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SENTENZA
E' reato coltivare in casa hashish o marjuana ricavate dalla canapa indiana, anche se in modesta quantità.

Pubblicata da: Prof. Avv. Luigi Viola


Corte di cassazione penale Roma
sentenza 32949/2005 del 08/09/2005



CASSAZIONE PENALE, Sezione IV, Sentenza n. 32949 del 08/09/2005

(Presidente: R. Olivieri; Relatore: M. Battisti)

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE IV PENALE

SENTENZA

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Ivrea, con sentenza del 22 novembre 2001, assolveva perchι il fatto non costituisce reato I. C. dall’imputazione di detenzione di 3 piante di canapa indiana, contenenti mg. 291 di THC, fatto accertato in S. Giusto Canadese sino al 20 luglio 2000.

Il g.i.p., rilevava che, nel caso di specie, si era di fronte non ad una coltivazione tecnico agraria, ma ad una coltivazione domestica, la quale equivale alla detenzione e che, non essendovi alcuna prova che la detenzione fosse destinata allo spaccio, doveva ritenersi destinata all’uso personale, donde il proscioglimento.

Se cosμ non fosse, aggiungeva il g.i.p., si porrebbe il problema di legittimitΰ costituzionale sotto il profilo della irragionevole disparitΰ di trattamento tra la coltivazione di modesta entitΰ e la detenzione di modesta quantitΰ, entrambe destinate all’uso personale, punibile la prima e non punibile la seconda.

Il procuratore della Repubblica ricorre per cassazione denunciando erronea applicazione della legge penale e manifesta illogicitΰ della motivazione.

Deduce che: la distinzione tra coltivazione domestica e coltivazione tecnico agraria non θ autorizzata dall’art.73 d.p.r. 309/1990, il quale, inoltre, non legittima la sussistenza della c.d. coltivazione domestica nella detenzione, che, a ben vedere, θ la coltivazione che sussume la detenzione e non viceversa; la sentenza θ in contrasto con la giurisprudenza della corte di cassazione, la quale afferma che la coltivazione θ reato di pericolo astratto per la cui configurabilitΰ non rilevano ne la quantitΰ, ne la qualitΰ delle piante; la Corte Costituzionale, con sentenza 24 luglio 1995, n. 360, ha giΰ risolto, dichiarandola infondata, la questione di legittimitΰ costituzionale prospettata nella sentenza impugnata.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso θ fondato.

Secondo un indirizzo della giurisprudenza della corte di cassazione, ricordato dal ricorrente, la coltivazione di piante di canapa indiana integra un reato di pericolo astratto.

La coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti o psicotrope, attivitΰ distinta dalla produzione, costituisce reato di pericolo astratto, per la cui configurabilitΰ non rilevano la qualitΰ e la quantitΰ delle piante, la loro effettiva tossicitΰ, la quantitΰ di sostanza drogante da esse estraibile (Cass. 21 aprile 1998, n. 4696, rv. 211060).

E, ancora: la coltivazione di piante di canapa indiana integra un reato di pericolo astratto per la cui configurabilitΰ non rilevano la quantitΰ e la qualitΰ delle piante, la loro effettiva tossicitΰ o la quantitΰ di sostanza drogante da esse estraibile, trattandosi di fattispecie volta a vietare la produzione di specie vegetali idonee a produrre l’agente psicotropo, indipendentemente dal principio attivo estraibile (Cass., 1 dicembre 2004, n. 46529, rv. 230571; conformi, rv. 211060, 216215, 221527, 229311; contra, 217258, 218692, 229366).

Ove, peraltro, si volesse tenere conto del temperamento che introduce una parte della giurisprudenza, la quale, dopo avere riaffermato che la qualitΰ delle piante ed, in particolare, il grado di tossicitΰ della stessa potrΰ avere rilievo solo ai fini della considerazione della gravitΰ del reato e della commisurazione della pena, aggiunge che solo laddove risulti l’assenza o l’insufficienza di effetto drogante della sostanza coltivata θ consentito escludere l’offensivitΰ della condotta, configurandosi cosμ il reato impossibile previsto dall’art. 49 c.p. (Cass., 6 febbraio 2004, n. 4386, Felsini, rv. 229366; conformi, rv. 217258, 218692, 221527), nella specie risulta della stessa sentenza impugnata che le piantine contenevano mg. 291 di THC, donde anche la accertata offensivitΰ della condotta.

Ne puς dirsi che si ponga una questione di legittimitΰ costituzionale se le norme degli artt. 73 e 75 d.p.r. n. 309/1990, l’art. 73 punisce, tra le altre, la condotta di coltivazione e l’art. 75 non include la coltivazione tra le condotte per le quali sia invocabile la non punibilitΰ per essere destinato lo stupefacente all’uso personale, vengono cosμ interpretate.

Come, infatti, ha sottolineato il ricorrente, la Corte Costituzionale θ giΰ stata investita dalla questione e, con sentenza del 24 luglio 1995, n. 360, l’ha dichiarata infondata sul presupposto che nella coltivazione difetta il nesso di immediatezza con l’uso personale e ciς giustifica un possibile atteggiamento di maggior rigore rientrando nella discrezionalitΰ del legislatore anche la scelta di non agevolare comportamenti propedeutici all’approvvigionamento di sostanze stupefacenti per uso personale.

Θ da escludere, dunque, sia che possa configurarsi la c.d. coltivazione domestica sussumibile nella detenzione, sia, conseguentemente, che a questa giuridicamente inesistente coltivazione domestica possa applicarsi la norma dell’art. 75 d.p.r. n. 309/1990.

Ciς premesso, la sentenza deve essere annullata con rinvio.

PQM

La Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame alla Corte di appello di Torino.

Roma, 23 febbraio 2005.

Depositata in Cancelleria l'8 settembre 2005.




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