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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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TAR ABRUZZO, 9 gennaio 2003 n. 166

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L'articolo 81 comma 2, lett. c), d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, nella parte in cui prevede come requisito per l'iscrizione degli avvocati nell'apposito elenco per il patrocinio a spese dello Stato una “anzianità professionale non inferiore a sei anni”, va interpretato nel senso che nel computo di tale anzianità deve essere compreso non soltanto il periodo di iscrizione all'albo degli avvocati, ma anche il periodo in cui il praticante, ai seni dell'art. 8, r.d. 27 novembre 1993 n. 1578, ha esercitato il patrocinio davanti al Giudice di pace ed al tribunale in composizione monocratica (art. 7, l. 16 ottobre 1999 n. 479), atteso che il praticante ha svolto in tale periodo una vera e propria “attività forense”.

 

La lettura del testo integrale della sentenza in oggetto, apparentemente assorbita dall'intento di fornire la corretta chiave interpretativa di uno dei requisiti per l'iscrizione negli elenchi dei difensori ammessi al Patrocinio a spese dello Stato ex art. 81 D.P.R. n. 115/2002, sollecita in realtà nell'interprete ulteriori e non meno significative riflessioni. Tra queste, si segnalano:

•  impugnativa del provvedimento di diniego dell'iscrizione nell'elenco per il Patrocinio a spese dello Stato: questione di giurisdizione ordinaria o amministrativa?

•  Il Patrocinio a spese dello Stato: un servizio di “natura pubblica”;

•  La corretta interpretazione dei criteri legislativi di cui all'art. 81, sub a) b) c) D.P.R. n. 115/2002.

T.A.R. ABRUZZO PESCARA, 09 gennaio 2003, n. 166

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER L'ABRUZZO

Sezione staccata di Pescara

composto dai magistrati:

-Antonio CATONI presidente

-Michele ELIANTONIO consigliere

-Dino NAZZARO consigliere relatore

ha pronunciato, ai sensi dell'art. 26 u.c. L. 6.12.1971 n. 1034,

quale sostituito dall'art. 9 L. 21.7.2000 n. 205, la seguente

SENTENZA

nel giudizio proposto con ric. N. 623 del 2002 dall'avv. RUSSO

Agostino, costituitosi in giudizio in uno all'avv. Lorenzo PASSERI

MENCUCCI, come in ricorso;

CONTRO

IL CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI PESCARA, quale

rappresentato, in giudizio con l'avv. Giulio CERCEO come in atti;

PER L'ANNULLAMENTO

Del provvedimento del Consiglio del 23.10.2002 prot. 2042/2002

(rigetto della domanda di iscrizione nell'elenco dei difensori per il

patrocinio a spese dello Stato);

- visto il ricorso, la costituzione con memoria del Consiglio

dell'ordine ed i documenti depositati;

- udito alla camera di consiglio del 19 dicembre 2002 il cons. Dino

NAZZARO, gli avv. A. RUSSO, L. PASSERI e G. CERCEO;

la causa è stata ritenuta per la decisione su espressa richiesta del

difensore del Consiglio, con il consenso di parte ricorrente,

considerata la particolarità della fattispecie;

ritenuto in fatto-diritto quanto segue:

-il ricorrente si è iscritto nel registro dei praticanti avvocati in data

31.10.1994; il 31.10.1995 è stato abilitato al patrocinio dinanzi alle Preture

del distretto della Corte di Appello de L'Aquila, iniziando l'attività

professionale forense; dall'anno 1996 è iscritto nell'elenco dei difensori

d'ufficio e nel 1997 ha conseguito l'abilitazione all'esercizio della

professione di avvocato, iscrivendosi all'albo; nel 2002, ritenendo di avere

maturato la prescritta anzianità, ha presentato domanda di iscrizione

all'apposito elenco per il patrocinio a spese dello Stato,

ottenendo il "non accoglimento" per "difetto dei presupposti di cui alla lettera

c) dell'art. 81 D.P.R. 30.5.2002 n. 115 ".

IL ricorso, motivato in punto di violazione di legge ed eccesso di potere, fa

leva sulla espressione normativa "anzianità professionale non inferiore a 6

anni", anche se lo "status" di avvocato si acquista solo con l'iscrizione

all'albo (art. 16 r.d. n. 1578/1933).

L'art. 8 del r.d. 27.11.1933 n. 1578, conv. In L. 22.1.1934 n. 36, invero,

consente, dopo un anno dalla iscrizione, ai praticanti procuratori l'esercizio

del patrocinio in un ambito preciso, permettendo, quindi, lo svolgimento di una

vera e propria "attività forense", sia pure in misura "ridotta"; sarebbe,

inoltre, del tutto contraddittorio riconoscere il medesimo idoneo alle funzioni

di "difensore d'ufficio" (L. 60/2001) e non a quelle di "difensore di soggetti

non abbienti".

Conclusivamente si chiede un'interpretazione costituzionalmente orientata (artt.

3 e 24 cost.), che sia la meno limitatativa possibile.

La difesa del Consiglio dell'Ordine eccepisce il difetto di giurisdizione del

giudicante e la infondatezza della tesi avversaria, ritenendo che l'esperienza

professionale completa si acquisisce con la possibilità di difendere senza

limitazioni, a seguito d'iscrizione all'albo degli avvocati.

Si dubita della giurisdizione del G.A. sotto un duplice aspetto: a) perchè

trattasi di una questione di "diritto soggettivo perfetto", sottratta a scelte

discrezionali, di competenza del G.O.; b) perché in ogni caso la questione

andava portata alla cognizione del Consiglio Nazionale Forense.

In punto di diniego d'iscrizione nell'elenco "de quo" e/o di revoca della

stessa, non è possibile ipotizzare una riserva di competenza per il C.N.F.,

mancando un'indicazione normativa e vigendo, in carenza di una previsione di

giurisdizione generale per ogni questione relativa ad albi e/o ad elenchi

professionali, il principio della tassatività degli atti impugnabili davanti al

C.N.F.; l'art. 54 del r.d. n. 1578/1933, invero, è testuale nell'affermare che

il Consiglio nazionale forense, oltre ad esercitare il potere disciplinare nei

confronti dei propri membri, si pronuncia sui ricorsi ad esso "proposti a norma

di questa legge", con chiaro riferimento all'art. 24 del citato r.d..

Circa la situazione soggettiva dedotta, il richiamato art. 81, comma 2°, pone

tre requisiti: a) attitudine ed esperienza professionale, b) assenza di sanzioni

disciplinari, c) anzianità professionale non inferiore a sei anni; il C.N.F.,

con propria circolare del 10.12.2002 n. 4410, ha ritenuto di limitare la

discrezionalità dei Consigli per "l'attitudine ed esperienza professionale",

onde evitare "comportamenti ingiustificatamente discriminatori", ritenendo che

esso è soddisfatto quando ricorrono i presupposti "sub b- e c-".

Per quanto attiene il requisito di cui alla "lett. c-", l'anzianità

professionale dovrebbe essere conteggiata dalla data d'iscrizione all'albo,

perché la "pratica professionale" del patrocinatore, in quanto non completa, non

sarebbe "garanzia di attitudine ed esperienza professionale", potendo questi

difendere solo cause di valore limitato e di minore importanza, davanti al

Giudice di pace ed al Tribunale in composizione monocratica (art. 7 L.

16.10.1999 n. 479).

Le "precisazioni del C.N.F.", se consentono un migliore controllo dell'attività

dei Consigli dell'Ordine, in punto di iscrizione nell'elenco speciale,

eliminando ogni "potere meramente discrezionale", non mutano, però, la

situazione soggettiva dell'istante, prospettata dalla normativa primaria, che è

quella di un "diritto in attesa di espansione", soggetto ad "affievolimento",

stante la possibilità della revoca; le indicazioni del C.N.F., che hanno

efficacia vincolante interna, possono, invero, essere sintomatiche, se violate,

di un eccesso di potere.

La stessa Corte Costituzionale, nell'ordinanza n. 229/28.6.2002, fa presente

come la disamina dei requisiti, in punto di attitudine, di esperienza e di

anzianità professionale, spetta al Consiglio dell'Ordine, attraverso una

valutazione, pur sempre discrezionale, che la legge riserva a tale organo.

La giurisdizione del G.A., peraltro, va confermata anche sotto altro aspetto,

atteso che l'istituto del "patrocinio a spese dello Stato" si configura come un

"servizio pubblico" (C.Cost. ord. n. 229/2002 parla di "esercizio di una

prestazione avente connotazioni e riflessi particolari di carattere

pubblicistico"), reso ad istanza di parte ( d. lgs. n. 113-115/2002 artt. 74 ss.

78 ss, 81 ss.); l'art. 87 del d.lgs. n. 113/02, invero, lo qualifica "servizio

pubblico ... disciplinato dall'art. 20, della legge 29 marzo 2001, n. 134";

l'art. 33 del d. lgs. n. 80/1998, quale modificato dall'art. 7 L. 205/2000, ha

devoluto alla giurisdizione esclusiva del G.A. tutte le controversie in materia

di pubblici servizi.

Nel merito della controversia va osservato come lo stesso C.N.F., nella citata

circolare (pag. 7), riconosce che l'interpretazione data dell'art. 81 sia

"senz'altro di tipo restrittivo" e, va aggiunto, anche troppo "formale", nel

senso che viene a darsi preferenza ad un'anzianità "nominale", ponendo in

secondo piano il contenuto effettivo della stessa attività forense, poiché

appare chiaro che l'avvocato che ha maturato sei anni di iscrizione all'albo

sarà iscritto all'elenco speciale anche se ha svolto una modesta attività,

circoscritta a particolari materie e/o solo davanti ad alcuni uffici giudiziari,

con attitudini ed esperienza professionale sicuramente limitata; per contro un

"patrocinatore", formatosi attraverso una continua presenza, pur nell'ambito

della cd. giustizia minore, potrebbe ben maturare una buona esperienza

professionale, sia come libero professionista, sia come difensore d'ufficio,

sia, infine, come pubblico ministero onorario.

IL criterio restrittivo, invero, non trova alcuna legittimazione nel dato

normativo che fa riferimento generico ad "un'anzianità professionale non

inferiore a sei anni", con una espressione che consente la piena valutabilità di

ogni tipo di effettiva e valida attività legale; del resto il patrocinatore è

abilitato a svolgere una pratica forense di tipo professionale, proprio in vista

del raggiungimento, sia pure in modo graduale ed entro precisi limiti di difesa,

di una più adeguata ed approfondita preparazione, che non può essere ignorata,

una volta ottenuta l'iscrizione all'albo degli avvocati,

La normativa, invero, fa riferimento ad un criterio non tassativamente ancorato

ad un dato vincolante, ma concede una certa ampiezza interpretativa, che rende

valido, anche in punto di libera attività professionale, il brocardo "odiosa est

restringenda", specie se la stessa è finalizzata all'espletamento di un servizio

pubblico, che è tanto più valido, quanto maggiore è la possibilità di scelta da

parte degli utenti.

Conclusivamente il ricorso va accolto, mentre la novità e particolarità della

fattispecie giustifica la compensazione delle spese di causa.

Inizio documento

P.Q.M

il Tribunale amministrativo per l'Abruzzo, sezione di Pescara,

-accoglie il ricorso in epigrafe e per l'effetto annulla l'atto impugnato;

-spese compensate

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del 19 dicembre 2002.

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 09 GEN. 2003.

(a cura del comitato patrocinio amministrativo, tributario, contabile dell'A.N.V.A.G. -04/05)