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SENTENZA
Dolo eventuale: è adesione psicologica all'evento

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 28169/15 del 02/07/2015




Per la configurabilità del dolo eventuale, anche ai fini della distinzione rispetto alla colpa cosciente, occorre la rigorosa dimostrazione che l'agente si sia confrontato con la specifica categoria di evento che si è verificata nella fattispecie concreta aderendo psicologicamente ad essa e a tal fine l'indagine giudiziaria, volta a ricostruire l'iter e l'esito del processo decisionale, può fondarsi su una serie di indicatori quali: a) la lontananza della condotta tenuta da quella doverosa; b) la personalità e le pregresse esperienze dell'agente; c) la durata e la ripetizione dell'azione; d) il comportamento successivo al fatto; e) il fine della condotta e la compatibilità con esso delle conseguenze collaterali; f) la probabilità di verificazione dell'evento; g) le conseguenze negative anche per l'autore in caso di sua verificazione; h) il contesto lecito o illecito in cui si è svolta l'azione nonché la possibilità di ritenere, alla stregua delle concrete acquisizioni probatorie, che l'agente non si sarebbe trattenuto dalla condotta illecita neppure se avesse avuto contezza della sicura verificazione dell'evento (cd. prima formula di Frank).



Cassazione penale, sezione quinta, sentenza del 2.7.2015, n. 28169


...omissis...


3. Il primo motivo, invece, è fondato (restando assorbito il secondo) nei termini di seguito indicati.

3.1. In premessa rileva il Collegio che la motivazione della sentenza impugnata deve essere valutata al lume della recente pronuncia delle Sezioni unite (Sez. U, n. 38343 del 24/04/2014 - dep. 18/09/2014, P.G., R.C., Espenhahn e altri) intervenuta proprio sul tema dei rapporti tra dolo eventuale e colpa cosciente, rimarcando la centralità, nel primo, della dimensione volitiva dell'elemento soggettivo del reato. Infatti, hanno affermato le Sezioni unite (par. 43.2.) che "se la previsione è elemento anche della colpa cosciente, è sul piano della volizione che va ricercata la distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente", laddove "la colpevolezza per accettazione del rischio non consentito corrisponde alla colpevolezza propria del reato colposo, non alla più grave colpevolezza che caratterizza il reato doloso"; ai fini della configurabilità del dolo eventuale, pertanto, non basta "la previsione del possibile verificarsi dell'evento; è necessario anche - e soprattutto - che l'evento sia considerato come prezzo (eventuale) da pagare per il raggiungimento di un determinato risultato"; nel dolo eventuale, infatti, "oltre all'accettazione del rischio o del pericolo vi è l'accettazione, sia pure in forma eventuale, del danno, della lesione, in quanto essa rappresenta il possibile prezzo di un risultato desiderato". Nella prospettiva tracciata dalle Sezioni unite (par. 50), dirimente, ai fini della configurabilità del dolo eventuale, è "un atteggiamento psichico che indichi una qualche adesione all'evento per il caso che esso si verifichi quale conseguenza non direttamente voluta della propria condotta", sicchè riveste decisivo rilievo che "si faccia riferimento ad un reale atteggiamento psichico che, sulla base di una chiara visione delle cose e delle prospettive della propria condotta, esprima una scelta razionale; e, soprattutto, che esso sia rapportato allo specifico evento lesivo ed implichi ponderata, consapevole adesione ad esso, per il caso che abbia a realizzarsi".

Nella consapevolezza della complessità dell'accertamento giudiziale dell'elemento soggettivo del reato, le Sezioni unite hanno indicato alcuni indizi o indicatori del dolo eventuale: nella sintesi offertane dalla massima (Rv. 261105), le Sezioni unite hanno affermato che per la configurabilità del dolo eventuale, anche ai fini della distinzione rispetto alla colpa cosciente, occorre la rigorosa dimostrazione che l'agente si sia confrontato con la specifica categoria di evento che si è verificata nella fattispecie concreta aderendo psicologicamente ad essa e a tal fine l'indagine giudiziaria, volta a ricostruire l'iter e l'esito del processo decisionale, può fondarsi su una serie di indicatori quali:

a) la lontananza della condotta tenuta da quella doverosa;

b) la personalità e le pregresse esperienze dell'agente;

c) la durata e la ripetizione dell'azione;

d) il comportamento successivo al fatto;

e) il fine della condotta e la compatibilità con esso delle conseguenze collaterali;

f) la probabilità di verificazione dell'evento;

g) le conseguenze negative anche per l'autore in caso di sua verificazione;

h) il contesto lecito o illecito in cui si è svolta l'azione nonché la possibilità di ritenere, alla stregua delle concrete acquisizioni probatorie, che l'agente non si sarebbe trattenuto dalla condotta illecita neppure se avesse avuto contezza della sicura verificazione dell'evento (cd. prima formula di Frank).

3.2 La definizione dei rapporti tra dolo eventuale e colpa cosciente operata dalla sentenza n. 38343/14 delle Sezioni unite rende ragione della sussistenza, nei termini di seguito indicati, del vizio motivazionale della sentenza impugnata.

La Corte di appello ha motivato circa la sussistenza dell'elemento psicologico rilevando che l'imputato ha posto in essere una condotta intimidatrice e contraria al codice della strada accettando volontariamente almeno il rischio che la conducente potesse perdere il controllo dell'utilitaria da lei guidata e il verificarsi degli eventi di lesioni e di danneggiamento (capi a e d), facendo poi riferimento al contributo "casualmente" dato alla causazione del sinistro. Ricostruendo, in adesione alla sentenza di primo grado, la dinamica dei fatti, la Corte di appello ha poi esaminato la questione - rimarcata anche dal ricorso in esame - della traccia di frenata di circa 8,5 metri, osservando che essa conferma quanto riferito dalla persona offesa, ossia che l'imputato la seguiva con l'auto senza rispettare la distanza di sicurezza, ossia tallonandola; sempre richiamando la sentenza di primo grado, la Corte di merito ha altresì rilevato che l'imputato non si limitò a seguire la donna e ad incuterle timore con gesti intimidatori con la mano, ma tamponò l'autovettura, così come indicato nel capo di imputazione e dimostrato incontrovertibilmente dalla presenza di tracce dell'autocarro sulla parte posteriore dell'auto della persona offesa.

Pur conformandosi alla sentenza di primo grado, il giudice di appello non si è tuttavia puntualmente confrontato con le valutazioni conclusive svolte dal primo giudice all'esito della ricognizione dei vari elementi di prova (pag. 19), valutazioni alla luce delle quali ha rilevato che " ssss non ha tamponato l'autovettura in fase di accelerazione con l'intento di provocarne il ribaltamento" (circostanza, questa, confermata dalla stessa persona offesa, che ha negato che sia stato l'urto con l'autocarro a provocare lo sbandamento della propria autovettura), ma "ha arrecato fastidio alla ss., che lo precedeva alla guida della Seat sss, inseguendola, facendole gesti minacciosi, stringendola sul lato della strada e speronandola, ma ha poi frenato per evitare l'impatto violento con la vettura che era finita fuori strada in quanto la conducente stessa aveva perso il controllo del veicolo".

Nei termini sintetizzati, la motivazione della sentenza impugnata, anche alla luce di quella della conforme sentenza di primo grado, non è idonea a dar conto della sussistenza del dolo del reato di lesioni.

Attraverso il riferimento all'accettazione del rischio del verificarsi dell'evento da parte di xxxxxx (e a fortiori quella alla "causalità" della causazione del sinistro) la Corte di appello non ha dato atto della riconoscibilità, in capo all'imputato, di "un atteggiamento psichico che indichi una qualche adesione all'evento per il caso che esso si verifichi quale conseguenza non direttamente voluta della propria condotta" (Sez. U, n. 38343 del 2014 cit.). La sussistenza del vizio si apprezza anche alla luce degli indicatori del dolo eventuale individuati dalle Sezioni unite e, in particolare, di quelli desumibili dal comportamento successivo al fatto: sotto questo profilo, la sentenza di primo grado ha esplicitamente posto in correlazione la frenata dell'autocarro con la volontà dell'imputato di evitare un violento impatto con l'autovettura finita fuori strada, atteggiamento, questo, potenzialmente idoneo a dar conto dell'insussistenza di una consapevole adesione dell'imputato all'evento lesivo.

Pertanto, mentre le doglianze del ricorrente non compromettono la tenuta logico-argomentativa della sentenza impugnata con riferimento al reato di danneggiamento (anteriore al ribaltamento dell'auto e, secondo la ricostruzione della vicenda delineata dalla sentenza di primo grado, non finalizzato a tale evento) e dei reati ex art. 189 C.d.S. contestati (e, sostanzialmente, non investiti dalle censure del ricorrente), la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al reato di lesioni, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Roma per nuovo esame sul punto da compiersi sulla base di una puntuale ricostruzione dei fatti e della dinamica dell'accaduto (anche in relazione alla necessaria disamina delle valutazioni del primo giudice e degli elementi dallo stesso valorizzati) e alla luce dei principi affermati dalla sentenza n. 38343 del 2014 delle Sezioni unite.

p.q.m.


Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di altra sezione della Corte di appello di Roma per nuovo esame. Rigetta nel resto il ricorso.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2015.

Depositato in Cancelleria il 2 luglio 2015



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