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SENTENZA
L’unilaterale modifica dell’accordo contrattuale è truffa?

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 22367/10 del 11/06/2010

L'unilaterale modificazione, da parte di uno dei contraenti, in corso di esecuzione dell'accordo contrattuale, delle modalità esecutive di esso rispetto a quelle previste nel progetto inizialmente concordato tra le parti, non è idonea a integrare il delitto di truffa, in quanto manca l'elemento specifico di detta ipotesi criminosa costituito dall'esistenza di un diretto rapporto causale tra gli artifici posti in essere dall'agente e la prestazione di un consenso viziato da parte del soggetto in tal modo tratto in inganno, e può solo configurare, ricorrendone i presupposti, un inadempimento contrattuale.

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Redazione

Cassazione penale, Sezione Seconda, (ud. 27.05.2010) 11.06.2010, n. 22367

 

Svolgimento del processo

Con sentenza in data 29 maggio 2009, la Corte di appello di Milano, in totale riforma della sentenza del Tribunale di Milano, in data 5/6/2007, assolveva T.R., M.M.J. P. e P.L. dall'imputazione di truffa loro ascritta con la formula perchè il fatto non sussiste. La vicenda processuale nasceva dalla querela proposta da alcuni passeggeri del volo AirOne (OMISSIS) delle ore 21,50 del (OMISSIS), partito in ritardo ed atterrato ad A., con mutamento di destinazione comunicato ai passeggeri poco prima dell'atterraggio.

La Corte territoriale riteneva che nella fattispecie non potessero configurarsi gli estremi della condotta punibile per il reato di truffa per difetto di correlazione fra gli artifici e raggiri, consistiti nel non aver comunicato ai passeggeri prima della partenza che l'aereo non avrebbe potuto atterrare a (OMISSIS), e la disposizione patrimoniale consistita nell'acquisto del biglietto.

Avverso tale sentenza propongono ricorso, ai soli fini civili le parti civili costituite per mezzo del comune difensore sollevando un unico motivo, articolato in più punti, con il quale deducono violazione di legge in relazione all'art. 640 c.p. e vizio della motivazione. La difesa delle parti civili ricorrenti eccepisce che nella fattispecie ricorre l'ipotesi della truffa contrattuale che si può consumare anche in un momento successivo alla stipulazione del contratto. In particolare la disposizione patrimoniale da parte dei passeggeri si sarebbe verificata allorquando gli stessi, per effetto delle false informazioni ricevute, hanno accettato di prendere posto sull'aereo, rinunziando alle altre possibilità che la normativa di settore offriva loro in caso di impossibilità per il vettore di eseguire il volo programmato.

Motivi della decisione

Il ricorso è infondato.

Le censure sollevate sono prive di fondamento giuridico. In punto di diritto non può dubitarsi che nella truffa contrattuale il comportamento fraudolento possa essere commesso anche in epoca successiva alla stipulazione purchè sussista il rapporto di causalità fra il verificarsi del danno (derivante dalla stipulazione del contratto) e l'ingiusto profitto dell'agente. Ha osservato, infatti, questa Corte che:

"Nella truffa contrattuale l'induzione in errore mediante raggiro è ravvisatale anche quando l'attività fraudolenta dell'agente si manifesta successivamente alla stipulazione, nel corso dell'esecuzione contrattuale, in rapporto di causalità con il verificarsi del danno e dell'ingiusto profitto. Ma il raggiro deve comunque estrinsecarsi in un comportamento attivo dell'agente tale da indurre la vittima in errore e determinarla, mediante una falsa rappresentazione della realtà, all'atto di disposizione patrimoniale" (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 11406 del 08/02/1982 Ud.

(dep. 27/11/1982) Rv. 156406 Conf mass n 127456).

Tuttavia: "L'unilaterale modificazione, da parte di uno dei contraenti, in corso di esecuzione dell'accordo contrattuale, delle modalità esecutive di esso rispetto a quelle previste nel progetto inizialmente concordato tra le parti, non è idonea a integrare il delitto di truffa, in quanto manca l'elemento specifico di detta ipotesi criminosa costituito dall'esistenza di un diretto rapporto causale tra gli artifici posti in essere dall'agente e la prestazione di un consenso viziato da parte del soggetto in tal modo tratto in inganno, e può solo configurare, ricorrendone i presupposti, un inadempimento contrattuale." (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 30216 del 25/06/2003 Cc. (dep. 17/07/2003) Rv. 225505).

La Corte territoriale ha fatto esatta applicazione di tali principi di diritto, rilevando che nella fattispecie non esisteva un diretto rapporto causale fra l'inesatto adempimento della prestazione (dovuto a ragioni tecniche sopravvenute, in quanto il ritardo nella partenza ha reso impossibile l'atterraggio all'aeroporto di (OMISSIS) ed ha determinato la riprogrammazione del volo sull'aeroporto di (OMISSIS)) e la disposizione patrimoniale consistente nell'acquisto del biglietto.

Il fatto che la compagnia non abbia annullato il volo (sopportandone i relativi costi), facendo comunque imbarcare i passeggeri su un volo che molto difficilmente avrebbe potuto raggiungere (direttamente) la sua destinazione finale, se può essere censurabile dal punto di vista degli obblighi che gravano sui vettore aereo non costituisce comportamento fraudolento, ai fini del reato di truffa, in quanto seppure tale comportamento possa aver creato disagi fra i passeggeri (suscettibili eventualmente di risarcimento sotto il profilo civile), tuttavia deve escludersi che abbia provocato un'induzione in errore circa la disposizione patrimoniale, consistita nell'acquisto del biglietto.

Il rigetto del ricorso comporta la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.





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