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SENTENZA
Tamponamento tra veicoli: presunzione di inosservanza della distanza di sicurezza in capo al conducente

Pubblicata da: Redazione


Tribunale
sentenza 8692/15 del 29/04/2015



In caso di tamponamento tra veicoli - che si verifica anche quando il contatto tra il tamponato e il tamponante sia soltanto parziale - per il disposto dell'art. 107 previgente C.d.S. (applicabile ratione temporis al sinistro per cui è causa), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 c.c., comma 2, egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.






Cassazione civile, sezione terza, sentenza del 29.4.2015, n. 8692



…omissis…



Svolgimento del processo



X convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Cuneo, G.C. e la compagnia assicuratrice Y chiedendo la condanna solidale dei convenuti al risarcimento del danno da questi ultimi arrecatogli nel sinistro occorso il 27 luglio 2006 allorché egli, alla guida della propria motocicletta, era venuto a collisione con l'autovettura di proprietà e condotta dal G., assicurata per la responsabilità civile presso la suddetta compagnia, ed aveva riportato danni patrimoniali e non. Esponeva l'attore che, mentre stava effettuando un sorpasso, l'auto svoltava a sinistra ed era investita nella parte posteriore mentre lui cadeva e riportava lesioni.

I convenuti, costituitisi, contestarono la ricostruzione del sinistro quale operata dall'attore e chiesero di essere assolti da ogni domanda, ritenendo che l'attore stesso fosse l'esclusivo responsabile del danno.

Il Tribunale rigettò la domanda attrice ritenendo, invece, che si trattasse di tamponamento e che il teste R. non fosse attendibile.

Propose appello X riproponendo la propria ricostruzione dei fatti ed assumendo l'erroneità di quella seguita dal primo giudice.

Gli appellati si costituirono contestando il fondamento dell'avverso gravame di cui chiesero la reiezione.

La Corte d'appello rigettò l'appello del motociclista e confermò integralmente l'impugnata sentenza.

Propone ricorso per cassazione X con cinque motivi.

Resistono con controricorso la Y s.p.a. e G.C..



Motivi della decisione



Con il primo motivo parte ricorrente denuncia "violazione o falsa applicazione di norma di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione al D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 40, commi 3 e 8 e art. 148, e del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, artt. 139 e 347".

Sostiene il ricorrente che la Corte d'appello ha errato nel configurare il sinistro oggetto di lite come un sorpasso non consentito dalle norme del codice della strada; a suo avviso invece l'effettuazione della sua manovra era più che legittima in quanto stava superando una fila di autoveicoli che procedevano lentamente a causa del traffico sostenuto, senza in alcun modo invadere la corsia opposta.

E' evidente, prosegue il ricorrente, che affermare la sua responsabilità esclusiva nella causazione del sinistro, sulla scorta di falsa applicazione di norma di diritto, non può che costituire anche motivazione del tutto illogica.

Con il secondo motivo si denuncia "insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ovvero circa la reciproca posizione dei veicoli al momento dell'urto ex art. 360 c.p.c., n. 5".

Sostiene il ricorrente che la motivazione della sentenza impugnata è contraddittoria in quanto il sinistro è avvenuto a causa di una manovra di sorpasso posta in essere da lui stesso ed in specie nel corso del superamento del veicolo in posizione anteriore da parte di quello posteriore; in particolare, afferma il V., non si comprende come tale manovra possa essersi conclusa con un tamponamento.

Con il terzo motivo si denuncia "insufficiente e contraddittoria motivazione circa un ulteriore fatto controverso e decisivo per il giudizio, ovvero circa la attendibilità delle dichiarazioni testimoniali rese dal teste R. ex art. 360 c.p.c., n. 5".

Il ricorrente lamenta l'illogicità e la contraddittorietà della sentenza impugnata, in considerazione del fatto che la stessa, pur evidenziando la sussistenza in atti di prova testimoniale assolutamente inconciliabile con la dinamica del sinistro ritenuta dalla Corte "compatibile" con i danni, l'avrebbe svalutata giungendo ad affermare che valgono "le condivisibili considerazioni del primo giudice che inducono a dubitare alquanto della stessa presenza del teste sul posto"; ed afferma ancora che la deposizione del teste R. è da ritenersi "del tutto inattendibile".

I tre motivi, da esaminare congiuntamente per via della loro stretta connessione, sono infondati.

Infatti, come costantemente affermato da questa Corte, in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto che resta insindacabile in sede di legittimità quando sia adeguatamente motivato e immune da vizi logici e da errori giuridici (Cass. 2 marzo 2004, n. 4186; Cass. 25 febbraio 2004, n. 3803; Cass. 30 gennaio 2004, n. 1758; Cass. 5 aprile 2003, n. 5375). Si tratta in effetti di una diversa ricostruzione del fatto, rispetto a quella effettuata dal giudice di merito, che è immune dai suddetti vizi.

Il giudice d'appello ha infatti correttamente osservato che, in base ai dati obiettivi, appare chiaro che l'urto è avvenuto fra la parte anteriore della moto e quella posteriore dell'auto e non può aver riguardato il fianco della stessa auto. Quest'ultima aveva indubbiamente intenzione di svoltare e per tale ragione si era fermata od aveva notevolmente rallentato.

E' improbabile che in tale situazione non avesse segnalato nulla. Comunque, il rispetto della distanza di sicurezza da parte del motociclista avrebbe sicuramente evitato l'impatto; chi procede seguendo altri veicoli ha l'obbligo di rispettare tale distanza, specialmente quando il sorpasso non è consentito.

La Corte d'appello ha poi dubitato della stessa presenza del teste R. sul posto e ad ogni modo ha ritenuto del tutto incredibile che chi assiste ad un incidente possa rendersi conto del movimento della moto dopo l'impatto, descrivendolo negli esatti termini usati dalla difesa del V..

Con il quarto motivo il ricorrente lamenta la "violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ovvero dell'art. 2054 cod. civ. e D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 154, ex art. 360 c.p.c., n. 3 e conseguente contraddittoria e/o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ovvero circa l'accertamento di quanto meno parziale responsabilità nella causazione del sinistro in capo al conducente del veicolo antagonista." Il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata, in violazione dell'art. 2054 c.c., ha omesso qualunque concreta valutazione circa la regolarità della condotta di guida del G., conducente del veicolo antagonista. In particolare, si afferma, è stata presa in considerazione solo la condotta del ricorrente, senza alcun riguardo alla colpa del conducente del suddetto veicolo.

Il motivo è infondato poiché la Corte d'appello, con accertamento di merito, ha ritenuto che si verificò un tamponamento.

In caso infatti di tamponamento tra veicoli - che si verifica anche quando il contatto tra il tamponato e il tamponante sia soltanto parziale - per il disposto dell'art. 107 previgente C.d.S. (applicabile ratione temporis al sinistro per cui è causa), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054 c.c., comma 2, egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili (Cass., 15 febbraio 2006, n. 3282; Cass., 23 maggio 2006, n. 12108).

Con il quinto motivo si denuncia "omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio consistente nel rispetto della distanza di sicurezza da parte del motociclo". Sostiene il ricorrente che la Corte territoriale non spiega per quale ragione dal fatto noto del pagamento da parte del suo assicuratore si debba dedurre la colpa esclusiva di esso ricorrente nella causazione dell'incidente.

A suo avviso non vi è infatti alcuna continuità logica fra il pagamento da parte del suo assicuratore e la sua responsabilità; e comunque la sentenza gravata non enuncia od esplicita in alcun modo il predetto collegamento.

Il motivo è infondato.

L'impugnata sentenza, con congrua e logica motivazione, ha correttamente evidenziato che l'avvenuto pagamento dei danni al G. da parte della compagnia assicuratrice della motocicletta è un elemento indiziario di rilievo; infatti tale compagnia avrà certo compiuto tutti gli accertamenti di rito, solitamente posti in essere in caso di sinistro, prima di effettuare il pagamento.

In conclusione il ricorso deve essere rigettato con condanna di parte ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano come in dispositivo.



PQM



La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in Euro 4.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2015.



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