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SENTENZA
Prelazione agraria, presupposti, prova, retratto successorio

Pubblicata da: www.iussit.it


Tribunale Nola
sentenza del 10/01/2008

Prelazione agraria – Retratto successorio

PRELAZIONE AGRARIA – PRESUPPOSTI ED ONERI PROBATORI

RETRATTO SUCCESSORIO EX ART. 732 C.C. PER PRESUNTA VENDITA DI QUOTA DI EREDITA’ - INAPPLICABILITA’ GIUSTA REINTERPRETAZIONE DEL NEGOZIO QUALE VENDITA DI BENE

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[Tribunale di Nola, Dott. Alfonso Scermino, sentenza del 10.01.08]

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il TRIBUNALE DI NOLA - Seconda sezione civile, in persona del giudice unico dr. Alfonso Scermino:

ha pronunciato la seguente

S E N T E N Z A

nella causa civile iscritta al n. 6202 del Ruolo Generale dell’anno 2003, vertente

TRA

Tizioxx Gxx , rappresentato e difeso dagli avv.ti … , giusta procura a margine dell’atto di citazione, con i quali elettivamente domicilia in San Giuseppe Vesuviano … , -attore-

CONTRO

Frr Sempronio, rappresentato e difeso da se stesso quale procuratore abilitato, con studio in San Giuseppe Vesuviano… ; -convenuto-

Tizioxx Axx , contumace -convenuto

avente ad oggetto: azione di riscatto agrario ex. L. 817/71 e retratto successorio ex art. 732 c.c.

CONCLUSIONI: all’udienza del 2.10.2007 i procuratori concludevano riportandosi integralmente ai propri scritti difensivi e a tutte le deduzioni di udienza e alla documentazione prodotta in giudizio.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 5 e 6 novembre 2003 Tizioxx Gxx esponeva: che il germano Tizioxx Axx si era impegnato a vendere, giusta contratto preliminare dell’11.9.1998, a favore di Sempronio Frr un terreno sito in …… di cui in C.T. partita …., foglio .., part.lla … - di cui era pieno ed esclusivo proprietario in virtù di donazione paterna per atto Notaio Xxx del 2.4.1973 – nonché la quota di 1/3 della contigua zonetta di terreno , di cui in C.T. del predetto Comune al foglio 4 part.lla 1081, di cui era titolare – unitamente ai germani Axx e Azz - per successione paterna ab intestato; che, conosciuti i termini dell’accordo, esso istante notificava in data 20.5.1999 atto di diffida nei confronti dei predetti contraenti, affinché essi non addivenissero all’atto pubblico, manifestando la sua ferma intenzione di esercitare diritto di prelazione in quanto “colono” nonché “proprietario di terreno confinante”; che, in ogni caso, il Tribunale di Nola, con sentenza n. 1582/2003, disponeva ex art. 2932 c.c. il trasferimento coattivo dei beni promessi in vendita a favore del promissario acquirente Sempronio Frr; che, tuttavia, con l’incardinato giudizio Tizioxx Gxx intendeva esercitare il riscatto dei beni coattivamente attribuiti al Sempronio Frr , rispetto ai quali l’attore vantava diritto di prelazione sia ex art. 7 L. 817/71 quale coltivatore diretto, sia ex art. 732 c.c. quale coerede già in comunione della part.lla 1081.

Tanto premesso, conveniva in giudizio Tizioxx Axx e Sempronio Frr per vedersi riconosciuta l’invocata prelazione ed accolta la sua domanda di riscatto, con conseguente attribuzione giudiziale dei beni in contesta e vittoria di spese.

Con comparsa di costituzione depositata il 30.12.2003 si costituiva Sempronio Frr , il quale contestava ogni presupposto soggettivo ed oggettivo dell’azionato diritto di riscatto ed instava per il rigetto della domanda.

Tizioxx Axx restava contumace.

Senza che fosse espletata alcuna attività istruttoria, la causa era chiamata per le conclusione all’udienza del 2.1.0.2007, dove era rimessa in decisione con concessione dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito degli scritti difensivi finali.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda attorea non può trovare accoglimento.

I) Riscatto agrario

L’azione svolta da Tizioxx Gxx nel presente giudizio aveva a riferimento due cespiti distinti: il terreno sito in ……. di cui in C.T. partita …82, foglio … part.lla … e la quota di 1/3 della contigua zonetta di terreno , di cui in C.T. del predetto Comune al foglio .. part.lla ..81.

In prima battuta, l’istante adduceva che i beni in parola dovessero essergli giudizialmente attribuiti in proprietà (dovendosi così superare il disposto della contestata sentenza n. 1582/2003 emessa dal Tribunale di Nola ex art. 2932 c.c. a favore di Sempronio Frr), in quanto egli avrebbe vantato diritto di riscatto quale prelazioniario agrario ex L. 817/71.

Giova allora premettere che, in tema di prelazione e riscatto agrario, l'onere di fornire la prova dei requisiti prescritti per l'esercizio del diritto incombeva in capo al retraente, secondo il principio generale di cui all'art. 2697 c.c..

Sicchè spettava, nella specie, solo al Tizioxx Gxx dimostrare la sussistenza dei presupposti del diritto invocato, dovendo evidentemente lo stesso rimanere soccombente in caso di riscontro negativo dei predetti (cfr, solo da ultimo Cassazione civile , sez. III, 05 marzo 2007, n. 5073;Cassazione civile , sez. III, 10 marzo 2006, n. 5253).

Orbene, nel presente giudizio non sono stati adeguatamente provati dall’interessato né i requisiti soggettivi né quelli oggettivi atti a configurare in suo capo il diritto di riscatto agrario dedotto.

I A) Part.lla xx82

Con specifico riguardo alla part.lla xx82, Tizioxx Gxx allegava di aver diritto alla preferenza legale in quanto:

  1. a) aveva sempre coltivato il fondo in questione, onde poteva fondatamente qualificarsi come “coltivatore diretto” del medesimo e, in quanto tale, soggetto avente titolo al regime di favore previsto dalla legislazione speciale indicata;
  2. b) altrettanto aveva fatto con riferimento al fondo confinante di cui alla part.lla 1081, cumulando in suo capo anche la posizione di proprietario coltivatore diretto di un terreno confinante a quello venduto (1082), come tale ulteriormente legittimato al relativo riscatto ex art. 7 L. 817/71.

Le ragioni addotte a fondamento del riscatto, tuttavia , erano apertamente inconsistenti.

Partendosi da quella di cui alla lett. a) cit, secondo cui l’attore avrebbe coltivato direttamente la part.lla 1082 , va rilevato come il terreno fosse incontestatamente di proprietà esclusiva del fratello dell’attore (Tizioxx Axx), giusta atto di donazione paterna del 1973 (in atti).

Per cui, affinché avesse potuto riconoscersi la titolarità di un diritto di prelazione agraria (e del correlato diritto di retratto) a favore di Tizioxx che ivi esercitava (teoricamente) attività di coltivazione, sarebbe stato necessario che l’interessato avesse fondato la sua (eventualmente compiuta) coltura del fondo con un corrispondente titolo giuridico negoziale di tipo agrario.

Infatti, l'art. 8, comma 1, della legge n. 590 del 1965 , nel prevedere il riscatto agrario, non si rivolge genericamente a qualsiasi soggetto insediato - munito o meno di un titolo - sul fondo oggetto di trasferimento, ma pone specifico riferimento a chi possa vantare, oltre che il godimento del terreno e la qualità soggettiva di coltivatore diretto, anche un valido contratto agrario, la cui sussistenza deve essere provata proprio dalla parte che intende far valere il diritto di prelazione (Cassazione civile , sez. III, 06 marzo 2006, n. 4799; Cassazione civile , sez. III, 20 gennaio 2006, n. 1112) .

Nella fattispecie in esame, però, Tizioxx Gxx non solo non provava né richiedeva di provare la titolarità in suo favore di uno specifico rapporto agrario, ma neanche allegava espressamente l’esistenza del medesimo , limitandosi genericamente ad affermare una sua indefinita qualità di “coltivatore diretto”, senza chiarirne il titolo: ma è evidente che, per quanto detto, il solo fatto di aver eventualmente provveduto per alcuni periodi alla coltivazione del fondo non era in alcun modo elemento sufficiente a dargli accesso al regime preferenziale ex. L.817/71.

Né il diritto al riscatto poteva essere riconosciuto all’istante ex art. 7 L. 817/71 per l’essersi egli prospettato coltivatore diretto proprietario di un terreno confinante (part.lla …81) con il fondo offerto in vendita (part.lla …82, ragione sub. lett. b) .

Pur non essendo stata , stavolta, necessaria la prova di un titolo negoziale legittimante la coltivazione, atteso che il fondo di cui alla part.lla …81 era di (com)proprietà del Tizioxx, nondimeno sarebbe stata indispensabile una specifica prova della qualità di coltivatore diretto addotta dall’attore.

Il requisito, infatti, avrebbe dovuto essere fornita in concreto dall’interessato, occorrendo all’uopo riscontrare specifici elementi atti a dimostrare che egli svolgeva effettivamente ed abitualmente, seppur non necessariamente a titolo professionale, attività agricola sul fondo limitrofo, con lavoro prevalentemente proprio o della propria famiglia, traendo da tale attività un suo reddito, ancorché secondario (Cass. Civ. Sez. 3, Sentenza n. 759 del 23/01/1995 ; Cass. Civ Sez. 3, Sentenza n. 4325 del 08/05/1996;cfr, da ultimo Cassazione civile , sez. III, 20 gennaio 2006, n. 1112; Cassazione civile , sez. III, 06 febbraio 1989, n. 727 ).

Ma qui deve ribadirsi che non solo Tizioxx Gxx non offriva alcun riscontro documentale della sua asserita qualità di coltivatore (iscrizione in elenchi, albi e simili), ma nulla diceva in ordine al reddito che da essa avrebbe dovuto ricavare.

Anzi, tale suo requisito soggettivo – già vacillante fortemente - era addirittura smentito dalle dichiarazioni (in atti) rilasciate da un informatore in un precedente giudizio possessorio svoltosi tra le stesse parti.

Invero, contraddicendo frontalmente la prospettazione secondo cui Tizioxx Gxx coltivava stabilmente i fondi in questione, l’informatore AAA Gxx dichiarava, con riferimento al periodo di stipula del preliminare, che “il terreno di proprietà esclusiva di Tizioxx Axx si presentava incolto e privo di piante arboree”, mentre “sulla striscia in comunione posta sul confine nord si trovavano (solo) delle piantine di fave ed ortaggi solo per una parte della stessa”: il che rende davvero insostenibile la ricorrenza della qualità soggettiva necessaria, che, di contro, avrebbe dovuto essere assimilata a quella di un piccolo imprenditore ex art. 2083 c.c. (dottrina conforme).

Ancora.

La domanda è vieppiù infondata in quanto il riscattante avrebbe dovuto provare anche il requisito soggettivo della mancata alienazione (nel biennio precedente) di fondi rustici con imponibile fondiario superiore a lire mille.

Questo, infatti, pur essendo previsto espressamente con riferimento alla prelazione del coltivatore, deve intendersi esteso anche alla prelazione del confinante, in considerazione della "ratio" ispiratrice della prelazione in materia agraria, diretta alla formazione di imprese agricole di proprietà di coltivatori diretti e dell'accorpamento dei fondi al fine di migliorare la redditività dei terreni, per cui non sarebbe giustificato favorire nell'acquisto di fondi altrui chi, avendo venduto fondi propri nel biennio precedente, ha mostrato con tale comportamento di non avere di mira la coltivazione della terra come fonte principale del proprio reddito.

Ed è noto come la prova di tale requisito, trattandosi di una condizione dell'azione, doveva essere fornita sempre da colui che esercita il diritto di prelazione, a nulla rilevando che si trattasse di un fatto negativo, perché questa circostanza non implica affatto inversione dell'onere della prova, ma soltanto che questa sia fornita attraverso la prova dei fatti positivi contrari (Cassazione civile , sez. III, 08 maggio 2003, n. 6980;Cassazione civile , sez. III, 19 novembre 1994, n. 9806).

Tuttavia, ancora una volta, nulla è stato allegato o provato a riguardo da Tizioxx Gxx.

I B) Part.lla …81

Con riferimento alla part.lla …81, Tizioxx Gxx ne pretendeva il riscatto per esserne stato “coltivatore diretto”.

Tuttavia, quanto osservato in ordine alla mancata adeguata prova dei menzionati requisiti soggettivi vale ad escludere anche la fondatezza di tale profilo della pretesa.

Non solo.

Ad abundantiam, non può sottacersi che la parte attrice, a fronte delle generali contestazioni del convenuto in ordine alla sussistenza dei presupposti del retratto agrario, avrebbe dovuto altresì riscontrare, oltre alle condizioni soggettive del diritto, anche il presupposto oggettivo consistente nella natura “rustica” dei fondi oggetto della domanda.

E’ noto, infatti, che sarebbe stato in radice precluso l'esercizio della prelazione agraria nel caso in cui gli strumenti urbanistici operanti sul Comune di riferimento avessero previsto, per il terreno preteso, una destinazione non agricola ( solo da ultimo, Cassazione civile , sez. III, 27 luglio 2006, n. 17154; Cass. Civ. Sez. 3, Sentenza n. 23090 del 16/11/2005)

Ma anche sotto tale profilo la condotta processuale dell’attore non è stata diligente , in quanto nulla è stato prodotto o provato a dimostrazione della qualificazione “rustica“ dei cespiti; anzi, è stato addirittura esibito dal convenuto un certificato di destinazione urbanistica dei medesimi (in atti) che sembrerebbe sconfessare la prospettata destinazione agricola.

In ogni caso, il mancato sicuro riscontro anche del menzionato presupposto oggettivo della domanda non potrà che giustificare ulteriormente la soccombenza della parte attrice, unica gravata del relativo onere probatorio.

Va poi dato atto che correttamente il Tribunale, in questa sede di sezione ordinaria, si è pronunciato sulla questione del retratto agrario mediante rito non speciale, atteso che la competenza delle sezioni specializzate agrarie in tema di controversie aventi ad oggetto il riscatto del fondo alienato "contra ius" prelationis sarebbe sussistita soltanto ove, proposta azione di riscatto nei confronti dell'acquirente , lo stesso avesse chiesto in via riconvenzionale l'accertamento dell'inesistenza del contratto agrario (implicitamente) addotto dal prelazionario, giacché in tal caso, ponendosi la necessità di accertare con efficacia di giudicato (ex art. 34 c.p.c.) la titolarità del rapporto agrario presupposto del riscatto medesimo, l'intera controversia avrebbe subito la vis actractiva del giudice specializzato (cfr, Cassazione civile , sez. III, 08 giugno 2007, n. 13387).

II) Retratto successorio

Con esclusivo e particolare riguardo alla particella n. 1081, alienata al Sempronio in ragione di 1/3 (quota del venditore Tizioxx Axx), parte attrice fondava poi l’azionato retratto, ulteriormente ed in via logicamente subordinata, sul disposto di cui all’art. 732 c.c..

Assumeva cioè il Tizioxx che la quota di 1/3 del fondo in questione avrebbe dovuto essergli preventivamente offerta con preferenza (anche) sulla base dell’art. 732 c.c. , in quanto egli era coerede del venditore Tizioxx Axx nella aperta successione paterna ab intestato e, al momento della stipula del preliminare (nonché della sentenza ex art. 2932 c.c.), esisteva uno stato di comunione ereditaria pro indiviso tra i successori sul predetto bene.

Ora, non vi è dubbio che nella successione del de cuius Tizioxx Ezz sia caduta, quale unico bene dell’asse ereditario, proprio la part.lla 1081, onde sul bene non poteva che essersi automaticamente costituita comunione ereditaria dei fratelli Tizioxx (Axx, Azz e Gxx, attore), quali eredi ab intestato del defunto (dichiarazione successione, in atti).

Ciononostante, anche la domanda di retratto successorio non può avere seguito.

Ciò in quanto nella fattispecie non ha avuto luogo la vendita di una quota dell’eredità, tale da legittimare ex art. 732 c.c. il riscatto da parte del coerede nei confronti del terzo acquirente estraneo alla successione.

Invero, per stabilire, ai fini del diritto di prelazione e retratto del coerede (art. 732 c.c.), se la promessa di vendita operata da Tizioxx Axx (altro coerede) della propria quota di comproprietà del bene ereditario abbia avuto ad oggetto una quota del cespite o la sua stessa quota ereditaria, deve farsi principalmente riferimento alla volontà estrinsecata dalle parti nell’atto negoziale.

Ed infatti, la circostanza che l'immobile, la cui quota è stata oggetto del preliminare, abbia costituito l'unico bene dell'eredità giustificherebbe tutt’al più una presunzione (iuris tantum) di un’avvenuta alienazione della quota di eredità, ,ma nulla toglie che ulteriori elementi sintomatici, capaci di rivelare una diversa volontà delle parti, possano superare e vincere la presunzione predetta.

Ebbene, ritiene il Tribunale che, considerato il tenore letterale della convenzione (preliminare del 1998), possa proprio escludersi che vi fosse stato tra le parti il reale intendimento di far luogo ad una vendita di quota ereditaria.

Ciò può essere desunto:

- dalla mancanza nel contratto di ogni riferimento alla consistenza del compendio ereditario, per cui i contraenti dimostravano di tenere a riferimento del loro assetto pattizio solo la quota del bene di interesse, non una quota ereditaria comprensiva di una serie indefinita di rapporti;

- dalla insussistenza di ogni menzione all'accollo di eventuali passività, che avrebbe dovuto essere menzionata quale parte integrante dell’universum ius in cui si sarebbe subentrati;

- dalla circostanza che, contestualmente, il promittente venditore si stava impegnando a vendere al Sempronio anche un altro bene (interamente, la part.lla …82), sicchè la quota di 1/3 della part.lla …81, lungi dall’assumere una sua autonoma rilevanza come (distinta) vendita di quota ereditaria, non poteva che configurarsi come un trasferimento complementare al primo, nell’ambito di una complessiva vicenda traslativa che, in ultima analisi, rivelava quale suo contenuto esclusivo dei beni (interi o in quota) e non delle posizioni ereditarie (cfr, Cassazione civile , sez. II, 23 luglio 1993, n. 8259).

Da tanto il rigetto della domanda.

In ogni caso, considerata la particolarità della vicenda in esame e l’obiettiva complessità e controvertibilità delle soluzioni giuridiche adottate, in particolare con riferimento all’applicabilità dellart. 732 c.c., appare equo compensare le spese tra le parti interamente.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta da Tizioxx Gxx con atto di citazione notificato il 5 e 6 novembre 2003 nei confronti di Sempronio Frr e Tizioxx Axx , ogni altra istanza, eccezione e deduzione disattesa, cosi’ provvede:

  1. - Rigetta la domanda;
  2. - Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Nola, 10.1.2008

Il Giudice Dott. Alfonso Scermino

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