Possesso ingiustificato di grimaldelli
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Articolo del 11/10/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia di Diritto Penale tratta dal Corso on line Overlex , tenuto dall'avv. Luigi Viola, per la preparazione all'esame di avvocato 2005

Svolgimento della Dott.ssa Silvia Alvares

TRACCIA DI DIRITTO PENALE

Tizio esce dal carcere, dove era stato rinchiuso per 4 anni per il reato di ricettazione, ed incontra il suo vecchio amico Jack che lo aspetta con un'auto fuori dallo stesso carcere, per dargli un passaggio e chiedergli un favore.
Jack chiede a Tizio di portare una borsa al dott. Marx, in via dei Grimaldelli (Napoli), spiegando di non poterne rivelare il contenuto; Tizio, in considerazione della vecchia amicizia con Jack accetta e si reca, a piedi, verso la casa
del dott. Marx, quando viene fermato da un agente in borghese che gli chiede di poter verificare il contenuto della borsa. Tizio accetta e l'agente in borghese trova nella borsa in questione dei grimaldelli.
Tizio viene condotto in questura, ma prima riesce a telefonare a Jack per spiegargli l'accaduto, sentendosi rispondere che avrebbe contattato un avvocato.
Il giorno dopo, Jack si reca da un avvocato, per sapere la posizione giuridica del suo amico Tizio.
Il candidato rediga motivato parere sulla posizione di Tizio.

Svolgimento del Parere (dott.ssa Silvia Alvares)

Il parere in esame si pone in relazione alla contestazione in capo a Tizio del reato di possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli di cui all'art. 707 c.p., per il quale è prioritario verificarne la reale consumazione da parte dello stesso che, come se vedrà nel proseguo, ha probabilmente agito in assenza dell'elemento soggettivo. Il reato di cui all'art. 707 c.p. è una contravvenzione e in quanto tale punita indifferentemente a titolo di dolo o colpa, ed è reato di pericolo comportante la punibilità del soggetto per il solo fatto che questo, trovato in possesso di strumenti atti a commettere reati contro il patrimonio, si teme li possa concretamente utilizzare; tale meccanismo di punibilità è giustificato dal fatto che il soggetto attivo del reato deve essere persona che abbia già riportato condanne per reati determinati da motivi di lucro, caratteristica che comporta per la contravvenzione il poter essere considerata a soggettività qualificata.

Mentre dal punto di vista del soggetto attivo del reato Tizio rientra nei parametri previsti dalla norma avendo scontato una pena per il reato di ricettazione ex art. 648 c.p., è necessaria un'analisi più approfondita riguardo all'elemento oggettivo e soggettivo del reato. Dal punto di vista del possesso degli strumenti, che come richiesto dalla norma deve essere contestuale alla flagranza del reato, Tizio rientra nei parametri previsti dalla giurisprudenza, la quale considera integrato il reato anche dalla semplice detenzione degli oggetti purché se ne conferisca in tal modo al soggetto la materiale disponibilità; la stessa giurisprudenza prevede però la possibilità per il soggetto agente di non incorrere in responsabilità, nel caso in cui sia in grado di fornire una seria giustificazione della destinazione degli arnesi che deve coincidere con un uso legittimo.

Tale ipotesi, messa in relazione con il caso in esame, può assumere rilevanza poiché in traccia non vi è nessun elemento contrario a ritenere che Tizio potesse fornire una spiegazione della momentanea detenzione degli oggetti che dimostrasse la sua buona fede e la non volontà di utilizzarli per fini illeciti; in particolare, quest'ultimo aspetto è importante se posto in relazione con la verifica dell'elemento soggettivo della condotta tenuta da Tizio. Trattandosi di contravvenzioni, la punibilità è prevista a titolo di dolo oppure di colpa, atteggiamenti psicologici che entrambi sembrano poter essere esclusi nella condotta del soggetto agente, e non comportare quindi responsabilità in capo allo stesso.

La fattispecie di reato di cui all'articolo 707 c.p. prevede il consapevole possesso degli oggetti vietati, circostanza che sembra mancare nella condotta di Tizio il quale accetta di portare la borsa esclusivamente in virtù dell'amicizia che lo lega a Jack, senza avere nessuna coscienza circa il reale contenuto della stessa e men che meno senza avere motivo per sospettare di essere in procinto di agire in modo illegittimo. Questa visione è anche corroborata dal fatto che nulla è detto circa il motivo per il quale i due si conoscono da lungo tempo, venendo quindi in ipotesi che la loro frequentazione potesse essere del tutto lecita e per nulla legata ad ambienti illegali.

Nel caso in cui il giudice non fosse propenso ad accogliere la presente tesi di esclusione della responsabilità, può essere utile proporre un altri profilo di esclusione della stessa in relazione all'ipotesi dell'errore determinato dall'altrui inganno di cui all'art. 48 c.p. nel quale è incorso Tizio a seguito della trama messa in atto nei suoi confronti dall'amico Jack.

La circostanza prevista dall'articolo in esame si prospetta qualora un decipiens , Jack soggetto indirettamente responsabile, si serve dell'attività di altra persona, ossia del deceptus Tizio, il quale è indotto a cadere in un errore di diritto oppure di fatto, quale si vedrà essere quello del caso in esame; ne deriva quindi che soggetto responsabile del reato commesso non sia più il deceptus , autore materiale della condotta, bensì il decipiens soggetto causativo della condotta altrui tramite azione ingannevole, il quale si serve del deceptus quale autore mediato utilizzandolo come strumento per commettere il reato, inducendolo in errore mediante artificio atto a sorprenderne la buona fede.

L'errore che ricade sul fatto di reato in cui è incorso Tizio a causa del convincimento posto in essere a suo danno da Jack, coincide con quello di non essere stato messo a conoscenza del reale contenuto della borsa, o meglio ancora nel fatto che il trasporto della borsa poteva risultare per lui rischioso dato che legato ad un'attività illecita, soprattutto poiché messa in relazione con i suoi trascorsi giudiziari.

Nel caso concreto Tizio quale autore immediato agisce, secondo la giurisprudenza, con volontà viziata in quanto in conseguenza dell'inganno su di lui operato dall'autore mediato, Jack, il quale, chiedendo un favore all'amico, ha utilizzato un mezzo di persuasione idoneo ad assumere la volontà della persona ingannata alla propria sottesa volontà delittuosa. In questo modo, Jack viene quindi ad essere responsabile del reato di cui all'art. 707 c.p. in particolare a titolo di dolo dato che con la sua condotta fraudolenta dimostra di possedere chiaramente il quadro conoscitivo e volitivo tipico del dolo della contravvenzione in esame, Tizio invece per andare del tutto esente da responsabilità, non ipotizzabile da quanto detto dal suo racconto un'eventuale responsabilità per dolo, residuando anche una possibilità d'imputazione a titolo di colpa trattandosi di ipotesi contravvenzionale, dovrebbe dimostrare che l'errore sul fatto è del tutto incolpevole.

Dal racconto di Tizio sembra possibile dimostrare tale aspetto dell'elemento soggettivo, dal momento che egli si è fidato dell'amicizia esistente tra lui e Jack, amicizia che da quanto detto in traccia non sembra in alcun modo sospettabile poiché probabilmente non legata ad ambienti discutibili od illeciti; quest'ipotesi è anche contemplata dalla giurisprudenza la quale sottolinea che il principio dell'efficienza eziologia della condotta ingannatrice sull'induzione in errore deve essere ribadito anche quando il soggetto ingannato sarebbe stato in grado con maggiore accortezza di avvedersi dell'altrui condotta ingannevole, poiché scopo di tale norma deriva dall'esigenza di sanzionare le condotte anche quando sono state agevolate dalla poca attenzione di chi le ha subite, dal momento che il risultato tipico della condotta mistificatrice fondamento della commissione del reato, è proprio l'indebolimento delle capacità critiche dell'ingannato.

Inoltre, la giurisprudenza in altra sentenza affrontando il concetto di buona fede nelle contravvenzioni, specifica che non è ravvisabile la colpa nel caso in cui la condotta dell'agente riveli una volontà contraria alla violazione della legge, per essersi questo adeguato a circostanze di apparente legalità che inducano un uomo di comune diligenza a ritenere lecita la propria azione; in particolare, tale lettura della realtà sembra adeguarsi agevolmente al caso concreto dove la situazione apparente rivestiva le caratteristiche della legalità.

Da ultimo, ulteriore ipotesi alternativa è quella per cui nel caso in cui il giudice non ravvisasse l'incolpevolezza dell'errore da parte di Tizio, questi verrebbe a rispondere della contravvenzione in esame a titolo di colpa, per non avere adoperato le dovute cautele nel superare l'errore (per esempio nel non aver provveduto ad aprire la borsa per verificarne il contenuto).


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