Il divieto di fumare vale anche per gli spazi condominiali comuni
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Articolo del 21/01/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Galeotta fu la sigaretta ...e chi la fumò nell'ascensore condominiale!!!

Anche nei condomini , ed in particolar modo negli spazi comuni condominiali, vige il divieto di fumo di tabacco. Infatti, mentre nelle abitazioni dei privati (e negli spazi all'aria aperta) non vi sono obblighi, non sussiste dubbio che nelle parti comuni "aperte al pubblico indifferenziato degli utenti, residenti e non" ( come in ascensore, nel  ballatoio, nella scalinata, e nell' androne) sia vigente il divieto di fumare di cui alla Legge 16 gennaio 2003 n. 3.

E' quanto deciso dal Giudice di Pace di Foggia in una recentissima originale e "rivoluzionaria" sentenza , con la quale ha respinto il ricorso in opposizione ad una sanzione amministrativa , elevata nei confronti di una "altolocata" signora foggiana, rea di aver "infranto" più volte il divieto di fumare nell'ascensore del condominio ove risiede.

La sanzione amministrativa, dell'importo di euro 100,00, le era stata comminata, su richiesta esplicita dell'amministratore (responsabile dell'applicazione corretta del divieto), da un altro condomino/vigile urbano , il quale  aveva "colto sul fatto" la imperterrita instancabile fumatrice, mentre la stessa "sfumacchiava" beata in presenza di un'altra condomina residente, in stato di avanzata gravidanza.

La "incallita fumatrice" aveva fatto, quindi, opposizione alla "contravvenzione" elevatagli , sostenendo davanti al Giudice di Pace dauno la tesi dell'inapplicabilità del "divieto di fumare" agli spazi condominiali , altresì, perché l'assemblea del condominio in questione non era mai intervenuta in merito alla questione al fine, per esempio, di creare appositi spazi riservati ai fumatori all'interno dell'edificio condominiale.

Ma il magistrato foggiano non ha inteso accogliere tale tesi , affermando, invece, nella propria pronuncia, come la tutela della salute rappresenti un diritto primario e assoluto dell'individuo, riconosciuto dall'art. 32 della stessa Costituzione.

Del resto - ha evidenziato in sentenza il Giudice di Pace di Foggia -la nocività del fumo passivo è stata riconosciuta dalla stessa Corte Costituzionale sin dal 1991, e più di recente, nel 2002, perfino il Tribunale di Milano ha riconosciuto, per la prima volta, il fumo passivo come causa di morte.

Sul tema interviene altresì l'avv. Eugenio Gargiulo, il quale, nel commentare la recente importante sentenza, spiega che da quando, a partire dal 10 gennaio 2005, è definitivamente entrata in vigore la nuova disciplina in materia di divieto di fumo, di cui alla Legge 16 gennaio 2003 n. 3, e successive modificazioni e integrazioni,  non è più possibile "fumare" nemmeno negli spazi comuni condominiali ed, in particolar modo, ed a maggior ragione, in spazi angusti , come gli ascensori.

Negli spazi in cui non si può fumare, tuttavia, - continua l'avv. Eugenio Gargiulo -  devono essere collocati appositi cartelli, adeguatamente visibili, che evidenzino il suddetto divieto. Ai fini dell'omogeneità sull'intero territorio nazionale, i cartelli, con la classica barra rossa, devono recare la scritta "vietato fumare", integrata dalle indicazioni della relativa prescrizione di legge, delle sanzioni applicabili ai trasgressori, e dei soggetti cui spetta il compito di vigilare sull'osservanza del divieto.

Poiché tale cartello di divieto era posto come per legge all'interno del vano ascensore , correttamente - conclude l'avv. Eugenio Gargiulo-  è stata elevata la sanzione amministrativa nei confronti della condomina/fumatrice; ed altrettanto correttamente il Giudice di Pace di Foggia ha valutato che , nel caso di specie, fosse applicabile  l'art. 51 della L. 3/2003, , intitolato, per l'appunto, "Tutela della salute dei non fumatori",  che prevede una serie di divieti piuttosto rigidi, tanto da rendere la normativa italiana una tra le più restrittive al mondo.

In sintesi , dal 10 gennaio 2005 è vietato fumare in tutti i locali chiusi, pubblici e privati, purché si tratti di luoghi "aperti ad utenti o al pubblico". Tra questi sono compresi: bar, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche, sale giochi, sale bingo, alberghi, agriturismo, palestre, come pure studi professionali (avvocati, commercialisti, architetti), parrucchieri, estetisti, assicurazioni, banche, agenzie immobiliari, imprese industriali e artigianali, circoli privati, supermercati, centri commerciali, spacci ecc..

Attualmente è concesso fumare liberamente in tutti gli spazi all'aria aperta, all'interno della propria abitazione (e in generale nei locali non aperti al pubblico). È ammesso fumare anche nei luoghi dotati di impianti di riciclo dell'aria in possesso dei requisiti tecnici prescritti da appositi decreti: per evitare di rinchiudere i fumatori in vere e proprie camere a gas, dal momento che è necessario tutelare anche la salute di questi ultimi, assicurando a ciascuno di loro una determinata quantità di litri d'aria "pulita".

Gli spazi dedicati ai fumatori devono in ogni caso essere delimitati da muri a tutta altezza (non da pareti semovibili o paraventi) e da ingressi con porta chiusura automatica, abitualmente in posizione di chiusura. Le zone per fumatori vanno sempre segnalate e non possono essere ricavate in spazi di passaggio. In bar e ristoranti la superficie "smoking" deve comunque essere inferiore alla metà della superficie complessiva di somministrazione dell'esercizio e perciò non potranno essere creati locali riservati ai soli fumatori.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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