Condividi su Facebook | Segnala | Errore | Stampa | Zoom
SENTENZA
Compete al Tribunale Ordinario stabilire l’assegno di mantenimento dei figli

Pubblicata da: Dott.ssa Mariagabriella Corbi


Corte di cassazione civile
sentenza 22001/10 del 27/10/2010

Corte di Cassazione - Sez. I - Sentenza 27 ottobre 2010 n. 22001.

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza 22001, ha eliminato gli eventuali dubbi circa la competenza, sull’annosa problematica, inerente all’individuazione del giudice competente a pronunciarsi per le liti inerenti l’assegno di mantenimento dei figli naturali, individuando, inequivocabilmente, la competenza al Tribunale ordinario e non al Tribunale per i minori.

Gli Ermellini nella sentenza  hanno evidenziato che la divisione delle competenze com’era previsto nella decisione del 1991 non è mutata per effetto dell’entrata in vigore della legge n. 54/2006. Infatti nella decisione n. 4273 del 20 aprile 1991, si investiva il giudice ordinario come giudice preposto a dirimere i ricorsi inerenti al contributo economico dovuto al figlio naturale perchè “procedimento non assimilabile a quelli contemplati dall’art. 38 disp.att. cc., vertenti direttamente sull’interesse dei figli”.

Il ricorso giuridico per  il contributo economico dovuto dal genitore al figlio naturale è attuato dal genitore che esercita la patria potestà quindi la causa si affronta tra due persone maggiorenni  “che ha come “causa petendi” la comune qualità di genitori e come “petitum” il contributo che l’uno deve versare all’altro in adempimento dell’obbligo di mantenimento del figlio” (Cassazione civile, sez. 1^, 20 aprite 1991, n. 4273).

Entrando maggiormente nel dettaglio delle disposizioni di cui alla legge 54/2006, è possibile osservare quanto segue. Partendo dal presupposto che l’obbligo di mantenimento del figlio grava in solido su entrambi i genitori ed in proporzione alle rispettive sostanze e capacità reddituali, a seguito della separazione entrambi i genitori continuano ad essere obbligati al mantenimento, qualunque sia la statuizione pronunciata dal giudice in merito all’affidamento. Nella precedente normativa si faceva prevalentemente ricorso all’affidamento monogenitoriale, e da ciò scaturiva, mediante ordinanza, che il Tribunale ripartisse la misura e modalità della prestazione in denaro a carico del genitore non affidatario e la determinazione dell’assegno di mantenimento direttamente al coniuge affidatario. Si addiveniva alla distinzione tra il sistema di mantenimento diretto da quello indiretto. Il genitore a cui era affidato il figlio/i  provvedeva al mantenimento diretto del minore avvalendosi sia delle proprie risorse e mezzi sia del "supporto" ricevuto dall’altro genitore; il genitore non affidatario, invece, assolveva al mantenimento indiretto, tramite  l'apporto dell'assegno direttamente al coniuge affidatario. Un problema concreto si verificava quando  il coniuge non affidatario sostituiva, ad esempio nei periodi previsti in cui il figlio trascorreva dei periodi temporali presso di lui, direttamente al mantenimento, influendo sulla misura della prestazione indiretta a cui era "obbligato" tramite l'assegno di mantenimento.

Il nuovo art. 155 comma 4 c.c., nel suo insieme,  non è  lontano dalla precedente previsione, benché interpretato nella previsione dei parametri da utilizzarsi ai fini della determinazione della misura dell’assegno.

Non è chiaro se il legislatore intenda, con questa innovazione, creare un cambiamento nelle more interpretative e di prospettiva, passando dal precedente sistema del mantenimento indiretto a quello diretto. Nel concreto si osserva che il mantenimento per il coniuge continua ad assumere la veste di una "somma", quello per i figli può essere anche diretto e l’assegno può assumere valenza integrativa o essere del tutto escluso.

Dott.ssa Mariagabriella Corbi

Corte di Cassazione Civile sez. I 27/10/2010 n. 22001

Svolgimento del processo

I.G. ha proposto ricorso al Tribunale di Roma nell’interesse dei figli minori chiedendo che venisse disposto il contributo per il loro mantenimento.

Il Tribunale, con provvedimento in data 20 giugno 2008, ha declinato la propria competenza in favore del Tribunale per i minorenni di Roma il quale ha sollevato conflitto ritenendo competente il giudice originariamente adito.

Motivi della decisione

Il conflitto deve essere risolto con la dichiarazione della competenza del tribunale ordinario di Roma.

E’ principio acquisito, quello secondo cui “Competente a conoscere della controversia concernente l’entità del contributo che un genitore naturale deve corrispondere all’altro genitore per il figlio ancorché minorenne, che gli sia affidato o comunque da esso tenuto, è il giudice ordinario e non il tribunale per i minorenni, trattandosi di procedimento non assimilabile a quelli contemplati dall’art. 38 disp. att. c.c. - vertenti direttamente sull’interesse dei figli, specie minorenni, e caratterizzati, di norma, dalla forma camerale -, ma introdotto da uno dei genitori in nome proprio, e non in rappresentanza del figlio minore sul quale esercita la potestà, così da dar luogo ad una “lite” tra due soggetti maggiorenni, che ha come “causa petendi” la comune qualità di genitori e come “petitum” il contributo che l’uno deve versare all’altro in adempimento dell’obbligo di mantenimento del figlio” (Cassazione civile, sez. 1^, 20 aprite 1991, n. 4273).

Sull’assetto del riparto di competenza così determinato non ha inciso la legge_54_2006. Se invero “La contestualità delle misure relative all’esercizio della potestà e all’affidamento del figlio, da un lato, e di quelle economiche inerenti ai loro mantenimento, dall’altro, prefigurata dai novellati art. 155 c.c. e ss., ha peraltro determinato - in sintonia con l’esigenza di evitare che i minori ricevano dall’ordinamento un trattamento diseguale a seconda che siano nati da genitori coniugati oppure da genitori non coniugati, oltre che di escludere soluzioni interpretative che comportino un sacrificio del principio di concentrazione delle tutele, che è aspetto centrale della ragionevole durata del processo - una attrazione, in capo allo stesso giudice specializzato, della competenza a provvedere, altresì, sulla misura e sul modo con cui ciascuno dei genitori naturali deve contribuire al mantenimento del figlio” (Cassazione civile, sez. 1^, 3 aprile 2007, n. 8362), deve rilevarsi come a tale soluzione la Corte sia pervenuta, pur in assenza di un’esplicita previsione normativa, in esito ad un’operazione condotta con gli ordinari strumenti ermeneutici, valorizzando esigenze ravvisabili unicamente in caso di necessità di una contestuale pronuncia di misure sull’esercizio della potestà o sull’affidamento del minore e di decisioni in ordine al mantenimento del medesimo.

Quando tuttavia tali esigenze di concentrazione delle tutele non siano attuali in quanto la controversia attenga unicamente alla misura e alle modalità del contributo economico al mantenimento e sia invece stabilizzato o comunque non venga in considerazione, quale contestato presupposto per la decisione, il rapporto dei genitori con il minore non vi è ragione per adottare soluzioni interpretative difformi da quella richiamata e stabilizzata, posto che neppure dalla recente riforma può trarsi un principio generale di unificazione delle competenze in materia di conflitti familiari che, sia pure invocato dalla dottrina, non ha finora trovato il consenso del legislatore.

Avendo ad oggetto la domanda introduttiva unicamente la misura e le modalità di contribuzione da parte del padre al mantenimento dei figli ne consegue che deve dichiararsi la competenza del Tribunale ordinario.

Nulla sulle spese in difetto di attività processuale delle parti private.

P.Q.M.

La Corte, pronunciando sul regolamento di competenza d’ufficio, dichiara la competenza del Tribunale ordinario di Roma e ne cassa la pronuncia declinatoria.





Visite:

Siti di interesse per l'argomento: famiglia
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading