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SENTENZA
Omicidio volontario ed omicidio preterintenzionale: queste le differenze

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 12547/15 del 25/03/2015



Il criterio distintivo tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale risiede nell'elemento psicologico, nel senso che nell'ipotesi della preterintenzione la volontà dell'agente è diretta a percuotere o a ferire la vittima, con esclusione assoluta di ogni previsione dell'evento morte, mentre nell'omicidio volontario la volontà dell'agente è costituita dall'"animus necandi", ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta.




Cassazione penale, sezione prima, sentenza del 25.03.2015, n. 12547


...omissis...


Tuttavia, a fronte di tali indicazioni medico-legali, la Corte territoriale, nella parte dedicata alla qualificazione del fatto delittuoso contestato al capo B), contenuta nelle pagine 98-13, riteneva di valorizzare un altro elemento sintomatico della morte, costituito dalla "iperdistensione alveolare" come conseguenza dell'asfissia meccanica, che avrebbe determinato la causa determinante della morte del S., la cui rilevanza processuale però non veniva spiegata in rapporto all'assenza delle petecchie congiuntivali, rendendo le considerazioni del provvedimento impugnato, limitatamente a questo passaggio, congetturali. Nè è possibile comprendere tale argomentare - in termini di maggiore plausibilità della tesi dell'asfissia meccanica sostenuta dal consulente tecnico del pubblico ministero - dalla lettura del passaggio della sentenza impugnata, contenuto a pagina 103, in cui si affermava: "La tesi dell'asfissia meccanica è dunque più convincente per gli stringenti argomenti portati dal medico che ha eseguito l'autopsia del cadavere e la ispezione dei luoghi, che inducono a ritenere che il S. sia stato colpito con inaudita violenza dai rapinatori, in misura sproporzionata e non compatibile con una mera intenzione di porre, soltanto in via momentanea, in condizioni di inferiorità la vittima, tale invece da determinare, quasi nell'immediatezza la morte del xxxx e dunque, seppure mediatamente, diretta in un complessivo progetto finalistico, a cagionare la morte del xx.".

Per converso, la violenza fisica esercitata nei confronti del xxx non è, di per sè, sintomatica dell'intento omicidiario dei rapinatori che - in assenza di ulteriori elementi medico-legali collegati alle modalità di imbavagliamento della vittima e alla collocazione cronologica del suo decesso - possiede una valenza probatoria non decisiva rispetto alla dimostrazione dell'elemento soggettivo del reato di cui al capo B).

Non si può, invero, non rilevare che la dinamica dell'aggressione e della successiva neutralizzazione del S., sulla base delle emergenze processuali richiamate dalla corte territoriale, non appare univocamente dimostrativa del fatto che l'azione, pur brutale, dei rapinatori fosse collegata a una volontà omicida, quanto meno a titolo di dolo eventuale, sulla scorta di quanto affermato nello stesso provvedimento impugnato, a pagina 111, laddove si afferma:

"Per vincere la resistenza delxxxxxxxxx., infatti, sarebbe stata sufficiente una minaccia o allontanare le stampelle, mentre invece le concomitanti azioni lesive di pestaggio, tramortimento, soffocamento, doppio imbavagliamento, incaprettamento sono indicative di una precisa volontà di non lasciare scampo alla vittima che, se non fosse in ipotesi morta per soffocamento o l'imbavagliamento, sarebbe morta poco dopo per l'immobilizzazione".

Occorre, in ogni caso, ribadire che non è possibile ritenere dirimenti le considerazioni svolte nella sentenza impugnata in ordine alla brutalità dell'aggressione del xxxxxxxxxx., tenuto conto dell'incertezza sulla determinazione volitiva che precedeva la sua aggressione, nel valutare la quale occorre tenere conto di quanto affermato da questa Corte, secondo cui: "In tema di reati contro la persona, l'omicidio preterintenzionale si configura allorquando l'azione aggressiva dell'autore del reato sia diretta soltanto a percuotere la vittima o a causarle lesioni, così che la morte costituisca un evento non voluto, ancorchè legato da nesso causale alla condotta dell'agente" (cfr. Sez. 5, n. 36135 del 26/05/2011, dep. 05/10/2011, S. e altri, Rv. 250935).

Nel formulare tali conclusioni, inoltre, occorre tenere ulteriormente presente la giurisprudenza di questa Corte, che, nell'individuare i criteri distintivi tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale, afferma: "Il criterio distintivo tra l'omicidio volontario e l'omicidio preterintenzionale risiede nell'elemento psicologico, nel senso che nell'ipotesi della preterintenzione la volontà dell'agente è diretta a percuotere o a ferire la vittima, con esclusione assoluta di ogni previsione dell'evento morte, mentre nell'omicidio volontario la volontà dell'agente è costituita dall'"animus necandi", ossia dal dolo intenzionale, nelle gradazioni del dolo diretto o eventuale, il cui accertamento è rimesso alla valutazione rigorosa di elementi oggettivi desunti dalle concrete modalità della condotta" (cfr. Sez. 1, n. 35369 del 04/07/2007, dep. 21/09/2007, Zheng, Rv. 237685).

Nè, d'altra parte, si ritrova nella sentenza impugnata adeguata motivazione in ordine alla consapevolezza che gli imputati potevano avere della situazione personale di isolamento in cui viveva la vittima, che avrebbe potuto impedirne il tempestivo soccorso.

Ne discende conclusivamente che, sulla scorta di tali parametri ermeneutici e delle evidenze processuali richiamate nella sentenza impugnata, non è possibile concordare con la corte territoriale quando, nelle pagine 110 e 111, afferma conclusivamente: "Nella fattispecie il complesso degli elementi in precedenza indicati depone invece univocamente per la configurabilità del dolo omicidiario nella forma del dolo diretto o al limite alternativo e per l'esclusione dell'ipotesi dell'omicidio preterintenzionale, tenuto conto del fatto che, come detto, gli imputati hanno realizzato una serie di azioni (...) direttamente espressive della volontà omicida e idonee, per la loro sincronicità e per l'immediata successione temporale, non solo a contribuire ad annullare la resistenza del xxxx, ma proprio a sopprimerlo".

Queste considerazioni impongono di ritenere fondato il primo motivo del ricorso in esame.

5. Ne discende conclusivamente l'annullamento della sentenza impugnata limitatamente alla qualificazione del fatto di cui al capo B) e il rinvio per nuovo giudizio al riguardo, da compiersi in piena libertà ma senza ricadere nei rilevati vizi di motivazione, ad altra sezione della Corte di assise di appello di Cagliari.

Deve, infine, essere rigettato nel resto il ricorso proposto da xxxxx
P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla qualificazione del fatto di cui al capo B) e rinvia per nuovo giudizio al riguardo ad altra sezione della Corte di assise di appello di Cagliari; rigetta nel resto il ricorso di xxxxx. xxxx

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 marzo 2015.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2015




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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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