Condividi su Facebook | Segnala | Errore | Stampa | Zoom
SENTENZA
Concorso anomalo: due limiti negativi

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 4889/17 del 01/02/2017


L'applicabilità della fattispecie descritta dall'art. 116 c.p. soggiace a due limiti negativi: che l'evento diverso non sia stato previsto come certo o come altamente probabile, e quindi voluto neanche sotto il profilo del dolo alternativo o eventuale, perchè in tal caso sussisterebbe la tipica responsabilità concorsuale ai sensi dell'art. 110 c.p. , e che l'evento più grave concretamente realizzato non sia conseguenza di fattori accidentali e imprevedibili, che abbiano spezzato l'ordinaria coerenza dello svolgersi dei fatti umani.



Cassazione penale, sezione prima, sentenza del 1.02.2017, n. 4889


...omissis...

1. Il ricorso merita accoglimento sì come sarà in seguito precisato.

2. Si premette in diritto che, per consolidato orientamento di legittimità, le ordinanze in materia cautelare, quando siano esaurite le impugnazioni previste dalla legge, hanno efficacia preclusiva "endoprocessuale" riguardo alle questioni esplicitamente o implicitamente dedotte, con la conseguenza che una stessa questione, di fatto o di diritto, una volta decisa, non può essere riproposta in ogni successivo provvedimento relativo alla stessa misura e allo stesso soggetto, neppure adducendo argomenti diversi da quelli già presi in esame, altrimenti ogni questione sarebbe riproponibile un numero infinito di volte e risulterebbe vanificata la previsione legislativa dei termini per impugnare i provvedimenti cautelari (Sez. U. n. 11 del 08/07/1994, Buffa, Rv. 198213; Sez. U, n. 14535 del 19/12/2006, dep. 2007, Librato, Rv. 235908; tra le successive, Sez. 1, n. 47482 del 06/10/2015, Orabona, Rv. 265858; Sez. 6, n. 23295 del 17/03/2015, Volpin, Rv. 263627; Sez. 6, n. 375 del 03/12/2009, dep. 2010, Bidognetti, Rv. 246026; Sez. 2, n. 1180 del 26/11/2008, dep. 2009, Elia, Rv. 242779).

2.1. Questa Corte, nel rimarcare, in consapevole contrasto con diverso prevalente indirizzo favorevole al principio di "impermeabilità" del procedimento principale rispetto alle decisioni adottate nel procedimento incidentale de libertate e, in particolare, della non vincolatività per il giudice del dibattimento delle pronunce sulla validità e sulla utilizzabilità del mezzo di prova, emesse nel procedimento incidentale di impugnazione delle misure cautelari personali (tra le altre, Sez. 5, n. 16285 del 16/03/2010, Baldissin, Rv. 247265; Sez. 4, n. 19331 del 04/12/2006, Vacca, Rv. 236414; Sez. 1, n. 1495 del 11/02/1998, Seseri, Rv. 210551), ha più recentemente affermato che è preclusa in sede di legittimità, con conseguente inammissibilità del ricorso, la proposizione dell'eccezione difensiva di inutilizzabilità delle conversazioni intercettate, che sia stata già compiutamente esaminata e respinta dalla Corte di cassazione nel procedimento cautelare nei confronti degli stessi imputati (tra le altre, Sez. 1, n. 39850 del 01/03/2012, Alampi, Rv. 253950; Sez. 1, n. 23748 del 24/04/2012, Conti Taguali, Rv. 253336; Sez. 1, n. 47655 del 12/10/2011, Adamo, Rv. 252181).

Con dette pronunce, precisandosi che "è irragionevole ritenere che l'utilizzabilità di una specifica prova possa essere successivamente negata, nell'ambito del medesimo procedimento, nei confronti della stessa parte, poichè, una volta stabilita dal giudice di legittimità, in relazione allo stesso procedimento e nei confronti delle medesime parti, l'utilizzabilità di determinate prove, l'efficienza processuale postula che, in difetto di elementi nuovi, la decisione resa in precedenza sia vincolante e non consenta di reiterare la questione ad libitum, quando piaccia, e quante volte si voglia, tanto palesemente pregiudicando la ragionevole durata del processo" (Sez. 1, n. 47655 del 12/10/2011, citata in motivazione), si è anche rappresentato "non è in discussione il principio dell'autonomia del procedimento principale rispetto a quello incidentale in relazione all'accertamento della condotta" (Sez. 1, n. 47655 del 12/10/2011, citata, in motivazione).

2.2. In tale linea interpretativa si è, ulteriormente sottolineato, richiamandosi condivisa dottrina, che "l'assenza di un adeguato collegamento funzionale tra i procedimenti e la loro autonomia risultano giustificate per quanto riguarda la relazione di non interferenza delle valutazioni probatorie, data la sostanziale differenza degli standard e dei livelli dimostrativi delle prove... differenti gradi di certezza conoscitiva sono rappresentabili mediante cerchi concentrici, il più ampio dei quali corrisponde a quello proprio della sentenza di condanna, che, per il fatto di essere il più completo e di intensità maggiore, racchiude in sè le sfere di cognizione delle fasi precedenti del processo. Pertanto, l'articolazione dei gradi di conoscenza correlati alle diverse valutazioni probatorie spiega le ragioni per le quali gli esiti dell'apprezzamento delle prove compiuto dal giudice del procedimento incidentale non possono vincolare il giudice del processo principale e, per converso, dà pienamente conto del fondamento del principio di assorbimento dal quale deriva che l'intervento nel giudizio di cognizione di una decisione che contenga in sè una valutazione del merito di incisività tale da assorbire l'apprezzamento dei gravi indizi di colpevolezza produce insuperabili effetti preclusivi nel procedimento incidentale de libertate. Per contro, nell'ambito dei rapporti tra procedimento principale e procedimenti incidentali, i principi di impermeabilità e di non interferenza risultano indubbiamente fonte di squilibrio, di disfunzionalità e di irrazionale sviluppo del processo a causa della ritenuta operatività di una generalizzata incomunicabilità delle decisioni estranee al campo della valutazione delle prove, anche se esse riguardano questioni di puro diritto insorte tra le stesse parti, in subprocedimenti inseriti nello stesso processo e senza che sia sopravvenuta alcuna modificazione del contesto fattuale. In presenza di simili situazioni è giusto, allora, chiedersi se abbia senso insistere nella proclamazione dell'autonomia dei procedimenti rispetto alle decisioni delle identiche quaestiones iuris e se la possibilità di indeterminata reiterazione delle medesime questioni già definite in un procedimento incidentale sia realmente compatibile con i principi fondamentali del sistema processuale" (Sez. 1, n. 39850 del 01/03/2012, citata, in motivazione).

2.3. La coerenza di tali, qui riaffermati, principi emerge anche dai ripetuti interventi della Corte costituzionale, secondo cui le valutazioni da compiersi dal giudice ai fini dell'adozione di una misura cautelare personale devono essere fondate, secondo le linee direttive della Costituzione, con il massimo di prudenza su un incisivo giudizio prognostico di "elevata probabilità di colpevolezza", tanto lontano da una sommaria delibazione e tanto prossimo a un giudizio di colpevolezza, sia pure presuntivo, poichè condotto, allo stato degli atti, sui soli elementi già acquisiti dal Pubblico Ministero, e non su prove, ma su indizi, mentre è riservato alla fase processuale, quale sede istituzionalmente preordinata alla formazione della prova nel contraddittorio delle parti, l'accertamento della responsabilità dell'imputato con la verifica giudiziale della ipotesi accusatoria (Corte Cost., sent. n. 121 del 2009, ord. n. 314 del 1996, sent. n. 131 del 1996, sent. n. 71 del 1996, sent. n. 432 del 1995).

3. Ulteriore premessa in diritto deve essere fatta con riguardo alla questione, posta con il ricorso, relativa all'applicazione dei principi in tema di concorso di persone del reato, denunciandosi la incorsa violazione di legge e/o la non corretta valutazione dei presupposti del concorso ordinario e del concorso anomalo e comunque l'illogicità motivazionale della decisione.

3.1. Secondo i principi costantemente affermati nella giurisprudenza di legittimità la responsabilità del compartecipe per il fatto più grave rispetto a quello concordato, materialmente commesso da un altro concorrente, integra il concorso ordinario ex art. 110 c.p. , se il compartecipe ha previsto e accettato il rischio di commissione del delitto diverso e più grave, mentre configura il concorso anomalo ex art. 116 c.p. , nel caso in cui l'agente, pur non avendo in concreto previsto il fatto più grave, avrebbe potuto rappresentarselo come sviluppo logicamente prevedibile dell'azione convenuta facendo uso, in relazione a tutte le circostanze del caso concreto, della dovuta diligenza (Sez. 1, n. 4330 del 15/11/2011, dep. 2012, C., Rv. 251849), mentre deve escludersi la responsabilità del compartecipe solo quando il reato diverso e più grave si presenti come un evento atipico, dovuto a circostanze eccezionali e del tutto imprevedibili, non collegato in alcun modo al fatto criminoso su cui si è innestato, oppure quando si verifichi un rapporto di mera occasionalità idoneo ad escludere il nesso di causalità (Sez. 1, n. 7576 del 22/06/1993, Rho, Rv. 194786).

3.2. L'applicabilità della fattispecie descritta dall'art. 116 c.p. - che non configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva, inconciliabile con il principio di colpevolezza, come interpretato dalla Corte costituzionale alla luce della regola della personalità della responsabilità penale di cui all'art. 27 Cost. , comma 1, (Corte Cost., sent. n. 42 del 1965; sent. n. 364 del 1988) e la cui componente psichica si colloca in un'area compresa tra la mancata previsione di uno sviluppo in effetti imprevedibile (situazione nella quale la responsabilità resta esclusa) e l'intervenuta rappresentazione dell'eventualità che il diverso evento possa verificarsi, anche in termini di mera possibilità o scarsa probabilità (situazione nella quale si realizza un'ordinaria fattispecie concorsuale su base dolosa) - soggiace, quindi, a due limiti negativi: che l'evento diverso non sia stato previsto come certo o come altamente probabile, e quindi voluto neanche sotto il profilo del dolo alternativo o eventuale, perchè in tal caso sussisterebbe la tipica responsabilità concorsuale ai sensi dell'art. 110 c.p. , e che l'evento più grave concretamente realizzato non sia conseguenza di fattori accidentali e imprevedibili, che abbiano spezzato l'ordinaria coerenza dello svolgersi dei fatti umani (tra le altre, Sez. 5, n. 44359 del 18/03/2015, Sisti, Rv. 265728; Sez. 2, n. 49486 del 14/11/2014, Cancelli, Rv. 261003; Sez. 2, n. 3167 del 28/10/2013, dep. 2014, Sorrenti, Rv. 258604; Sez. 6, n. 6214 del 05/12/2011, dep. 2012, Mazzarella, Rv. 252405; Sez. U, n. 337 del 18/12/2008, dep. 2009, Antonucci, Rv. 241574; Sez. 1, n. 12954 del 29/01/2008, Li, Rv. 240276; Sez. 5, n. 10995 del 25/10/2006, dep. 2007, Ciurlia, Rv. 236512; Sez. 1, n. 8837 del 10/01/2006, Nika, Rv. 233580; Sez. 6, n. 7388 del 13/01/2005, Lauro, Rv. 231460).

4. Procedendo, quindi, alla luce degli indicati condivisi principi, alla concreta verifica di legittimità della pronuncia impugnata, si osserva che il convincimento manifestato dalla Corte di appello, che - all'esito dell'esame dell'appello dell'imputato, che ha rigettato- ha ritenuto che la pronuncia assolutoria dello stesso con riguardo ai reati di tentata rapina e di tentato omicidio avesse costituito l'epilogo di un ragionamento non in linea con i pertinenti e consolidati principi di diritto, non esprime, sì come emerge dal testo della stessa sentenza, in modo logicamente coerente ed esente da vizi giuridici le ragioni della decisione, non sottraendosi alle censure mosse con il proposto ricorso.

4.1. La Corte di merito, movendo dal rilievo, condiviso con il Pubblico ministero appellante, che sulla vicenda si era già pronunciata questa Corte in sede cautelare nel senso della configurabilità del concorso dell'imputato C. nella condotta materiale tenuta dal coimputato L., ha rimarcato, pur nella diversità delle valutazioni demandate alle fasi della cautela e del giudizio, la esatta identità del materiale probatorio valutato dal Giudice di primo grado e di quello disponibile in sede cautelare, in dipendenza della operata acquisizione al processo, su accordo delle parti, degli atti delle indagini preliminari, e ha valorizzato "anzi" la maggiore univocità del quadro accusatorio, valutato nel giudicato cautelare, indotta dall'arricchimento di quello fattuale per le dichiarazioni testimoniali di due degli agenti interventi, escussi in primo grado.

Il richiamo alle precisazioni date dai testi sulla dinamica del fatto e sulla violenta reazione dell'imputato e del coimputato si è, in tal modo, inserito nel ragionamento probatorio quale conferma dibattimentale dell'approdo finale del giudizio cautelare e ragione della soluzione della questione giuridica nei termini risolti dalla Corte di legittimità, rigettandosi il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza resa, a carico dell'imputato, allora indagato, in sede di riesame.

4.2. L'imputato e il correo, secondo l'operata disamina delle dichiarazioni dei testi, uno dei quali, ispettore C., diretto testimone dei loro comportamenti quando si era tentato di bloccarli e di impedirne la fuga, si sono opposti violentemente all'arresto, ricorrendo - per tentare di colpire gli agenti - l'uno a un grosso cacciavite e l'altro a un piede di porco, che, apprezzati come armi improprie nella loro oggettiva idoneità a ledere l'altrui incolumità, erano nella specie destinati alla effrazione, e tenendo le due azioni "immediate, pressochè contestuali e alla distanza di pochi metri l'uno dall'altro".

Alla stregua di ulteriore passaggio informativo delle precisazioni date dai testi, mentre uno dei prevenuti (l'imputato) tentava di colpire (con il cacciavite) il detto ispettore C., sbilanciatosi e caduto a terra, l'altro (il correo L.) ha intrapreso, avendo in mano il piede di porco e dopo essersi liberato dalla presa dell'agente S., una violenta colluttazione con lo stesso, riuscendo ad afferrare la pistola che aveva in mano, indirizzandola verso il sopraggiungente agente N. e premendone più volte il grilletto.

La Corte di appello, correlando dette emergenze e richiamando i principi ricordati dalla Corte di legittimità in sede cautelare con riguardo alla stessa vicenda processuale, ha, quindi, ritenuto che l'essersi accinti in quattro (l'imputato, il correo L. e due persone non identificate) a compiere un furto, muniti di cacciavite e piede di porco, in contesto notturno e in area di servizio autostradale con addetti fissi, normalmente sorvegliata dalle forze dell'ordine, in periodo connotato dalla ripetizione di analoghi episodi, ha implicato che "tutti avessero ben presente la possibilità di venire scoperti con conseguente necessità di sfuggire alla cattura anche ricorrendo alla violenza", e ha rimarcato che tale possibilità era attestata dalla immediata reazione oppositiva tenuta, senza "consultazione, nè tentennamento", da entrambi "vistisi scoperti ed a rischio arresto" utilizzando a scopo offensivo "gli strumenti che avevano in mano, (e) tentando, il L., di procurarsene uno più efficiente ancora ossia la pistola dell'agente S.".

4.3. Tali considerazioni - che, nell'apprezzamento della sequenza della condotta del coimputato nell'indicato contesto e della condotta dell'imputato, hanno ripreso le affermazioni svolte in sede cautelare (dal Tribunale del riesame e dalla Corte di legittimità), quanto all'inserimento della prima in un contesto di condivisa reazione a un, del tutto prevedibile, intervento della polizia, e quanto all'accettazione deliberata da parte di tutti, e dall'imputato con la condotta tenuta, del rischio di ferire anche mortalmente gli agenti intervenuti - hanno anche sorretto il rilievo finale della soccombenza delle argomentazioni difensive, ripetitive dei contenuti del ricorso cautelare, ripresi nella sentenza di primo grado.

5. In conformità alle specifiche doglianze del ricorrente appare evidente l'errore in cui è incorsa la Corte di appello, con la connessa incidenza negativa sulla tenuta logica della motivazione, nel procedere - in contrasto con il pur enunciato iniziale rilievo, relativo alla diversità della gravità indiziaria discussa in sede cautelare rispetto alle valutazioni da farsi all'esito del dibattimento - dal giudicato cautelare, saggiarne la tenuta alla luce delle emergenze dibattimentali e superare ogni diversa deduzione perchè volta a una soluzione già ritenuta difforme dai principi in tema di concorso di persone nel reato più grave rispetto a quello concordato.

5.1. Era, invece, necessario che la Corte, nel discostarsi dalle conclusioni cui era pervenuto il Giudice di primo grado, che aveva già esaminato, in autonomia rispetto al giudizio cautelare, le emergenze processuali e dibattimentali, si correlasse logicamente, esplicando motivatamente il suo dissenso, alle ragioni argomentate nella sentenza impugnata, che aveva ritenuto che mancasse "ogni prova in ordine all'esistenza di qualsivoglia preventivo accordo, neppure implicito, concernente l'uso di armi da sparo, e della coscienza e volontà dell'imputato di concorrere nella realizzazione del tentato omicidio posto in essere dal L. autonomamente"; aveva rappresentato che l'azione del L. "si caratterizza(va) in quanto repentina, priva di qualsiasi progettazione e del tutto svincolata da una possibile previsione di gruppo"; aveva evidenziato che, posta la disponibilità da parte dei "ladri", quali armi, dei soli strumenti di effrazione, ed esclusa "una reazione coordinata e finalizzata all'aggressione, al fronteggiamento ed al contrasto del fronte opposto", era imprevedibile che l'agente, che aveva bloccato L., impugnasse la pistola d'ordinanza ed era del pari imprevedibile la reazione posta in essere dal L., convergendo sulla detta pistola; aveva ulteriormente rimarcato l'emersa completa contemporaneità delle condotte reattive dell'imputato e del coimputato L. e l'inatteso intervento della Polizia come impeditivi della previsione ovvero della visione della reazione di L. da parte dell'imputato e di un suo intervento adesivo o di sostegno, e aveva ritenuto che la condotta dell'imputato, per le considerazioni svolte, non fosse apprezzabile nè in termini di concorso pieno nè in termini di concorso anomalo.

5.2. Nè la Corte, astraendo da ogni riferimento fattuale e logico a dette indicazioni, ha svolto una congruente analisi critica delle informazioni probatorie tratte dalle risultanze in atti e spiegato in quali termini il tentato omicidio a mezzo di pistola d'ordinanza sottratta all'agente in colluttazione e tale stessa sottrazione/tentata rapina, indicati come materialmente commessi dal concorrente L., si fossero posti come eventi previsti, e accettati quanto al rischio della loro commissione, dall'imputato nella condivisa partecipazione a un furto, programmato con utilizzo di cacciavite e piede di porco, destinati ordinariamente alla effrazione, e non piuttosto come eventi atipici ed eccezionali o occasionali, e come non tali non prevedibili, ovvero come logicamente prevedibili dall'imputato - che aveva reagito/stava reagendo, con azione, indicata come immediata, quasi contestuale e spazialmente ravvicinata e con il cacciavite già disponibile - quale naturale e coerente progressione o possibile conseguenza del furto programmato.

La tenuta logica del ragionamento probatorio, che si rivela, per tali omissioni, del tutto incongrua e inadeguata nella disamina della vicenda anche in rapporto alla verifica dell'elemento soggettivo - non conseguita al pertinente procedimento inferenziale, inducendolo dai dati oggettivi della condotta - e del rapporto di causalità psicologica fra le azioni degli autori di entrambi i reati, neppure è attestata in positivo dai riferimenti, fatti nella sentenza, al contesto dell'azione criminosa, laddove, invece, la rappresentata immediatezza della reazione oppositiva, la rimarcata assenza di consultazione o di tentennamento da parte di alcuno, il ricorso all'uso del cacciavite e del piede di porto, già a disposizione per il reato concordato, appaiono escludere anche un nesso di causalità materiale fra la condotta concorsuale del reato voluto e l'evento della tentata sottrazione della pistola durante la colluttazione e del tentato omicidio, attribuiti materialmente a un concorrente.

La sentenza, peraltro, pur nel corretto richiamo dei principi di diritto, riaffermati, in linea con precedenti arresti, dalla sentenza che ha definito, nei confronti dell'imputato, il procedimento cautelare, non ha coerentemente rappresentato come sia pervenuta dalla, più volte affermata, sussistenza del nesso di compartecipazione nel caso di furto trasmodato in rapina impropria alla ritenuta degenerazione dal furto o dalla rapina al tentato omicidio con uso di arma da sparo, che, senza essere nella disponibilità originaria dei concorrenti nel reato di furto, è stata oggetto a sua volta della pure contestata tentata rapina in danno di agente, che la deteneva come pistola di ordinanza, nel corso della colluttazione individuale con lo stesso intrapresa da un concorrente.

5.3. Gli incorsi vizi in diritto e nella motivazione rendono, conclusivamente, necessaria la riconsiderazione nella vicenda quanto alla responsabilità del ricorrente in ordine ai reati di tentato omicidio e di tentata rapina dell'arma nella competente sentenza del merito.

6. La doglianza ulteriore del ricorrente, sviluppata con lo stesso unico motivo, relativa all'omesso esame da parte della Corte di appello della questione relativa alla richiesta di giudizio abbreviato condizionato, alle vicende a essa correlate e alla concessione in suo favore della diminuente processuale del rito abbreviato, è, invece, preclusa ai sensi dell'art. 606 c.p.p. , comma 3, poichè non risulta aver formato oggetto dei motivi di appello.

7. La sentenza deve essere, pertanto, annullata, limitatamente ai reati indicati sub 5.3., con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Bologna, che, in coerenza con quanto rappresentato - che assorbe, senza precludere, le censure pertinenti al trattamento sanzionatorio -, dovrà procedere a nuovo giudizio, alla luce degli indicati principi e con motivazione immune da vizi logici e giuridici.
pqm

Annulla la sentenza impugnata limitatamente ai reati di tentato omicidio e tentata rapina dell'arma e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Bologna.

Così deciso in Roma, il 16 febbraio 2016.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2017




Visite:

Siti di interesse per l'argomento: penale
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading