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SENTENZA
Trasporto aereo responsabilità del vettore per la perdita del bagaglio

Pubblicata da: Avv. Francesco Chieregato


Tribunale Busto Arsizio
sentenza del 04/03/2008

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale di Busto Arsizio
Sezione Civile
Il Giudice Unico Dott.ssa Laura Cosmai
ha pronunciato la seguente
SENTENZA

Nella controversia civile iscritta al n. 1446/06 R.G. degli affari contenziosi civili promossa
da
Tizia, elettivamente domiciliata in Saronno V.le Rimembranze 43 presso lo Studio dell’avv.to Xxxx che la rappresenta e difende, per mandato a margine dell’atto di citazione
-attore-
contro
Compagnia aerea Caio, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Busto Arsizio presso lo studio dell’avv.to Yyyyy che la rappresenta e difende, unitamente e disgiuntamente all’avv.to Zzzz del foro di Roma per mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato 17.7.2006 Tizia conveniva in giudizio, innanzi a questo Tribunale, la Compagnia aerea Caio in persona del suo legale rappresentante pro tempore, chiedendo che ritenuta ed accertata la responsabilità della convenuta quale vettore aereo in relazione allo smarrimento del bagaglio alla stessa consegnato in custodia, la medesima venisse condannata a corrispondere all’attrice, a titolo di risarcimento del danno, la somma di € 7.282,00 ovvero quella diversa somma ritenuta di giustizia ovvero determinata anche in via equitativa ex art. 1226 c.c.
Esponeva l’attrice di aver concluso con la convenuta un contratto di trasporto aereo per un viaggio Milano-Malpensa / Point a Pitre con scalo a Parigi e ritorno; che con un gruppo di 200 persone era partita da Milano il 13.4.2005; che terminata la vacanza durante il viaggio di ritorno, effettuato il 20.4.2005 giunta all’aeroporto di Parigi da Pointe a Pitre procedeva al rituale check in del proprio bagaglio; che in quel momento si avvedeva che per un errore di distrazione dell’operatrice sul tagliando bagagli era stato erroneamente indicato il nominato del passeggero Sempronio, altro partecipante al gruppo, diretto all’aeroporto di Fiumicino; che pertanto si era nuovamente rivolta all’addetta al check avvertendola dell’accaduto e invitandola a recuperare il suo bagaglio, rassicurata sul fatto che avrebbe regolarmente recuperato il suo bagaglio all’arrivo, non riteneva di insistere oltre; che, contrariamente a quanto promesso e sperato, all’arrivo il bagaglio non era stato reperito; che la stessa aveva effettuato denuncia di smarrimento del bagaglio con indicazione dei beni contenuti nello stesso; che successivamente si era rivolta alla convenuta per il ristoro dei danni; che la convenuta, pur ammettendo lo smarrimento dei bagagli, chiedeva all’attrice di inviare gli scontrini attestanti il controvalore dei beni da risarcirsi; che avendo l’attrice precisato di non essere nella disponibilità degli scontrini, risarciva il danno subito nel limite di € 373,00 a fronte della maggior somma richiesta dall’attrice, calcolandola sulla base di quanto spettante in applicazione dell’art. 22 della Convenzione di Montreal; che vani erano risultati tutti i tentativi di addivenire ad un accordo stragiudiziale; che, pertanto, a fronte della accertando responsabilità della convenuta sussisteva il proprio buon diritto ad ottenere la condanna al pagamento delle somme richieste a titolo di risarcimento del danno ovvero da liquidarsi in via equitativa.
Ritualmente costituitasi in giudizio la convenuta chiedeva la reiezione delle domande tutte contro la medesima avanzate: precisava in particolare che nessuna responsabilità poteva dirsi sussistente in capo alla convenuta avendo la medesima affidato a handling professionali la movimentazione dei bagagli nell’aerostazione con esclusione di ogni e qualsiasi responsabilità per il vettore medesimo; che peraltro l’attrice aveva acquistato un pacchetto di viaggio tutto compreso da un tour operator con la conseguenza che lo stesso era da ritenersi responsabile nei confronti dell’attrice di tutti i danni eventualmente alla medesima derivati anche avuto riguardo allo smarrimento del bagaglio; che in ogni caso anche allorché si ritenesse sussistente la responsabilità della convenuta la stessa potrebbe essere tenuta al ristoro dei danni nei limiti della somma di € 1159,00 in applicazione della disposizione di cui all’art. 22 della Convenzione di Montreal (incluso quanto già versato non avendo l’attrice fornito prova alcuna del maggior danno dalla medesima patito quale conseguenza della non provata colpa con previsione del vettore come prevista sempre dalla medesima disposizione normativa.
Disposta la comparizione personale delle parti e fallito il tentativo di conciliazione della lite, espletata l’istruttoria orale, precisate dalle parti le conclusioni trascritte in epigrafe all’udienza del 14.11.2007 la causa veniva dal giudice trattenuta per la decisione previa assegnazione del termine di giorni 60 per il deposito delle comparse conclusionali e di successivi giorni 20 per le repliche e definitivamente decisa il 4.3.2008 allo spirare dei termini come sopra assegnati.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Alla luce dell’istruttoria orale e documentale svolta ritiene questo giudice che la domanda proposta da Tizia nei confronti di Compagnia aerea Caio sia fondata e, per quanto di ragione e nei limiti di cui si dirà in seguito, debba essere accolta.
Va in primo luogo evidenziato che la tipologia del contratto per cui è causa (contratto di trasporto) e le emerge processuali, escludono che nella fattispecie possa e debba individuarsi una responsabilità delle società di handlings che si occupano della movimentazione dei bagagli ovvero del tour operator, non potendosi sul punto tacere che la convenuta non ha in alcun modo eccepito la propria carenza di legittimazione passiva in relazione alle domande svolte dalla attrice, limitandosi a chiederne il rigetto. Peraltro, e a prescindere dalla assorbente considerazione di cui sopra, deve evidenziarsi che la circostanza che la giurisprudenza riconosca all’attrice anche la legittimazione ad agire per ottenere il risarcimento del danno nei confronti della società addetta alla movimentazione dei bagagli, non esclude legittimazione ad agire anche nei confronti del vettore che resta contrattualmente responsabile nei confronti del viaggiatore: la compagnia aerea potrà, se del caso, rivalersi verso il vettore ma ciò non involge la sfera dell’attrice (peraltro nel presente giudizio non vi è stata alcuna richiesta di chiamata in giudizio per manleva).
Nel merito deve rilevarsi che l’istruttoria orale e documentale ha pienamente provato l’assunto attoreo. Ed invero proprio sulla base delle chiare e precise dichiarazioni testimoniali rese dalla teste Xyzzz, deriva la prova della responsabilità della compagnia aerea convenuta oltre che dell’assenza di ogni e qualsiasi condotta colpevole e negligente in capo all’attrice (la quale ha al contrario operato con diligenza tutto quanto in suo potere per elidere ogni possibilità di smarrimento del bagaglio).
Infatti deve ritenersi inconfutabilmente dimostrato che la Sig.ra Tizia non appena si avvide dell’errore contenuto nella sua carta d’imbarco, ossia del fatto che era riportato un nome errato e, soprattutto, una errata destinazione (il che già denota una negligente condotta della convenuta per il tramite del suo operatore), avvalendosi dell’ausilio della teste che parlava correttamente francese, ebbe ad evidenziare il problema all’addetta al check in la quale rimise la carta di imbarco, ma pur avendo effettuato una telefonata segnalando la necessità di richiamare il bagaglio, non procedette alla materiale rietichettatura dello stesso (cosa che avrebbe evitato lo smarrimento), e si limitò a rassicurare l’attrice del fatto che la stessa avrebbe regolarmente rinvenuto il suo bagaglio all’arrivo (cosa che all’evidenza non avvenne).
Orbene la dinamica del fatto, come puntualmente ricostruita e provata dall’attrice, dimostra la sussistenza della responsabilità del vettore il quale, proprio per quanto previsto dalla Convenzione di Montreal (art. 17) è responsabile del danno derivato dalla distruzione, perdita o deterioramento del bagaglio e ciò avuto riguardo anche al periodo in cui lo stesso ha avuto in custodia i bagagli. Nel caso di specie, invero, deve ritenersi che lo smarrimento del bagaglio sia imputabile alla società convenuta e che nella fattispecie sussista altresì la “colpa con previsione” idonea ad escludere la limitazione di responsabilità di cui all’art. 22 della Convenzione di Varsavia del 12.10.1989 (resa esecutiva in Italia nel 1932) dal momento che l’evento dannoso (smarrimento del bagaglio) si è determinato per il fatto che la dipendente di terra della convenuta ha agito temerariamente pur potendo prevedere (ed anzi avendo in buona sostanza previsto attraverso la telefonata effettuata) l’evento dannoso quale possibile conseguenza dei propri atti (mancata materiale apposizione sul bagaglio della etichetta riportante la destinazione corretta). In particolare proprio sulla base della ricostruzione testimoniale acquisita in giudizio, deve ritenersi che l’addetta al check in nel momento in cui operò la telefonata con cui evidenziava la necessità di richiamare il bagaglio per la “corretta etichettatura” (ossia analoga a quella apposta sulla ricevuta consegnata al passeggero e allegata agli atti), prevedeva scientemente che tale omissione avrebbe con alta probabilità cagionato lo smarrimento del bagaglio: il fatto che tale materiale richiamo non si sia avuto e che l’operatrice si sia limitata a rassicurare l’attrice, costituisce ed integra il presupposto per qualificare la sua condotta nei termini di “colpa con previsione”.
Deve ritenersi, quindi adeguatamente provata la responsabilità della convenuta per lo smarrimento del bagaglio dell’attrice nonché la sussistenza dei presupposti per escludere la limitazione di responsabilità in termini risarcitori di cui alla Convenzione di Varsavia.
Quanto all’entità del risarcimento preteso dall’attrice, ritiene questo Giudice che la stessa non abbia pienamente assolto all’onere probatorio sulla medesima incombente non potendosi ritenere provato il danno nei termini dalla medesima richiesti, ossia € 7.282,00.
Ed invero deve osservarsi che la teste escussa ha confermato che, proprio per la tipologia del viaggio svolto ed il livello della manifestazione a cui si partecipava, era necessaria una cura particolare del vestiario con abiti da sera, da cocktail, da ballo nonché per la partecipazione delle serate a tema. La stessa non è stata, peraltro come naturale, in grado di confermare il valore dei beni inseriti nel bagaglio dell’attrice. Sul punto ritiene peraltro questo Giudice che nella fattispecie sia necessario procedere ad una liquidazione del danno secondo criteri equitativi, essendo grandemente difficile per l’attore dare la prova dell’entità del danno subito (a meno di pretendere che si conservino i prezzi dell’abbigliamento inserito in valigia al fine di fornire la prova alla compagnia aerea del loro controvalore allorché il bagaglio venga smarrito, il che appare paradossale).
Nel caso di specie, quindi, considerata la tipologia dei beni inseriti in valigia (non si tratta della normale “attrezzatura da spiaggia”), la natura del viaggio (che la teste qualifica “di un certo livello”) e la sua modalità di articolazione, si ritiene equo quantificare detto risarcimento in € 3.500,00, importo che la convenuta deve essere condannata a corrispondere all’attrice maggiorata degli interessi legali calcolati dalla data della domanda al saldo effettivo.
Alla soccombenza consegue la condanna della convenuta al pagamento in favore dell’attrice delle spese processuali che si liquidano in complessivi € 2.521,34 oltre spese generali cpa e iva di cui € 244,34 per spese, € 992,00 per diritti e € 1.285,00 per onorari.

P.Q.M.

Il Giudice unico Dott.ssa Laura Cosmai, definitivamente pronunciando sulle conclusioni assunte dalle parti nella controversia civile n. 1446/06, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa,
dichiara
il vettore Compagnia aerea Caio responsabile per i danni conseguenti alla perdita del bagaglio dell’attrice Tizia

condanna

Compagnia aerea Caio, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore dell’attrice dell’importo di € 3.500,00 (da cui detrarre la somma di € 373,00 già corrisposta) a titolo di risarcimento del danno in tal misura equitativamente determinato, maggiorato degli interessi al tasso legale calcolati dalla data della domanda al soddisfo;

condanna

altresì Compagnia aerea Caio, in persona del suo legale rappresentante pro tempore al pagamento in favore delle spese processuali che liquida in favore dell’attrice in complessivi € 2.521,34 oltre spese generali cpa e iva di cui € 244,34 per spese, € 992,00 per diritti e € 1.285,00 per onorari.

Così deciso in Busto Arsizio il 4.3.2008


 

La sentenza del Tribunale di Busto Arsizio riportata si segnala per alcuni aspetti particolarmente interessanti e degni di nota.
1.              Innanzitutto, l’individuazione, da parte del Giudice, di una fattispecie di colpa grave del vettore aereo (rectius, di willfull misconduct o colpa con previsione laddove, nonostante l’attrice compì tutto quello che era nelle sue possibilità per evitare che il bagaglio venisse inviato all’indirizzo errato stampato sulla sua carta di imbarco, l’addetta al check in del vettore aereo non procedette alla materiale rietichettatura dello stesso (cosa che avrebbe evitato lo smarrimento), limitandosi a …rassicurare l’attrice del fatto che la stessa avrebbe regolarmente rinvenuto il suo bagaglio all’arrivo.
La dinamica del fatto, come puntualmente ricostruita e provata dall’attrice, dimostra la sussistenza della responsabilità del vettore aereo, il quale, proprio ai sensi dell’art. 17 Convenzione di Montreal, va tenuto quindi responsabile del danno derivato dalla distruzione, perdita o deterioramento del bagaglio, e ciò avuto riguardo anche al periodo in cui lo stesso ha avuto in custodia i bagagli (Cfr. sul punto anche Trib. Roma, 8.6.1989:”qualora la merce trasportata sia stata interamente smarrita o sottratta, deve riconoscersi nel fatto la colpa grave del vettore (equiparata al dolo dagli art. 1228 e 1900 c.c. nonché dagli art. 414, 943, 944, 949 e 952 c. nav.)…”). Nel caso di specie il Giudice ha imputato lo smarrimento del bagaglio al vettore, sussistendo pertanto un caso di colpa con previsione idonea ad escludere la limitazione di responsabilità ex art. 22 Convenzione di Varsavia del 12.10.1989 (resa esecutiva in Italia nel 1932): l’evento dannoso (smarrimento del bagaglio) si è infatti determinato per il fatto che la dipendente di terra della convenuta ha agito temerariamente, pur potendo prevedere (e anzi avendo, in buona sostanza, previsto attraverso la telefonata effettuata) l’evento dannoso quale possibile conseguenza dei propri atti (mancata materiale apposizione sul bagaglio della etichetta riportante la destinazione corretta) (in materia, si veda Tribunale Milano, 25-09-1995; sulla stessa linea, Giudice Pace Roma, 19.3.2001, in Dir. trasp. 2002, 267: “Il vettore aereo, il quale abbia smarrito il bagaglio del passeggero, non può invocare a proprio favore la limitazione di responsabilità prevista dall’art. 22 della convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929, resa esecutiva dalla l. 19 maggio 1932 n. 841, qualora il vettore abbia agito temerariamente pur potendo prevedere, quale verosimile conseguenza dei propri atti, l’evento dannoso”).
2.              In secondo luogo, va sottolineato il valore probatorio che il Giudice ha assegnato, nel caso concreto, alla testimonianza resa dalla teste, sia nel ricostruire la dinamica fattuale sopra indicata, sia –seppur parzialmente- per fornire un principio di prova del contenuto del bagaglio andato perduto.
Infatti, la teste escussa ha confermato natura e tipologia del viaggio svolto dall’attrice stessa e il livello della manifestazione a cui esse avevano partecipato. Pertanto, pur non essendo in grado di confermare il valore dei beni inseriti nel bagaglio dell’attrice, la dichiarazione della teste sul punto è stato comunque preso in considerazione dal Giudice con riguardo alle caratteristiche degli indumenti, abiti e oggettistica che l’attrice recava con sé nel bagaglio smarrito (sulla possibilità che l’Autorità Giudiziaria possa procedere a una valutazione equitativa del danno ex art. 1226 c.c.: Cass., sez. III, 11-11-2003, n. 16938, per la quale, se il preciso ammontare dei valori dei beni andati smarriti da parte del vettore non può essere provato,“…il danno può essere liquidato equitativamente dal giudice”).
Alla luce di questo motivo, il Giudice ha ritenuto procedere a una liquidazione del danno secondo criteri equitativi, essendo grandemente difficile, per l’attore, in una simile fattispecie, fornire prova dell’entità del danno subito (probatio diabolica, a meno di pretendere –come sostenuto in sentenza- che si conservino i prezzi dell’abbigliamento inserito in valigia al fine di fornire la prova alla compagnia aerea del loro controvalore allorché il bagaglio venga smarrito, il che appare paradossale).

3.         Una considerazione finale pare doverosa: per quale motivo l’attrice, se riteneva di portare con sé abiti e oggetti di un certo valore, non ha proceduto a una specifica richiesta assicurativa del bagaglio o al vettore stesso in sede di imbarco o con una separata e autonoma polizza assicurativa? Questo aspetto - a sommesso avviso di chi scrive – non è stato preso in considerazione dal Giudice, anche eventualmente ai fini di cui al combinato disposto degli artt. 2056 e 1227 c.c.



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