Convegno/evento giuridico
Spazio europeo di libertà e giustizia

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Roma
16/06/2005

Relatore: Perduca - Orlandi - Nappi - Prato - Padalino Morichini


Consiglio Superiore della Magistratura
Ufficio dei referenti distrettuali per la formazione decentrata
presso la Corte di cassazione e la Corte d’appello di Roma





Incontro di studio

Spazio europeo di libertà e giustizia

L’utilizzabilità nei processi interni delle attività amministrative e di accertamento compiute all’estero o da organismi internazionali, in particolare dall’OLAF (Ufficio di lotta antifrode della Commissione Europea




Roma 16 giugno 2005
Corte di Cassazione - Aula Giallombardo




La effettiva cooperazione e un funzionale coordinamento tra le Autorità giudiziarie e di polizia sono obiettivi perseguiti in via primaria dagli organismi comunitari per rispondere in maniera efficace all’internazionalizzazione e globalizzazione del crimine organizzato. In questo quadro che ha visto l’istituzione di Eurojust, sono state previste forme di raccordo con le altre istituzioni sovranazionali, tra cui Europol e l’OLAF, che presuppongono però necessariamente anche l’analisi delle relazioni tra i vari organismi con le competenti Autorità degli Stati membri, anche per individuare i limiti e gli impedimenti alla libera circolazione , esecuzione ed utilizzazione del risultato probatorio di atti e decisioni giudiziarie che coinvolgono le diverse autorità degli Stati membri interessati al coordinamento di un’indagine comune. Sulla base di queste premesse questo incontro intende focalizzare l’obiettivo dell’analisi sull’attività dell’Olaf (Ufficio Europeo per la lotta antifrode) e di affrontare in particolare il tema dell’utilizzazione dei risultati investigativi raggiunti da un organo di natura amministrativa, e cioè di un servizio d’inchiesta comunitario che rimette gli elementi raccolti nel corso della propria attività investigativa alle istituzioni ed alle autorità, comunitarie e nazionali, per il seguito – amministrativo, disciplinare, giudiziario (civile o penale) – di loro competenza, all’interno del processo penale nazionale.Peraltro l’Olaf, ancorché di natura amministrativa, presenta sul piano funzionale punti di stretta connessione con il circuito giudiziario penale proprio perché interviene su fatti, quali la frode e la corruzione, dall’evidente connotazione criminale. Pur scontando un’asimmetria tra mezzi e fini, l’Ufficio ha, quindi, come suoi interlocutori naturali e primari i procuratori ed i giudici che in ambito nazionale si occupano di perseguire e giudicare tali fatti. A ciò deve aggiungersi che la normativa comunitaria prevede per l’Olaf la trasmissione alle autorità giudiziaria degli elementi suscettibili di rilievo penale ed è questo una atto dovuto allorché siano coinvolti membri e funzionari delle istituzioni comunitarie. Per questo le relazioni redatte dall’Ufficio a conclusione delle indagini possono, di nuovo per espresso dettato comunitario che ne fissa le condizioni, essere ammesse e valutate come prove nelle procedure penali nazionali; anche perchè l’Olaf sul terreno operativo gode di piena indipendenza. Non è un caso dunque che tanto la Corte di giustizia quanto il Tribunale di primo grado delle Comunità europee, che negli anni 2003-4 hanno avuto occasione di pronunciarsi sulle competenze e sui poteri dell’Olaf, non hanno mancato di ribadire tale profilo.
Se dunque appare evidente l’importanza del contributo dell’Olaf al miglioramento della cooperazione giudiziaria, merita di essere approfondito il problema relativo alle prospettive di circolazione delle prove in ambito giudiziario, anche in considerazione del fatto che il Regolamento (CE) n. 1073/1999 introduce un principio di ammissibilità e valenza probatoria in ambito giudiziario per relazioni conclusive delle indagini dell’Ufficio.Il dispositivo presenta un forte contenuto di novità, ammettendo esso la possibilità che taluni elementi raccolti da un servizio comunitario d’investigazione su tutto il territorio comunitario – ed anche fuori sulla base di accordi di assistenza amministrativa tra l’Unione europea e i Paesi terzi – siano accolti ed utilizzati come prove nei procedimenti penali.
Emerge pertanto con chiarezza la necessità , alla luce del più generale problema dell’utilizzazione degli atti amministrativi nel processo penale, di verificare l’operatività di questo meccanismo nelle sua concreta attuabilità, alla stregua delle legislazioni processuali nazionali, la cui disponibilità a recepire elementi di prova esterni non è uniforme; ed anche della disciplina convenzionale dell’assistenza giudiziaria internazionale che ancora indica nella commissione rogatoria lo strumento principale di acquisizione di prove all’estero.
E’ una riflessione che è stata già condotta in un incontro con la Corte di Cassazione a Parigi dai magistrati francesi dell’Olaf. Con l’incontro odierno si vuole riproporre un’analoga iniziativa, arricchendola però di una ulteriore prospettiva. L’incontro di studio è stato realizzato, infatti, in collaborazione tra i referenti per la formazione presso la Corte di cassazione e i colleghi responsabili di tale attività presso la Corte d’appello di Roma.
Proprio perché si è ritenuto utile affrontare in modo unitario problemi nuovi sia sotto il profilo di legittimità che con riferimento a quello di merito, in considerazione del fatto che assai numerosi sono ormai i dossier gestiti dall’Olaf in collaborazione con diverse Procure della Repubblica italiane.



PROGRAMMA

Giovedì 16 giugno

I Sessione

Ore 10.30 - Apertura dei lavori

Ore 10.45 - Il ruolo dell’Ufficio Europeo per la lotta Antifrode (OLAF) nella cooperazione giudiziaria.
ALBERTO PERDUCA, Direttore delle operazioni ed investigazioni dell' Ufficio di lotta antifrode (OLAF) della Commissione Europea

Ore 11.30 - Efficacia giuridica e valore probatorio degli atti amministrativi
RENZO ORLANDI, Professore Ordinario di diritto processuale penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Univesità di Firenze
ANIELLO NAPPI, Consigliere della Corte di cassazione

Ore 12.45 - Dibattito

Ore 13.30 - Buffet


II Sessione

Ore 15.30 - L’utilizzabilità nelle procedure penali nazionali, dei risultati delle investigazioni dell’OLAF, anche alla luce della giurisprudenza comunitaria
FEDERICO PRATO, Magistrato distaccato alla Direzione delle operazioni ed investigazioni dell'Ufficio Europeo di lotta anti frode (OLAF)

Ore 15.45 - Problemi e sinergie tra le Procure nazionali e l’OLAF nella concreta attività d’indagine
ANDREA PADALINO MORICHINI, Sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma





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Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


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