcheggio o la costa dei veicoli”;
- articolo 6 n. 7 codice della strada: “Nell'ambito degli aeroporti aperti al traffico aereo civile e nelle aree portuali, la competenza a disciplinare la circolazione delle strade interne aperte all'uso pubblico e riservata rispettivamente al direttore del la circoscrizione aeroportuale competente per territorio e al comandante di porto capo di circondario, i quali vi provvedono a mezzo di ordinanze, in conformità alle norme del presente codice.”
- articolo 38 n. 2 codice della strada: “Gli utenti della strada devono rispettare le prescrizioni rese note a mezzo della segnaletica stradale ancorché in difformità con le altre regole di circolazione. Le prescrizioni dei segnali semaforici, esclusa quella lampeggiante gialla di pericolo di cui all'art. 41, prevalgono sii quelle date a mezzo dei segnali verticali e orizzontali che regolano la precedenza. Le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali. In ogni caso prevalgono le segnalazioni degli agenti di cui all'art. 43.”.
Va peraltro aggiunto che in materia di polizia dei porti o degli aerodromi, il codice della navigazione stabilisce, all'art. 30, che l'amministrazione della marina mercantile regola l'uso del demanio marittimo e vi esercita la polizia: dispone, all'art. 81, che il comandante del porto provvede per tutto quanto concerne in genere la sicurezza e la polizia del porto o dell'approdo e delle relative adiacenze: colloca, all'art. 28, i porti fra i beni demaniali marittimi: punisce, all'art. 1174, chi non osserva una disposizione di legge o di regolamento ovvero un provvedimento legalmente dato dall'autorità competente in materia di polizia dei porti o degli aerodromi. Pertanto, in virtù di detta normativa, il comandante del porto ha il potere-dovere di disciplinare i modi ed i tempi della sosta delle autovetture di coloro che sono autorizzati ad accedere nel porto. L'applicazione del codice della navigazione non esclude, però, l'applicabilità anche del c.d. codice della strada, per gli aspetti disciplinati da quest'ultima normativa come quella concernente la segnaletica stradale.
Nella specie il giudice di pace non ha applicato correttamente le dette norme ed i detti principi.
Dalla stessa lettura della sentenza impugnata risulta pacifico in fatto che il ricorrente lasciò la propria autovettura in sosta in una parte dell'area portuale ubicata nelle vicinanze di una zona caratterizzata dalla presenza di strisce coloratedelineanti lo spazio destinato al parcheggio ed ove però non vi era alcuna segnaletica (verticale o orizzontale o luminosa) indicante il divieto di sosta al di fuori della superficie destinata al parcheggio. E' altresì pacifico che il veicolo dell'O. non venne lasciato in uno di quegli spazi  o dossi, curve, aree di intersezione, marciapiedi ecc.) per i quali l'articolo 158 codice della strada prescrive il divieto assoluto di fermata e di sosta senza necessità di apposita segnalazione.
Ciò posto in fatto è evidente la fondatezza del ricorso dovendosi ritenere insussistenti - al contrario di quanto affermato dal giudice di pace nella sentenza impugnata - i presupposti di fatto e di diritto dell'illecito amministrativo contestato all'O. “per aver sostato fuori delle aree preposte al parcheggio… violando la disposizione di cui all'articolo 40 dell'Ordinanza CP Salerno n. 2/96 del 15/1/1996, fatto sanzionato dal 2° comma dell'articolo 1174 del Codice della Navigazione”.
Nella zona ove venne trovata in sosta l'autovettura del ricorrente non vi era alcun segnale con la riproduzione dell'articolo 40 della detta Ordinanza della Capitaneria del Porto di Salerno relativo alla regolamentazione della sosta nell'area portuale.
Ai fini del a conoscibilità della disposizione concernente il divieto di sosta al di fuori delle strisce delimitanti la zona destinata al parcheggio dei veicoli sono irrilevanti le circostanze  - alle quali ha fatto riferimento il giudice di pace a sostegno della decisione impugnata - relative alla affissione dell'Ordinanza in questione all'albo dell'ufficio ed alla generica segnalazione di tale 0rdinanza su “apposita tabella collocata all'entrata dell'area portuale”. Tale anomala forma di pubblicità non può ritenersi validamente sostitutiva di quella imposta dal codice della strada.
Al riguardo va osservato che, come questa Corte ha avuto modo di affermare in tema di circolazione stradale, il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo (o divieto) di comportamento e legittimamente imposto all'utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge In particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare, e necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell'obbligo (o del divieto) dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita aliunde dall'utente e del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità-notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l'obbligo stesso scaturisce (sentenze 23/5/2002 n. 7543; 20/2/1998 n. 1782).
Peraltro dal tenore dell'art 157 c. strad. - a noma del quale nelle zone di sosta all'uopo predisposte i veicoli debbono essere collocati nel modo prescritto dalla segnaletica - si deve dedurre il principio secondo cui la sosta degli autoveicoli è libera, se non vietata, e che vi e obbligo di sostare nel modo prescritto solo dove tale prescrizione esiste (sentenza 6/3/1999 n.
1918).
Nel caso in esame, come sopra rilevato, è pacifico in fatto che nella zona nella quale venne lasciata in sosta il veicolo del ricorrente non vi era alcuna segnalazione, e, dunque, alcun divieto. In particolare va evidenziato che un segnale orizzontale relativo ad una zona destinata al parcheggio - e che disciplina esplicitamente lo spazio tipico sul quale incombe - non può riferirsi ed essere applicato ad altro spazio esterno ad esso. Né, evidentemente è possibile estendere interpretativamente un divieto non espressamente previsto, atteso il principio di tassatività della noma prescrittiva.
Deve pertanto escluderci la sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto dell'infrazione contestata al ricorrente e della conseguente pretesa sanzionatoria.
In definitiva, in accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata deve essere cassata e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto – la causa può essere decisa nel merito a norma dell'articolo 184 c.p.c. con l'accoglimento dell'opposizione proposta da O. S. avverso l'ordinanza ingiunzine del Comandante del Porto di Salerno per la rilevata illegittimità (derivata) dell'ingiunzione opposta che ne comporta l'annullamento.
Per la sussistenza dai giusti motivi vanno compensate tra le parti le spese dell'intero giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito ex articolo 384 C.P.C., accoglie l'opposizione ed annulla l'ingiunzione opposta: compensa tra le parti le spese di giudizio.

Roma 21 aprile 2005

Depositata in Cancelleria il 28 giugno 2005.





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