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SENTENZA
La recidiva reiterata specifica e’ discrezionale

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione penale
sentenza 2507/10 del 20/01/2010

La recidiva reiterata specifica è pur sempre discrezionale, ma una volta che se ne sia ravvisata la rilevanza nel caso concreto, essa non può essere ritenuta prevalente sulle circostanze di segno contrario, quali che siano, ma al più ad esse equivalente.

Cassazione penale Sezione IV, (ud. 15-01-2010) 20-01-2010, n. 2507

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. Il Tribunale di Roma ha affermato la responsabilità dell'imputato in epigrafe in ordine al reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 con attenuanti generiche equivalenti alla recidiva reiterata specifica e lo ha condannato alla pena di quattro anni di reclusione e 18.000 Euro di multa. La pronunzia è stata parzialmente riformata dalla Corte d'appello che ha concesso l'attenuante di cui al medesimo art. 73, comma 5 ha ribadito il giudizio di equivalenza tra attenuanti e recidiva, ha ritenuto la continuazione con i fatti di cui ad altra sentenza di condanna ed ha quindi rideterminato la pena complessiva.

2. Ricorre per cassazione l'imputato assumendo che, riconosciuta l'attenuante del fatto di lieve entità, la Corte d'appello ne avrebbe dovuto trarre le doverose conseguenze ritenendo la prevalenza della recidiva in applicazione dell'art. 597 c.p.p., comma 4. La soluzione adottata viola il principio del divieto di reformatio in pejus che riguarda non solo il giudizio finale, ma anche tutti gli elementi del calcolo della pena, come ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità. Inoltre, atteso che l'attenuante concessa in appello implica la rideterminazione della pena in modo indipendente da quella originaria, avrebbe dovuto trovare applicazione l'ultima parte dell'art. 69 c.p.p., comma 4 che consente la prevalenza delle circostanze attenuanti ad effetto speciale.

Lo stesso imputato ha presentato una memoria.

3. Il ricorso è infondato. Il tema della novellata disciplina della recidiva ha formato oggetto di ampia riflessione nella giurisprudenza di legittimità ed in quella costituzionale. Gli esiti sono noti: la recidiva reiterata specifica è pur sempre discrezionale, ma una volta che se ne sia ravvisata la rilevanza nel caso concreto, essa non può essere ritenuta prevalente sulle circostanze di segno contrario, quali che siano, ma al più ad esse equivalente (il principio, enunciato per la prima volta da Cass. 4^, 11 aprile 2007, Rv. 236412, è stato ribadito in numerosissime pronunzie anche in riferimento all'attenuante di cui si discute). Tale soluzione interpretativa, avallata dalla giurisprudenza costituzionale, consente di superare i dubbi di legittimità della disciplina.

L'applicazione della detta normativa nell'ambito in esame implica che, ritenuta la rilevanza della recidiva reiterata specifica, essa non può essere ritenuta prevalente rispetto all'attenuante di cui al richiamato comma 5. Nè il fatto che l'attenuante sia stata concessa in appello può implicare la conseguenza che il divieto normativo di cui si discute possa essere superato per effetto dell'art. 597 c.p.p.. Tale soluzione interpretativa da un lato vulnererebbe il disposto dell'art. 69 c.p., novellato comma 4; e dall'altro determinerebbe un'irrazionale disparità di trattamento a seconda che l'attenuante ridetta sia riconosciuta nel primo giudizio o in quello di appello. D'altra parte le ordinanze costituzionali richiamate dal ricorrente hanno dichiarato inammissibili proprio questioni analoghe a quelle prospettate, richiamando la sentenza n. 192 del 2007.

La Corte d'appello si attiene a tali principi con apprezzamento succinto ma esauriente, implicitamente ispirato alla giurisprudenza di questa Suprema corte.

Il gravame deve essere conseguentemente rigettato. Segue per legge la condanna al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2010





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