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SENTENZA
Associazione dedita al narcotraffico: questo il livello di organizzazione richiesto

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 39920/15 del 05/10/2015



Per la configurabilità dell'associazione dedita al narcotraffico non è richiesta la presenza di una complessa ed articolata organizzazione dotata di notevoli disponibilità economiche, ma è sufficiente l'esistenza di strutture, sia pure rudimentali, deducibili dalla predisposizione di mezzi, per il perseguimento del fine comune, create in modo da concretare un supporto stabile e duraturo alle singole deliberazioni criminose, con il contributo dei singoli associati.


Casssazione penale, sezione sesta, sentenza del 5.10.2015, n. 39920
...omissis...

L'impugnata ordinanza, dunque, ha mostrato di fare buon governo dei consolidati indirizzi esegetici di questa Suprema Corte (Sez. 6^, n. 46301 del 30/10/2013, dep. 20/11/2013, Rv. 258165), secondo cui, per la configurabilità dell'associazione dedita al narcotraffico non è richiesta la presenza di una complessa ed articolata organizzazione dotata di notevoli disponibilità economiche, ma è sufficiente l'esistenza di strutture, sia pure rudimentali, deducibili dalla predisposizione di mezzi, per il perseguimento del fine comune, create in modo da concretare un supporto stabile e duraturo alle singole deliberazioni criminose, con il contributo dei singoli associati.

I Giudici di merito, inoltre, hanno motivatamente escluso, allo stato, la configurabilità della diversa fattispecie di cui all'art. 74, comma 6, del su citato D.P.R., in ragione del carattere continuativo ed estremamente redditizio del traffico di stupefacenti, avente ad oggetto un commercio di droga pesante, per quantitativi ritenuti incompatibili anche con la fattispecie di cui all'art. 73, comma 5, D.P.R. cit..

Congruamente esaminato, infine, risulta il profilo inerente alle esigenze cautelari aventi ad oggetto il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie, avendone il Tribunale motivatamente ritenuto la sussistenza e concretezza non solo sulla base della presunzione prevista dall'art. 275 c.p.p. , comma 3, ma anche alla stregua delle rilevanti connotazioni di sistematicità e continuità delle condotte contestate, si da ritenere inidoneo, nello specifico contesto territoriale preso in esame, il rilievo del mero decorso del tempo dalla commissione dei fatti al fine di ravvisare la configurabilità di elementi sintomatici di un effettivo allontanamento dalla realizzazione delle numerose attività illecite oggetto dei su indicati temi d'accusa.

Valutazioni, queste, allo stato non contraddette dalla compiuta disamina del su menzionato provvedimento del Magistrato di sorveglianza presso il Tribunale dei minorenni di Catania (v., supra, i parr. 2.2. e 2.3.), ove si fa riferimento ad altri precedenti penali a carico e ad una recente pronuncia di condanna in primo grado nei confronti del ricorrente per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, dando atto dell'assenza di una seria prospettiva di recupero, oltre che dell'omessa allegazione di concrete opportunità lavorative.

3. In definitiva, a fronte di un congruo ed esaustivo apprezzamento delle emergenze procedimentali, esposto attraverso un insieme di sequenze motivazionali chiare e prive di vizi logici, il ricorrente non ha individuato passaggi o punti della decisione tali da inficiare la complessiva tenuta del discorso argomentativo delineato dal Tribunale, ma ha sostanzialmente contrapposto una lettura alternativa delle risultanze investigative, facendo leva sul diverso apprezzamento di profili di merito già puntualmente vagliati in sede di riesame cautelare, e la cui rivisitazione, evidentemente, non è sottoponibile al giudizio di questa Suprema Corte.

Al riguardo v'è da osservare, peraltro, che l'ordinamento non conferisce a questa Suprema Corte alcun potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende oggetto d'indagine, nè la investe di alcun potere di riconsiderazione delle caratteristiche soggettive degli indagati, ivi compreso l'apprezzamento delle esigenze cautelari e delle misure ritenute adeguate, trattandosi di accertamenti rientranti nel compito esclusivo ed insindacabile del giudice cui è stata richiesta l'applicazione delle misura cautelare e del tribunale chiamato a pronunciarsi sulle connesse questioni de libertate. Il controllo di legittimità, pertanto, è circoscritto esclusivamente alla verifica dell'atto impugnato, al fine di stabilire se il testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere positivo e l'altro di carattere negativo, la cui contestuale presenza, come avvenuto nel caso in esame, rende l'atto per ciò stesso insindacabile:

1) l'esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno determinato;

2) l'assenza nel testo di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine giustificativo del provvedimento (da ultimo, v. Sez. F., n. 47748 del 11/08/2014, dep. 19/11/2014, Rv. 261400; Sez. 3^, n. 40873 del 21/10/2010, dep. 18/11/2010, Rv. 248698).

4. Per le considerazioni or ora esposte, dunque, il ricorso deve essere rigettato, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p..

La Cancelleria curerà l'espletamento degli adempimenti di cui all'art. 94 disp. att. c.p.p. , comma 1 ter..
p.q.m.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94 disp. att. c.p.p. , comma 1 ter.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2015.

Depositato in Cancelleria il 5 ottobre 2015





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