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SENTENZA
Il docente che rivela domande all’esaminando non risponde del reato di abuso d’ufficio

Pubblicata da: Avv. Alessandro Amaolo


Corte di cassazione penale
sentenza 24663/08 del 17/06/2008

Corte di Cassazione, Sezione VI, sentenza 17 giugno 2008, n. 24663

Il docente che rivela le domande che verranno poste all’esaminando non risponde del reato di abuso d’ufficio

 

In via preliminare, osservo che la sentenza di cui in oggetto risulta molto interessante in quanto analizza alcuni aspetti peculiari inerenti alla fattispecie penale incriminatrice del reato di abuso d’ufficio che viene previsto e punito dall’art. 323 c.p.

È innegabile che il delitto di abuso d’ufficio risulta essere fra i più problematici e complessi all’interno dell’ampio genus dei delitti contro la Pubblica Amministrazione.

I fatti del procedimento penale in oggetto possono essere ricostruiti in questo modo. In primo grado il Giudice dell’udienza preliminare aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti degli imputati, in ordine al reato ascrittogli, perché il fatto non sussisteva.

In primo grado l’addebito elevato agli imputati era di avere il primo, nella qualità di professore a contratto di un’Università, in violazione della normativa sui doveri d’ufficio (artt. 13, 15 del Testo Unico n. 3/57 e legge n. 241/1990), intenzionalmente procurato ad uno studente, che lo aveva determinato al reato, l’ingiusto vantaggio del superamento di un esame. Il predetto vantaggio era qualificabile come ingiusto in quanto il docente universitario aveva rivelato allo studente, in via preventiva, gli argomenti sui quali sarebbe stato interrogato.

Ancora in primo grado, per il Giudice dell’udienza Preliminare la fattispecie penale incriminatrice dell’abuso d’ufficio, prevista e punita dall’articolo 323 codice penale, non poteva ritenersi sussistente per l’assenza dell’elemento dell’ingiusto vantaggio patrimoniale.

Quindi, proponeva ricorso per cassazione il procuratore della Repubblica presso il Tribunale che deduceva l’erronea applicazione della legge penale, sotto il profilo che  “la promozione ingiusta ad un esame universitario” aveva sicuramente  “una qualche valenza patrimoniale”. Più in particolare, secondo la ricostruzione del predetto procuratore la cd. “promozione ingiusta ad un esame universitario”  era in condizione di poter determinare  “una situazione favorevole per il complesso dei diritti soggettivi” facenti capo all’interessato “indipendentemente dall’effettivo incremento economico”.

Tuttavia, in seguito la Suprema Corte di Cassazione riteneva e qualificava il predetto ricorso come infondato.

Infatti, secondo il Supremo Collegio, la decisione del GUP del Tribunale aveva fatto buon governo della legge penale, tanto da rilevare che non poteva essere ravvisata, nella condotta contestata agli imputati, l’evento dell’abuso d’ufficio, ossia l’ingiusto vantaggio patrimoniale.

Più in particolare, quest’ultimo secondo la ricostruzione in diritto operato dal Giudice delle Leggi deve essere conseguenza diretta della condotta abusiva. Nella fattispecie in oggetto la Corte ha escluso che la posizione di favoritismo operata dal docente universitario nei confronti dello studente poteva assumere una connotazione economico-patrimoniale. Pertanto, l’esito favorevole dell’esame universitario non implicava, necessariamente, un effettivo e concreto incremento economico nel patrimonio dello studente universitario. In ultima analisi, il Supremo Collegio ha rilevato che soltanto il favoritismo collegato al superamento di un esame di concorso, funzionale al conseguimento di un posto di lavoro o all’esercizio di una professione, è in grado di determinare una situazione vantaggiosa per la sfera dei rapporti giuridici di natura patrimoniale.





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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