Termini di accertamento raddoppiati per fattispecie a rilevanza penale
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Articolo del 18/07/2012 Autore Avv. Giancarlo Marzo Altri articoli dell'autore


Lo scorso 25 luglio 2011 la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 247 e dichiarato la legittimità costituzionale del combinato disposto del terzo comma dell'art. 57 del DPR n. 633/72 e del comma 26 dell'art. 37 del D.L. 4.7.2006 n. 223, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 97. Tali norme consentono agli Uffici dell'Amministrazione finanziaria l'emissione di avvisi di accertamento entro termini raddoppiati rispetto a quelli ordinari ove, nel corso dell'attività di verifica, abbia riscontrato la rilevanza penale di determinati comportamenti  ex  D.Lgs. n. 74 del 2000. La Corte Costituzionale ha previsto, quale unica condizione per il raddoppio dei termini, la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dal suo concreto adempimento. Il raddoppio dei termini sarà altresì applicabile allorchè i presupposti per la denuncia  ex  art. 331 c.p.p. siano stati rilevati dai verificatori, successivamente al decorso degli ordinari termini di accertamento.

I termini  raddoppiati  non costituirebbero dunque una “proroga” di quelli ordinari, ma termini fissati direttamente dalla legge, operanti automaticamente in presenza di una speciale condizione obiettiva (l'obbligo di denuncia penale per i reati tributari previsti dal D.lgs. n. 74 del 2000).

Non  più condizionato né all'avvio dell'azione penale prima del decorso dei termini “brevi” di decadenza dall'accertamento, né dall'esito di tale azione, il potere discrezionale di estendere i termini dell'accertamento in base ad una valutazione soggettiva è stato assoggettato dalla Consulta, al controllo  ex post  della Commissione tributaria di merito.

Il giudice tributario è stato dunque investito di una nuova prerogativa consistente nel controllo, attraverso un giudizio di prognosi postuma (“ora per allora”), dell'operato dell'Amministrazione con riferimento alla peculiare fattispecie, al fine di verificarne la legittimità e tutelare il contribuente da possibili comportamenti strumentali dalla stessa posti in essere.

La Commissione tributaria provinciale di Milano, successivamente alla pronuncia della Consulta, ha osservato che, al fine del raddoppio dei termini dell'accertamento, non può ritenersi sufficiente la presenza di semplici indizi per il raddoppio dei termini (cfr. sentenza n. 231/40/2011 depositata il 26 settembre 2011). Nel caso esaminato l'Amministrazione finanziaria aveva fatto un uso pretestuoso e strumentale delle disposizioni denunciate, al fine di fruire ingiustificatamente di un più ampio termine di accertamento.

In senso conforme si è espressa anche la Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro (cfr. sentenza n. 136/3/11 del 10 ottobre 2011) che ha accolto le ragioni al contribuente subordinando l'operatività della norma sul raddoppio dei termini alla sussistenza gravi indizi di reato. Rilevano i giudici marchigiani  “… in mancanza di tali indizi, ovvero del pericolo di superare la predetta soglia, l'accertamento è annullabile se emesso oltre i termini ordinari ”.


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