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SENTENZA
Giudicato cautelare nel processo penale

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 11169/15 del 16/03/2015



Le tipiche preclusioni correlate al cosiddetto "giudicato cautelare"operano su due piani, il primo incentrato sulla finalità di impedire la mera rivalutazione del materiale probatorio già compiutamente esaminato, il secondo sull'imposizione dell'obbligo di una specifica motivazione circa l'idoneità intrinseca degli elementi di novità da apprezzare nell'ottica volta alla revoca o alla modifica del precedente intervento cautelare.



Cassazione penale, sezione sesta, sentenza del 16.03.2015, n. 11169

...omissis...

1. Il ricorso è manifestamente infondato.

2. In punto di fatto va segnalato che avverso il decreto di sequestro reso dal Gip il ricorrente ebbe a proporre riesame, rigettato dal Tribunale di Latina, senza che avverso tale ultima decisione venne poi interposto ricorso in Cassazione.

Vero è che nel ricorso (al fl. 5) la difesa accenna ad un ricorso pendente in sede di legittimità, ma alla genericità dell'asserto, non altrimenti documentato nè specificato, corrisponde l'inconciliabilità logica delle ulteriori difese (volte a contrastare il perimetro di operatività del giudicato cautelare).

3. La relativa situazione processuale finisce dunque per coincidere con le tipiche preclusioni correlate al cosiddetto "giudicato cautelare", destinato ad operare su due piani, il primo incentrato sulla finalità di impedire la mera rivalutazione del materiale probatorio già compiutamente esaminato, il secondo sull'imposizione dell'obbligo di una specifica motivazione circa l'idoneità intrinseca degli elementi di novità da apprezzare nell'ottica volta alla revoca o alla modifica del precedente intervento cautelare (Sez. 6, n. 18199 del 27/04/2012 - dep. 14/05/2012, Gerbino, Rv. 252646).

4. In linea di principio va, poi, ricordato che il ricorso per cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o probatorio è ammesso solo per violazione di legge, in tale nozione dovendosi comprendere sia gli "errores in iudicando" o "in procedendo", sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice. (S.U., 29 maggio 2008 n. 25933, Malgioglio,; Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov, Rv. 239692; Sez. 6, n. 6589 del 10/01/2013 - dep. 11/02/2013, Gabriele, Rv. 254893).

5. Tanto premesso, venendo alle contestazioni volte a contrastare la sproporzione accertata con riferimento al 2005, osserva la Corte come il ricorso debba ritenersi aspecifico nella parte in cui non critica, con la dovuta attenzione, le considerazioni esposte dal Tribunale nel ritenere prive di novità tutte le indicazioni probatorie tese ad esaltare l'efficacia degli accumuli finanziari operati negli anni dal 2001 al 2005; dato esaminato nei precedenti provvedimenti cautelari e, in ragione di quanto sopra, non suscettibili di nuovo esame attraverso la veicolata richiesta di revoca e modifica.

5.1. Lo stesso Tribunale riconosce un potenziale profilo di novità al dato afferente la liquidazione dell'indennizzo risarcitorio acquisito nel giugno del 2004, definitivamente documentato dalla difesa solo con la richiesta di revoca. Profilo di novità, questo, poi di fatto escluso nel provvedimento impugnato con motivazione puntuale e dunque non suscettibile di censure in questa sede.

Tanto perchè, per quanto segnalato dal Tribunale, il detto indennizzo venne riversato nel conto della figlia del ricorrente; e la disponibilità offerta da questo conto, alla data del 31/12/2004, nella prospettiva delle capacità finanziarie considerate nel 2005 siccome pertinenti all'intero nucleo familiare di riferimento, risulta presa in considerazione dalla consulenza in atti, si che il dato in questione finisce in definitiva per lasciare inalterato il giudizio di sproporzione accertato, per la detta annualità, già dalle precedenti statuizioni cautelari.

5.2. Quanto alla sproporzione accertata nel 2006 ed al rilievo da ascrivere alla data del prelievo delle somme finalizzate all'acquisto del cespite meglio indicato in ricorso, è agevole segnalare come nel gravame non si segnalano profili di novità rispetto alla questione, anche questa esaminata nel provvedimento coperto dal giudicato cautelare (si veda il secondo capoverso di pagina 3 del provvedimento reso in esito al riesame). Del resto, il Tribunale fornisce una puntuale giustificazione della ragione per la quale siffatto prelievo, in quanto operato nei primi giorni del 2007, non poteva che riferirsi a disponibilità maturate nell'anno precedente, valutazione che rende palesemente insussistente il difetto di motivazione ed immune da censure prospettabili in questa sede il provvedimento impugnato.

6. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende determinata in via equitativa come da dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2015.

Depositato in Cancelleria il 16 marzo 2015



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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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