Riforma diritto di famiglia: la dichiarazione paternità e maternità ex art 276 c.c. - L.219/2012
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Articolo del 26/02/2013 Autore Dott. Gianluca Sgueo Altri articoli dell'autore


DICHIARAZIONE DI PATERNITÀ E MATERNITÀ EX ART.276, 1°CO,. C.C. COME MODIFICATO DALLA  L.219/2012

 

La Legge 10 dicembre 2012, n.219, pubblicata nella G.U. n.293 del 17.12.2012, ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013 è una legge da molto tempo attesa nella società e tra gli operatori giuridici, promulgata al fine di incidere maggiormente nel processo di modernizzazione del diritto di famiglia, iniziato negli anni ’70 e proseguito con la recente legge n.54 del 2006 in materia di affidamento condiviso.

Perno centrale di questa riforma è l’introduzione nell’Ordinamento della condizione unitaria di figlio. Infatti, con quest’intervento, il legislatore ha totalmente unificato il trattamento giuridico dei figli senza eccezioni e senza differenze.

In particolare: in considerazione ai figli nati al di fuori del matrimonio rispetto ai figli definiti tradizionalmente “legittimi”, ai figli “incestuosi”, nati cioè da un rapporto tra parenti o affini ed infine con riguardo ai figli adottivi.

Che si tratta di una riforma epocale lo si percepisce considerando l’impatto che ha avuto la Legge nel testo del Codice Civile. Essa, infatti,

-          modifica parzialmente gli artt.74, 250, 251, 258, 276, 315 del Libro I del Codice Civile;

-          introduce ex novo nel Codice Civile gli artt.315 bis e 448 bis;

-          abroga l’intera Sezione II del Capo II del Titolo VII del Libro I del Codice Civile.

Di seguito si illustreranno brevemente i passaggi essenziali che hanno portato a una rivisitazione, da ultimo con la Legge indicata, del procedimento di riconoscimento di paternità e maternità disciplinato dall’art.276 c.c.

In tale normativa, la sola disposizione novellata è il comma 1, il quale non viene modificato per la parte esistente, ma viene integrato.

Questo comma nel testo previgente, disciplinava la legittimazione passiva nel giudizio. Prevedeva, infatti, che la domanda dovesse essere proposta nei confronti del presunto genitore, o in mancanza di questi nei confronti dei suoi eredi.

La norma non prevedeva il caso in cui non vi fossero eredi diretti del presunto genitore. Pertanto, fino alla riforma, era totalmente controversa la possibilità che l’azione potesse essere effettuata nei confronti degli eredi degli eredi, nel caso in cui solo questi vi fossero.

Ciò comportava un notevole pregiudizio del figlio che non aveva validi strumenti giuridici per potersi vedere riconosciuto e accertato giudizialmente il proprio status nei confronti del o dei suoi presunti genitori, con ripercussioni anche in materia successoria e quant’altro.

Il nuovo  testo prevede invece che in mancanza di eredi del genitore nei cui confronti la domanda deve essere proposta, essa vada rivolta nei confronti di un curatore nominato dal Giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso.

Quest’inciso, tutela il presunto figlio affinché possa concretamente attuare il proprio diritto all’accertamento della filiazione. Colma indubbiamente un vuoto, recependo le indicazioni della Corte Costituzionale, la quale si occupò della questione nell’ordinanza n.80 del 20 marzo 2009 (Giur. Cost. 2009, 2, 741).

La Corte fu adita, infatt,i dal Giudice a quo del Tribunale di Bolzano, che sollevò questione di illegittimità costituzionale dell’art.276, comma 1, c.c. per contrasto con gli artt.3, 24, e 30 della Costituzione, nella parte in cui non prevede nel caso di morte, sia del genitore, sia degli eredi di questo, la possibilità per colui che voglia fare accertare la propria paternità o maternità naturale, di agire comunque nei confronti di un curatore speciale nominato dal giudice oppure nei confronti degli eredi degli eredi del presunto genitore. 

Il dubbio di costituzionalità della normativa era fondato sul principio espresso dalle S.U. con la sentenza n.21287 del 2005, ovvero l’insussistenza della legittimazione passiva degli eredi degli eredi, per non essere questi  contraddittori necessari ai sensi dell’art.276 c.c.

Più precisamente, nel 2005 le S.U. hanno risolto il contrasto, sorto al loro interno, statuendo che: “Contraddittori necessari, passivamente legittimati, in ordine all’azione per dichiarazione giudiziale di paternità naturale sono, ex art.267 c.c., in caso di morte del genitore, esclusivamente i suoi eredi e non anche gli eredi degli eredi di lui o altri soggetti, comunque portatori di un interesse contrario  all’accoglimento della domanda, cui è, invece, riconosciuta la sola facoltà di intervenire in giudizio a tutela dei rispettivi interessi”. (Cass. Sez. Un., 3 novembre 2005, n.21287, in Giust. civ. Mass. 2005, 7,8).

La questione di legittimità costituzionale sollevata dalTtribunale di Bolzano, riguardo all’art.276, comma 1, c.c., venne dichiarata manifestamente inammissibile dalla Corte Costituzionale. Ciò perché il giudice rimettente domandava una pronuncia additiva, ovvero una domanda integrativa della previsione normativa incompleta.

Una simile pronuncia rientrava nella discrezionalità del legislatore ordinario “dal momento che lo stesso, allo scopo di realizzare la pretesa del ricorrente, potrebbe indicare quale legittimato passivo della domanda di dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, in caso di premorienza del genitore e dei suoi eredi, un curatore speciale, ovvero individuare i legittimati negli eredi degli eredi del preteso genitore”.

Con tale riforma, il legislatore del 2012, recependo l’indicazione della Consulta, ha optato tra le soluzioni  da Essa ipotizzate in quella dell’individuazione del contraddittore necessario nel curatore speciale.


Dott. Gianluca Sgueo
Consulente legale
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