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SENTENZA
Riesame valido a mezzo raccomandata alla cancelleria del tribunale

Pubblicata da: Avv. Alessandro Amaolo


Corte di cassazione penale
sentenza 27/08 del 07/01/2008

Cassazione penale, Sezioni unite, sentenza 7 gennaio 2008, n. 27

La  Suprema  Corte ha stabilito che la richiesta di riesame può essere proposta con la trasmissione dell’atto a mezzo di plico raccomandato alla cancelleria del tribunale competente

La sentenza di cui in oggetto ha stabilito che la richiesta di riesame delle misure cautelari, sia reali che personali, può essere validamente proposta anche con un telegramma o con un atto trasmesso a mezzo di lettera raccomandata, a norma dell’art. 583 c.p.p. Più in particolare, la Suprema Corte ha stabilito che l’impugnazione si considera come proposta nella data di spedizione della raccomandata o del telegramma.
La vicenda giudiziaria traeva origine da un’operazione di polizia giudiziaria che, ex art. 352 c.p.p., procedeva alla perquisizione di un’immobile di proprietà privata. In sintesi, la perquisizione scaturiva dal fatto che il proprietario dell’immobile veniva sorpreso a vendere alcune taniche di gasolio proprio sulla pubblica via. Espletata la perquisizione, la polizia giudiziaria sottoponeva a sequestro probatorio diverse taniche di benzina e di gasolio.  Successivamente, con decreto del 3 febbraio 2007, il procuratore della Repubblica convalidava il sequestro probatorio effettuato dalla polizia giudiziaria a norma dell’art. 355 c.p.p. Tale convalida si basava sul presupposto che l’organo accusatorio aveva ritenuto configurabili i reati di cui agli art. 624, 625, 678 e 679 c.p. Quindi, il decreto di convalida veniva poi notificato all’indagato in data 12 febbraio 2007. Nel frattempo, il difensore dell’indagato, in data 22 febbraio 2007, inoltrava alla cancelleria del Tribunale, per posta raccomandata, un plico contenente una richiesta di riesame avverso il suddetto decreto di convalida emanato dal pubblico ministero chiedendone, pertanto, l’annullamento e la restituzione delle cose sequestrate all’indagato.
Fatte queste premesse, in primo grado il Tribunale, in funzione di giudice del riesame ex art. 324 c.p.p. ed in relazione all’art. 355 comma 3 c.p.p., dichiarava con apposita ordinanza l’inammissibilità della richiesta di riesame e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Tale diniego si basava proprio sul fatto che la richiesta di riesame era stata depositata in cancelleria solo il 24 febbraio 2007 e, pertanto, oltre il termine di dieci giorni fissato dagli articoli 355 e 324 c.p.p.
Quindi, il difensore dell’indagato proponeva ricorso per cassazione osservando che le Sezioni Unite della Suprema Corte già con la sentenza del 7 luglio 1993 avevano considerato come rituale la formalità della spedizione della richiesta di riesame a mezzo posta. Sulla base di questo importante precedente giurisprudenziale il difensore dell’indagato chiedeva che venisse dichiarata come rituale e valida la formalità della spedizione della richiesta a mezzo posta effettuata entro i termini di legge (10 giorni), tanto che erroneamente il Tribunale ne aveva dichiarato inammissibile la richiesta
In conclusione, i giudici di legittimità hanno enucleato in modo chiaro e lineare il seguente principio di diritto: “La richiesta di riesame del provvedimento che dispone o convalida un sequestro è validamente proposta, ai sensi dell’art. 583 c.p.p., anche con la trasmissione dell’atto tramite lettera raccomandata alla cancelleria del tribunale competente a norma dell’art. 324 comma 5 c.p.p.”.
Pertanto, in questa situazione giuridica si deve affermare che  l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte è stato proprio quello di privilegiare il cd. “favor impugnationis” al fine di salvaguardare le specifiche esigenze di effettività della tutela giurisdizionale.





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