Dovere di vigilanza e connesse responsabilità giuridiche
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Articolo del 18/06/2012 Autore Avv. Salvatore Magra Altri articoli dell'autore


Con questo breve scritto s'intendono ripercorrere gli aspetti essenziali delle problematiche giuridiche, concernenti la “ culpa in vigilando ”, con particolare riferimento all'ipotesi, in cui soggetto affidato sia un minorenne,

L'affidamento del minore alla vigilanza di terzi implica responsabilità “in vigilando” di questi ultimi, i quali possono reputarsi in concreto esenti da responsabilità, solo ove provino di non aver potuto impedire il fatto.

Il dovere di vigilanza è inversamente proporzionale all'età dei minori vigilati, nel senso che il medesimo diviene progressivamente meno intenso, in rapporto al crescere dell'età dei minori. La scuola deve porre in essere tutte le misure necessarie per garantire l'incolumità degli allievi e per facilitare il docente nel suo compito di esercitare una sorveglianza adeguata dei medesimi.

La responsabilità ex art. 2048 è una responsabilità “aggravata”, nel senso che sussiste una presunzione di sussistenza della medesima, che determina un'inversione dell'onere probatorio, superabile solo dimostrando di non aver potuto impedire il fatto. I "precettori " non si liberano dalla responsabilità se non dimostrano in "positivo" di aver adottato in via  preventiva  le misure idonee ad evitare la situazione di pericolo favorevole alla commissione del fatto dannoso (cfr. Cass. Sez. Un. 9.4.73, n.997. cit. , ove si ritiene che la presenza dell'insegnante avrebbe potuto impedire l'evento dannoso con un intervento tempestivo finalizzato a dividere i due alunni che litigavano , evitando così che le ingiurie sfociassero in colluttazione ). Fra insegnante e allievo si instaura un contatto sociale, tale da consentire di inquadrare in termini contrattuali la responsabilità del precettore per difetto nel dovere i sorveglianza.

La legittimazione passiva dell'insegnante è esclusa, nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell'ambito di un'azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all'art. 2048 c.c., comma 2),

Fra allievo ed istituto scolastico - con l'accoglimento della domanda di iscrizione e con la conseguente ammissione dello stesso alla scuola - si instaura, infatti, un vincolo negoziale, dal quale sorge, a carico dell'istituto, l'obbligazione di vigilare sulla sua sicurezza ed incolumità nel periodo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso. (Cass. 5067-2010).

Quanto al precettore, dipendente dell'istituto scolastico, tra insegnante ed allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico (che quindi può dare luogo ad una responsabilità di tipo contrattuale e non aquiliana), nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, al fine di evitare che l'allievo si procuri, da solo, un danno alla persona .(Cass. cit.).

La presunzione di responsabilità a carico dell'insegnante disciplinata dalla richiamata disposizione normativa non configura un'ipotesi di responsabilità oggettiva, né per gli allievi, né per l'insegnante e presuppone, quanto ai primi, che essi cagionino un danno ad altri con una loro condotta colposa o dolosa, mentre sono affidati al precettore, ed imputa a quest'ultimo la relativa responsabilità, se non prova di avere fatto tutto il possibile per evitare il fatto. Va, pertanto, esclusa l'applicabilità della norma in esame sia nel caso in cui si tratti di danno "autoprocuratosi" dall'allievo (cfr. Cass. S.U. n. 9346 del 27.6.02), sia nell'ipotesi in cui il danno, pur derivando dalla condotta di un compagno, costituisca un mero incidente, per non essere la condotta di quest'ultimo connotata né da dolo né da colpa. La responsabilità per “ culpa in vigilando ” può considerarsi un'ipotesi di responsabilità indiretta e per fatto altrui; in altri termini, un'ipotesi di responsabilità mediata di natura obiettiva .

Altri Autori si sono espressi in termini di responsabilità semisoggettiva, che coinvolge il soggetto autore della condotta e il soggetto su cui grava la presunzione di responsabilità. Si riscontra un fatto omissivo del docente, tenuto alla sorveglianza (FRANZONI).

Per ottenere l'esenzione da responsabilità, gli insegnanti devono provare il “caso fortuito”, vale a dire un evento non prevedibile e non superabile, con il livello di diligenza, richiesto in rapporto al caso concreto; occorre che i docenti dimostrino in "positivo" di aver adottato in via   preventiva   le misure idonee ad evitare la situazione di pericolo favorevole alla commissione del fatto dannoso.

La condotta omissiva colposa del docente viene individuata nella specifica violazione dell'obbligo d'impedire l'evento, dovendo il docente considerarsi gravato dell'obbligo d'impedire l'evento.

L'affidamento del minore a terzi (in tale ipotesi, agli insegnanti) solleva i genitori dalla presunzione di colpa nell'attività di vigilanza, che, in questo caso, viene trasmessa agli insegnanti medesimi.

L' amministrazione scolastica è direttamente responsabile, in virtù del rapporto del collegamento organico con essa del personale dipendente, del danno che sia cagionato al minore nel tempo in cui il medesimo dovrebbe essere sottoposto a tale attività di sorveglianza.

L'onere probatorio del danneggiato, in tale ipotesi, si esaurisce nella dimostrazione che il fatto si è verificato nel tempo in cui il minore è affidato alla scuola, essendo ciò sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'amministrazione scolastica la prova liberatoria che è stata esercitata la sorveglianza sugli allievi con una diligenza idonea ad impedire il fatto. Ne consegue che, nel relativo giudizio per il risarcimento del danno, sussiste la legittimazione passiva del Ministero della Pubblica Istruzione, che si surroga al personale predetto per gli illeciti dallo stesso compiuti (con facoltà per lo Stato di rivalersi su detto personale, ove il difetto di vigilanza sia ascrivibile a dolo o colpa grave). Né alcuna rilevanza assume in contrario il fatto che l'infortunio si sia (come nella specie) verificato all'interno di un istituto tecnico commerciale, dotato, come tale, di personalità giuridica e di autonomia nel suo funzionamento, ai sensi dell'art. 3 della legge15 giugno 1931, n. 889, ove il danno sia ascrivibile al comportamento del personale docente, in quanto verificatosi durante le ore di lezione (anche se il minore sia stato temporaneamente affidato a personale ausiliario, dipendente, nel caso di istituto tecnico commerciale, dalla Provincia, e, pertanto, non organicamente collegato allo Stato). Infatti, il personale docente degli istituti statali idi istruzione superiore che costituiscono organi dello Stato muniti di personalità giuridica ed inseriti nell'organizzazione statale si trova in rapporto organico con l'amministrazione della pubblica istruzione e non con i singoli istituti, dotati di mera autonomia amministrativa. (Cass. 7 novembre 2000 n.14448).

L'art. 61 legge 11 luglio 1980 n. 312. è la base normativa della legittimazione passiva del solo Ministero Pubblica Istruzione, per quanto attiene l'introduzione dei giudizi, per far valere la responsabilità del personale docente, per colpa nell'attività di vigilanza. La lettera dell'art. 61 stabilisce che nel caso in cui l'Amministrazione " risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamenti degli alunni sottoposti a vigilanza ", la responsabilità patrimoniale degli insegnanti è limitata ai soli casi di dolo e colpa grave. Tale normativa prevede, inoltre, che salvo rivalsa nelle suddette ipotesi di dolo o colpa grave, l'amministrazione si   surroga   al personale "nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi ". Secondo un certo orientamento, questa normativa avrebbe consentito il superamento della presunzione di responsabilità, a carico degli insegnanti, ex art. 2048 c.civ.

La responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante non ha natura extracontrattuale bensì contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. 
Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 cod. civ.
Dal punto di vista dell'onere probatorio, ciò comporta che mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnane. ( Cass. 24835-2011 ).
I principi di tale sentenza sono applicabili anche all'ipotesi di fatto illecito compiuto da altro allievo, che cagioni ad altro studente il pregiudizio.


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