E' reato aprire una casella di posta elettronica a nome di un altro!
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Articolo del 24/04/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Perfino l'utilizzo di uno pseudonimo non salva dalla commissione del reato di "sostituzione di persona" chi apra una casella di posta elettronica a nome di un altro.

Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione, evidenziando che ".la partecipazione ad aste on line , attraverso l'uso di uno pseudonimo, presuppone necessariamente che a tale pseudonimo corrisponda una reale identità, accertabile sul web da parte di tutti i soggetti con i quali vengano concluse delle compravendite".

Per tale ragione la Terza sezione penale del "Palazzaccio" ha ritenuto legittima la sentenza di condanna ad una multa per il reato di sostituzione di persona nei confronti di un 42enne romano, colpevole di avere utilizzato i dati anagrafici di una donna, aprendo a suo nome un "account" e una casella di posta elettronica ,e facendo così ricadere sull'inconsapevole intestataria le morosità nei pagamenti di beni acquistati mediante la partecipazione ad alcune aste effettuate sul web.

Gli ermellini della Suprema Corte di Cassazione hanno, così, respinto il ricorso dell'uomo, già condannato nel precedente grado di giudizio, volto a dimostrare di avere utilizzato i dati anagrafici della vittima solo per iscriversi al sito di aste on-line, partecipando poi alle stesse con un nome di fantasia.

I magistrati di "Piazza Cavour", con la recente sentenza n. 12479 ,hanno affermato che "..la partecipazione alle aste on line con l'uso di uno pseudonimo presuppone necessariamente che a tale pseudonimo corrisponda una reale identità. E ciò, evidentemente, al fine di consentire la tutela delle controparti contrattuali nei confronti di eventuali inadempimenti".

Sull'argomento interviene , altresì, l'avv. Eugenio Gargiulo il quale spiega che , più in generale, la Cassazione , con la sua pronuncia, precisa  che rientra nel "reato di sostituzione di persona, la condotta di colui che crei e utilizzi un account di posta elettronica, attribuendosi falsamente le generalità di un diverso soggetto, inducendo in errore gli utenti della rete internet, nei confronti dei quali le false generalità siano declinate e con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese".

Ecco perché, nel caso specifico, il Supremo Collegio di legittimità ha condannato il giovane romano a pagare una sanzione di 1140 euro per il reato di sostituzione di persona.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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