Condividi su Facebook | Segnala | Errore | Stampa | Zoom
SENTENZA
Spese spedizione bollette a carico dell’utente – illegittimita’ – conciliazione.

Pubblicata da: www.iussit.it


Giudice di pace Caserta
sentenza del 10/10/2008

Spese spedizione fattura telefonica a carico dell’utente – illegittimita’ - contestazione - tentativo obbligatorio di conciliazione presso cciaa – domanda individuale - efficacia interruttiva - risposta collettiva della cciaa - ammissibilita’ – fatture prodotte in copia non disconosciute – efficacia probatoria

.

[Giudice di Pace di Caserta, Avv. Generoso Bello, sentenza del 10 ottobre 2008]

.

.

.

REPUBBLICA ITALIANA

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI CASERTA - 1a SEZIONE

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Giudice di Pace di Caserta, Avv. Generoso Bello, ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa iscritta al n. 7621/08 R.G., avente ad oggetto risarcimento danni, introitata in decisione nell'udienza dell’8.10.2008, vertente:

T R A

TIZIO, nato a Caserta il … ed ivi residente alla via , elettivamente domiciliato in Caserta alla via … , presso lo studio dell’Avv. Meviox che lo rappresenta e difende per mandato a margine dell'atto di citazione; (attore)

E

TELECOM ITALIA S.p.A., in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa dall’Avv. … per mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta e con esso elettivamente domiciliata in Caserta alla via …, presso lo studio dell’Avv. …; (convenuto)

.

Conclusioni: come da verbale di causa e comparse conclusionali.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, ritualmente notificato, Tizio, rappresentato e difeso come in epigrafe, conveniva la TelecomItalia S.p.A., in persona del l.r.p.t., dinanzi a questa Giustizia, per ivi sentir: 1) accogliere la domanda e, per l’effetto; 2) dichiarare indebitamente percepite dalla Telecom Italia S.p.A. le spese di spedizione delle fatture; 3) conseguentemente, condannare la Telecom Italia S.p.A. in persona del l.r.p.t., al pagamento di € 11,10, in favore dell’istante, ovvero della diversa somma ritenuta equa, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, con vittoria delle spese e competenze di giudizio, con attribuzione.

A fondamento della domanda, l’istante esponeva: 1) di essere titolare di un contratto di telefonia fissa con Telecom Italia SpA, n. 0823………., e che, con racc. a.r. aveva chiesto il rimborso delle somme indebitamente percepite per contributo spese di spedizione, pari ad € 0,37 a bimestre, dal 2003 al 2007; 2) ad oggi la convenuta società non aveva dato alcun riscontro alla detta richiesta; 3) le spese di spedizione addebitate ammontavano a: € 0,31 per gli anni 2002, 2003, 2004 e 2005; € 0,40 per l’anno 2006 ed € 0,43 per l’anno 2007; 4) era stato regolarmente esperito in tentativo di conciliazione presso la CCIAA di Caserta; 5) con DPR 19.9.1997 n. 318 il legislatore, recependo direttive comunitarie, liberalizzava il settore delle telecomunicazioni dall’1.1.1998, anche per la telefonia di base. Con il citato DPR, veniva eliminato il monopolio di Stato con l’ingresso di nuovi operatori sul mercato, tra io quali la Telecom Italia S.p.A. nella quale era confluita con altre società del settore telecomunicazioni, la SIP; 6) il comma 8 dell’art. 21 del DPR 633/72, come sostituito dall’art. 1 del DPR 24/79 dispone che: “Le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”. Il legislatore, pertanto, aveva posto a carico del soggetto che emette la fattura due diverse spese e cioè quelle di emissione del documento e quelle successive relative all’annotazione nei registri contabili ed alla conservazione dei medesimi; 7) il 1° comma del richiamato articolo sanciva testualmente: “La fattura si ha per emessa all’atto della sua consegna o spedizione all’altra parte”. E’, dunque, evidente che emissione e spedizione rappresentano atti facenti parte dello stesso procedimento, rientranti in quelli che per espressa volontà del legislatore non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo; 8) Pertanto, nessuna norma legittima l’addebito delle spese di spedizione, che vanno poste a carico del soggetto che emette la fattura. La Telecom, quindi, ha violato il disposto del legislatore, ottenendo così un illecito arricchimento che legittima il diritto del consumatore ad ottenere la ripetizione di quanto indebitamente pagato, maggiorato di interessi.

Si costituiva la Telecom Italia S.p.A., in persona del l.r.p.t., rappresentata e difesa come in epigrafe, che resisteva alla domanda attrice e concludeva: 1. per l’inammissibilità della domanda per irritale tentativo obbligatorio di conciliazione e per intervenuta prescrizione; 2. comunque, il rigetto della stessa. 3. vinte le spese e competenze di lite, con attribuzione.

A sostegno delle proprie tesi, la comparente Telecom Italia S.p.A. deduceva, tra l’altro: A. vi era stato il tentativo di conciliazione da parte dell’attore ma tale richiesta conciliativa rientrava nel novero di altri utenti, pertanto non accettabile poiché non rispecchia i canoni della procedura conciliativa. La richiesta conciliativa deve pervenire da un unico consumatore e non da un insieme indefinito di essi; B. in via gradata, eccepiva la prescrizione del presunto diritto vantato dall’attore per gli anni 2002 e 2003, essendo decorsi cinque anni dalla domanda; C. il divieto di legge di cui all’art. 21 del DPR 633/72 non poteva che riferirsi agli oneri direttamente conseguenti all’emissione della fattura; D. le risoluzioni ministeriali 503348 del 28.10.75 e n. 362083 del 7.7.78 avevano definitivamente chiarito che il divieto posto dall’art. 21 del DPR 633/72 non riguardava le spese di invio a domicilio dei documenti, bensì le spese di emissione della fattura, nonché in generale le altre spese relative ai conseguenti adempimenti e formalità. L’art. 1182 c.c., 2° comma, stabilisce che l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria deve avvenire nel domicilio del debitore. L’onere postale, peraltro, potrebbe anche non riferirsi alla fattura perché Telecom invia, con la stessa, tutta la documentazione relativa alle chiamate telefoniche.

Nessun mezzo istruttorio veniva chiesto o espletato e la causa veniva introitata in decisione sulla scorta della documentazione in atti, delle conclusioni rassegnate e delle note di discussione depositate.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda attrice è fondata e va accolta.

Preliminarmente, va evidenziato che, ai sensi del 2° comma dell’art. 113 c.p.c., come modificato dal D.L. n. 18/2003, convertito in legge 7.4.2003 n. 63, la decisione della presente causa, seppur di valore inferiore ad € 1.100,00, va adottata secondo diritto e non secondo equità, in dipendenza del rapporto contrattuale in essere tra l’attore e la convenuta Telecom Italia S.p.A., somministratrice del servizio di telecomunicazione, posto a base della controversia di che trattasi.

Inoltre, al fine di rimuovere qualsivoglia incertezza in ordine alle eccezioni sollevate da parte convenuta, in particolare in ordine alla presunta inammissibilità del tentativo di conciliazione, esperito dinanzi alla Camera di Commercio di Caserta, poiché non sarebbe stato proposto da un singolo consumatore ma da una pluralità di questi, è appena il caso di osservare che dalla documentazione esibita in atti si rileva, chiaramente, che l’attuale istante, Tizio , in data 8.2.2008, ha fatto pervenire allo sportello di conciliazione, una propria domanda, contro Telecom Italia S.p.A., conferendo contestualmente (nella medesima domanda), all’Avv. Meviox, l’incarico di rappresentarlo durante la seduta di conciliazione, se espressamente accettata da controparte.

Alla stessa anzidetta data, dell’8.2.2008, altri 18 consumatori hanno presentato, al medesimo sportello di conciliazione, n. 18 autonome domande con le quali, tra l’altro, conferivano tutti al citato Avvocato, l’incarico di rappresentarli durante la seduta di conciliazione, se espressamente accettata da controparte.

Sicché, non avendo Telecom Italia S.p.A. fatto pervenire alcuna comunicazione nei termini previsti, pur essendo stata regolarmente contattata, l’Ufficio di Segreteria dello Sportello di Conciliazione presso la C.C.I.A.A. di Caserta, correttamente, con un’unica comunicazione, datata 11.3.08, ha provveduto a comunicare all’Avv. Meviox la chiusura del procedimento di conciliazione relativo a tutti i consumatori istanti.

In sostanza, si è trattato di una riunione delle domande ricevute dallo Sportello poiché tra loro connesse; aventi cioè il medesimo oggetto, proposte contro la Telecom Italia S.p.A., dove tutti i consumatori istanti, seppur con autonome domande, avevano conferito l’incarico al citato Avvocato.

Pertanto, obiettivamente, deve affermarsi che non esiste alcuna domanda collettiva ed il tentativo di conciliazione esperito deve ritenersi del tutto regolare poiché avvenuto nella piena osservanza del dettato di cui alla delibera n. 173/07Cons.

Quanto all’invocata prescrizione quinquennale, deve, altresì, ricordarsi a parte convenuta che la proposizione della domanda di conciliazione al relativo Sportello, ha efficacia interruttiva della prescrizione, dalla data della sua proposizione, avvenuta in data 8.2.2008.

Consegue che la pretesa restitutoria, oggetto del presente giudizio, esplica i suoi effetti a decorrere dal secondo bimestre dell’anno 2003.

Altro dato rilevante, meritevole di chiarimento, attiene alla tesi della convenuta Telecom Italia S.p.A., secondo cui il petitum e la causa petendi conterrebbe anche la pretesa del risarcimento del danno.

E’ vero che nella parte finale dell’atto introduttivo si fa riferimento al risarcimento del danno, quantificabile ai sensi dell’art. 1226 c.c., ma nelle conclusioni rassegnate nel medesimo atto non si rinviene alcuna domanda risarcitoria, ma semplicemente la restituzione della somma di € 11,10, ovvero nella diversa somma ritenuta equa, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

Si tratta, in concreto, di una fattispecie restitutoria, di cui all’art. 2033 c.c. e, quindi, le fatture Telecom Italia, peraltro non espressamente disconosciute, seppur allegate in fotocopia, assolvono pienamente all’onere probatorio, ex art. 2697 c.c..

Nel merito, dunque, valga per tutte il disposto di cui al comma 8 dell’art. 21 del D.P.R. n. 633/72, come sostituito dall’art. 1 del D.P.R. n. 24/79, il cui dettato statuisce che: “Le spese di emissione della fattura e dei conseguenti adempimenti e formalità non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”.

Non può, evidentemente, revocarsi in dubbio che negli adempimenti e formalità per i quali è escluso l’addebito a qualsivoglia titolo (al consumatore), rientrano anche le spese postali di spedizione della fattura, seppur ad essa vengano allegati i rapporti relativi alle chiamate telefoniche effettuate, né rileva il richiamo all’art. 1182 c.c., strumentalmente operato da Telecom Italia S.p.A..

Per altro verso, secondo la definizione di cui all’art. 1559 c.c., il contatto in essere tra parti si configura come un contratto di somministrazione col quale una parte si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, ad eseguire in favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative. In sostanza, il contratto è disciplinato dalle disposizioni tipiche che lo regolamentano e dalle norme sui contratti in generale, alle quali le parti si devono attenere nell’adem-pimento delle obbligazioni nascenti dal contratto stesso.

In tale prospettiva, a parere del decidente, l’addebito delle spese postali di spedizione della fattura Telecom sarebbe stato legittimo se il corrispondente contratto di somministrazione, stipulato tra le parti, avesse espressamente previsto tale addebito. E poiché tale previsione contrattuale manca, la Telecom Italia S.p.A. non può addebitare al consumatore le spese di spedizione in parola.

Consegue che la Telecom Italia S.p.A., va condannata alla restituzione, in favore dell’istante, delle somme relative alle spese postali di spedizione relative alle fatture concernenti il periodo dal secondo bimestre 2003 a tutto il 2007, pari a complessivi € 10,25, oltre gli interessi legali dalla data di pagamento delle singole fatture.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate forfetariamente come da dispositivo.

P. Q. M.

Il Giudice di Pace di Caserta, letti gli atti, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Tizio, contro la Telecom Italia S.p.A., in persona del l.r.p.t., disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, così provvede:

1) Accoglie per quanto di ragione la domanda attrice e, per l’effetto, condanna la Telecom Italia S.p.A., in persona del l.r.p.t., al pagamento, in favore di Tizio, della somma complessiva di € 10,25, oltre gli interessi legali dalla data di pagamento delle singole fatture;

2) Pone a carico della medesima Telecom Italia S.p.A., in persona del l.r.p.t., le spese di giudizio che liquida forfetariamente in complessivi € 350,00, oltre C.P.A. ed I.V.A., con attribuzione al procuratore costituito per l’attore.

Si esegua nonostante gravame.

Caserta, 10 Ottobre 2008

Il Giudice Coordinatore

Avv. Generoso Bello

 





Visite:

Siti di interesse per l'argomento: consumatori
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading