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SENTENZA
Espulsione stranieri per giustificato motivo

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Napoli
sentenza del 25/09/2008

La grave assoluta impossidenza costituisce un giutificato motivo che legittima la permanenza dello straniero in italia, solo se accertata con riguardo alle condizioni personali e di inserimento sociale dello straniero, ed in relazione al costo del viaggio di rimpatrio concretamente imposto

[Tribunale Penale di Napoli, G. M. Dott.ssa Diana Bottillo, sentenza del 25.09.08]

(massima a cura dell’Avv. Angelo Pignatelli)

.

STRANIERI (art. 14 co. 5 ter e quinquies D.lvo 386/98 modificato dall’art. 13 L. 189/00)

Presupposti

1) Elemento oggettivo

a) Valido decreto prefettizio di espulsione quale fondamento per un valido e conseguenziale decreto del Questore – Sindacato del Giudice Penale sulla legittimità di tali atti con possibile disapplicazione degli stessi in presenza di vizi formali con assoluzione dell’imputato perché “il fatto non sussiste”;

b) illecito trattenimento da parte dell'espulso nel territorio dello Stato oltre i cinque giorni dalla sua notificazione;

2) Elemento soggettivo

Trattandosi di reato contravvenzionale, l'agente può risponderne anche solo a titolo colposo per cui vanno esaminati diverse ipotesi che rendono la condotta scusabile:

a) mancata comprensione del contenuto del decreto prefettizio e dell’ordine del Questore perchè notificati non in lingua madre;

b) Giustificato motivo di permanenza in Italia che attiene a situazioni oggettive (es.: la grave assoluta impossidenza, da accertarsi con riguardo alle condizioni personali e di inserimento sociale dello straniero e da valutarsi anche in relazione al costo del viaggio di rimpatrio nel concreto imposto) e condizioni personali (es: condizioni precarie di salute incompatibili con un viaggio, stato di gravidanza,) che impediscono l’espulsione ed inducono alla pronuncia assolutoria “perché il fatto non costituisce reato”.

Tribunale Penale di Napoli, Giudice Monocratico Dott.ssa Diana Bottillo, sentenza del 25 settembre 2008]

TRIBUNALE PENALE DI NAPOLI

MOTIVAZIONE

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(Omissis . . .)

Alla stregua degli elementi di prova sinteticamente richiamati, ritiene il Giudicante che non possa pervenirsi all’affermazione della penale responsabilità dell’imputato per l’ascritto.

Deve premettersi che la fattispecie prevista dall'art. 14 comma 5 ter D.L.vo 286/1998, introdotta dall'art.13 1° comma della legge 30.7.2002 n. 189 e modificata dal D.L. 14/09/2004 nr.241 convertito in Legge 12/11/2004 nr.271, sanziona la condotta dello straniero che "senza giustificato motivo si trattiene nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartito dal Questore ai sensi del comma 5 bis del medesimo articolo". Il reato di omessa ottemperanza all'ordine di allontanamento del Questore preveduto dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14, comma 5 ter, come più volte affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, ha natura permanente essendo caratterizzato dalla continuità di una condotta antigiuridica volontariamente protratta nel tempo e, quindi, da una situazione antigiuridica che ha termine allorquando, con l'esecuzione del provvedimento, viene a cessare lo stato di illecita disobbedienza (da ultimo cfr.Cass.pen.Sez. 1, Sentenza n.8352 del 08/02/2008 imputato Cisse'). Va rimarcato che tale fattispecie delittuosa introdotta -in luogo di quella contravvenzionale- dalla citata L. n. 271 del 2004, integra una ipotesi di continuità normativa e di successione di leggi nel tempo (sul punto cfr. Cass.pen.sez.1° sent. n. 410 del 7/4/2006, imputato Khejab Said), di talchè non vi è stata alcuna abrogatio criminis.

Quanto alla configurabilità del reato, è richiesta la sussistenza di un valido decreto di espulsione amministrativa emanato dal Prefetto ai sensi dell'art.13 D.P.R. 25.7.1998 n.286, nonchè di un altrettanto valido ordine del Questore emesso ex art.14 comma 5 bis quale esecuzione del decreto prefettizio. Va da sè che sia il decreto di espulsione prefettizio che il successivo ordine del Questore devono essere stati emessi in presenza dei presupposti e dei requisiti di validità e legittimità elencati nel testo normativo e propri degli atti amministrativi. Ne consegue che tali provvedimenti, oltre ad essere stati emessi in presenza delle situazioni di fatto previste dalla legge, devono contenere altresì l'indicazione delle modalità della loro impugnazione ed essere stati tradotti allo straniero che non comprende la lingua italiana, nella lingua a lui comprensibile ovvero, se ciò non è possibile, in una delle lingue inglese, francese e spagnola secondo la preferenza indicata dall'interessato. Inoltre, i suddetti provvedimenti devono contenere, giusta il principio generale proprio dell'atto amministrativo imposto dall'art.3 Legge n.241/1990, una adeguata motivazione relativamente alla sussistenza dei presupposti per la loro emanazione ed in merito alla mancata traduzione dell'atto nella lingua conosciuta dallo straniero.

Secondo il costante insegnamento della Suprema Corte di Cassazione, il Giudice è tenuto a sindacare la legittimità dell'atto amministrativo al fine di accertare la sussistenza dei presupposti che legittimano l’emanazione del provvedimento e fondano la sussistenza del reato, attuando il controllo sulla motivazione contenuta nei distinti atti amministrativi, motivazione che deve essere autonoma trattandosi di provvedimenti non sovrapponibili atteso che il decreto prefettizio concerne i presupposti per far luogo all'espulsione, mentre l'ordine del Questore riguarda le modalità di esecuzione dell'espulsione la cui sequenza ha carattere tassativo (cfr.Cass.pen.sez.I°24/11/2005 nr.42555, Zaki; Cass. pen. Sez .I°21/12/2006 nr.42168 Ghurbakhsis; Cass.pen.sez.I° sent.9/5/2007 nr.21758 Didi).

In conclusione, i difetti formali del decreto prefettizio e dell'ordine del Questore così come la carenza di motivazione in ordine alla sussistenza dei prescritti requisiti, rendono l'atto viziato e ricorribile, oltre che oggetto di disapplicazione nel giudizio penale nella misura in cui esso non dà contezza dei presupposti che legittimano l’espulsione ed integrano la fattispecie penale.

Relativamente all''ordine del Questore di cui all'art.14 comma 5 bis del Testo Unico, non vi è dubbio che esso costituisca una modalità di esecuzione dell'espulsione decretata dal Prefetto da intendersi quale extrema ratio di fronte alla completa inefficienza degli ordinari meccanismi amministrativi. In particolare, l'ordine del Questore deve ritenersi validamente emanato solo in presenza di una situazione di oggettiva impossibilità di dare esecuzione all'espulsione a mezzo di accompagnamento alla frontiera con la forza pubblica con immediatezza mediante respingimento o imbarco diretto sui vettori o comunque mediante traduzione del soggetto al valico di frontiera. Laddove ciò non sia in concreto possibile per indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo ovvero perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, o ancora all'acquisizione di documenti per il viaggio, lo straniero dovrà essere trattenuto per il tempo strettamente necessario (non oltre trenta giorni) presso un centro di permanenza temporanea con trasmissione al Tribunale competente per la convalida. In definitiva, solo nell'ipotesi di impossibilità di eseguire l'espulsione con accompagnamento alla frontiera e, contestualmente, di trattenere lo straniero in un centro di permanenza temporanea, si legittima l'emissione del provvedimento di carattere eccezionale, ovverossia l'ordine del Questore di lasciare il territorio dello Stato entro cinque giorni dalla notifica. L'ineseguibilità dell'espulsione con le suddette modalità deve essere adeguatamente motivata sebbene non sia richiesta una elencazione analitica e dettagliata delle ragioni della impossibilità di eseguire l'espulsione con le modalità ed opzioni prioritarie previste dalla legge, nè è necessario che siano materialmente tentati l'accompagnamento coattivo ed il collocamento nel centro di permanenza (cfr.in tal senso Cass.pen.sez.I° 13/04/2006 nr.11578 Rufai Kuku; Cass.pen.sez.I° 24/07/2006 nr.25666 Dumitrica). Come già chiarito in premessa, i difetti formali dell'atto, la carenza dei presupposti che ne legittimano l'adozione e la mancata adeguata motivazione dell'atto incidono sulla sua legittimità sindacabile dal Giudice penale quanto al profilo della sussistenza dei presupposti che integrano la fattispecie criminosa, determinandone l'assoluzione per insussistenza del fatto.

Ulteriore requisito necessario per la configurabilità del reato è l'assenza di un "giustificato motivo" del trattenimento sul territorio, concetto volutamente generico e non codificato, come tale, comprensivo di una molteplicità di situazioni oggettive e soggettive anche più ampie rispetto allo stato di necessità ovvero alle ordinarie cause di giustificazione, connesse eventualmente alla tutela dei diritti fondamentali della persona nell’ottica della valorizzazione di una interpretazione più conforme ai principi costituzionali (si pensi alle condizioni di salute dello straniero o di un prossimo congiunto, allo stato di gravidanza o alla nascita di figli minori, come pure alle persecuzioni razziali, allo stato di guerra del paese di provenienza, all’imminente matrimonio con cittadino italiano, all’imminente rilascio di documenti dall’autorità consolare ovvero ad altre cause che impediscono la mobilità del cittadino).

Una lettura costituzionalmente orientata della norma ha imposto ai giudici di merito e di legittimità la ricerca dei confini del giustificato motivo sul presupposto che il delitto sanziona una condotta omissiva (ovvero l’inosservanza al provvedimento di espulsione) e che proprio la previsione della esimente del giustificato motivo costringe a valutare in modo più rigoroso l’esistenza della colpevolezza e, quindi, il dolo del reato. Va da sé che, affinché la condotta omissiva sia sanzionata penalmente, essa deve essere innanzitutto esigibile da chi deve osservare il precetto.

Su tali premesse, va detto che numerose sono le pronunce della Suprema Corte di Cassazione in tema di giustificato motivo.

In linea generale circa la valutazione della suddetta esimente, è stato precisato che, ai fini della sussistenza del giustificato motivo, idoneo ad escludere la configurabilità del reato di inosservanza all'ordine del Questore di lasciare il territorio dello Stato, non è sufficiente la considerazione del mero disagio economico, di regola sottostante al fenomeno migratorio, ma occorre la condizione di assoluta impossidenza dello straniero, che non gli consenta di recarsi entro il termine assegnato alla frontiera e di acquistare il biglietto per il viaggio (cfr.Cass.pen.Sez. 1°, Sentenza n. 42384 del 06/12/2006 proc. Singh). Ed ancora (cfr.Cass.pen.sez. 1, Sentenza n. 40315 del 26/10/2006 proc. Batir), a proposito delle difficoltà economiche dell’immigrato, è stato chiarito che la sussistenza del giustificato motivo per cui lo straniero si è trattenuto nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine impartito dal questore di allontanarsene entro cinque giorni ai sensi dell'art. 14-ter D.Lgs. 25 luglio 1998 n. 286, deve essere valutata con riguardo a situazioni ostative - l'onere della cui prova grava sull'interessato - incidenti sulla sua stessa possibilità, oggettiva o soggettiva, di ottemperarvi, escludendola ovvero rendendola difficoltosa, non anche con riferimento ad esigenze che riflettono la condizione tipica del migrante clandestino, come la mancanza di un lavoro regolare ovvero la provenienza di mezzi economici da attività non regolari o non stabili. Tuttavia, si legge in altre decisioni (confronta Cass.pen.Sez. 1, Sentenza n. 30774 del 25/05/2006 Ud. proc. Alexandru Nicolau), che, ai fini della sussistenza del "giustificato motivo", pur avendo lo straniero l'onere di allegare i motivi non conosciuti nè conoscibili dal giudicante, permane in capo al giudice il potere-dovere di rilevare direttamente, quando sia possibile, l'esistenza di ragioni che legittimano l'inosservanza dell'ordine di allontanamento.

Sulla scia di tale decisione si pongono altre massime che hanno valorizzato il dato ponderale della impossidenza economica dell’immigrato rilevabile dal Giudice, idonea a configurare il giustificato motivo. Secondo i Giudici di legittimità, i motivi che, in base all’art.14 comma 1° D.Lvo 98/286, legittimano la P.A. a non procedere all’esecuzione con accompagnamento coattivo alla frontiera, ossia la necessità di soccorso, la difficoltà di ottenere i documenti di viaggio, l’indisponibilità del vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, costituiscono indici di riconoscimento della inesigibilità della condotta richiesta allo straniero in applicazione del principio ad impossibilia nemo tenetur. In particolare, costituisce giustificato motivo l’inadempimento conseguente alle condizioni di assoluta impossidenza dello straniero il quale non può recarsi nel termine della frontiera né acquistare il biglietto di viaggio, ovvero al mancato rilascio da parte della competente autorità diplomatica o consolare dei documenti necessari (cfr.in tal senso Cass.pen.sez.I° 18/09/2006 nr.30779 Farina Fontan).

Giova ancora richiamare altra recente pronuncia (Cass.pen.Sez. 1, Sentenza n.8352 del 08/02/2008 imputato Cisse') che, relativamente alla inottemperanza all'ordine di allontanamento dal territorio dello Stato, per indisponibilità di mezzi economici per l'acquisto del titolo di viaggio, ha precisato in modo analitico e rigoroso i parametri e criteri di accertamento. Nella motivazione, la Corte ha ribadito che, se è vero che al soggetto inottemperante compete un onere di allegazione e non già di dimostrazione del proprio assunto, l'onere di allegazione è convenientemente adempiuto quando il riferimento al motivo, alle ragioni od alle circostanze poste a base del mancato ottemperamento sia connotato da concretezza e non in contrasto con elementi desumibili dagli atti. In altri termini, la carenza di mezzi economici in misura tale da non consentire allo straniero di allontanarsi dallo Stato, non deve consistere in una mera affermazione generica e non accompagnata da un qualche riferimento concreto che renda possibile il giudizio di esigibilità o meno dell'obbligo non rispettato, né deve porsi in contrasto con i dati fattuali emergenti dagli atti. Inoltre, quanto all’apprezzamento spettante al Giudice del merito della esistenza della esimente speciale, è stato precisato che:

- esula dall'ambito applicativo della esimente ogni ipotesi di scelta volontaria o libera dell'espulso (cfr.Cass.pen. sent. n.19131/06) pur se connessa ad esigenze degne di tutela, quale quella di presentare una istanza di "emersione" (o sanatoria) e di attenderne la definizione (cfr.Cass. sentenze n. 45431/05 e n. 48863/03).

- deve, di contro, darsi risalto allo stato di grave condizionamento psichico, indotto da circostanze concrete, tali da rendere inesigibile l'ottemperanza all'ordine del Questore (cfr.Cass. sent. n. 32929/05).

- con particolare riguardo alla dibattuta questione della possibilità che la condizione economica dell'obbligato possa integrare l'esimente in esame, non può costituire l'esimente stessa la mera difficoltà di reperire i fondi necessari all'acquisto del titolo di viaggio (cfr.Cass. sent. n. 19086/06) ma soltanto la grave assoluta impossidenza, da accertarsi con riguardo alle condizioni personali e di inserimento sociale dello straniero e da valutarsi anche in relazione al costo del viaggio di rimpatrio nel concreto imposto (cfr.Cass. sent. n. 25640/06).

-compete, comunque, al Giudice del merito effettuare il dovuto scrutinio, al di là dell'onere di allegazione dell'interessato, ed allo stesso Giudice incombe di dare adeguata e logica motivazione della valutazione effettuata (cfr.Cass. sent. n. 30774/06).

In altri termini, i criteri di riconoscimento della esimente speciale sono improntati ad un estremo rigore ma, al contempo, essi mirano a salvaguardare il giusto equilibrio e contemperare le esigenze di tutela sociale alle quali è preposto l'ordine di espulsione con i diritti fondamentali dello straniero garantiti dalle norme costituzionali.

Ne discende che, mentre la mera difficoltà di adempiere (tipica delle condizioni in cui versano tutti i migranti) non integra il giustificato motivo, diversamente, la grave impossibilità di adempiere sia per la estrema impossidenza economica sia per le molteplici cause codificate nelle norme contenute nello stesso testo unico poste a protezione del migrante (sopra richiamate a titolo esemplificativo) configurano la speciale causa di giustificazione.

Con riferimento alla indisponibilità dei mezzi necessari e sufficienti per l'acquisto del titolo di viaggio per l'allontanamento, la Suprema Corte ha precisato che il Giudice dovrà tener conto nell’accertamento:

1) della presumibile situazione economica dell'interessato, desumibile tanto dai proventi di qualsivoglia attività egli svolga od abbia svolto in Italia, quanto dal tempo di accertata presenza irregolare dello stesso sul territorio nazionale e dalle condizioni personali di suo inserimento sociale.

2) del costo presumibile per l'acquisto del titolo di viaggio, tenendo presente che l'allontanamento deve avvenire non già, necessariamente, con rimpatrio nel paese di origine, bensì, secondo la ragionevole previsione dell'art. 14, comma 5 bis del T.U. in direzione di qualunque altro luogo situato fuori del territorio dello Stato italiano, (ben potendo emergere che lo straniero possa avere collegamenti personali con tali luoghi).

Sulla scorta di tali premesse, rileva in primo luogo il Giudicante che, quanto al profilo formalistico, l'ordine del Questore contiene una motivazione che appare piuttosto inadeguata in merito alla impossibilità di eseguire l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera che, secondo la normativa vigente, costituisce la regola. Invero, l'atto contiene una serie di motivazioni di stile standardizzate nel documento prestampato e, nel caso di specie, non è stata barrata alcuna delle caselle che esplicitano la ragione della impossibilità di eseguire l'accompagnamento alla frontiera. La motivazione dell'atto appare, dunque, del tutto carente o, meglio, contraddittoria non comprendendosi affatto la causa della mancata esecuzione dell'accompagnamento alla frontiera che lo Stato deve effettuare in via prioritaria, a preferenza di ogni altra opzione. D'altro canto, emerge dagli atti che l'ordine del Questore è stato emesso nella stessa data del decreto prefettizio, di talchè deve presumersi che l'autorità statale non abbia avuto il tempo di espletare alcun accertamento effettivo in merito alla indisponibilità del vettore aereo ovvero in merito alla identità dello straniero, quali possibili causali della mancata esecuzione dell'accompagnamento alla frontiera, il che dimostra l’utilizzo di formule di stile non precedute da alcuna effettiva verifica. Deve poi rilevarsi che anche l'impossibilità di trattenere lo straniero presso il Centro di Permanenza Temporanea, prevista dalla legge come opzione all'accompagnamento alla frontiera, è stata motivata con una formula di stile che non dà affatto contezza delle ragioni concrete della impossibilità di ospitare l’immigrato presso una struttura di accoglienza (si legge nell’atto “tenuto conto che non è stato possibile eseguire il trattenimento presso un C.T.P.”). Quindi, già sotto il profilo formale e contenutistico circa i presupposti necessari per la configurabilità del reato vanno formulati seri dubbi attese le carenze motivazionali dell’atto.

A ciò si aggiungano le censure difensive in merito alla non configurabilità del reato nei confronti dello straniero che, dopo essere stato condannato una prima una prima volta per inosservanza all’ordine di espulsione, non abbia ottemperato al nuovo ordine di espulsione del Questore entro cinque giorni dalla notifica. Sul punto, va necessariamente rimarcata l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale che si auspica sia risolto a breve con un intervento definitivo delle sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione. Ed invero, le più recenti pronunce (cfr. Cass.pen.sez.I° sentenze 14 dicembre 2005 proc. Shumska, da ultimo Cass.pen.sez.I° sentenza 18/5/2006 nr.20374 proc.Imasuen), accolgono l'orientamento, per la verità più conforme al tenore letterale del disposto normativo e più ragionevole e coerente con la ratio della legge, secondo cui, dopo l’inosservanza del primo ordine di espulsione, il Questore non può reiterare l’intimazione allo straniero di allontanarsi spontaneamente dal territorio entro cinque giorni dalla notifica, ma scatta l’obbligo di adottare un nuovo provvedimento di espulsione e di eseguirlo questa volta necessariamente con accompagnamento coattivo alla frontiera a mezzo della forza pubblica, senza lasciare alcuna scelta volontaria allo straniero che ha già manifestato con la sua condotta di non voler abbandonare il territorio. Ciò è argomentato sulla base, oltre che di un criterio di ragionevolezza, di una lettura sistematica del combinato disposto dei commi 5 ter ultima parte e 5 quinquies dell’art.14 D.lvo 286/98 dalla quale si ricava il dovere per l’autorità amministrativa, a fronte della inosservanza dell’ordine di allontanarsi volontariamente dallo stato da parte dello straniero tratto in arresto per tale violazione, di attivarsi ed adottare, una volta rimesso in libertà, un nuovo provvedimento di espulsione da eseguirsi questa volta necessariamente con accompagnamento alla frontiera di talchè, ove l’accompagnamento coattivo non sia immediatamente eseguibile (per accertamenti supplementari sulla identità o per indisponibilità del vettore aereo o per l’acquisizione dei documenti di viaggio), l’autorità amministrativa è tenuta a disporre il trattenimento presso un centro di permanenza ai sensi dell’art.14 comma 1, mentre non può emettere una nuova intimazione allo straniero a lasciare autonomamente il territorio entro cinque giorni dalla notifica.

Viceversa, altre decisioni della Suprema Corte propendono per la soluzione opposta (cfr.Cass.pen.sez.I° sentenze 2/11/2005 proc. Daconu; Cass.pen.sez.I° sentenza 12/10/2005 nr.41439 proc. Bouchachia; Cass.pen.sez.I° sentenza 27/04/2004 proc. Cherednicenko), ritenendo configurabile la reiterazione del reato dopo una prima condanna per violazione dell’ordine di espulsione, sul rilievo che la violazione all’ordine di espulsione impone all’autorità amministrativa di emettere una nuova espulsione la quale andrà eseguita mediante accompagnamento alla frontiera e, laddove ciò non sia possibile, anche mediante nuovo ordine impartito allo straniero di allontanarsi dallo Stato entro i cinque giorni dalla notifica, quale estrema ipotesi.

Nel caso di specie, risulta dagli atti del processo che il Semproniox è stato tratto in arresto e condannato per violazione all’ordine di espulsione accertata in data 21/10/2006 (sentenza del 15/01/2008) e che, a seguito dell’arresto, in conformità alla procedura prevista dall’art.14 comma 1°, l’autorità amministrativa procedeva ad emettere il nuovo decreto di espulsione seguito da un ulteriore ordine di espulsione che, lungi dal disporre l’accompagnamento coattivo alla frontiera garantito dallo Stato ovvero, al massimo, il trattenimento dell’immigrato presso un centro di permanenza in attesa di eseguire l’accompagnamento forzato, ha disposto la nuova intimazione allo straniero di allontanarsi volontariamente dal territorio entro cinque giorni dalla notifica dell’atto. Seguendo le più recenti pronunce giurisprudenziali, il procedimento adottato dall’autorità amministrativa non risulta conforme ai dettami normativi (dovendo la P.A. disporre direttamente l’accompagnamento alla frontiera con la forza pubblica) da cui la insussistenza del reato. Ritiene questo Giudice che tale orientamento sia pienamente condivisibile e conforme al dato letterale ed alla ratio della norma. Tuttavia, dal momento che la legge lascia non pochi dubbi interpretativi, in attesa di una pronuncia dirimente e risolutiva della Suprema Corte di Cassazione, il tema probatorio può essere incentrato sul dato assorbente della configurabilità della speciale esimente del giustificato motivo che, a parere di questo Giudice, determina la pronuncia assolutoria nei confronti dell’odierno prevenuto.

Richiamando quanto sin ora detto in merito alla esigibilità dell’adempimento, va evidenziato che l'imposizione contenuta nell'ordine del Questore di Caserta è quella che lo straniero lasci il territorio dello Stato entro giorni cinque dalla notifica attraverso la frontiera di Roma-Fiumicino e, dunque, con l'utilizzo di un vettore aereo. Di certo, la distanza tra l’Italia ed il paese di origine dell’immigrato espulso (Ghana) è tale che il viaggio deve essere effettuato necessariamente con il mezzo aereo e richiede un notevole esborso economico per l’acquisto del biglietto. Ora, se l'autorità statale -che ha l'obbligo istituzionale di allontanare lo straniero alla frontiera con adeguato mezzo di trasporto- non è stato in grado di procedere a tale adempimento, certamente in linea astratta non appare esigibile ed eseguibile dallo straniero stesso l'allontanamento a mezzo del vettore aereo entro cinque giorni dalla notifica del provvedimento, dunque, entro un termine ristretto che non consente agevolmente di organizzarsi un viaggio così impegnativo in un luogo distante e neanche ben collegato, nonché di reperire il biglietto e di trovare posto sul vettore aereo. Ciò posto, la configurabilità dell’esimente richiede una verifica circa le obiettive condizioni di vita dell'imputato e sulla sua capacità di adempimento, rimarcandosi che la mera difficoltà economica –condizione di vita tipica degli immigrati- non integra di per sé la causa di giustificazione. Nel caso di specie, in ossequio ai principi sanciti dalla Suprema Corte di Cassazione, deve rilevarsi che l’imputato, seppure non ha fornito alcuna prova in merito alla esistenza di una obiettiva invincibile impossidenza economica ovvero alla esistenza di condizioni sanitarie, situazioni familiari, sociali o politiche attinenti ai diritti fondamentali della persona costituzionalmente tutelati idonee a far ritenere giustificato l’inadempimento, a prescindere dalle allegazioni difensive, sono le stesse emergenze processuali ad evidenziare la grave non abbienza dell’immigrato che giustifica l’inottemperanza. Trattasi, invero, di soggetto che vive in condizioni ambientali di obiettivo degrado (la P.G. accertava che lo straniero dimora in una rudimentale baracca abusiva costruita nella zona dei lidi di Licola, oggetto di sequestro e di futura probabile demolizione). Il prevenuto non risulta altresì svolgere attività lavorative redditizie e continuative, né risulta inserito in contesti sociali dignitosi forieri di guadagni continuativi ed adeguati. Lo stesso ha dichiarato di svolgere attività di manovalanza in modo assolutamente saltuario e non risulta neppure convivente con propri familiari ovvero con connazionali percettori di redditi. La condizione di degrado e di emarginazione obiettivamente rilevabile in cui versa l’immigrato certamente non gli consente di ottemperare all'ordine di lasciare il territorio (ad impossibilia nemo tenetur), non avendo il predetto disponibilità di mezzi economici sufficienti per lasciare lo Stato a mezzo di vettore aereo, dovendo affrontare le spese per l'acquisto del biglietto il cui importo è inevitabilmente elevato in ragione della lontananza del paese di origine, e ciò a fronte di guadagni del tutto saltuari in grado di garantirgli a stento la sopravvivenza minima e neppure una sistemazione abitativa decente. Va poi evidenziato che, al di fuori dell’arresto e della condanna per la medesima violazione all’ordine di espulsione, il Semproniox non è soggetto inserito in contesti delinquenziali e dedito al crimine da cui trae proventi illeciti. Invero, non risultano condanne a suo carico, né arresti o denunce per la commissione di reati contro il patrimonio o di altra specie, né, infine risultano acquisite conoscenze investigative su eventuali attività lavorative criminose o irregolari svolte dal Semproniox foriere di guadagni che, seppure di derivazione illecita, avrebbero potuto essere accumulate per l’acquisto del biglietto aereo.

Alla luce di quanto evidenziato, deve ritenersi non esigibile la condotta di ottemperanza all’ordine di lasciare il territorio italiano e non eseguibile l’ordine di allontanamento, attesa la condizione di assoluta impossidenza dello straniero espulso.

La sussistenza della speciale esimente del giustificato motivo determina l’assoluzione dell’imputato con la formula di cui al dispositivo.

Consegue la liberazione dell’arrestato se non detenuto per altra causa.

P.Q.M.

Letto l'art.530 c.p.p. assolve l'imputato dal reato ascritto perchè il fatto non costituisce reato.

Ordina l’immediata liberazione dell’arrestato se non detenuto per altra causa.

Napoli, 25.09.2008

Il Giudice

Dott.ssa Diana Bottillo





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