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SENTENZA
Mancato recapito telegramma per incarico di lavoro, risarcimento danni

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Nola
sentenza del 20/07/2009

Risarcimento danni.

Mancato recapito telegramma – contratto - inadempimento – responsabilita’ contrattuale anche nei confronti del destinatario del telegramma - danni per perdita incarico di lavoro – criterio di calcolo – rivalutazione – interessi - perdita di chance – insussistenza

[Tribunale di Nola, Dott. Francesco Notaro, sentenza del 20 luglio 2009]

Nella Sentenza

>> … oramai ius receptum che la società convenuta risponde contrattualmente anche nei confronti del destinatario del telegramma, attesa la trasformazione dell’Ente Poste in società di capitali, non essendo più attuale la configurazione del servizio postale come proiezione dell’attività amministrativa, ma come attività di impresa, connotando i rapporti con i clienti in termini contrattuali; inoltre l’utente, destinatario del servizio, riveste la qualità di terzo beneficiario, secondo il modello di cui all’art.1411 c.c., cui fa capo il diritto soggettivo alla prestazione, potendo egli far valere in via diretta il diritto alla consegna della corrispondenza o, come nel caso in esame del telegramma …

>> … Ne discende che la convenuta risponde del suo inadempimento ai sensi della norma generale di cui all’art.1218 c.c., gravando sulla stessa la prova che l’inadempimento è dipeso da causa ad essa non imputabile, prova che, per come si è anticipato in apertura, è del tutto mancata, essendosi la Poste Italiane s.p.a. limitata ad allegare che il telegramma non è giunto alla destinataria “per motivi che purtroppo non è stato possibile accertare…”.

 

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REPUBBLICA ITALIANA

NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI NOLA

II SEZIONE CIVILE

Il Tribunale di Nola in composizione monocratica nella persona del giudice istruttore dott. Francesco Notaro, ha pronunciato, ai sensi dell’art.132 nel testo riformato a seguito della legge n.69 del 2009, la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n.212 del registro generale per gli affari contenziosi dell’anno 2005, avente ad oggetto azione di risarcimento del danno, vertente

TRA

Meviaxx Fxx, rappresentata e difesa dagli avv. …. E …. giusta procura stesa a margine dell’atto di citazione ed elett.nte dom.ta presso lo studio della seconda in …. –attrice-

E

Poste Italiane s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t. come indicato in atti, rappresentato e difeso dall’avv. …. giusta procura generale alle liti agli atti, elett.nte dom.to presso la Direzione Affari Legali della società, Sez. territoriale di Napoli, …. –convenuta-

.Conclusioni: come da conclusioni rassegnate all’udienza del 17.2.2009, alla quale comparivano i soli procuratori dell’attrice, reiterative di quelle di cui all’atto di citazione.

.Motivi in fatto ed in diritto posti a fondamento della decisione

Si osserva innanzi tutto che la società convenuta non ha contestato che il telegramma con il quale l’attrice era stata convocata per assumere l’incarico di biologa dirigente di primo livello, non sia stato recapitato al destinatario; né ha contestato che la Meviaxx si trovasse in posizione utile per assumere l’incarico.

Orbene, giova ricordare che costituisce oramai ius receptum che la società convenuta risponde contrattualmente anche nei confronti del destinatario del telegramma, attesa la trasformazione dell’Ente Poste in società di capitali, non essendo più attuale la configurazione del servizio postale come proiezione dell’attività amministrativa, ma come attività di impresa, connotando i rapporti con i clienti in termini contrattuali; inoltre l’utente, destinatario del servizio, riveste la qualità di terzo beneficiario, secondo il modello di cui all’art.1411 c.c., cui fa capo il diritto soggettivo alla prestazione, potendo egli far valere in via diretta il diritto alla consegna della corrispondenza o, come nel caso in esame del telegramma (cfr. trib. Nola 20.2.2008, g.i. Bellini e la giurisprudenza ivi richiamata).

Ne discende che la convenuta risponde del suo inadempimento ai sensi della norma generale di cui all’art.1218 c.c., gravando sulla stessa la prova che l’inadempimento è dipeso da causa ad essa non imputabile, prova che, per come si è anticipato in apertura, è del tutto mancata, essendosi la Poste Italiane s.p.a. limitata ad allegare che il telegramma non è giunto alla destinataria “per motivi che purtroppo non è stato possibile accertare…”.

Sicché la stessa deve essere ritenuta responsabile del mancato recapito.

Né sussistono gli esoneri o le limitazioni di responsabilità invocati dalla convenuta, giacché l’art.6 d.p.r. n.156 del 1973 (ora abrogato, ma vigente al momento dell’assunzione della prestazione) è stato dichiarato incostituzionale “nella parte in cui dispone che l’amministrazione ed i concessionari del servizi telegrafico non incontrano alcuna responsabilità per il mancato recapito di telegramma”, avendo la Corte osservato che, dal lato dell’utente, destinatario del servizio, la norma si risolveva in un esonero totale dalla responsabilità, costituendo “un anacronistico privilegio, privo di connessione con obbiettive caratteristiche del servizio e perciò lesivo al tempo stesso, del canone di ragionevolezza e del principio di uguaglianza garantiti dall’art.3 della Costituzione” (Corte cost. n.254 del 2002), di tal che al gestore si applica la disciplina di diritto comune e in particolare, come si è visto, gli artt.1218 e 1223 c.c. (cfr. sempre trib. Nola cit., g.i. Bellini).

Circa la quantificazione del danno, la Meviaxx ha evidenziato che questo andrebbe calcolato, fino al novembre del 2001, in base alla retribuzione che avrebbe percepito in virtù dell’incarico, non avendo per quel periodo altra occupazione, mentre da tale data le dovrebbe essere riconosciuta la differenza tra la detta retribuzione e quella minore percepita, per aver assunto diverso incarico nella scuola.

Occorre, però, rimarcare che la Meviaxx quantifica la retribuzione prevista per l’incarico di biologo di 1° livello al lordo, mentre, sebbene riferisca che quella di euro 1147,18 (pari a £.2.221.250) percepita per l’altro incarico dal novembre 2001 era anch’essa al lordo, in realtà, era al netto.

L’effettivo pregiudizio deve essere calcolato al netto anche nel primo caso.

Sicché, tenuto conto delle aliquote da applicare in relazione agli anni di riferimento, per detta retribuzione (18,5% fino ad euro 10329,00 e per la restante parte del 25.5 %), lo stipendio netto che avrebbe percepito in caso di avvenuta assunzione quale biologa di 1° livello sarebbe stato di euro 1826,00 per l’anno 2001.

Pertanto per i mesi da luglio 2001 al novembre 2001, all’attrice è dovuta la somma complessiva di euro 7304,00.

Mentre dal novembre 2001 al febbraio 2002 la differenza tra le due retribuzioni ammonta ad euro 2803,28 (per i mesi di novembre e dicembre 1826,00 – 1147,18 = 678,82 x 2 = 1357,64 cui si aggiungono euro 1445,64 per i mesi di gennaio e febbraio: 1870,00 x 2 = 3740,00 relativi ai mesi di gennaio 2002 la cui aliquota per reddito si sarebbe fermata al 18,5, da cui va sottratta la somma di 2294,36 riguardante la retribuzione percepita nella scuola).

Il tutto per complessivi euro 10107,28.

Gli ulteriori pregiudizi lamentati dalla parte attrice in relazione a asserite perdite di chance sono sforniti di prova già dal punto di vista della mera allegazione dovendosi ricordare che perché sussistano i presupposti per procedere alla liquidazione equitativa di cui all’art.1226 c.c., è necessario che non sia stato possibile offrire la prova del quantum, ovvero che questa si presenti particolarmente difficoltosa, gravando comunque sul danneggiato l’onere di fornire tutti gli elementi probatori ed i dati di fatto in suo possesso, al fine di una quantificazione quanto più rispondente al danno effettivamente subito; ciò, soprattutto perché va limitata la possibilità che venga adottata una pronuncia basata su criteri arbitrari, sottratta, perciò, a qualsiasi controllo, dovendo il giudice, almeno sommariamente, indicare i criteri da lui seguiti per determinate l’entità del danno che si ritiene realmente sussistente.

Trattandosi di debito di valore, devono essere accordati la rivalutazione e gli interessi, siccome riferiti ad autonomi presupposti, avendo la prima funzione pienamente reintegratoria del patrimonio del soggetto leso, i secondi funzione correlata alla mancata disponibilità della somma di danaro.

Questi ultimi, in considerazione della nuova disciplina della determinazione del relativo tasso e dell’epoca in cui è avvenuto il sinistro, si ritiene possano essere individuati nella misura di quelli legali, nelle varie epoche di riferimento; al fine, però, di evitare indebiti effetti locupletativi ed in ossequio al consolidato indirizzo della Suprema Corte (cfr. la nota pronuncia delle sez. un. n.1712 del 1995; nonché di recente Cass. n.492 del 2001), questi, da calcolarsi come per la rivalutazione, dalle singole scadenze mensili sugli importi mensilmente dovuti e come sopra indicati, non potranno essere calcolati sulla somma rivalutata ma di anno in anno, sulla somma via via oggetto di rivalutazione annuale, fino alla data di pubblicazione della presente sentenza; da tale ultima data, divenuto il debito di valuta, saranno dovuti gli interessi, sempre al tasso legale, sulla somma come sopra determinata, fino all’effettivo soddisfo.

Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo che segue.

P.Q.M.

Il tribunale di Nola in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Meviaxx Fxx, di cui in epigrafe, ogni altra eccezione e difesa disattesa, così provvede:

a) accoglie, per quanto di ragione, la domanda e per l’effetto condanna la società convenuta al pagamento della somma di euro 10107,28, oltre interessi e rivalutazione da calcolarsi dalle singole scadenze mensili, sulla retribuzione mensile di biologo di 1° livello come indicata in motivazione, fino al 31.10.2001 e sulla differenza mensile tra le due retribuzioni sempre indicata in motivazione, dall’1.11.2001, con la specificazione che gli interessi vanno calcolati annualmente sulla somma rivalutata di anno in anno; oltre interessi legali dalla pubblicazione della presente sentenza, sulla somma come sopra determinata, fino al soddisfo;

b) condanna la convenuta al pagamento delle spese di lite in favore dell’attrice che liquida in euro 230,00 per spese; euro 1120,00 per diritti ed euro 2300,00 per onorari, oltre spese generali, iva e c.p.a. come per legge.

Nola, così deciso il 20 luglio 2009

Il Giudice

Dott. Francesco Notaro





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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