L' utilizzo di "Facebook" in ufficio è consentito al dipendente purchè per breve tempo, e senza togliere spazio all' attività lavorativa!
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Articolo del 11/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Il datore di lavoro è colpevole di violazione dell'art. 4 ,comma 2, dello "Statuto dei Lavoratori"  (legge 300/1970) qualora controlli, con delle apparecchiature elettroniche, o a mezzo di software specifici( ad esempio " Super Scout") , gli accessi ad  Internet e il conseguente utilizzo di "social network" come Facebook , effettuato dai propri dipendenti.

Qualche breve accesso al web ,per motivi personali, da parte del lavoratore, non è, quindi, elemento sufficiente per giustificare il licenziamento irrogato dal datore di lavoro nei confronti del dipendente,"navigatore"occasionale.

Lo ha stabilito il Giudice del Lavoro di Foggia, il quale si è così espresso sull'annosa e problematica questione del potere di controllo del datore nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato, annullando la misura del licenziamento, irrogata da un imprenditore locale nei confronti di una sua giovane segretaria, rea di essere stata "colta sul fatto" mentre utilizzava "Facebook" , in uno dei rari momenti di pausa dal proprio lavoro svolto presso l'azienda.

Mutuando un concetto giuridico già evidenziato dalla Suprema Corte di Cassazione in una recente sentenza,  il Giudice dauno ha, così, accolto il ricorso presentato dalla donna foggiana avverso il massimo provvedimento sanzionatorio, comminatogli dal proprio datore di lavoro, sancendo il principio di diritto in forza del quale "è possibile la navigazione in internet durante l'orario di lavoro, per scopi personali ( come l'utilizzo della "chat" di Facebook), purchè lo si faccia in maniera oculata"(in tal senso Corte di cassazione, sez. lav.,  n. 4375 del 23 febbraio 2010).

Il Giudice del Lavoro di Foggia , con la sentenza in oggetto, ha inteso "bocciare"  la tesi dell'azienda e dell'imprenditore/titolare della stessa , per il quale l'utilizzo di Internet " per ragioni non di servizio, in contrasto con il regolamento aziendale" ,ben poteva giustificare l'avvenuto licenziamento , sanzione questa "proporzionata" rispetto alla condotta illecita perpetrata dal lavoratore.

Il magistrato dauno ha potuto accertare , difatti, a seguito di una attenta istruttoria, che " la durata dei collegamenti, effettuati dalla segretaria su Facebook, eccetto uno, era stata di pochi minuti, e che l'accesso ad Internet era avvenuto, non di rado, in momenti di pausa dalle proprie mansioni".

Il Giudice del Lavoro di Foggia ha , poi, sottolineato , in pronuncia,  che sono illegali "i controlli diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore ,quali ad esempio i sistemi di controllo dell'accesso ad aule riservate ,o gli apparecchi di rilevazione di telefonate ingiustificate", cosa avvenuta ,invece, nel caso specifico; il controllo, infatti, deve riguardare solo "l' attività lavorativa". Il Giudice ha, infine, rilevato la sproporzione tra addebito contestato alla lavoratrice e la sanzione irrogatale, poiché , era stato dimostrato in giudizio che quei brevi collegamenti ad Internet e a Facebook  non potevano ritenersi potenzialmente e concretamente dannosi per l'azienda.

Sull'argomento interviene anche l'avv. Eugenio Gargiulo il quale afferma che " non può non evidenziarsi come  l' articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300/1970), protegga il bene della dignità, della libertà e della riservatezza del lavoratore". In particolare, tale norma, al secondo comma, recita: "Gli impianti e le apparecchiature di controllo, che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti" .      La vigilanza sul lavoro - conclude sempre l'avv. Eugenio Gargiulo - , ancorché necessaria nell'organizzazione produttiva, va mantenuta, quindi,  in una dimensione "umana , e cioè non esasperata dall'uso di tecnologie che possano rendere la vigilanza stessa continua e "anelastica", eliminando ogni zona di riservatezza e di autonomia nello svolgimento del lavoro.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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