Commercio al dettaglio su aree pubbliche art. 29 Decreto Legislativo n. 114/98 sistema sanzionatorio
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Articolo del 20/06/2008 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Il  sistema sanzionatorio per il commercio al dettaglio su aree pubbliche, di cui all’art. 29 Decreto Legislativo n. 114/98

 

In via preliminare, si osserva che col termine  commercio  su  aree   pubbliche  deve intendersi la vendita di merci al dettaglio e la somministrazione al pubblico  di  alimenti  e bevande espletata su delle aree pubbliche incluse quelle del demanio marittimo, oppure sulle aree private delle quali il Comune ne abbia la disponibilità. Più in dettaglio, le aree pubbliche sono le strade, i canali, le piazze, comprese quelle di proprietà privata gravate da servitù di pubblico passaggio ed ogni altra area di qualunque natura destinata ad un uso pubblico. Pertanto, i soggetti che esercitano il commercio sulle aree pubbliche sono sottoposti alle medesime disposizioni che riguardano tutti gli altri commercianti, di cui al decreto legislativo n. 114/98, a condizione che non contrastino con le specifiche disposizioni contenute nel  Titolo  X. Inoltre, si osserva che il commercio su aree pubbliche può essere svolto su posteggi dati in concessione per dieci anni oppure su qualsiasi altra area purché in forma itinerante. Si tratta di attività commerciali che sono soggette ad apposita autorizzazione che viene rilasciata a persone fisiche o a società di persone (società in nome collettivo, società in accomandita semplice etc..) che sono regolarmente costituite secondo le norme di legge vigenti.
Fatte queste premesse di carattere generale, si osserva che la procedura sanzionatoria per il commercio su aree pubbliche, prevista dal decreto legislativo n. 114/98, è di carattere esclusivamente amministrativo e la normativa di riferimento per una sua corretta applicazione viene rappresentata dalla legge 24 novembre 1981, n. 689(1).
Inoltre, si rileva che la normativa disciplinante il commercio su aree pubbliche prevede una sola norma sanzionatrice rappresentata dall’art. 29 D.lgs. n. 114/98. Le sanzioni pecuniarie ed accessorie previste dal predetto decreto vengono irrogate dal dirigente competente del Comune nel quale hanno avuto luogo le violazioni; i proventi delle sanzioni pecuniarie previste dal decreto di cui in esame vengono devolute all’ente accertatore, ossia al comune.
Si deve rilevare che l’autorità competente a ricevere l’opposizione all’ordinanza – ingiunzione è il Giudice di Pace del luogo della commessa violazione ovvero il Tribunale se unitamente alla sanzione pecuniaria viene applicata anche una sanzione accessoria.
Pertanto, il contenuto sanzionatorio dell’art. 29, comma 1, D.Lgs. n. 114/98 consiste nel pagamento di una somma da  € 2.582 ad € 15.493 e nella sanzione amministrativa accessoria della confisca delle attrezzature e della merce.
Tuttavia, il secondo comma del predetto articolo stabilisce, altresì, che  “chiunque violi le limitazioni e i divieti stabiliti per l’esercizio del commercio sulle aree pubbliche dalla deliberazione del Comune di cui all’articolo 28 è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da  €  516  a  €  3.098”. In sostanza, i predetti divieti sono riferibili alle aree pubbliche di valore archeologico, storico e artistico o a motivi di viabilità, igienico-sanitari  ed, infine, ad altri motivi di pubblico interesse. L’unica sanzione prevista per questo tipo di violazione è quella amministrativa pecuniaria e viene peraltro anche ammesso, nel caso de quo, il pagamento in misura ridotta pari  ad  € 1.032 (art. 16 legge n. 689/81). Inoltre, più in particolare, in quest’ultimo caso può essere anche ammessa un’eventuale sospensione dell’attività per un periodo non superiore a 20 giorni in caso di recidiva.
La norma di cui in oggetto, al terzo comma, prevede la possibilità e non l’obbligo per il Sindaco di disporre la sospensione dell’attività di vendita per un periodo non superiore a venti giorni in casi di particolare gravità o recidiva. Più in particolare, la recidiva si verifica qualora la medesima violazione di legge sia stata commessa per due volte nell’arco di un intero anno solare, anche se si è proceduto al pagamento della sanzione mediante oblazione.
Il penultimo comma dell’art. 29 D.lgs. n. 114/98  prevede  dei  casi di  revoca dell’autorizzazione per lo svolgimento dell’attività commerciale che sono i seguenti:
□         nel caso in cui il titolare non inizia l’attività entro sei mesi dalla data  dell’avvenuto rilascio, salvo proroga in caso di comprovata necessità;
□         nel caso di decadenza dalla concessione del posteggio per mancato utilizzo del medesimo in ciascun anno  solare  per periodi  di  tempo  complessivamente superiori a quattro mesi, salvo il caso di assenza per malattia, gravidanza o servizio militare;
□         nel caso in cui il titolare non risulti più provvisto dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2.
Inoltre, si osserva nuovamente che all’interno del testo di cui all’art. 29 d.lgs. n. 114/98  viene inserita anche la sanzione accessoria della confisca amministrativa. Quest’ultima è una sanzione amministrativa di natura obbligatoria, che implica necessariamente per l’organo accertatore l’obbligo di effettuare il sequestro cautelare della merce e delle attrezzature destinate alla confisca. Con la confisca il diritto di proprietà sulla merce e sulle attrezzature sequestrate viene trasferito automaticamente, ex lege, dal privato all’ente accertatore (Comune). Infine, gli organi competenti ad accertare le predette violazioni devono notificare al trasgressore entro e non oltre il termine di 90 giorni dall’accertamento il tipo di violazione commessa ed contestarla immediatamente all’interessato qualora sia possibile.  Successivamente, gli organi competenti all’accertamento della violazione in esame debbono trasmettere il rapporto per sequestro (verbale), che viene finalizzato alla confisca, al dirigente comunale competente
Si osserva che il trasgressore può opporsi al sequestro anche immediatamente e la decisione sull’opposizione al sequestro deve essere data entro 10 giorni dall’opposizione. Infatti, in mancanza di una decisione sull’opposizione al sequestro l’opposizione si intende come accolta. Inoltre, nei confronti del verbale di accertata violazione viene ammessa la possibilità della presentazione di eventuali scritti difensivi entro i 30 giorni dalla contestazione/notificazione della violazione (art. 18 legge 24.11.1981 n. 689).
Quindi, ai sensi e per gli effetti dell’art. 28 legge 689/81, l’illecito amministrativo si prescrive(2) entro il termine di cinque anni dalla data dell’accertamento della violazione(3).
In materia di prescrizione degli illeciti amministrativi merita, in particolare, di essere segnalata una recente sentenza della Suprema Corte, il cui principio di diritto enucleato è il seguente:  “In  tema  di  sanzioni  amministrative, in base alla legge 24 novembre 1981 n. 689, il principio del  ne bis in idem non è applicabile al potere di reiterare un provvedimento sanzionatorio nel caso in cui il provvedimento precedente sia stato annullato per un vizio attinente all’iter procedimentale che ha condotto all’emissione dell’ordinanza ingiunzione.  Infatti, tale vizio ben può essere emendato dallo stesso organo pubblico attraverso un nuovo procedimento correttamente svolto, a condizione che questo giunga a conclusione nel termine quinquennale di prescrizione della pretesa sanzionatoria  previsto  dall’articolo  28  della  suddetta legge  24  novembre  1981 n. 689 (nella fattispecie è stata ritenuta legittimamente emessa dal Comune nuova ordinanza ingiunzione nel quinquennio, dopo che la precedente per lo stesso fatto era stata dal giudice annullata con sentenza, causa la mancata audizione in sede amministrativa dell’interessato). Cassazione   civile,  sezione   II,  sentenza  31  gennaio   2008,  n. 2310
In conclusione, si deve affermare che alcune fra le Regioni italiane, dopo la modifica del titolo V della Carta Costituzionale italiana (art. 117), hanno già  adottato una normativa regionale al fine di disciplinare in piena autonomia il commercio e le attività relative alla somministrazione di alimenti e bevande(4).

Art. 28 Prescrizione. (Legge  24 novembre 1981, n. 689) – Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.
L’interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del codice civile.

(1) In tema di disciplina del commercio su aree pubbliche l’art. 29, comma 1, del Decreto Legislativo n. 114 del 1998, che sanziona l’esercizio dell’attività di vendita al di fuori del territorio nel quale si è autorizzati, è norma che, in quanto posteriore alla disposizione generale in materia di illecito amministrativo di cui all’art. 20 della legge 689 del 1981, si caratterizza come speciale rispetto a questa e, pertanto, nel provvedere, in aggiunta alla sanzione pecuniaria,  “la confisca delle attrezzature e della merce”, stabilisce un caso di confisca obbligatoria. L’illecito di cui all’art. 29, inoltre, sussiste sia quando sulle aree pubbliche l’attività sia esercitata senza autorizzazione, sia allorché l’attività, pur autorizzata, venga svolta su area diversa da quella oggetto dell’autorizzazione. Cassazione   civile,  sezione   II,  sentenza   22   maggio   2006,  n. 11965

(2) In tema di prescrizione del diritto  a  riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa, soltanto agli atti tipici del procedimento sanzionatorio può essere attribuita efficacia interruttiva della prescrizione stessa, ai sensi del secondo comma dell’art. 28 della legge 24 novembre 1981, n. 689, con conseguente irrilevanza di atti  atipici di intimazione. Cassazione   civile,  sezione   I,  sentenza  9  marzo  2006, n. 5063

(3) In  tema  di  sanzioni   amministrative, ogni  atto del  procedimento previsto dalla legge per l’accertamento della violazione e per l’irrogazione della sanzione  ha  la  funzione  di  far valere il diritto dell’Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria, in quanto, costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell’art. 2943 codice civile. Cassazione   civile,  sezione  I,  sentenza  16  febbraio  2005, n. 3124
In  tema  di  sanzioni  amministrative, ogni  atto del procedimento previsto dalla legge per l’accertamento della violazione e per l’irrogazione della sanzione ha la funzione di far valere il diritto dell’Amministrazione  alla riscossione della pena pecuniaria, in quanto, costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell’art. 2943 codice civile, con conseguente effetto interruttivo della prescrizione. Cassazione  civile,  sezione   II,  sentenza  18  gennaio  2007, n. 1081

(4) La Regione  Marche, con la legge regionale del 9 dicembre 2005 n. 30 ha disciplinato in maniera autonoma la disciplina delle attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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