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SENTENZA
Salute - Questione di legittimità costituzionale – Ordinanza Ministero del Lavoro – Inammissibilità - anagrafe canina

Pubblicata da: Dott. Rag. Luigi Risolo


Corte costituzionale
sentenza 105/09 del 02/04/2009

Salute - Questione di legittimità costituzionale – Ordinanza Ministero del Lavoro – Inammissibilità ( Sent. Corte Costituzionale del 2 Aprile 2009, n. 105 ).

Commento.

La Corte Costituzionale con sentenza del 2 Aprile 2009, n. 105, avente ad oggetto “Salute – Questione di legittimità costituzionale – Ordinanza del Ministero del Lavoro 06.08.2008 – Inammissibilità”, e pronunciata nell’alea del giudizio di conflitto di attribuzione tra enti, manifestatosi a seguito dell’Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 6 Agosto 2008 intitolata “Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina”, ha sancito che è inammissibile il conflitto di attribuzione tra enti in merito all’ipotetica lesione delle competenze normative ed amministrative di un ente provinciale autonomo rispetto a quelle impartire da un organo ministeriale in “materia di igiene e sanità, assistenza sanitaria ed ospedaliera e in materia di ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto nonché delle competenze riconosciute degli artt. 117, commi terzo, quarto e sesto, e 118 della Costituzione, applicabili per effetto dell'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, in quanto tali competenze possano risultare più ampie di quelle statutarie, particolarmente in relazione alla materia «tutela della salute»” ( cfr. Sent. Corte Cost. n. 105 del 02.04.2009 ).

L’ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali del 6 Agosto 2008, avente ad oggetto “Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la

registrazione della popolazione canina”, premette, tra l’altro che “…Ritenuta, altresi', la necessita' e l'urgenza di far effettuare in maniera contestuale l'identificazione e la registrazione di tutta la popolazione canina presente sul territorio nazionale, utilizzando strumenti e modalita' uniformi per tutte le regioni e province autonome, allo scopo di anagrafare il maggior numero possibile degli animali in questione e consentirne un controllo ed una gestione adeguati e, Visto il decreto ministeriale 23 maggio 2008 recante «Delega delle attribuzioni del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per taluni atti di competenza dell'Amministrazione, al Sottosegretario di Stato on. Francesca Martini», registrato alla Corte dei conti il 10 giugno 2008, registro n. 4, foglio n. 27, il quale ordina, tra l’altro “… di provvedere all'identificazione e alla registrazione dei cani, in conformita' alle disposizioni adottate dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano e… di far identificare e registrare il cane ai fini di anagrafe canina, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente ordinanza… da veterinari liberi professionisti, abilitati ad accedere all'anagrafe canina regionale, secondo modalita' definite dalle regioni e dalle province autonome di  Trento e Bolzano” ( articolo 1 ).

Nell’ordinanza si rileva, inoltre, “che le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano assegnano ai direttori generali delle aziende sanitarie locali l'obiettivo di provvedere, nell'ambito delle rispettive competenze, alla attuazione della legge 14 agosto 1991, n. 281, dell'Accordo Stato-regioni del 6 febbraio 2003 e della presente ordinanza” ( Articolo 6 ).

A giudizio del soggetto istante, l’Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 06.08.2008, sarebbe stata adottata in violazione del principio di legalità, in quanto andrebbe al di là dei dettami costituzionali in merito alle competenze, doveri e poteri conferiti dalla Costituzione alle province autonome; in effetti sulla sentenza viene riportato, a difesa del soggetto istante,  che “l'ordinanza ministeriale in questione sarebbe stata adottata in assenza di idonea base giuridica ed in una situazione del tutto priva del carattere della straordinarietà, con conseguente violazione del principio di legalità e delle regole costituzionali sulla competenza regolamentare, senza peraltro che l'atto medesimo possa legittimamente essere qualificato né come atto di indirizzo e coordinamento né come atto funzionalmente equivalente all'esercizio di un potere sostitutivo. L'ordinanza impugnata, inoltre, detterebbe «con atto ministeriale una disciplina dettagliata e direttamente operativa della materia, in violazione delle regole costituzionali e statutarie, nonché dell'art. 2 delle norme di attuazione di cui al d.lgs. n. 266 del 1992», ponendosi, altresì, in contrasto con il principio di leale collaborazione” ( cfr. Sent. Corte Cost. n. 105 del 02.04.2009 ).

L’ente ricorrente, alla luce di quanto esposto nel punto precedente fa riferimento alla seguente normativa.

Articolo 2, intitolato dei “Rapporti tra legislazione statale e legislazione regionale”, del Decreto Legislativo 16 Marzo 1992 – “Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonchè la potestà statale di indirizzo e coordinamento (G.U. n. 94 del 22 aprile 1992, suppl. ord.) ” – il quale sancisce che: “1. Salvo quanto disposto nel comma 4, la legislazione regionale e provinciale deve essere adeguata ai principi e norme costituenti limiti indicati dagli articoli 4 e 5 dello statuto speciale e recati da atto legislativo dello Stato entro i sei mesi successivi alla pubblicazione dell'atto medesimo sulla Gazzetta Ufficiale o nel più ampio termine da esso stabilito. Restano nel frattempo applicabili le disposizioni legislative regionali e provinciali preesistenti. 2. Decorso il termine di cui al comma 1, le disposizioni legislative regionali e provinciali non adeguate in ottemperanza al comma medesimo possono essere impugnate davanti alla Corte costituzionale ai sensi dell'art. 97 dello statuto speciale per violazione di esso; si applicano altresì la legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, e l'art. 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87. 3. L'impugnazione di cui al comma 2 ai sensi del predetto art. 97 è proposta entro novanta giorni, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, dal Presidente del Consiglio ed è depositata nella cancelleria della Corte costituzionale entro venti giorni dalla notificazione al Presidente della Giunta regionale o provinciale. 4. Resta in ogni caso ferma l'immediata applicabilità nel territorio regionale delle leggi costituzionali, degli atti legislativi dello Stato nelle materie nelle quali alla regione o alla provincia autonoma è attribuita delega di funzioni statali ovvero potestà legislativa integrativa delle disposizioni statali, di cui agli articoli 6 e 10 dello statuto speciale, nonché delle norme internazionali e comunitarie direttamente applicabili. 5. Restano fermi i poteri di ordinanza amministrativa diretti a provvedere a situazioni eccezionali di necessità e urgenza, nei casi, nei modi e nei limiti previsti dall'ordinamento. 6. L'art. 105 dello statuto speciale si applica anche quando l'efficacia delle disposizioni legislative regionali o provinciali cessa per effetto di sentenza della Corte costituzionale, fermo restando quanto disposto nell'art. 16 dello statuto speciale”.

Articolo 117 della Costituzione, commi terzo, quarto e sesto, i quali sanciscono che: “Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato… La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite”.

Articolo 118 della Costituzione, il quale sancisce che “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.  La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.  Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

Articolo 10 della Legge costituzionale del 18 Ottobre 2001, n. 3 – Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione (G.U. 24.10.2001 N.248 ) – il quale sancisce che “1. Sino all’adeguamento dei rispettivi statuti, le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale ed alle province autonome di Trento e di Bolzano pre le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite”.

Ritornando nel merito della sentenza, la difesa erariale “nel ribadire le argomentazioni già svolte nell'atto di costituzione in giudizio, sottolinea nuovamente che l'ordinanza impugnata è stata adottata nel rispetto dei limiti e delle procedure espressamente previsti dalle norme attributive del relativo potere. In particolare, l'Avvocatura generale dello Stato, richiamando i principi affermati da questa Corte con la sentenza n. 222 del 2006, sottolinea che il provvedimento in oggetto, essendo giustificato dalla necessità di «impedire l'aumento degli incidenti stradali», nonché «il reiterarsi di fenomeni di aggressione di cani rinselvatichiti nei confronti delle persone», risulterebbe ascrivibile all'ambito materiale dell'ordine pubblico e sicurezza, di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera h), Cost.( cfr. Sent. Corte Cost. n. 105 del 02.04.2009 ).

La Corte, precisa nella sentenza, che l’inammissibilità del ricorso è determinato da una carenza di motivazioni, così come il richiamo agli articoli della Costituzione, in precedenza indicati, appare del tutto indefinito e quindi generico, infatti “nel ricorso non è dato rinvenire alcuna motivazione né in ordine alla riconducibilità del contenuto dell'ordinanza impugnata alle suddette materie, né in ordine alle ragioni che si porrebbero a sostegno di tale riconduzione” ( cfr. Sent. Corte Cost. n. 105 del 02.04.2009 ).

Il soggetto ricorrente, pertanto, si è limitato ad evidenziare, in via del tutto esemplificativa, alcuni punti di sovrapposizione normativa tra quanto sancito nell’ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, e quanto già esistente a livello provinciale, “senza tuttavia esplicitare il presupposto logico della lamentata lesione, concernente appunto la ascrivibilità o meno del contenuto del provvedimento censurato alle materie di attribuzione provinciale evocate; motivazione tanto più necessaria posto che le singole prescrizioni dell'ordinanza in questione non presentano contenuto omogeneo” ( cfr. Sent. Corte Cost. n. 105 del 02.04.2009 ), ritenendosi, pertanto, a giudizio della Corte, inammissibile il conflitto di attribuzione tra enti, non configurandosi l’ipotesi di illegittimità del provvedimento ministeriale sul disposto normativo preesistente dell’ente provinciale autonomo.

 






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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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