Condividi su Facebook | Segnala | Errore | Stampa | Zoom
SENTENZA
Danno da lesione del rapporto parentale: necessaria almeno la convivenza

Pubblicata da: Avv. Adele Fago


Corte di cassazione civile
sentenza 4253/12 del 16/03/2012

RISARCIMENTO DEL DANNO DA LESIONE DEL RAPPORTO PARENTALE CON RIGUARDO A QUEI SOGGETTI ESTRANEI ALL’AMBITO DEL RISTRETTO NUCLEO FAMILIARE.

Corte di Cassazione, 16 marzo 2012, n. 4253.  

Con la sentenza 16 marzo 2012 n. 4253, la Corte di Cassazione è ritornata ad occuparsi della questione del risarcimento del danno da lesione del rapporto parentale con riguardo a quei soggetti, quali i nonni, i nipoti, il genero o la nuora, estranei all’ambito del ristretto nucleo familiare.

In particolare, la Corte ha affermato che “affinché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti al di fuori di tale nucleo (nonni, nipoti, genero, nuora) è necessaria la convivenza, quale minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico”.

La questione rimessa all’attenzione della Corte è se, nel caso di morte della vittima dell’illecito, il riconoscimento del risarcimento del danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale, per quei soggetti estranei all’ambito del ristretto nucleo familiare, debba essere collegato al presupposto della convivenza oppure possa ritenersi sufficiente provare l’esistenza di costanti rapporti affettivi e di solidarietà reciproca con il familiare defunto.

Sul punto, la Cassazione ricorda due pronunce contrastanti tra loro, secondo le quali, in base ad un primo orientamento, risalente, oltre all’esistenza del rapporto di parentela e alla perdita di un effettivo sostegno morale, è necessario il presupposto della convivenza che riveli la perdita di un valido e concreto sostegno morale. Trattandosi di rapporto nonni-nipoti, non è ravvisabile un soggetto titolare di un vero e proprio diritto ad essere assistito anche moralmente dal nipote, pertanto, quest’ultimo, non trovandosi in una posizione qualificata, per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale, deve provare, “ (…) oltre il vincolo di stretta parentela, un presupposto (es. convivenza) che riveli la perdita appunto di un valido sostegno morale” (Cass. 23 giugno 1993, n. 6938; vedi anche  Cass. 11 maggio 2007, n. 10823).

Di segno opposto rispetto all’orientamento poc’anzi ricordato, una pronuncia che ha ravvisato il fondamento del danno non patrimoniale per tutti i superstiti, “ (…) nella lesione di valori costituzionalmente protetti e di diritti umani inviolabili, perché la perdita dell’unità familiare è perdita di affetti e di solidarietà inerenti alla famiglia come società naturale”. Con la conseguenza che sul piano probatorio, elementi indiziari e presuntivi, opportunamente valutati secondo il criterio della normalità, possano essere posti a fondamento del libero convincimento del giudice.
In altre parole, la prova della sussistenza di normali rapporti con il familiare defunto, specie in assenza di coabitazione, “…lascia intendere come sia rimasto intatto, e come si sia rafforzato nel tempo, il legame affettivo e parentale tra prossimi congiunti.”(Cass. 15 luglio 2005 n. 15019).

La Corte, con la pronuncia in commento, ha ritenuto di dover dare continuità all’indirizzo risalente ribadendo la necessità della sussistenza della convivenza, “ quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico”. In questo modo, la comunità familiare come luogo in cui, quotidianamente, si esprime la personalità di ogni congiunto, attribuisce rilevanza giuridica a quel rapporto affettivo intenso ed estraneo all’ambito del ristretto nucleo familiare, consentendogli di usufruire dello stesso regime probatorio di presunzione ammesso per i parenti stretti della famiglia nucleare (Cass. 13 maggio 2011, n. 10527).

A conclusioni diverse, osserva la Corte, si sarebbe giunti se la questione avesse riguardato l’ipotesi di nonno-tutore o comunque di nonno di nipoti, minori, senza genitori, il cui conseguente rapporto avrebbe assunto rilevanza giuridica proprio in virtù di una esistente relazione diretta nonno-nipoti.
Il presupposto della convivenza richiesto per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale, deve ricorrere, precisa la Corte, anche nel caso di risarcimento del danno patrimoniale correlato al  venir meno di prestazioni in denaro o altre provvidenze comportanti un’utilità economica.
Tale presupposto, oggi, si rende necessario per attribuire certezza a quelle sovvenzioni durevoli nel tempo praticate all’interno della famiglia allargata, che, in passato, sebbene non riconducibili ad obblighi giuridici, tuttavia, ancorati a valori socialmente forti radicati in stili di vita di completa dedizione dei genitori/nonni nei confronti dei discendenti. 





Visite:

Siti di interesse per l'argomento: responsabilità
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading