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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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SEZIONI UNITE: Il patrocinio dei non abbienti.

1. Sulla c ompetenza a decidere sull'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato presentata nella fase delle indagini preliminari

Si è ritenuto ( c.c. 25 febbraio 2004 n. 19829, Lustri ; identica sentenza, in pari data, in proc. Ardone, non massimata) che tale competenza appartenga al giudice per le indagini preliminari anche dopo l'entrata in vigore del d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia).

Il legislatore della riforma, nell'abrogare la legge 30 luglio 1990 n. 217, aveva in qualche modo offerto il destro per la formazione del contrasto, facendo testuale riferimento al termine “magistrato” nell'indicare il soggetto chiamato alla deliberazione, con la conseguenza che, secondo alcune decisioni, avrebbe potuto trattarsi anche del pubblico ministero 141 . A giudizio delle Sezioni unite, però, tale termine non può essere riferito che al giudice, com'è desumibile dal richiamo espresso posto dall'art. 79, comma 3, del citato testo unico e dall'art. 105 (che riserva al giudice per le indagini preliminari la liquidazione del compenso al difensore anche se l'azione penale non è esercitata), nonché da considerazioni di ordine sistematico nascenti dall'esame dell'art. 82, che prevede la comunicazione al pubblico ministero del decreto di pagamento, e dell'art. 99, che attribuisce la competenza a decidere sull'opposizione avverso il provvedimento di rigetto al presidente del tribunale o della corte di appello cui appartiene il magistrato che ha emesso il provvedimento.

D'altronde, si è anche sottolineato il carattere compilativo del testo unico, in quanto il tenore letterale della delega conferita al Governo limitava l'oggetto dell'intervento al mero “coordinamento formale” del testo delle disposizioni in vigore.

Pertanto l'attribuzione della competenza al giudice per le indagini preliminari è stata ritenuta «l'unica opzione ermeneutica costituzionalmente orientata».

Nell'occasione le Sezioni unite hanno anche ribadito la natura “abnorme” del provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari al quale sia stata presentata l'istanza di ammissione al gratuito patrocinio declini la propria competenza in favore di quella del P.M., così «chiudendo» il sistema – che non potrebbe consentire la persistenza di situazioni di stallo procedurale non rimuovibili – attraverso la possibilità di esperire il ricorso per cassazione avverso quel provvedimento, nell'impossibilità di configurare tecnicamente una situazione di «conflitto» tra giudice e P.M. nell'assetto del vigente codice di rito.

 

2. Sulla facoltà di nominare un sostituto da parte del difensore del non abbiente, a norma dell'art. 102 c.p.p.

Le Sezioni unite hanno composto un contrasto formatosi dopo l'entrata in vigore del testo unico, e in particolare della disposizione dell'art. 101, che fa riferimento allo svolgimento, ad opera del sostituto, di attività di investigazione difensiva (così evocando l'eventualità di un divieto della sostituzione nella difesa tecnica).

La questione era stata devoluta alla massima istanza di giurisdizione dalla quarta sezione penale con un'ordinanza nella quale si era rilevato come l'art. 91, comma 2, del testo unico, stabilendo che l'ammissione al patrocinio è esclusa se il richiedente è assistito da più di un difensore di fiducia e che i suoi effetti cessano nel momento in cui il beneficiario nomina un secondo difensore, determinasse una sorta di infungibilità del difensore nominato. Per la verità, nella giurisprudenza della Corte, non si erano manifestati contrasti circa la persistente operatività, in tema di patrocinio per i non abbienti e pur dopo l'entrata in vigore del testo unico, della disposizione generale dell'art. 102 c.p.p., relativa alla facoltà del difensore (di ufficio o di fiducia) di designare un sostituto, non potendo assegnarsi funzione derogatoria rispetto ad essa della norma di cui all'art. 101 del testo citato. In tal senso si erano pronunciate le poche decisioni sull'argomento, che tuttavia non avevano trovato consenziente il collegio rimettente: di qui la richiesta di intervento ex art. 618 c.p.p.

Le Sezioni unite ( c.c. 30 giugno 2004 n. 30433, Turrisi ) hanno affrontato e risolto il contrasto,

preliminarmente rilevando che il patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti trova la sua premessa negli articoli 3 e 24, comma secondo, della Costituzione: sicché i vincoli posti dalla disciplina in tema di ammissione non possono costituire limiti per l'esercizio del diritto di difesa in qualunque stato e grado del procedimento, ma sono solo funzionali a impedire che il beneficio trasmodi in abuso delle prerogative riconosciute alla persona che vi sia ammessa, con tradimento della funzione economica dell'istituto.

Sulla base di tale premessa la Corte ha escluso, da un lato, che possa ipotizzarsi un'infungibilità del difensore titolare, e ha ritenuto dall'altro che i requisiti previsti per la sua nomina non sono richiesti per quella del sostituto, sicché quest'ultimo, che esercita mansioni vicarie e specifiche delegategli dal titolare, non necessariamente deve essere scelto tra gli iscritti negli elenchi previsti dall'art. 80 del testo unico.

In conclusione, le Sezioni unite hanno risolto i quesiti posti nel senso che il difensore della persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato può nominare un sostituto, a norma dell'art. 102 c.p.p., per tutte le attività per le quali la sostituzione è consentita, oltre quella di investigazione difensiva alla quale soltanto fa riferimento l'art. 101 del testo unico, e che, per la relativa attività, al difensore compete, in ogni caso, il compenso.

 

3. Sulla possibilità di revoca di ufficio del provvedimento di ammissione .

Parte della giurisprudenza si era espressa in senso affermativo, anche al di là delle specifiche ipotesi, già disciplinate dall'art. 10 della legge n. 217 del 1990 e oggi dagli artt. 112 e 113 del testo unico, ritenendola, in un primo tempo, espressione del potere amministrativo di autotutela della pubblica amministrazione e quindi, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 144 del 1999 – che aveva affermato il carattere giurisdizionale del provvedimento – affermando che la decisione di prima istanza sull'ammissione al patrocinio doveva essere qualificata come decisione “allo stato degli atti”, con riserva di verifica e ulteriore valutazione in caso di mutamento delle condizioni legittimanti o dell'emersione di motivi di inammissibilità originari o sopravvenuti.

Secondo l'opposto orientamento, affermatosi dopo la citata pronunzia della Corte costituzionale, la revoca, nei casi in cui risultasse provata la mancanza originaria o sopravvenuta, o la modificazione delle condizioni di reddito, avrebbe potuto trovare ingresso solo in presenza di un'istanza della Direzione delle entrate, non potendo configurarsi un caso di autotutela in materia di esercizio di attività giurisdizionale. Di conseguenza, essendo il provvedimento del giudice munito di natura “decisoria”, lo si sarebbe potuto rimuovere non già riconoscendo un autonomo potere di riesame a chi lo aveva posto in essere, stante l'“esaurimento” della sua potestas decidendi , ma solo attraverso gli appositi rimedi, di tipo impugnatorio, previsti dalla legge.

Le Sezioni unite ( c.c. 14 luglio 2004 n. 36168, Pangallo ), nell'aderire al secondo dei citati indirizzi, ne hanno individuato il fondamento nella natura giurisdizionale del provvedimento di ammissione al patrocinio per i non abbienti, avente ad oggetto l'accertamento della sussistenza di un diritto costituzionalmente garantito e, come tale, soggetto al regime degli atti di giurisdizione. Corollario immediato della premessa è stato il divieto, per il giudice, di riesaminare autonomamente, salvi i casi esplicitamente previsti, i suoi provvedimenti a carattere definitorio. Sicché, mentre il giudice adotta ex officio la revoca nei casi indicati dall'art. 112, comma 1, lett. a ), b ) e c ), qualificati come casi di “revoca formale” (per l'omessa o tardiva comunicazione delle variazioni dei limiti di reddito, l'eccedenza del reddito rispetto al tetto massimo per l'ammissione al beneficio, la mancata o tardiva produzione del certificato dei redditi rilasciato dall'autorità consolare per i cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea ) , tale provvedimento gli è interdetto nell'ipotesi contemplata dalla lett. d ), concernente la mancanza originaria o sopravvenuta delle condizioni di reddito stabilite dalla legge; in detta ipotesi la revoca è dunque disposta solo in presenza di tempestiva richiesta dell'ufficio finanziario competente, al quale è attribuito il potere-dovere di persistente verifica e controllo della sussistenza di tali condizioni.

Inoltre, dal ribadito carattere compilativo del testo unico si è tratta la conseguenza che la revoca dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato disposta a norma dell'art. 112 citato è soggetta a impugnazione , anche nell'ipotesi in cui il relativo provvedimento sia stato illegittimamente assunto d'ufficio, negli stessi termini e con i medesimi rimedi stabiliti dal precedente art. 99 con riguardo a quello adottato sull'istanza di ammissione (“ricorso” al presidente dell'ufficio giudiziario di appartenenza del giudice che ha disposto la revoca e successivo ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che definisce il predetto “ricorso”).

 

4. Sulla legittimazione del difensore a proporre ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di rigetto del reclamo contro il decreto che abbia dichiarato inammissibile o respinto l'istanza per l'ammissione al beneficio.

 

Al riguardo, nella giurisprudenza delle sezioni semplici si confrontavano diversi indirizzi:

- alcune decisioni avevano negato in radice legittimazione autonoma al difensore, riconoscendola al solo interessato, sulla base di argomentazioni non sempre sovrapponibili;

- altre pronunce avevano affermato la legittimazione del difensore, purché munito di procura speciale.

Anche in questo caso, solo l'ordinanza di rimessione prendeva posizione nel senso poi fatto proprio dalle Sezioni unite.

Queste, infatti ( c.c. 24 maggio 2004 n. 30181, Graziano ), nel richiamare gli insegnamenti di un loro precedente (c.c. 25 novembre 1999 n.25, Di Dona) – recepito, in parte qua , da Sez. un. civ., 14 giugno 2000 n. 434, Giuffrida c. Spampinato – hanno premesso che il procedimento per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, pur presentando elementi di specialità, è collaterale e accessorio rispetto al rapporto processuale principale e ne hanno tratto la conseguenza che esso, per le fasi non specificamente regolate, mutua la disciplina generale dalle norme dettate per il procedimento principale.

L'ovvio, ulteriore corollario è stato il riconoscimento al difensore dell'imputato o del condannato, ai quali il codice di rito riconosce il diritto di ricorrere per cassazione personalmente, della titolarità di un potere di impugnazione parallelo e autonomo rispetto a quello della parte, che può essere esercitato in sede di reclamo, nonché di ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di rigetto del reclamo ex art. 99, commi 1 e 4, del testo unico.

Ovviamente questa conclusione non può operare per le parti private diverse dall'imputato o dal

condannato (persona offesa, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile

ovvero civilmente obbligato per l'ammenda), alle quali non è riconosciuta facoltà di proporre

personalmente ricorso per cassazione, posto che l'unico soggetto processuale avente la facoltà di proporre ricorso per cassazione personalmente è l'imputato 148 , nei cui confronti è prevista espressamente la deroga al criterio generale della necessità della rappresentanza tecnica in sede di legittimità; sicché il difensore delle parti “diverse” può impugnare solo se munito di procura

speciale ex art. 122 c.p.p.

(a cura del Comitato per il patrocinio penale dell'A.N.V.A.G.- 04/05)