Facebook: diritto all’immagine di minori e consenso genitori
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Articolo del 01/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Costituisce lesione del diritto all'immagine la pubblicazione su Facebook delle foto del battesimo di un minore, senza il preventivo consenso dei genitori!

Il comportamento tenuto dall'individuo, che ha pubblicato su Facebook le generalità e le foto del battesimo di un infante/minore, senza il preventivo consenso dei genitori del "neonato", è idoneo a violare le norme di legge dettate a tutela della personalità altrui , "sub specie" di lesione della normativa a tutela dei minori, come approvata dalla convenzione di New York ,e recepita nel nostro ordinamento giuridico con la legge 27 maggio 1991 n. 176.

Lo ha deciso il Giudice di Pace di Foggia, accogliendo la richiesta di risarcimento del "danno morale" , avanzata da una giovane coppia di neo-genitori foggiani nei confronti di un loro ex amico, reo di aver pubblicato sul proprio "profilo" di Facebook una serie di foto che ritraevano il bambino dei medesimi durante la celebrazione del battesimo e la festa al ristorante, alla quale egli stesso aveva partecipato come ospite/invitato.

Il giovane foggiano, convenuto in giudizio, si era difeso sostenendo di aver ricevuto un "implicito consenso" alla pubblicazione di quelle foto da parte dei genitori nonchè suoi ex amici, i quali, oltre ad averlo regolarmente invitato al "pranzo battesimale" in ristorante , non avevano avuto nulla da ridire nei confronti di quegli "scatti fotografici", realizzati durante tutta la cerimonia relativa all'evento religioso.

Di contro, i neo-genitori avevano sostenuto e provato, durante il giudizio, di non aver mai acconsentito alla "pubblicazione"  delle foto del proprio minore su Facebook, a disposizione di pressocchè chiunque volesse "accedere" alla loro visione ,"collegandosi" al link relativo al "Profilo" del loro ex amico ed inesperto "fotografo fai da te".

Ed il Giudice di Pace di Foggia ha accolto la loro richiesta di risarcimento del danno , considerando illecita la pubblicazione su Facebook di quelle foto ed affermando, in sentenza, che "..l' art. 16 della  Convenzione di New York espressamente ribadisce, in armonia con i principi espressi dagli articoli 2 e 31 della Costituzione italiana , che nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione, e che il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti".

Il magistrato foggiano ha,poi, evidenziato come l'art. 3 della medesima Convenzione internazionale sottolinea che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, della autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.

Pur essendo, pertanto,  il servizio fotografico, pubblicato su Facebook, ad avviso dell'Autorità Giudicante, non tale da ledere la dignità del minore nè quella dei propri genitori, tuttavia, l'art. 16 della convenzione di New York sui diritti del fanciullo, ratificata dall'Italia con la legge n. 176 del 1991, fa divieto di interferenze arbitrarie nella vita privata del minore ,quale è la pubblicazione della foto del bambino, in cui questi sia riconoscibile, salvo che la riproduzione dell'immagine non sia giustificata dall'utilità sociale della notizia, circostanza quest'ultima non ravvisabile nella fattispecie oggetto di valutazione . ( in tal senso vedasi Cassazione civile , sez. III, 05 settembre 2006, n. 19069; ed ancora Tribunale Milano, 12 luglio 2001).

Proprio perché l'interesse superiore del fanciullo deve essere una "considerazione preminente", il Giudice di Pace di Foggia ha concluso affermando che il consenso allo scatto fotografico non "implica" necessariamente la susseguente autorizzazione alla pubblicazione della foto che ritrae il minore , nè vale come scriminante dell'illecito di violazione del diritto all'  immagine del minore stesso (in questo senso vedasi, altresì, Cassazione penale , sez. V, 19 giugno 2008, n. 30664).


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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