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SENTENZA
Inviare macabre rappresentazioni grafiche alla ex moglie integra gli estremi del reato di ingiurie e minaccia

Pubblicata da: Ludovico T.


Corte di cassazione penale
sentenza 2695 /05 del 28/01/2005

CASSAZIONE PENALE, Sezione V, Sentenza n. 2695 del 28/01/2005

(Presidente: R. Calabrese; Relatore: P. F. Marini)

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

SENTENZA

S. G. ricorre, con atto personalmente sottoscritto, avverso la sentenza in epigrafe, con la quale la Corte di Appello di Genova, investita del gravame dell’imputato nei confronti della sentenza 12/2/2991, con la quale il Tribunale di Genova lo aveva condannato alla complessiva pena di £ 1.500.000 di multa quale responsabile per due episodi di ingiuria e minaccia, nonchι permolestie], in persona del coniuge separato C. M. A., ha confermato il giudizio di colpevolezza per i reati di ingiuria e minaccia commessi il 17/8 ed il 14/9/98, pronunciando invece l’assoluzione quanto alla minaccia in data 7/9/1998 ed il proscioglimento in ordine alle molestie, essendo tale reato estinto per prescrizione.

Il ricorrente chiede l’annullamento della sentenza della Corte territoriale, che ha rideterminato la pena in Euro 550,00 di multa, proponendo quali mezzi di annullamento: erronea applicazione di legge (art. 192 cod. proc. pen.) e motivazione illogica in ordine al giudizio di colpevolezza per l’episodio di minaccia in data 14/9/98; violazione di legge e vizio della motivazione quanto alla mancata valutazione del motivo di appello in punto di statuizioni civili relative al reato di molestie; omessa assunzione di prova decisiva, in violazione dell’art. 603 cod. proc. pen.; violazione della legge penale, con riferimento alla disapplicazione dell’art. 599 cod. pen.

Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Il primo motivo, infatti, contesta l’apprezzamento della Corte territoriale in punto di interpretazione e di valenza intimidatoria della condotta tenuta dall’imputato, e cio’ a fronte di sentenza che ha ritenuto rappresentativo di una effettiva minaccia l’invio alla persona offesa di una cartolina listata a lutto mediante apposizione, da parte dell’imputato, di un tratto nero di traverso sull’angolo superiore; per nulla illogicamente il giudice di merito ha ritenuto che, contenendo la cartolina espressioni gravemente ingiuriose ed inserendosi in un contesto di assoluta conflittualita’, l’imputato abbia inteso prospettare un futuro male ingiusto, per l’evidente richiamo del segno grafico in nero ad un evento luttuoso la morte della persona, che ex se provoca un turbamento morale nel destinatario.

Insegna la Suprema Corte, infatti, che ad integrare la minaccia, che e’ reato a forma libera, non occorre la diretta rappresentazione del male ingiusto, essendo invece sufficiente che tale rappresentazione sia fatta in modo allusivo ed indiretto; nella specie, del resto, il ricorrente non e’ stato minimamente in grado di spiegare la diversa e lecita ragione dell’intervento sulla cartolina mediante il tratto grafico in nero.

Quanto al secondo motivo, va qui rilevata l’assoluta genericita’, non venendo minimamente illustrati gli specifici motivi di appello che sarebbero stati ignorati.

Quanto al terzo motivo, va opposto che la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale risulta espressamente rifiutata in ragione dell’assoluta decidibilita’ allo stato degli atti nel pieno rispetto della previsione di cui al comma 1 dell’art. 603, cod. proc. pen.; le prove invocate dalla difesa dell’imputato, peraltro, sono esposte in termini tali da non rendersi minimamente idonee a rovesciare il giudizio di responsabilita’, facendosi riferimento a tabulati telefonici che non sono stati posti a fondamento di tal giudizio, riferito a ingiurie e minacce commesse mediante l’invio di scritti (cartoline).

Il quarto e superstite motivo, infine, veicola con tutta evidenza la pretesa di una rilettura del fatto, tale da individuare l’ipotesi della ritorsione, qui non consentita ne’ autorizzata dall’esame del testo della sentenza impugnata che, anzi, ha decisamente escluso, con apprezzamento incensurabile in fatto, una stretta correlazione tra una pretesa offesa della moglie e la sua risposta; motivazione che non collide logicamente con il descritto contesto di accesa conflittualita’ fra i coniugi separati, ne e’ messa in crisi dall’assunto che le cartoline offensive sarebbero state la risposta ad una missiva della persona offesa che avrebbe invitato l’imputato a farsi i cazzi suoi, trattandosi di fatto che non configura offesa nel senso inteso al primo comma dell’art. 599 cod. pen..

In conclusione, i motivi sub 1) e sub 4) costituiscono censure di merito, il motivo sub 2) e’ totalmente generico, il motivo sub 3) e’ manifestamente infondato, sicche’ il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonche’ a versare alla cassa delle ammende la somma di Euro 500,00 (cosi’ equitativamente determinata, tale somma, in ragione dei motivi di gravame).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di procedimento ed a versare la somma di Euro 500,00 alla Cassa delle ammende.

Roma, 17/12/2004.

Depositata in Cancelleria il 28 gennaio 2005.



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