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SENTENZA
Infortuni sul lavoro e prescrizione

Pubblicata da: Redazione


Corte di cassazione civile
sentenza 15332/09 del 30/06/2009

Infortuni sul lavoro e prescrizione

Quando per gli infortuni sul lavoro si agisce contro l’Inail la prescrizione può essere di 3 anni.

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Cassazione civile Sez. lavoro, 30-06-2009, n. 15332

…omissis…

 

MOTIVI

Con il proposto ricorso l'INAIL, denunciando violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 1962, n. 1115, artt. 1, 2 e 3, L. 27 dicembre 1975, n. 780, art. 6, del D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 112, artt. 2948 e 2697 c.c., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè erronea, insufficiente o contradditoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5), sostiene che la Corte di Appello de L'Aquila, dopo aver correttamente ritenuto applicabile, nel caso in esame, la prescrizione triennale di cui al D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, art. 112, (T.U.), avrebbe errato nel limitarla ai ratei di integrazione della rendita - riconoscendo il diritto alla corresponsione a decorrere dai tre anni e 150 giorni antecedenti alla presentazione della domanda, per riguardare la richiesta di integrazione una rendita già costituita.

Il ricorso, pur valutato nelle sue diverse articolazioni, è infondato.

Va preliminarmente puntualizzato che - come emerge dalla impugnata decisione - la B., avendo ottenuto, in data 8 novembre 1979, la rendita ai superstiti dall'ente assicuratore (OMISSIS), il 15 maggio 2000 inoltrava domanda per la integrazione ai sensi della L. n. 1115 del 1962, art. 2.

Tale legge, emanata in epoca precedente alla istituzione dell'assicurazione obbligatoria in (OMISSIS), pone a carico dell'INAIL la corresponsione della rendita per silicosi in favore dei cittadini italiani, che abbiano contratto la malattia nelle miniere di carbone in (OMISSIS), e non siano indennizzati da quella legislazione (art. 1).

Essa contempla altresì (art. 2) che la rendita da parte dell'INAIL viene meno in caso di riconoscimento ai lavoratori del diritto a prestazioni analoghe o d'invalidità non inferiori da parte delle competenti istituzioni (OMISSIS), prevedendo tuttavia che, anche in questo caso, se tali prestazioni siano inferiori alle corrispondenti prestazioni erogate in Italia, l'INAIL continuerà a corrispondere al lavoratore la differenza tra la misura già percepita e quella successivamente acquisita.

L'art. 3 chiarisce, poi, che, per ottenere le prestazioni di cui all'art. 1, gli interessati dovranno presentare apposita domanda alla sede competente dell'Istituto, secondo le modalità previste dalla L. 12 aprile 1943, n. 455 e successive modificazioni (ora trasfuse nel T.U. approvato con D.P.R. n. 1124 del 1965), con la precisazione che le prestazioni avranno inizio dalla data di presentazione della domanda.

La disciplina in parola si completa, infine, con la L. n. 780 del 1975, art. 6 per il quale:"i benefici previsti dalla L. 27 luglio 1962, n. 1115 si intendono, con la presente norma di interprelazione autentica, estesi ai cittadini italiani residenti in Italia, superstiti aventi diritto dei cittadini deceduti per silicosi, associata o no alle altre forme morbose, contratta nelle miniere di carbone in (OMISSIS). Le prestazioni cessano nel caso di riconoscimento ai superstiti stessi del diritto a prestazioni analoghe non inferiori da parte delle competenti istituzioni (OMISSIS)".

Orbene, il Giudice d'appello, dopo aver richiamato l'orientamento di questa Corte formatosi in casi analoghi in materia di "integrazione" - alla cui stregua, in tema di prestazioni di cui alla L. n. 1115 del 1962 per il caso di silicosi contratta da lavoratori italiani nelle miniere del (OMISSIS) e rimpatriati, l'azione per il riconoscimento di dette prestazioni nei confronti dell'I.N.A.I.L. si prescrive, in applicazione del D.P.R. n, 1124 del 1965, art. 112, comma 1, nel termine breve di tre anni (Cass. 17 marzo 2003 n. 3909; Cass. 24 aprile 2004 n. 7857)- ha ritenuto che, riguardando, la richiesta di integrazione, una rendita già costituita, la eccepita prescrizione andava ad incidere non sul diritto fondamentale, bensì sui ratei;

sicchè detti ratei andavano corrisposti, in relazione alla domanda proposta dalla B. il 15 maggio 2000, nei limiti della prescrizione triennale, il cui computo andava fatto a ritroso dalla data della domanda.

Il ragionamento va condiviso, anche se merita qualche precisazione proprio in relazione al richiamo alle suddette sentenze di legittimità.

Tali sentenze, nel richiamare l'art. 112, cit. T.U., a tenore del quale l'azione per conseguire le prestazioni in casi di infortunio sul lavoro e malattia professionale si prescrive nel termine di tre anni dal giorno dell'infortunio o da quello della manifestazione della malattia professionale, mostrano, in mancanza di ulteriori specificazioni, di identificare il termine di decorrenza della prescrizione per l'acquisizione del diritto alla rendita con quello relativo ai ratei del diritto già acquisito. Ciò emerge inequivocabilmente nella pronuncia n. 3909/03 laddove, di fronte alla richiesta della vedova di un minatore in (OMISSIS) - già titolare delle prestazioni per silicosi secondo la legge belga, volta ad ottenere l'integrazione delle prestazioni, ai sensi della L. 27 luglio 1962, n. 1115, art. 2 come interpretato dalla L. 27 dicembre 1975, n. 780, art. 6 viene rigettata la domanda originaria della vedova per intervenuta prescrizione triennale.

Viceversa, nonostante il richiamo a tale giurisprudenza, diversamente ed esattamente la Corte di Appello de L'Aquila ha ritenuto che, concernendo la richiesta di integrazione una rendita già costituita, la eccepita prescrizione - incontestabilmente triennale in mancanza di impugnazione sul punto - non poteva che incidere sulle singole prestazioni, in base al principio - implicitamente evocato - per cui dal rapporto assistenziale e da quello previdenziale non scaturisce una singola e complessiva obbligazione avente ad oggetto una prestazione unitaria da assolvere ratealmente, ma deriva una serie di obbligazione, che costituendo, ciascuno di essi un autonomo diritto di volta in volta emergente a cadenza periodica, ciascuna delle quali realizza l'intera prestazione dovuta in qual determinato periodo (Cass. sez. un. 26 giugno 1996 n. 5895). E ciò risulta tanto più confacente alla fattispecie in oggetto se si considera che le singole prestazioni "differenziali" sono destinate a venir meno ed a riemergere a seconda della misura delle prestazioni percepite e di quelle successivamente acquisite.

Neppure può condividersi il più recente orientamento secondo cui, nel caso previsto dalla L. n. 1115 del 1962, art. 2 le prestazioni differenziali decorrono dalla domanda avanzata ai sensi dell'art. 3 della suddetta Legge. Va, infatti, considerato che detto art. 3 - come sopra chiarito - fa riferimento alla presentazione della domanda, dalla cui data "le prestazioni avranno inizio," solo con riguardo a quelle di cui al precedente art. 1, vale a dire alle prestazioni di carattere economico sanitario assistenziale, riconosciute nel caso in cui i cittadini italiani colpiti da silicosi in (OMISSIS) non siano indennizzati ai sensi di quella legislazione.

Per quanto precede e considerato che motivatamente la Corte territoriale ha ritenuto sussistente una differenza fra la erogazione della rendita in Italia e quella effettuata dall'omologo istituto assicurativo (OMISSIS), per non avere l'INAIL, neanche in via subordinata, negato la circostanza, il ricorso va rigettato.

Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna l'INAIL alle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 10,00, oltre Euro 1.500,00 per onorari ed oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 22 aprile 2009.

Depositato in Cancelleria il 30 giugno 2009





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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