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ORDINANZA
Il diritto del cittadino straniero di accedere al pubblico impiego

Pubblicata da: Dott.ssa Paola Corsini


Tribunale Biella
ordinanza del 23/07/2010

Il provvedimento segnalato, emesso sotto forma di ordinanza dal Tribunale di Biella, lo scorso 23 luglio, prende posizione sul diritto di accedere al pubblico impiego per le persone prive di cittadinanza italiana.

La ricostruzione dei fatti è abbastanza semplice: una cittadina albanese, regolarmente soggiornante in Italia, veniva esclusa dalla partecipazione ad un concorso pubblico per otto posti di Collaboratore Professionale Sanitario a tempo indeterminato, presso la ASL 12 di Biella, in quanto priva del requisito della cittadinanza italiana.

La Signora riteneva detta esclusione in contrasto con il principio di non discriminazione e parità di trattamento ed impugnava la determinazione dirigenziale, ai sensi dell’articolo 44 T.U. immigrazione.

L’ordinanza in commento si inserisce nel filone giurisprudenziale a favore dell’accesso degli stranieri al pubblico impiego e qualifica il comportamento tenuto dalla ASL come <<lesione del diritto soggettivo alla parità di trattamento>>, il quale <<costituisce principio generale dell’ordinamento giuridico interno (artt. 2 e 3 Cost.), comunitario (artt. 12 e 13 Trattato CE, art. 6 Trattato UE, art. 21 Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea) e internazionale (art. 14 CEDU, art. 1 prot. 12 CEDU, artt. 1, 2, e 7 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo)>>, nonché <<oggetto di specifica previsione e tutela nei d. lgs. 286/1998 e 215/2003>>, con la conseguente affermazione, anche a livello interno, di un <<diritto a non essere discriminati>>.

I passi dell’ordinanza sopra riportati appaiono di per sé sufficienti a dimostrare l’importanza delle statuizioni di principio contenute nella stessa.

L’affermazione dell’esistenza di un diritto soggettivo a non essere discriminati costituisce un elemento di apertura nei confronti del diritto antidiscriminatorio vigente e non può lasciare indifferenti gli operatori del diritto.

Un altro elemento interessante della citata pronuncia è rappresentato dall’affermazione dell’efficacia rafforzata della disposizione di cui all’articolo 2, co. 3, T.U. immigrazione, la quale, secondo il Tribunale di Biella, troverebbe copertura costituzionale alla luce dell’articolo 117, co. 1, Cost., in quanto dettata in attuazione dei principi statuiti dalla Convenzione OIL 143 del 24 giugno 1975.

La predetta tesi era stata teorizzata in precedenza dalla dottrina, ma raramente aveva trovato un così netto accoglimento in giurisprudenza.

Infine, va sottolineato come tale ordinanza, emessa da un giudice di primo grado, si ponga in contrasto con l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha avuto modo di pronunciarsi soltanto una volta sulla questione dell’accesso degli stranieri al pubblico impiego, statuendo un (opinabile) principio di diritto per cui il requisito della cittadinanza italiana ai fini di accedere al lavoro pubblico sarebbe tuttora essenziale, in quanto sarebbe stato “legificato” dall’articolo 70, co. 13 del d. lgs. 165/200, normativa, quest’ultima, sopravvenuta, al T.U. immigrazione e, pertanto, su questo prevalente.

Alla luce di ciò e delle sempre più numerose pronunce a favore dell’accesso degli stranieri al pubblico impiego, non rimane che auspicare che il Supremo Consesso abbia presto modo di rivedere la propria posizione a tal proposito.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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