Exit tax: il nuovo regime di sospensione per imprese che spostano residenza in altro Paese UE
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Articolo del 06/03/2013 Autore Silvia Leo Altri articoli dell'autore


              
Per Exit tax, letteralmente  tassa d’uscita, si intende la tassazione delle plusvalenze latenti, ovvero maturate ma non ancora realizzate da un’impresa commerciale che trasferisca la residenza fiscale, ai fini delle imposte sui redditi, in un altro paese della UE o in un paese aderente all’ACCORDO dello spazio economico europeo con cui l’Italia abbia sottoscritto un accordo compatibile con la Direttiva 2010\24\UE.

La disciplina italiana, già esistente al comma 2 bis dell’art. 166 Tuir, è stata modificata a seguito del decreto “salva Italia”, che ha introdotto  i commi 2 quater e 2 quinquies, richiamando direttamente la sentenza  C 371\10 della Corte di Giustizia europea. Per comprendere meglio la normativa , è però necessario, a mio avviso, ripercorrere le varie tappe evolutive.

La vicenda trae origine da una procedura di infrazione  aperta dalla Commissione europea, la n. 2010\441, nei confronti di una società olandese che aveva trasferito la sede amministrativa nel Regno Unito. Conformemente a quanto stabilito dal diritto interno, la societa' olandese era stata tassata in Belgio sulle plusvalenze maturate al momento del trasferimento della sede operativa, in quanto nel paese d'origine non poteva essere più tassata per aver perso la residenza e per assenza di  stabile organizzazione.

 L' applicazione della normativa olandese poneva però qualche dubbio riguardo la discriminazione del principio comunitario della liberta' di stabilimento all'interno della UE rispetto ai trasferimenti di residenza all'interno del territorio nazionale di ogni Stato. 

Così, la Corte di Giustizia europea ha risolto il caso, pronunciando  la sentenza C 371\10 del 29\11\2011, in cui ha stabilito che le norme nazionali non discriminano le norme europee nel riconoscere allo Stato di partenza il potere impositivo sui plusvalori li maturati (anche se non realizzati), realizzando una giustificata restrizione alla liberta' di stabilimento; ma cio' che, secondo i giudici, contrasta con i principi comunitari e' la tassazione immediata delle plusvalenze all'atto del trasferimento, essendo sufficiente una tassazione sospesa fino all'effettivo realizzo.

In questo quadro giuridico, si colloca l’introduzione  dei commi 2 quater e 2 quinquies dell’art. 166 Tuir, che richiamano direttamente i principi stabiliti dalla sentenza , che assume quindi valore interpretativo vincolante.

In particolare, il comma 2 quater prevede che il regime di sospensione e' opzionale, in alternativa al regime ordinario, ancora in vigore per i trasferimenti in paesi extraue e nel caso in cui non si eserciti l'opzione. In definitiva, avvalendosi di questo regime, si può sospendere la tassazione delle plusvalenze alla realizzazione effettiva dei cespiti o del complesso aziendale. Pertanto, conformemente alla sentenza, all'atto del trasferimento della sede si determina la base imponibile da assoggettare ad exit tax , congelandone il valore sino al momento dell’effettivo realizzo.

La base imponibile è determinata dalla differenza tra valore normale dei cespiti ( valore di mercato) e il costo fiscalmente riconosciuto, mentre l'applicazione dell'aliquota(che a questo punto credo dovrebbe essere  quella del paese d'origine) e la riscossione dell’imposta slittano all'effettivo realizzo della plusvalenza. 

Il realizzo potra' poi avvenire anche a valori superiori o inferiori del valore "congelato” senza che cio' abbia nessun effetto sulla spettanza del fisco italiano, il quale si assicura, con il regime della sospensione, invarianza di gettito, anche se ipoteticamente rinuncia ad incassare maggiore imposta, nel caso il valore di realizzo sia superiore.
Ai fini attuativi, un decreto de Mef  dovrà indicare tassativamente le fattispecie impositive, presumibilmente come cessione del bene, eliminazione dal processo produttivo, trasferimento ed eventuali forme di realizzo indiretto come ammortamento del cespite. E’ ovvio che sarà necessaria un’intensa operazione di monitoraggio fiscale, di scambio di informazioni tra il paese d’origine e il paese di destinazione per seguire le vicende dei singoli elementi e garantire la riscossione dell’imposta al paese di partenza.

La Tassazione delle plusvalenze alla maturazione comporta però il problema della difficoltà della valutazione dei beni, in ragione della loro natura e problemi di liquidità rispetto ad una tassazione al  realizzato che comporta altri problemi legati all’inflazione e al salto d’aliquota. Spetta quindi all’impresa decidere di quale regime avvalersi, sulla base di una valutazione di convenienza economica e dei vantaggi finanziari legati alla sospensione d’imposta.


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