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SENTENZA
Contratto d'assicurazione bonus/malus: illegittimi aumenti di premio senza preventiva comunicazione

Pubblicata da: Redazione


Giudice di pace Casoria
sentenza del 18/02/2005

Data la riconosciuta posizione di forza delle compagnie assicuratrici, essa dev'essere controbilanciata da un comportamento, da parte loro, altamente qualificato dal punto di vista professionale e permeato dalla massima correttezza, trasparenza e buona fede.

Nella causa in oggetto, il titolare di polizza r.c.a., con formula tariffaria bonus/malus, pur non avendo causato incidenti stradali si vedeva applicata una tariffa maggiorata al rinnovo del periodo assicurativo, senza tra l'altro che pervenisse alcuna comunicazione preventiva di tale aumento.Tale comunicazione, secondo l'articolo 1 della legge n. 57 del 5/3/2001 deve avvenire almeno 60 giorni prima della variazione stessa.

La mancata preventiva comunicazione, impediva tra l'altro al contraente di accorgersi della variazione e rescindere il contratto nei termini stabiliti.

La stessa ISVAP, già con la circolare n. 235/95 ribadita da quella n. 518/2003, ha stabilito che le assicurazioni devono appunto comunicare per iscritto all'assicurato eventuali prossime variazioni di premio. Se tale comunicazione non avviene per tempo si deve applicare per il periodo successivo la stessa tariffa del periodo precedente


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace di Casoria, Avv. Vincenzo Richiello, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa, iscritta al n. 3926/02 R.G.A.C., avente ad oggetto "risarcimento danni", riservata in decisione all'udienza del 9.4.2003

TRA

TIZIA , elett.te domiciliata in Casoria (Na) …, presso lo studio degli Avv.ti …, che la rappresentano e difendono, giusta procura a margine dell'atto di citazione; -attrice-

E

XXX ASSICURAZIONI S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t., con sede in Torino ..., elett.te domiciliata in Napoli …, presso lo studio dell'Avv. …, in virtù di procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; -convenuta-

nonche'

AGENZIA XXX VIA .... NAPOLI, in persona del legale rapp.te p.t., elett.te domiciliata in Napoli … alla, presso lo studio dell'Avv. …, giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta; -convenuta-
CONCLUSIONI: come da verbale di causa del 9/4/03, che si intende integralmente richiamato e trascritto.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, ritualmente notificato in data 28-30/3/02, TIZIA assumeva di aver stipulato con la XXX Ass.ni s.p.a., presso l'agenzia di via ..., Napoli, una polizza r.c.a., con formula tariffaria bonus/malus, recante il n. 152xxxxxxxxx, con durata dal 26/11/2000 al 26/11/2001 e assegnazione della settima classe di merito, pagando il relativo premio dell'importo di €. 437,90. Esponeva, quindi, l'istante che, pur non avendo causato incidenti nel periodo in questione, con conseguente passaggio dalla settima alla sesta classe di merito, si vedeva applicata dalla predetta agenzia una tariffa maggiorata di €. 68,80 rispetto al premio precedente, per un importo complessivo di €. 506,70.

Deduceva, pertanto, l'istante che era stata violata la disposizione dell'art. 5 del D.L. n. 70 del 28/3/2000, convertito nella L. n. 73 del 28/3/2000 e che la stessa clausola di deroga dell'art. 5 delle condizioni generali di contratto era affetta da nullità, per violazione degli artt. 1469 bis, ter, quater, quinquies c.c. n. 3 co. 3, essendo stato il consumatore costretto ad aderire a una clausola che non aveva avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto. Esponeva, infine, l'istante di essere stata costretta ad accettare il nuovo premio di assicurazione, unilateralmente predisposto dalla compagnia, per evitare di rimanere priva dell'obbligatoria copertura r.c.a. e perdere i vantaggi della convenzione. Tanto premesso, TIZIA conveniva in giudizio la XXX Ass.ni s.p.a. e l'agenzia XXX di via ..., Napoli, per sentir dichiarare nulla, per la chiara vessatorietà, la clausola di deroga dell'art. 5 delle condizioni contrattuali e conseguentemente condannare la XXXi Ass.ni s.p.a. a pagare, in favore dell'istante, la somma di €. 68,80, nonché i convenuti, in solido tra loro, al risarcimento del danno subito dall'istante nella maggior somma ritenuta equa dal giudicante, con vittoria di spese e competenze di lite.

Alla prima udienza di comparizione del 29/5/2002, si costituivano in giudizio i convenuti, che impugnavano estensivamente la domanda, chiedendone il rigetto, con vittoria delle spese e competenze di lite. Eccepivano i convenuti, preliminarmente, l'incompetenza per territorio del giudice adito, per essere competente, ai sensi degli artt. 19 e 20 c.p.c., il Giudice di pace di Napoli, luogo di conclusione del contratto di assicurazione ovvero quello di Torino, luogo ove ha la sede legale la XXX Ass.ni s.p.a.. Nel merito, deducevano che l'istante aveva provveduto al pagamento del premio, senza sollevare alcuna contestazione al riguardo, in data 20/11/2001 e quindi sei giorni prima della scadenza, nonostante avesse la facoltà di recedere dal contratto. Assumevano, quindi, che, per tali ragioni, l'art. 5 delle condizioni generali di assicurazione, nella sua nuova formulazione, era legittimo, non richiedendo espressa accettazione da parte del contraente, il quale aveva la facoltà di non rinnovare il contratto.
Alla stessa prima udienza di comparizione, il giudice di pace, ravvisata l'opportunità di decidere la questione pregiudiziale di competenza per territorio, autorizzava le parti a rassegnare le conclusioni.
Precisate le conclusioni, la causa veniva riservata per la decisione all'udienza del 29/5/02, con termine di giorni quindici per il deposito di note illustrative.
Emessa sentenza parziale, recante n. 3008/02, con la quale veniva affermata la competenza per territorio del giudice adito a conoscere della causa, il giudizio proseguiva senza assunzione di mezzi di prova e all'udienza del 9/4/03, precisate le conclusioni, come in epigrafe trascritte, la causa era introitata in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, occorre chiarire che questo giudice, avendo ritenuto di essere competente per territorio a conoscere della domanda in atti con apposita sentenza parziale recante n. 3008/02, non possa pronunciarsi nuovamente sulla stessa questione, riproposta dalla XXX Ass.ni s.p.a. e dalla agenzia SAI di via ... , Napoli.
Invero, i convenuti avrebbero dovuto procedere all'impugnazione del predetto provvedimento.
Nel merito la domanda è fondata e pertanto va accolta.
Occorre premettere che, nel corso dell'ultimo decennio, il legislatore, nel prendere coscienza delle sempre più pressanti esigenze e richieste di tutela da parte dei consumatori, ha elaborato un'articolata normativa tesa a promuovere la trasparenza e correttezza nei rapporti tra i consumatori ed i cd. contraenti forti, in particolare le compagnie assicuratrici.
E' pacifico, infatti, che in un settore, come quello assicurativo per la r.c.a., caratterizzato dalla obbligatorietà per legge, le imprese assicuratrici usufruiscano di una posizione dominante, che, in definitiva, si traduce nella predisposizione da parte loro di contratti standard o di massa, che non consentono trattative tra le parti e nella conseguente imposizione di premi particolarmente elevati.

Va da sé, quindi, che tale posizione di forza delle compagnie debba essere controbilanciata da un comportamento, da parte loro, altamente qualificato dal punto di vista professionale e permeato dalla massima correttezza, trasparenza e buona fede.

E' appena il caso di rilevare che la buona fede, come obbligo etico di comportamento onesto, costituisca un principio cardine, che informa l'intero sistema obbligatorio.
Essa si pone quale regola di condotta, alla quale devono attenersi i soggetti di qualsiasi rapporto obbligatorio. E' una clausola generale, che non impone un comportamento a contenuto prestabilito, ma che si presta ad essere determinata con riferimento ai valori sociali e morali della trasparenza, correttezza, solidarietà.
In particolare, la correttezza esprime l'esigenza che, durante la formazione e lo svolgimento del rapporto contrattuale, le parti si comportino secondo i canoni della lealtà e solidarietà.
La trasparenza deve assicurare la chiarezza delle clausole contrattuali ed un'adeguata informazione nel corso delle trattative e dell'esecuzione del contratto.
La solidarietà contrattuale si risolve nel dovere di attivarsi per salvaguardare l'interesse altrui nei limiti di un apprezzabile sacrificio del proprio interesse.
La buona fede, come principio fondamentale, risulta richiamata più volte nella disciplina del contratto e precisamente negli artt. 1175, 1337, 1358, 1366, 1375, 1460 c.c..
In particolare, l'art. 1337 c.c., rubricato sotto il titolo "Trattative e responsabilità precontrattuale" dispone che: "Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede".
Ancora, l'art. 1175 c.c., rubricato sotto il titolo "Comportamento secondo correttezza", prevede che: "Il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza".
Si tratta di norme fondamentali che fissano un criterio oggettivo di valutazione, spettando poi al giudice di specificarlo in relazione alle singole circostanze del caso concreto.
Va rilevato, quindi, come il principio della buona fede debba essere rivisitato ed interpretato nel contesto della nuova normativa dettata con riferimento ai diritti ed alla tutela del consumatore.
In particolare, la legge n. 52 del 26/2/96 ha introdotto una più specifica tutela della libertà contrattuale del singolo, assicurando il giusto equilibrio tra le posizioni contrapposte del "professionista" e del "consumatore", tenuto conto dei possibili abusi ad opera della parte contrattualmente più forte, ravvisata nel professionista.
Inoltre, la L. 281/98 statuisce che ai consumatori ed agli utenti siano riconosciuti come fondamentali, tra gli altri, i diritti alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali concernenti beni e servizi.
Orbene, il legislatore, introducendo l'equità quale valore fondamentale nei rapporti contrattuali, ha ribadito il suo intento di assicurare un livello di protezione più elevato per la libertà contrattuale del consumatore, quale contraente debole, intervenendo direttamente sul contenuto della vicenda contrattuale.
In buona sostanza, si sta assistendo ad un'affermazione, sempre più netta, della buona fede, anche sotto il profilo della solidarietà contrattuale, nel senso di assicurare un equilibrio tra le prestazioni, rispondendo alle esigenze di giustizia attualmente avvertite dalla coscienza sociale.
Infine, la legge n. 57 del 5/3/2001, seguendo il solco tracciato dalle precedenti disposizioni, ha individuato precisi obblighi di informazione e di comunicazione a carico delle compagnie, le quali sono tenute, da un lato, a pubblicare, mediante appositi opuscoli, materiale promozionale ed annunci pubblicitari, i premi annuali di riferimento, dall'altro, a rendere ben visibili agli utenti, nei punti vendita e nell'ambito dei sistemi informativi telematici, le tariffe e le condizioni concernenti le polizze r.c.a..
In particolare, l'art. 1 della citata legge, al comma sette, prevede che le eventuali variazioni dei premi di riferimento siano comunicate dalle imprese assicuratrici almeno sessanta giorni prima della loro applicazione, laddove al comma tre dispone che la disdetta dei contratti debba essere inviata a mezzo fax o raccomandata almeno trenta giorni prima della data di scadenza indicata nella polizza.
Orbene, nel caso di specie, non risulta acquisita agli atti la benché minima prova che la XX Ass.ni s.p.a. avesse comunicato nei tempi previsti di sessanta giorni prima della scadenza contrattuale un aumento, peraltro molto consistente, del premio assicurativo.
D'altro canto, la parte attrice, recatasi presso l'agenzia sei giorni prima della scadenza del contratto per rinnovare la polizza, si è trovata nella impossibilità di recedere dal contratto, atteso il decorso del termine di trenta giorni prima per la disdetta, e quindi nella situazione di dover accettare, suo malgrado, il nuovo premio.
In realtà, all'atto del rinnovo del contratto presso la sede dell'agenzia, la XXX Ass.ni s.p.a. sottoponeva alla sig.ra TIZIA l'approvazione di una clausola di deroga dell'art 5 delle condizioni generali di contratto e ottenuta l'adesione da parte sua, le imponeva un aumento, di gran lunga eccessivo, del premio assicurativo.

In altri termini, trattandosi di una deroga alle condizioni generali di contratto, applicabile per definizione a tutti i contraenti, la sig.ra TIZIA non poteva affatto immaginare e presagire l'implicazione che tale deroga avrebbe avuto sul suo singolo rapporto assicurativo: ovvero l'aumento esorbitante del premio da lei dovuto.

Alla luce di tali considerazioni, ben può ritenersi la vessatorietà della clausola in parola, eccessivamente penalizzante per il contraente debole, la quale clausola peraltro si pone in evidente contrasto con le altre condizioni contrattuali e con le disposizioni impartite dall'ISVAP, quale organo di vigilanza sulle imprese assicuratrici.
In particolare, l'art. 12 delle condizioni generali di contratto, rubricato sotto il titolo "rinnovo del contratto", testualmente recita: " Salvo quanto previsto dall'art. 5, in mancanza di disdetta data da una delle parti con lettera raccomandata almeno trenta giorni prima della scadenza, il contratto, se di durata non inferiore all'anno, è rinnovato alle stesse condizioni in corso per una durata pari ad un anno e così successivamente ".
La stessa ISVAP, già con la circolare n. 235/95 ribadita da quella n. 518/2003, ha stabilito che le imprese assicuratrici devono dare comunicazione per iscritto ai propri assicurati delle variazioni di premio che intendono applicare alla scadenza del contratto e che in mancanza di prova dell'avvenuta comunicazione o nel caso in cui risulti che questa è pervenuta al contraente oltre i termini stabiliti, il contratto in corso deve essere prorogato al precedente premio di tariffa.
In buona sostanza, deve ritenersi che alcun valore possa essere attribuito alla clausola in questione, pur se la stessa era stata, apparentemente, accettata dalla sig.ra TIZIA.

E' appena il caso di rilevare che la normativa in tema di contratti tra il consumatore ed il professionista, oltre a prevedere all'art. 1469 bis c.c. una elencazione di clausole abusive, contiene al successivo art. 1469 ter c.c. una norma aperta, che consente al giudice di accertare e considerare vessatoria una qualsivoglia clausola, anche se non valutata come tale espressamente dalla legge, purchè idonea di per sé a determinare uno squilibrio contrattuale tra le posizioni dei due contraenti.
In particolare, l'art. 1469 ter c.c.., rubricato sotto il titolo " Accertamento della vessatorietà delle clausole" dispone: "La vessatorietà di una clausola è valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende".
Orbene, nel caso in esame, riesce agevole rilevare come, nonostante la circostanza che l'assicurata non avesse provocato sinistri automobilistici nell'anno precedente e quindi fosse salita di classe dalla settima alla sesta, la sig.ra TIZIA pagava un premio assicurativo di gran lunga superiore a quello relativo all'anno precedente.
Riguardo la richiesta di prova per testi, articolata dalle parti convenute, essa si configura del tutto irrilevante ed inammissibile e pertanto va respinta.
In conclusione, accertato il carattere vessatorio della clausola censurata, la stessa va dichiarata inefficace, ai sensi dell'art. 1469 quinquies c.c., mentre il contratto sopravvive e rimane efficace per le restanti condizioni contrattuali.

Ne consegue che, nel caso di specie, trovino integrale applicazione l'art. 5, nella vecchia formulazione, e l'art. 12 delle condizioni generali di contratto, in quanto non risulta acquisita agli atti la prova della preventiva comunicazione all'assicurata da parte della XXX Ass.ni s.p.a. della nuova tariffa nei termini stabiliti né che una delle parti contraenti avesse dato disdetta, con lettera raccomandata, del contratto in questione almeno trenta giorni prima della sua scadenza.
Alla stregua di quanto considerato, deve ritenersi che la sig.ra TIZIA era tenuta a corrispondere per il rinnovo della polizza r.c.a. a titolo di premio assicurativo la stessa somma dell'anno precedente e precisamente l'importo di €. 437,90, anziché la somma maggiorata di €. 506,70.
Va dichiarata, pertanto, la condanna della XXX Assicurazioni s.p.a. alla restituzione, in favore di TIZIA , della somma di €. 68,80.
Alcuna altra voce di danno risulta allegata e provata dalla parte attrice.
Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Casoria, definitivamente pronunciando sulla domanda, così provvede:
dichiara vessatoria ed inefficace la clausola di deroga dell'art. 5 delle condizioni generali di assicurazione, relativa al contratto di assicurazione per r.c.a. intercorso tra la XXX Ass.ni s.p.a. e TIZIA ;
condanna la XXX Ass.ni s.p.a, in persona del legale rapp.te p.t., al pagamento, in favore di TIZIA, della somma di €. 68,80, oltre interessi legali dalla domanda;
condanna la XXX Ass.ni s.p.a, in persona del legale rapp.te p.t., al pagamento delle spese di lite, che si liquidano in complessivi €. 400,00, di cui €. 30,00 per spese, €. 150,00 per diritti ed €. 220,00 per onorario, oltre accessori dovuti per legge, con attribuzione ai difensori anticipatari.

Così deciso in Casoria, 18/02/2005.
Il Giudice di Pace   Avv. Vincenzo Richiello





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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