La riconciliazione
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Articolo del 22/02/2012 Autore Avv. Pina Caiazzo Altri articoli dell'autore


Poichè la separazione, a differenza del divorzio, non pone fine al matrimonio, i coniugi separati possono riconciliarsi in qualsiasi momento.

Ai sensi e per gli effetti degli artt. 154 e 157 del codice civile i coniugi, d’accordo tra loro, possono far cessare gli effetti della separazione, sia giudiziale che consensuale, senza che sia necessario l’intervento del giudice, con una espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco che sia incompatibile con tale stato (art. 157 c.c.).

Si parla, in tal caso di riconciliazione, che può essere di due tipi: tacita o espressa.

La riconciliazione tacita si realizza nel momento in cui i due coniugi decidono di tornare insieme a tutti gli effetti, con un comportamento palesemente incompatibile con lo stato di separazione.

La riconciliazione espressa, invece, prevede un accordo scritto, in cui i coniugi dichiarano di volere riprendere la normale vita matrimoniale e ripristinarne tutti i doveri.

Affinché si possa ritenere intervenuta la riconciliazione fra i coniugi, non è sufficiente una temporanea ripresa della coabitazione o delle relazioni fra gli stessi, ma occorre il completo ripristino della convivenza coniugale e della comunione spirituale e materiale fra i coniugi.

La giurisprudenza ha precisato che non è sufficiente, per provare la riconciliazione tra coniugi separati, che i medesimi abbiano ripristinato la convivenza a scopo sperimentale, ma è necessario che tale ripresa sia concreta, durevole e non temporanea ed occasionale.

Neppure la nascita di un figlio in costanza di separazione comporta implicitamente riconciliazione tra coniugi separati: la Suprema Corte, infatti, ha stabilito che per aversi una vera e propria riconciliazione, non basta il ripristino o il mantenimento di frequenti rapporti, anche sessuali, fra i coniugi, ma occorre la restaurazione vera e propria del nucleo familiare (Cassazione civile, sez. I, 16 ottobre 2003, n. 15481).

Gli effetti propri della riconciliazione sono i seguenti:

-          nel caso in cui sia ancora in corso il giudizio di separazione giudiziale o consensuale tra i coniugi, la riconciliazione comporterà l’abbandono della causa;

-          la riconciliazione interrompe il termine triennale dalla separazione a partire dal quale è possibile richiedere il divorzio: con la riconciliazione, cioè, tale termine si interrompe e il conteggio ricomincia da capo, ossia da un’eventuale nuova separazione;

-          Si ripristina la presunzione legale di paternità: vale a dire che il figlio nato entro i 180 giorni da quando il marito e la moglie tornano insieme si presume concepito durante il matrimonio;

-          Ovviamente, cessa l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento, ove previsto;

-          Si ricostituisce la comunione legale tra coniugi.

Il problema fondamentale della riconciliazione, però, è che il legislatore non aveva previsto meccanismi mediante i quali rendere edotti i terzi di questi effetti ripristinatori: il terzo compratore, infatti, deve essere messo a conoscenza dell’avvenuta riconciliazione, poichè altrimenti non ha i mezzi giuridici per accertare se l’oggetto di un contratto è un bene facente parte o no della comunione tra coniugi (ricordiamo infatti che l’art. 184 c.c., richiede il consenso congiunto dei coniugi per gli atti di straordinaria amministrazione per i contratti aventi ad oggetto beni immobili o mobili registrati, pena l’annullabilità dell’atto).  I terzi rischiavano, quindi, di vedersi annullato un contratto avente ad oggetto un bene il cui reale status non poteva essere da loro conosciuto.

A porre fine a tale problematica situazione di incertezza è intervenuto il D.P.R. 2000 n. 396 con cui si è prevista l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio delle dichiarazioni con i quali i coniugi separati manifestano la loro riconciliazione.

I coniugi separati che si siano riconciliati possono, di comune accordo, far cessare gli effetti della sentenza di separazione con una dichiarazione resa davanti all'Ufficiale di Stato Civile, presso il Comune dove fu celebrato il matrimonio o presso il Comune dove il matrimonio fu trascritto per residenza degli sposi al momento della celebrazione, manifestando la volontà di riconciliarsi. Occorre una marca da euro 14,62 (D.P.R. 396/2000 introdotta dall'art. . 63 lettera  g).


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